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	<title>CONSORTIUM &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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	<description>DOP IGP STG :: Prodotti agroalimentari e vitivinicoli IG</description>
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	<title>CONSORTIUM &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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		<title>Indicazioni Geografiche, la nuova stagione della responsabilità</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/indicazioni-geografiche-la-nuova-stagione-della-responsabilita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2026 13:44:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[CONSORTIUM]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[LEGISLAZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[Mauro Rosati]]></category>
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		<category><![CDATA[Turismo DOP]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con la pubblicazione del nuovo decreto ministeriale sui Consorzi di tutela dei prodotti agricoli e alimentari DOP e IGP, ben analizzato in questo numero dall’avvocato Alberto Improda, si completa una parte importante dell’attuazione nazionale del [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Con la pubblicazione del <a href="https://www.qualivita.it/news/dop-igp-fondazione-qualivita-il-nuovo-dm-consorzi-rafforza-il-ruolo-delle-filiere-di-qualita/" target="_blank" rel="noopener"><strong>nuovo decreto ministeriale sui Consorzi di tutela dei prodotti agricoli e alimentari DOP e IGP</strong></a>, ben analizzato in questo numero dall’avvocato <a href="https://www.qualivita.it/news/i-consorzi-di-tutela-motore-delle-indicazioni-geografiche/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Alberto Improda</strong></a>, si completa una parte importante dell’attuazione nazionale del Regolamento UE 2024/1143. Resta ancora da adottare il decreto relativo ai Consorzi del settore vitivinicolo: un’assenza che appare in parte disallineata rispetto all’impianto unitario del regolamento europeo.</p>
<p>Il nuovo decreto chiude, almeno in parte, <strong>un ciclo di provvedimenti nazionali ed europei che, dal 2020 al 2026, ha cambiato il volto e il senso delle Indicazioni Geografiche</strong>.</p>
<p>Nel 2020, durante la crisi Covid, le DOP e IGP entrano nelle misure di sostegno economico. Il <strong>D.M. 23 luglio 2020 sul pegno rotativo</strong> consente di costituire pegno su prodotti agricoli e alimentari DOP IGP, compresi vini e bevande spiritose. Un prodotto certificato di­venta così anche garanzia finanziaria, perché riconosciuto, tracciabile e controllabile. Nello stesso periodo, il <strong>Fondo per la filiera del­la ristorazione</strong> valorizza gli acquisti di prodotti DOP IGP, considerandoli prioritari. Qui cambia la prospettiva: la DOP IGP non è più solo una certificazione settoriale, ma uno strumento di politica pubblica per sostenere ristorazione, agricoltura e filiere territoriali.</p>
<p>Un passaggio decisivo arriva poi con la <strong>Legge 24 luglio 2023, n. 102, che modifica il Codice della proprietà industriale</strong>. Non è un aggiornamento tecnico, ma il <strong>riconoscimento delle Indicazioni Geografiche come diritti di proprietà intellettuale collettiva</strong>. La modifica dell’art. 14 stabilisce infatti che non possono essere registrati come marchi i segni evocativi, usurpativi o imitativi di Indicazioni Geografiche e Denominazioni di Origine Protette, secondo la normativa italiana, europea e gli accordi internazio­nali di cui l’Italia o l’Unione europea sono parte.</p>
<p>Nello stesso quadro si colloca il <strong>Regolamento UE 2023/2411</strong>, che introduce la protezione europea delle Indicazioni Geografiche per i prodotti artigianali e industriali, pienamente applicabile dal 1° dicembre 2025. <strong>In Italia, il sistema è stato reso operativo con il D.Lgs. 2 aprile 2026, n. 51</strong>, che adegua l’ordinamento nazionale al regolamento europeo e individua nel MIMIT, tramite UIBM, l’autorità competente per la fase nazionale di registrazione.</p>
<p><strong>Il passaggio centrale resta però il Regolamento UE 2024/1143</strong>, entrato in vigore nel 2024: un vero codice europeo delle Indica­zioni Geografiche agroalimentari, vitivinicole e delle bevande spiritose. <strong>Il regolamento conferma le IG come diritti di proprietà intellettuale e, insieme, come strumenti per valorizzare beni immateriali</strong>, rafforzare il mercato interno e sostenere anche il commercio elettronico.</p>
<p>A questo quadro europeo risponde<strong> il D.M. 22 dicembre 2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 16 marzo 2026, che attua in Ita­lia il Reg. (UE) 2024/1143</strong>. Il decreto disciplina le procedure nazionali di registrazione, modifica dei disciplinari e cancellazione delle IG dei vini, delle bevande spiritose e dei prodotti agricoli, oltre alle STG e alle indicazioni facoltative di qualità.</p>
<p>Un ulteriore tassello è la <strong>Legge 14 gennaio 2026, n. 13</strong>, con cui<strong> l’Italia ratifica ed esegue l’Atto di Ginevra dell’Accordo di Lisbona sulle Denominazioni d’Origine e le Indicazioni Geografiche</strong>. La tutela delle IG assume così una dimensione internazionale più forte, dentro un sistema multilaterale di protezione.</p>
<p>Infine, con la <strong>Legge 21 aprile 2026, n. 75, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 14 maggio 2026</strong> ed entrata in vigore il 29 maggio 2026, il tema compie un altro salto: non siamo più soltanto nel campo delle procedure, dei disciplinari e dei controlli, ma anche in quello della <strong>repressione delle frodi agroalimentari</strong>.</p>
<p><strong>Il nuovo D.M. Consorzi 2026 si inserisce dunque come ultimo tassello di questo percorso</strong>. Traduce il Reg. (UE) 2024/1143 in <strong>funzioni operative per i Consorzi di tutela</strong>, rafforzando il ruolo delle filiere di qualità e dei territori con la gestione del <strong>Turismo DOP</strong> e la <strong>sostenibilità</strong>.</p>
<p>Tra il 2020 e il 2026 le Indicazioni Geografiche hanno cambiato natura giuridica e politica: da certificazioni di qualità sono diventate infrastrutture di proprietà intellettuale collettiva, strumenti di governo delle filiere, presìdi della reputazione terri­toriale e beni strategici da proteggere anche sui mercati internazionali.</p>
<p>La domanda, a questo punto, è se i Consorzi (e le amministrazioni pubbliche) saranno in grado di reggere questa nuova centra­lità, conquistata sul campo ma oggi resa molto più impegnativa dal quadro normativo. Molti di essi restano strutture fragili, spesso leggere sul piano organizzativo, chiamate però a svolgere funzioni sempre più complesse. La nuova stagione delle In­dicazioni Geografiche non sarà quindi soltanto una stagione di maggiori poteri, ma soprattutto di maggiore responsabilità.</p>
<p>Fonte: <strong><a href="https://www.qualivita.it/pubblicazioni/consortium-2026-02/" target="_blank" rel="noopener">Consortium n° 31 &#8211; 2026/02</a></strong></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/07/Editoriale-MR_Consortium-31.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></strong></p>
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			</item>
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		<title>Consortium 2026/02</title>
		<link>https://www.qualivita.it/attivita/consortium-2026-02/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2026 13:19:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CONSORTIUM]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[NUOVE IG]]></category>
		<category><![CDATA[RICERCAIG]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/attivita/consortium-2026-02/">Consortium 2026/02</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<section class="av_textblock_section "  itemscope="itemscope" itemtype="https://schema.org/CreativeWork" ><div class='avia_textblock  '   itemprop="text" ><p>Con il secondo numero del 2026, Consortium giunge alla sua trentunesima pubblicazione seguendo un approccio editoriale innovativo con l’obiettivo di <strong>promuovere la ricerca scientifica</strong><strong> </strong>nelle <strong>Indicazioni Geografiche </strong>e di<strong> stabilire una più forte connessione tra ricerca</strong> e <strong>imprese</strong>.</p>
<h2>Descrizione</h2>
<p>Il trentunesimo <strong><span style="color: #cf9d10;">Consortium</span></strong> si apre con l’editoriale del Direttore Mauro Rosati, che riflette sulla nuova stagione delle Indicazioni Geografiche inaugurata dal <a href="https://www.qualivita.it/news/dop-igp-fondazione-qualivita-il-nuovo-dm-consorzi-rafforza-il-ruolo-delle-filiere-di-qualita/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Decreto ministeriale sui Consorzi di tutela</strong></a>. Un provvedimento che completa il percorso di <strong>attuazione nazionale del Regolamento (UE) 2024/1143</strong> e rafforza il ruolo dei Consorzi, chiamati ad assumere nuove responsabilità nella governance delle filiere, nella sostenibilità e nello sviluppo del Turismo DOP.</p>
<p class="isSelectedEnd">Il numero dedica ampio spazio proprio all’analisi del nuovo DM Consorzi, con un <strong>approfondimento giuridico</strong> che ne esamina le principali innovazioni: dal rafforzamento della rappresentanza e delle funzioni di tutela ai nuovi strumenti per la regolazione dell’offerta, fino alle competenze in materia di sostenibilità e valorizzazione territoriale.</p>
<p class="isSelectedEnd">Accanto a questo focus, la rivista propone una selezione di <strong>contributi scientifici dedicati alle principali sfide che interessano il sistema delle Indicazioni Geografiche</strong>: dall’evoluzione del settore vitivinicolo alle strategie di adattamento ai cambiamenti climatici, dal ruolo delle IG nella transizione ecologica alle innovazioni nei sistemi zootecnici, fino agli approfondimenti sulle tecnologie produttive e sulle nuove forme di turismo legate alle produzioni di qualità. Un insieme di studi che restituisce una visione articolata delle trasformazioni in atto nelle filiere DOP e IGP, tra innovazione, sostenibilità, competitività e valorizzazione dei territori.</p>
<p>Nella <strong>sezione analisi e ricerca</strong> troviamo i contributi:</p>
<ul>
<li>“I Consorzi di tutela motore delle Indicazioni Geografiche” di <strong>Alberto Improda</strong>.</li>
<li>“Il settore vinicolo in Italia: stato dell’arte e contesto competitivo” realizzato da <strong>Oriana Romeo</strong> per <strong>Mediobanca.</strong></li>
<li>“Adattarsi ai cambiamenti climatici: cosa influenza le scelte dei produttori di Indicazioni Geografiche?” in collaborazione con<strong> Dana Salpina</strong> e <strong>Francesco Pagliacci</strong>.</li>
<li>“Indicazioni Geografiche e innovazione verde: il territorio che genera conoscenza” in collaborazione con <strong>Federico Zilia, Luigi Orsi, Ivan De Noni, Alessandro Olper e Stefanella Stranieri</strong>.</li>
<li>&#8220;Macellazione in azienda: benessere animale e qualità delle carni in suini di razza Cinta Senese&#8221; di <strong>Jacopo Goracci, Roxana Amarie, Alessio Del Tongo, Giorgio Briganti, Giampaolo Giunta, Andrea Serra</strong>.</li>
<li>“Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale IGP: effetti del mercato su qualità e sostenibilità” realizzato da <strong>Andrea Fioroni, Viviana Bolletta, Mariano Pauselli</strong>.</li>
<li>“Oleoturismo: una leva per la valorizzazione dell’olivicoltura e i territori rurali” di <strong>Milena Verrascina e Barbara Zanetti</strong>.</li>
<li>“La scienza della stagionatura: Coppa Piacentina DOP”, in collaborazione con <strong>Gabriele Rocchetti.</strong></li>
<li>“Coagulazione del latte e resa casearia nel Parmigiano Reggiano DOP: il ruolo di pH, minerali e struttura della cagliata” di <strong>Piero Franceschi, Davide Barbanti, Paolo Formaggioni, Cristina Scotti, Paola Giambiasi, Francesca Martuzzi</strong>.</li>
</ul>
<p>In conclusione l’area Osservatorio Qualivita con il monitoraggio delle ultime novità e aggiornamenti relativi alle aree tematiche: <strong>Ricerche IG, Normativa IG, Sistema IG e Nuove IG</strong>.</p>
<div class="entry-content"></div>
<h2>Obiettivi</h2>
<ul>
<li>Divulgare la ricerca scientifica nell&#8217;ambito delle Indicazioni Geografiche</li>
<li>Focalizzare le prospettive del settore Agrifood DOP IGP</li>
<li>Offrire una panoramica informativa sul sistema delle IG</li>
<li>Sviluppare una community per condividere strategie di comunicazione</li>
<li>Consolidare il network dei Consorzi di tutela</li>
<li>Analizzare le attività dei Consorzi e delle aziende delle filiere IG</li>
</ul>
<h2>Destinatari</h2>
<ul>
<li>Consorzi di tutela</li>
<li>Operatori del settore</li>
<li>Aziende del settore agroalimentare</li>
<li>Istituzioni</li>
<li>Enti di ricerca e università</li>
<li>Media</li>
</ul>
<h2>Attività</h2>
<ul>
<li>Pianificazione e progettazione editoriale del numero della rivista</li>
<li>Ricerca dati e informazioni presso Consorzi, imprese e organizzazioni</li>
<li>Realizzazione interviste, articoli di approfondimento, osservatori</li>
<li>Elaborazione grafica e impaginazione</li>
<li>Diffusione contenuti digitali</li>
</ul>
</div></section>
<div class="flex_column av_one_half  flex_column_div av-zero-column-padding first  " style='border-radius:0px; '><p><div   class='hr hr-default  '><span class='hr-inner ' ><span class='hr-inner-style'></span></span></div><br />
<div   class='hr hr-default  '><span class='hr-inner ' ><span class='hr-inner-style'></span></span></div><br />
<div  class='avia-button-wrap avia-button-center ' ><a href='https://www.qualivita.it/pubblicazioni/consortium-2026-02/'  class='avia-button   avia-icon_select-no avia-color-dark avia-size-medium avia-position-center '  target="_blank"   ><span class='avia_iconbox_title' >VAI AL NUMERO DI CONSORTIUM</span></a></div><br />
<div   class='hr hr-default  '><span class='hr-inner ' ><span class='hr-inner-style'></span></span></div></p></div>
<div class="flex_column av_one_half  flex_column_div av-zero-column-padding   " style='border-radius:0px; '><div   data-size='no scaling'  data-lightbox_size='large'  data-animation='slide'  data-conditional_play=''  data-ids='525142'  data-video_counter='0'  data-autoplay='false'  data-bg_slider='false'  data-slide_height=''  data-handle='av_gallery_qualivita'  data-interval='5'  data-class=' '  data-el_id=''  data-css_id=''  data-scroll_down=''  data-control_layout='av-control-minimal'  data-custom_markup=''  data-perma_caption=''  data-autoplay_stopper=''  data-image_attachment=''  data-min_height='0px'  data-lazy_loading='disabled'  class='avia-slideshow avia-slideshow-1  av-control-minimal av-default-height-applied avia-slideshow-no scaling av_gallery_qualivita   avia-slide-slider '  itemprop="image" itemscope="itemscope" itemtype="https://schema.org/ImageObject" ><ul class='avia-slideshow-inner ' style='padding-bottom: 145.58689717925%;' ><li  class=' av-single-slide slide-1 ' ><a href='https://www.qualivita.it/pubblicazioni/consortium-2026-02/' target="_blank"  rel="noopener noreferrer" data-rel='slideshow-1' class='avia-slide-wrap '   ><img class="wp-image-525142 avia-img-lazy-loading-not-525142"  src="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/07/Consortium-13-MOCKUP.png" width="1099" height="1600" title='Consortium-13 MOCKUP' alt=''  itemprop="thumbnailUrl"   /></a></li></ul></div></div>
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			</item>
		<item>
		<title>Consortium 2026/01</title>
		<link>https://www.qualivita.it/attivita/consortium-2026-01/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Apr 2026 09:01:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CONSORTIUM]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[NUOVE IG]]></category>
		<category><![CDATA[RICERCAIG]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/attivita/consortium-2026-01/">Consortium 2026/01</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<section class="av_textblock_section "  itemscope="itemscope" itemtype="https://schema.org/CreativeWork" ><div class='avia_textblock  '   itemprop="text" ><p>Con il primo numero del 2026, Consortium giunge alla sua trentesima pubblicazione seguendo un approccio editoriale innovativo con l’obiettivo di <strong>promuovere la ricerca scientifica</strong><strong> </strong>nelle <strong>Indicazioni Geografiche </strong>e di<strong> stabilire una più forte connessione tra ricerca</strong> e <strong>imprese</strong>.</p>
<h2>Descrizione</h2>
<p>Il trentesimo <strong>Consortium</strong> si apre con l’editoriale del Direttore Mauro Rosati, che pone al centro il rapporto tra divulgazione scientifica e racconto culturale, a partire dalla pubblicazione del volume <em>La filosofia della Dop economy</em> e da un nuovo percorso di incontri nei territori, pensato per avvicinare il mondo delle Indicazioni Geografiche a cittadini, giovani e studenti.</p>
<p>Il numero è dedicato in larga parte allo <strong>Speciale Turismo DOP</strong>, che presenta il <strong>2° Rapporto Turismo DOP</strong> della Fondazione Qualivita e Origin Italia, offrendo una lettura aggiornata di un settore in forte evoluzione e sempre più riconosciuto come leva di sviluppo territoriale.</p>
<p>Accanto al Rapporto, la rivista propone una selezione di contributi scientifici che approfondiscono il legame tra turismo, produzioni di qualità e sviluppo rurale: dalle sinergie tra vino e turismo in Italia alle opportunità e ai limiti dell’enoturismo nei territori a tradizione vitivinicola, fino al valore non catturato del turismo nelle aree rurali della Basilicata. Questi studi restituiscono un quadro ricco e articolato, in cui l’esperienza turistica si intreccia con identità locali, governance territoriale, sostenibilità e capacità dei territori di trasformare il patrimonio agroalimentare in valore condiviso.</p>
<p>Nello <strong>Speciale Turismo DOP </strong>troviamo le analisi:</p>
<ul>
<li><em><strong>Vino e turismo: un binomio strategico per le aziende agricole italiane</strong> </em>di Cristina Vaquero Piñeiro, Roberto Henke, Orlando Cimino, Roberta Sardone;</li>
<li><strong><em>Enoturismo e territori vitivinicoli: sfide e opportunità</em></strong> di Chiara Rinaldi;</li>
<li><strong><em>Il gusto della ruralità: esplorare il valore non catturato del turismo in Basilicata</em></strong> di Stella Moliterni, Katrin Zulauf, Ralf Wagner.</li>
</ul>
<div class="entry-content">
<p>Segue la <strong>sezione analisi e ricerca</strong> dedicata a temi centrali per il sistema delle IG, dal clima all’habitat, fino all’autenticazione e al controllo di qualità, insieme a uno sguardo internazionale sulle Indicazioni Geografiche in Europa:</p>
<ul>
<li>“<em><strong>Vino e riscaldamento globale: quale destino per le Denominazioni d’Origine in Europa?</strong></em>” in collaborazione con Sebastian Candiago e Simon Tscholl.</li>
<li>“<em><strong>IG, viaggio attraverso l’Europa: disuguaglianze e prospettive dell’uso di uno strumento comunitario</strong></em>” in collaborazione con Leonardo Cei.</li>
<li>“<em><strong>L’influenza del sito di allevamento e dell’epoca di raccolta sulla Cozza di Scardovari DOP</strong></em>” in collaborazione con Francesco Bordignon.</li>
<li>“<em><strong>I progressi analitici nell’autenticazione e nel controllo di qualità della Grappa e dei Brandy a Indicazione Geografica</strong></em>” in collaborazione con Silvia Arduini e Fabio Chinnici.</li>
<li>“<em><strong>Origine del Cavolfiore: revisione delle evidenze genetiche e storiche</strong></em>” in collaborazione con Maria Carlotta Vocca.</li>
</ul>
<p>In conclusione l’area Osservatorio Qualivita con il monitoraggio delle ultime novità e aggiornamenti relativi alle aree tematiche: <strong>Ricerche IG, Normativa IG, Sistema IG e Nuove IG</strong>.</p>
</div>
<div class="entry-content"></div>
<h2>Obiettivi</h2>
<ul>
<li>Divulgare la ricerca scientifica nell&#8217;ambito delle Indicazioni Geografiche</li>
<li>Focalizzare le prospettive del settore Agrifood DOP IGP</li>
<li>Offrire una panoramica informativa sul sistema delle IG</li>
<li>Sviluppare una community per condividere strategie di comunicazione</li>
<li>Consolidare il network dei Consorzi di tutela</li>
<li>Analizzare le attività dei Consorzi e delle aziende delle filiere IG</li>
</ul>
<h2>Destinatari</h2>
<ul>
<li>Consorzi di tutela</li>
<li>Operatori del settore</li>
<li>Aziende del settore agroalimentare</li>
<li>Istituzioni</li>
<li>Enti di ricerca e università</li>
<li>Media</li>
</ul>
<h2>Attività</h2>
<ul>
<li>Pianificazione e progettazione editoriale del numero della rivista</li>
<li>Ricerca dati e informazioni presso Consorzi, imprese e organizzazioni</li>
<li>Realizzazione interviste, articoli di approfondimento, osservatori</li>
<li>Elaborazione grafica e impaginazione</li>
<li>Diffusione contenuti digitali</li>
</ul>
</div></section>
<div class="flex_column av_one_half  flex_column_div av-zero-column-padding first  " style='border-radius:0px; '><p><div   class='hr hr-default  '><span class='hr-inner ' ><span class='hr-inner-style'></span></span></div><br />
<div   class='hr hr-default  '><span class='hr-inner ' ><span class='hr-inner-style'></span></span></div><br />
<div  class='avia-button-wrap avia-button-center ' ><a href='https://www.qualivita.it/pubblicazioni/consortium-2026-01/'  class='avia-button   avia-icon_select-no avia-color-dark avia-size-medium avia-position-center '  target="_blank"   ><span class='avia_iconbox_title' >VAI AL NUMERO DI CONSORTIUM</span></a></div><br />
<div   class='hr hr-default  '><span class='hr-inner ' ><span class='hr-inner-style'></span></span></div></p></div>
<div class="flex_column av_one_half  flex_column_div av-zero-column-padding   " style='border-radius:0px; '><div   data-size='no scaling'  data-lightbox_size='large'  data-animation='slide'  data-conditional_play=''  data-ids='522548'  data-video_counter='0'  data-autoplay='false'  data-bg_slider='false'  data-slide_height=''  data-handle='av_gallery_qualivita'  data-interval='5'  data-class=' '  data-el_id=''  data-css_id=''  data-scroll_down=''  data-control_layout='av-control-minimal'  data-custom_markup=''  data-perma_caption=''  data-autoplay_stopper=''  data-image_attachment=''  data-min_height='0px'  data-lazy_loading='disabled'  class='avia-slideshow avia-slideshow-2  av-control-minimal av-default-height-applied avia-slideshow-no scaling av_gallery_qualivita   avia-slide-slider '  itemprop="image" itemscope="itemscope" itemtype="https://schema.org/ImageObject" ><ul class='avia-slideshow-inner ' style='padding-bottom: 145.58689717925%;' ><li  class=' av-single-slide slide-1 ' ><a href='https://www.qualivita.it/pubblicazioni/consortium-2026-01/' target="_blank"  rel="noopener noreferrer" data-rel='slideshow-2' class='avia-slide-wrap '   ><img class="wp-image-522548 avia-img-lazy-loading-not-522548"  src="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/05/Mockup-Consortium-30.png" width="1099" height="1600" title='Mockup - Consortium 30' alt=''  itemprop="thumbnailUrl"   /></a></li></ul></div></div>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/attivita/consortium-2026-01/">Consortium 2026/01</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>2° Rapporto Turismo DOP, crescono esperienze e attori coinvolti</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/2-rapporto-turismo-dop-crescono-esperienze-e-attori-coinvolti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 15:02:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[CONSORTIUM]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[RapportoTurismoDOP]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo DOP]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel report realizzato da Fondazione Qualivita mappate 667 attività nel 2025 di cui 292 eventi (+26% sul 2024) tra feste, degustazioni, festival culturali e eventi sportivi realizzati da 367 Consorzi di tutela e Associazioni di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/2-rapporto-turismo-dop-crescono-esperienze-e-attori-coinvolti/">2° Rapporto Turismo DOP, crescono esperienze e attori coinvolti</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Nel report realizzato da Fondazione Qualivita mappate 667 attività nel 2025 di cui 292 eventi (+26% sul 2024) tra feste, degustazioni, festival culturali e eventi sportivi realizzati da 367 Consorzi di tutela e Associazioni di produttori in tutta Italia</em></p>
<p>Pubblicato il <a href="https://www.qualivita.it/rapporto-turismo-dop-2026-download/" target="_blank" rel="noopener">2° Rapporto Turismo DOP</a>, realizzato da Fondazione Qualivita in collaborazione con Origin Italia e con il supporto del Masaf per monitorare le attività di turismo enogastronomico legate ai prodotti agroalimentari a Indicazione Geografica e al lavoro dei Consorzi di tutela. L’indagine, basata sui dati 2025, evidenzia un rafforzamento concreto e diffuso delle iniziative di Turismo DOP sui territori italiani, un risultato che conferma come il settore abbia prontamente recepito le indicazioni del Regolamento europeo 2024/1143 che ha incluso la gestione delle attività turistiche fra le competenze dei Consorzi. Si tratta di un’evoluzione favorita anche da una maggiore conoscenza del fenomeno, da un crescente interesse pubblico e da una rinnovata attenzione da parte delle istituzioni, del mondo della ricerca e degli attori del sistema DOP IGP.</p>
<h4>Osservatorio attività</h4>
<p>Le attività censite nel 2025 sono 667, con un incremento di 73 (+12%) rispetto al 2024. In particolare, i 292 eventi realizzati – tra feste, degustazioni, festival culturali ed eventi sportivi – registrano una crescita del +26% in un solo anno. Rilevante anche il dato delle 60 prime edizioni 2025, che conferma il nuovo slancio progettuale del sistema DOP e IGP, coinvolgendo anche filiere di dimensioni più ridotte. Tra questi nuovi elementi di sviluppo spicca il riconoscimento della Cucina italiana come patrimonio UNESCO, in cui DOP e IGP non sono semplici ingredienti, ma pilastri culturali e produttivi.</p>
<h4>Classifica regionale</h4>
<p>A livello territoriale, la crescita è testimoniata da un numero più alto di attività rispetto al 2024 per 16 regioni italiane su 20. Veneto, Toscana, Emilia-Romagna, Lombardia e Piemonte si confermano ai vertici della classifica regionale del Turismo DOP che integra oltre 20 indicatori ricavati dall’Osservatorio del Turismo DOP e da fonti ufficiali. I fattori decisivi si confermano la presenza di filiere produttive solide, un’attrattività turistica consolidata e, soprattutto, Consorzi di tutela strutturati e riconosciuti capaci di svolgere un ruolo attivo di governance territoriale.</p>
<h4>Dibattito pubblico</h4>
<p>Il cambio di passo del settore emerge chiaramente anche dall’indagine dedicata al dibattito pubblico e mediatico. Nel 2025 si registrano oltre 700 ricorrenze del termine “Turismo DOP” sulla stampa cartacea e online, accompagnate dall’inserimento di una voce dedicata nel vocabolario dell’Istituto Treccani, come uno dei lemmi più rappresentativi dei cambiamenti in atto nella società. Un dinamismo che ha coinvolto anche i grandi operatori, spingendoli a lanciare nuove iniziative nell’ampio settore del turismo enogastronomico come l’evento internazionale Vinitaly Tourism.</p>
<h4>Ricerca scientifica</h4>
<p>La sezione dedicata agli studi scientifici sul turismo enogastronomico DOP e IGP evidenzia un dialogo sempre più strutturato tra mondo della ricerca e sistema delle Indicazioni Geografiche. Nel 2025 sono state mappate 24 ricerche (17 nel 2024), che affrontano temi centrali come marketing, sviluppo territoriale, sostenibilità e valorizzazione del patrimonio culturale. Infine, cresce l’attenzione delle Istituzioni, che nel Rapporto emerge dalla proliferazione normativa censita in 116 atti legislativi a livello europeo, nazionale e regionale, segno di un indirizzo sempre più strutturato, soprattutto sul piano regionale.</p>
<blockquote><p><strong>Mauro Rosati </strong>&#8211; Direttore Fondazione Qualivita<br />
“La mappatura dell’Osservatorio sul Turismo DOP fotografa un settore in evoluzione, ancora in via di strutturazione ma già capace di esprimere una vitalità diffusa sui territori. Si afferma con evidenza una logica di rete fondata su connessioni, sinergie e collaborazioni tra attori diversi. Nel solo 2025 si contano quasi 500 enti e associazioni locali coinvolti in attività di Turismo DOP, insieme a 367 Consorzi di tutela chiamati a interpretare pienamente le nuove funzioni loro attribuite. Il dato più interessante, sul piano sociologico e territoriale, è proprio questo: la nascita di comunità attive e di relazioni stabili, in cui soggetti pubblici e privati imparano a cooperare e a costruire una dimensione ibrida, dove promozione, tutela e sviluppo locale si rafforzano reciprocamente”.</p></blockquote>
<blockquote><p><strong>Cesare Baldrighi</strong> Presidente Origin Italia<br />
&#8220;Nella scia del Regolamento UE 2024/1143, i Consorzi di tutela assumono un ruolo sempre più centrale nello sviluppo del Turismo DOP, coordinando attori diversi per garantire iniziative credibili e di qualità. I dati del Rapporto, che mostrano come tre visitatori su quattro riconoscano nei Consorzi il garante dell’autenticità dell’esperienza, sono la migliore conferma di questo processo. Significativo anche l’impegno delle istituzioni, da quelle nazionali a quelle regionali, nella definizione di politiche e strumenti a sostegno del settore”.</p></blockquote>
<h3>Turisti DOP: come i consumatori percepiscono le esperienze turistiche</h3>
<p>Nella seconda edizione del Rapporto è stata realizzata una prima indagine pilota dedicata al punto di vista dei “Turisti DOP”, con l’obiettivo di affiancare all’analisi strutturale del fenomeno la percezione diretta dei visitatori. Le interviste, condotte sul campo durante eventi selezionati grazie alla collaborazione dei Consorzi di tutela, hanno restituito un campione composto per il 34% da under 35, con una prevalenza di visitatori locali (77%) ma anche una quota significativa proveniente da fuori provincia (23%), a conferma di una capacità attrattiva che supera il bacino di prossimità (Figura 1). La degustazione rappresenta la principale motivazione di partecipazione (63%), ma si affianca a un insieme articolato di interessi: la scoperta del territorio (48%), le attività di intrattenimento (46%) e le visite o esperienze dirette in azienda (41%). Ne emerge un’esperienza che va oltre il consumo, configurandosi come occasione di relazione con il contesto locale e di coinvolgimento diretto nelle produzioni. Particolarmente rilevante è la percezione del ruolo dei Consorzi di tutela: per il 76% degli intervistati essi rappresentano una garanzia di autenticità del prodotto IG, confermando il forte legame con la loro funzione originaria. Accanto a questo, il 45% ne riconosce la capacità di coinvolgere i produttori locali e il 43% associa la loro presenza all’autenticità delle esperienze proposte (Figura 2). La dimensione educativa risulta centrale: il 64% dei visitatori ritiene che le iniziative di Turismo DOP accrescano in modo significativo la conoscenza delle caratteristiche del prodotto. Il 54% segnala una maggiore consapevolezza dei metodi di produzione, il 53% della storia e cultura locale e il 49% del legame con il territorio e l’ambiente. Si delinea così un’esperienza olistica che integra fruizione, apprendimento e valorizzazione del contesto territoriale (Figura 3). Anche sul piano della sostenibilità emergono valutazioni positive: il 56% degli intervistati evidenzia la valorizzazione del patrimonio ambientale e il 54% il contributo alla creazione di valore economico tangibile. Il 42% riconosce inoltre il coinvolgimento attivo della comunità locale e la promozione di forme di turismo più consapevole, segnalando ricadute diffuse sui territori. Nel confronto con altri eventi enogastronomici, il Turismo DOP si distingue per qualità (33%) e forte radicamento territoriale (30%), oltre che per autenticità (21%) e interesse dei contenuti, confermando un posizionamento distintivo. Nel complesso, l’indagine evidenzia una sostanziale coerenza tra i principi del Turismo DOP e la percezione dei visitatori, offrendo al contempo indicazioni utili per rafforzare ulteriormente il ruolo dei Consorzi anche sul piano educativo ed esperienziale, all’interno di un modello in evoluzione.</p>
<p><em>A cura della redazione</em></p>
<p>Fonte: <a href="https://www.qualivita.it/pubblicazioni/consortium-2026-01/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consortium 2026 n°01</strong></a></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/03/Consortium-30_2°-Rapporto-turismo-DOP.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></p>
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		<title>Vino e turismo: un binomio strategico per le aziende agricole italiane</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/vino-e-turismo-un-binomio-strategico-per-le-aziende-agricole-italiane/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 14:12:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[agriturismi]]></category>
		<category><![CDATA[CONSORTIUM]]></category>
		<category><![CDATA[enoturismo]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo DOP]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo studio analizza il ruolo dell’agriturismo vitivinicolo nella promozione della sostenibilità socio-economica delle aziende agricole italiane, indagando le differenze tra produttori di vini a Indicazione Geografica e vini generici Il turismo del vino è diventato [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/vino-e-turismo-un-binomio-strategico-per-le-aziende-agricole-italiane/">Vino e turismo: un binomio strategico per le aziende agricole italiane</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Lo studio analizza il ruolo dell’agriturismo vitivinicolo nella promozione della sostenibilità socio-economica delle aziende agricole italiane, indagando le differenze tra produttori di vini a Indicazione Geografica e vini generici</em></p>
<p>Il turismo del vino è diventato una componente sempre più strategica dei sistemi turistici contemporanei, soprattutto nelle aree rurali dove agricoltura, paesaggio, cultura e ospitalità si intersecano. In Europa, e in particolare in Italia, il turismo del vino è comunemente inquadrato come una forma di agriturismo, offrendo ai visitatori esperienze immersive che combinano degustazioni di vino, paesaggi viticoli, gastronomia locale e stili di vita rurali. A differenza dei Paesi produttori di vino del Nuovo Mondo, dove il turismo del vino si è sviluppato parallelamente all’espansione dell’industria vitivinicola, nei Paesi del Vecchio Mondo esso è emerso anche come risposta al calo del consumo di vino e come strumento di rivitalizzazione delle aree rurali. L’Italia rappresenta un caso emblematico: è la principale destinazione mondiale per il turismo del vino, con oltre 25.000 attori coinvolti e una forte concentrazione di aziende vitivinicole impegnate in attività di ospitalità (Cinelli, 2015). Il turismo del vino ha acquisito ulteriore rilevanza anche nell’ambito delle politiche agricole e turistiche europee, in particolare attraverso la Politica Agricola Comune (PAC) (Art. 58, Reg. (UE) 2021/2115) e le recenti normative dell’UE che promuovono i servizi turistici collegati alle Indicazioni Geografiche (Reg. UE 1143/2024). Questi quadri normativi evidenziano il turismo del vino come leva per la diversificazione economica, la creazione di valore e la sostenibilità socio-economica delle aree rurali. Oggi, valutare gli effetti socio-economici derivanti dall’avvio di attività agrituristiche è particolarmente importante per comprendere come orientare le future politiche di sostegno ai settori del vino e del turismo rurale.</p>
<p>I territori vitivinicoli devono affrontare diverse sfide che richiedono interventi politici mirati per mantenere attrattività e competitività nel lungo periodo, tra cui i cambiamenti climatici e la crescente concorrenza di nuovi Paesi produttori di vino, sia all’interno che all’esterno dell’UE (OECD, 2024). Inoltre, il turismo enogastronomico rappresenta sempre più una leva strategica per lo sviluppo sostenibile delle aree rurali. In questa prospettiva si colloca anche l’iniziativa Turismo DOP, avviata da Qualivita in collaborazione con Origin Italia e Masaf nel 2024, che ha l’obiettivo di coordinare strategie di marketing e di governance territoriale e di offrire ai visitatori esperienze turistiche basate su prodotti DOP IGP, fortemente legati al territorio. Tra l’altro diversi studi hanno già evidenziato una relazione positiva tra turismo e prodotti IG in differenti contesti territoriali, come nel caso della Franca Contea e del vino dell’Etna. Sebbene oggi il turismo legato alle IG possa ancora apparire un fenomeno di nicchia, esso mostra un potenziale crescente e potrebbe assumere un ruolo sempre più rilevante nei prossimi anni. Nonostante il crescente interesse, le evidenze empiriche sulla relazione causale tra produzione vinicola, agriturismo e sostenibilità aziendale restano limitate. In particolare, non è ancora chiaro se la specializzazione nel vino aumenti la probabilità di intraprendere attività agrituristiche e se le attività agrituristiche legate al vino migliorino effettivamente le performance socio-economiche delle aziende agricole. Questo studio affronta tali lacune analizzando il caso italiano a livello aziendale, concentrandosi su due questioni principali:</p>
<ol>
<li>se le aziende vitivinicole abbiano una maggiore probabilità rispetto ad altre aziende agricole di investire nell’agriturismo;</li>
<li>se l’agriturismo migliori la sostenibilità socio-economica delle aziende vitivinicole, con particolare attenzione alle differenze tra produttori di vini di qualità e non di qualità.</li>
</ol>
<blockquote><p><strong>Cristina Vaquero Piñeiro</strong><br />
Ricercatrice RTT di Politica Economica presso l’Università Mercatorum. Dal 2025 svolge il ruolo di consulente tecnico per la Direzione generale delle internazionali e dell’Unione europea del Masaf.</p>
<p><strong>Roberto Henke</strong><br />
Direttore di ricerca presso il CREA – Centro di Politiche e Bioeconomia (CREA-PB).Dottore di ricerca in Economia e Politiche Agrarie presso l’Università di Napoli Federico II.</p>
<p><strong>Orlando Cimino</strong><br />
Ricercatore presso il CREA – Centro di Politiche e Bioeconomia, è dottore di ricerca e ha conseguito un Master in Economia e Politica Agraria.</p>
<p><strong>Roberta</strong> <strong>Sardone</strong><br />
Direttore di ricerca presso il CREA – Centro di Politiche e Bioeconomia. Dal 2017 è docente a contratto in Scienze e Culture Enogastronomiche presso l’Università Roma Tre.</p></blockquote>
<h4>Metodologia</h4>
<p>L’analisi si basa su dati a livello micro provenienti dalla Rete di Informazione Contabile Agricola (RICA), relativi al periodo 2017-2021. Il dataset comprende circa 54.000 osservazioni provenienti da circa 10.800 aziende agricole per anno e fornisce informazioni dettagliate di natura strutturale, economica e relative alle attività aziendali, inclusa la partecipazione ad attività agrituristiche. La Tabella 1 mostra che l’agriturismo, pur restando una scelta non diffusa tra tutte le aziende agricole, è particolarmente rilevante nel settore vitivinicolo. In questo ambito, spicca il ruolo dei vini a Indicazione Geografica, che rappresentano la quota maggiore tra le aziende coinvolte: un segnale chiaro di come qualità e territorio siano fattori chiave per attrarre turismo e creare valore. Per identificare effetti causali, lo studio utilizza il Propensity Score Matching (PSM), una tecnica di valutazione controfattuale adatta ai dati osservazionali. Vengono analizzati due distinti trattamenti. In primo luogo, la specializzazione vitivinicola è considerata come fattore esplicativo che influenza la probabilità di adottare attività agrituristiche. In secondo luogo, all’interno del sotto-campione di aziende vitivinicole, la partecipazione all’agriturismo è trattata come fattore che incide sugli esiti di sostenibilità socio-economica. I modelli controllano per caratteristiche aziendali, variabili territoriali ed effetti fissi, garantendo la comparabilità tra aziende trattate e non trattate.</p>
<h4>Risultati</h4>
<p>I risultati evidenziano una forte sinergia tra produzione vitivinicola e agriturismo. Le aziende vitivinicole hanno una probabilità significativamente maggiore di svolgere attività agrituristiche rispetto alle aziende specializzate in altre colture o nell’allevamento. Questa relazione è particolarmente forte per i produttori di vini IG, che hanno anche maggiori probabilità di offrire un portafoglio più ampio e diversificato di attività turistiche.</p>
<p>Questi risultati suggeriscono che la forte identità territoriale del vino, il valore paesaggistico e il suo simbolismo culturale costituiscono un vantaggio competitivo nell’attrarre turisti. Per quanto riguarda la sostenibilità socio-economica, l’agriturismo vitivinicolo mostra effetti positivi e multidimensionali. Le aziende vitivinicole coinvolte in attività agrituristiche registrano un valore aggiunto netto per unità di lavoro più elevato, fanno maggiore affidamento sul lavoro familiare e mostrano una maggiore propensione alla diversificazione e alla certificazione biologica. Sebbene i volumi di vendita totali possano risultare inferiori, la struttura economica complessiva appare più resiliente e meno esposta ai rischi di mercato e di produzione. Lo studio evidenzia anche una differenza di comportamento tra i produttori di vini IG e non IG. Per le aziende che producono vini di qualità, l’agriturismo rafforza principalmente le dimensioni sociali e territoriali, favorendo la diversificazione, la vendita diretta e l’adozione di pratiche ambientalmente sostenibili. Per quanto riguarda la sostenibilità socioeconomica delle aziende vitivinicole orientate alla produzione di qualità, l’impatto del coinvolgimento nell’enoturismo appare più marcato sugli esiti sociali rispetto a quelli economici. Si evidenzia soprattutto un effetto positivo sulle certificazioni biologiche, riconducibile alla maggiore propensione di queste aziende ad adottare pratiche rispettose dell’ambiente. Tale evidenza non solo suggerisce la presenza di un orientamento al multi- accreditamento, ma conferma anche il ruolo delle IG come leva strategica per il rafforzamento della sostenibilità olistica dei sistemi alimentari (FAO &amp; Origin, 2024). Nelle aziende che producono vini non di qualità, invece, l’agriturismo svolge un ruolo economico più marcato, migliorando la produttività del lavoro e la stabilità del reddito, compensando così l’assenza dei vantaggi reputazionali associati alle IG. Nel complesso, il turismo del vino emerge come uno strumento strategico per rafforzare sia la performance economica sia la sostenibilità di lungo periodo, soprattutto nelle aree rurali e marginali.</p>
<h4>Conclusioni</h4>
<p>Questo studio fornisce evidenze del fatto che il turismo del vino, inteso come forma di agriturismo, svolge un ruolo chiave nel sostenere la sostenibilità socio-economica delle aziende vitivinicole in Italia. I risultati indicano non solo che i viticoltori hanno una maggiore probabilità di investire nell’agriturismo rispetto agli agricoltori specializzati in altri tipi di produzione, ma anche che l’agriturismo supporta la sostenibilità socio-economica delle aziende vitivinicole (rispetto alle aziende vitivinicole non coinvolte in attività agrituristiche). La specializzazione nel vino aumenta significativamente la probabilità di intraprendere attività agrituristiche, mentre l’agriturismo stesso rafforza la resilienza aziendale, la diversificazione e la qualità dell’occupazione. Questi effetti risultano particolarmente forti per le aziende che producono vini di qualità, dove il turismo rafforza l’identità territoriale, le pratiche di sostenibilità economica e le relazioni dirette con i consumatori. Dal punto di vista delle politiche pubbliche, i risultati supportano l’integrazione del turismo del vino nelle strategie di sviluppo rurale e turistico (OECD, 2024), in linea con le recenti normative dell’UE sulle IG e sul turismo sostenibile (ad esempio l’Agenda Europea per il Turismo 2030/2050). Promuovere i sistemi di qualità del vino e incoraggiare esperienze turistiche diversificate può generare ricadute positive sulle economie locali senza compromettere il patrimonio culturale. Il caso italiano dimostra che il turismo del vino non è più un’attività di nicchia, ma un motore strategico dello sviluppo rurale sostenibile, capace di collegare agricoltura, turismo e governance territoriale in un quadro coerente e orientato al futuro.</p>
<blockquote><p>RIFERIMENTI RICERCA</p>
<p><strong>Titolo</strong><br />
Wine and tourism: An analysis of synergies in Italy</p>
<p><strong>Autori</strong><br />
C. Vaquero-Piñeiro, R. Henke, O. Cimino, R. Sardone</p>
<p><strong>Fonte</strong><br />
Tourism Economics 2025, Volume 31, Issue 6 &#8211; <a href="https://doi.org/10.1177/13548166251338872" target="_blank" rel="noopener">https://doi.org/10.1177/13548166251338872</a></p>
<p><strong>Abstract</strong><br />
Il vino sta acquisendo sempre maggiore importanza nel moderno settore turistico. L’obiettivo di questo studio è analizzare le relazioni tra l’adozione di pratiche agrituristiche e la specializzazione vitivinicola in Italia, con particolare attenzione alle performance di sostenibilità socio-economica. L’analisi è condotta a livello aziendale utilizzando i dati della Rete Contabile Aziendale Italiana (RICA) relativi al periodo 2017-2021 e avvalendosi di un approccio di Propensity Score Matching. I risultati mostrano che le aziende vitivinicole sono più propense a perseguire attività agrituristiche rispetto ad altre aziende, con i produttori di vino di alta qualità che offrono un’opzione turistica più diversificata. L’enoturismo incide sulla sostenibilità socio-economica, ma con differenze riscontrate tra produttori di alta qualità e produttori convenzionali. Ne derivano implicazioni per i decisori politici e gli operatori che elaborano strategie di sviluppo locale e cercano di individuare modalità per promuovere un turismo sostenibile.</p>
<p><strong>Bibliografia essenziale</strong><br />
1. Schubert SF and Schamel G (2021) Sustainable tourism development: a dynamic model incorporating resident spillovers. Tourism Economics 27(7): 1561–1587.<br />
2. Cinelli Colombini D (2015) Wine tourism in Italy. International Journal of Wine Research 7: 29–35.<br />
3. Cerulli G (2022) Econometric Evaluation of Socio-Economic Programs, Theory and Applications. Berlin, Germany: Springer.<br />
4. De Simone E, Giua M and Vaquero-Piñeiro C (2024) Eat, visit, love. World heritage list and geographical indications: joint acknowledgement and consistency as drivers of tourism attractiveness in Italy. Tourism Economics 30(6): 1531–1556.<br />
5. OECD (2024) OECD Tourism Trends and Policies 2024. Paris, France: OECD Publishing.<br />
6. Henke R, Cimino O and Vanni F (2022) The role of diversification in the revenue composition of Italian farms, Italian Review of Agricultural Economics (REA) 77(1): 25–38.<br />
7. Di Bella A, Petino G and Scrofani L (2019) The Etna microregion between peripheralization and innovation: towards a smart territorial system based on tourism. Regional Science Policy &amp; Practice 11(3): 493–507.<br />
8. Gerz A and Dupont F (2006) Comte cheese in France: impact of a geographical indication on rural development. Origin-Based Products: Lessons for Pro-Poor Market Development 372: 75–87.<br />
9. FAO &amp; oriGIn (2024) Developing a Roadmap towards Increased Sustainability in Geographical Indication Systems– Practical Guidelines for Producer Organizations to Identify Priorities, Assess Performance and Improve the Sustainability of Their Geographical Indication Systems. Rome, Italy: Food and Agriculture Organization.<br />
10. Fondazione Qualivita. (2025). 1° Rapporto Turismo DOP. Edizioni Qualivita. https://www.qualivita.it/rapporto-turismo-dop-download/</p></blockquote>
<p><em>A cura della redazione</em></p>
<p>Fonte: <a href="https://www.qualivita.it/pubblicazioni/consortium-2026-01/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consortium 2026 n°01</strong></a></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/03/Consortium-30_Enoturismo-agriturismo_Vaquero-Pinero.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></strong></p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Enoturismo e territori vitivinicoli: sfide e opportunità</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/enoenoturismo-e-territori-vitivinicoli-sfide-e-opportunita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 14:11:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[CONSORTIUM]]></category>
		<category><![CDATA[enoturismo]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo DOP]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il caso di studio dell’area del Conegliano Valdobbiadene &#8211; Prosecco DOP analizza le opportunità e i limiti inerenti allo sviluppo del turismo enogastronomico in un territorio che si è storicamente basato su un’economia a vocazione [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/enoenoturismo-e-territori-vitivinicoli-sfide-e-opportunita/">Enoturismo e territori vitivinicoli: sfide e opportunità</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il caso di studio dell’area del Conegliano Valdobbiadene &#8211; Prosecco DOP analizza le opportunità e i limiti inerenti allo sviluppo del turismo enogastronomico in un territorio che si è storicamente basato su un’economia a vocazione vitivinicola</em></p>
<p>Il successo commerciale di prodotti legati al territorio, come le Denominazioni di Origine, è spesso visto come un motore capace di rendere più attrattive le aree di produzione. Le Indicazioni Geografiche possono rappresentare uno strumento di marketing e branding territoriale, favorire lo sviluppo locale e rafforzare le economie rurali, poiché hanno la capacità di identificare e differenziare il prodotto e il territorio ad esse associato nella competizione globale. In particolare, un ambito che sta riscontrando crescente interesse sia da parte dei ricercatori che dei professionisti, riguarda il ruolo delle IG per supportare lo sviluppo del turismo enogastronomico. Per approfondire l’intersezione tra IG e turismo enogastronomico, questo articolo prende in esame il caso del Conegliano Valdobbiadene &#8211; Prosecco DOP. Il forte aumento delle vendite dopo l’estensione dell’area di produzione nel 2009, insieme al riconoscimento UNESCO come Paesaggio Culturale nel 2019, offrono spunti interessanti per capire meglio la relazione tra prodotto e territorio nello sviluppo dell’enoturismo. Tuttavia, non sempre questo legame si traduce in uno sviluppo turistico sostenibile: se è vero che un prodotto può attirare visitatori, non è detto che il territorio sia pronto ad accoglierli e gestirli in modo efficace. I dati relativi ai flussi turistici nell’area di Valdobbiadene Conegliano del 2024 registrano una crescita significativa: +9,2% di arrivi sul 2023 e + 26,2% sul 2019 pre-pandemia, mentre le presenze si attestano a +9,7% sul 2023 e +18,7% sul 2019. Nondimeno, attrarre turisti non è sufficiente: è fondamentale disporre di un’infrastruttura turistica adeguata. Questo significa avere non solo strutture ricettive e servizi di qualità (hotel, ristoranti, eventi, musei, centri informativi), ma anche un territorio accessibile e ben collegato, capace di offrire esperienze autentiche e ben organizzate. Un turismo enogastronomico sostenibile richiede inoltre una visione integrata e a lungo termine, che tenga conto delle dinamiche economiche, sociali, ambientali e culturali del territorio. È pertanto indispensabile una governance territoriale condivisa e ben strutturata, capace di valorizzare le risorse locali senza snaturare l’identità del luogo. Spesso, infatti, il turismo viene gestito come un comparto isolato, senza un reale collegamento con il contesto in cui si inserisce. Al contrario, uno sviluppo davvero sostenibile richiede che si tenga conto delle dinamiche economiche, sociali, ambientali e culturali del territorio. L’articolo si propone di evidenziare sia le potenzialità che le criticità legate alla crescita del turismo enogastronomico in una zona da sempre legata alla viticoltura. Un tema oggi più attuale che mai, anche alla luce della nuova normativa europea sulle Indicazioni Geografiche (Regolamento UE 2024/1143), che riconosce ai Consorzi un ruolo ufficiale nella promozione del cosiddetto “Turismo DOP”, ovvero il turismo legato ai prodotti a Indicazione Geografica.</p>
<blockquote><p><strong>Chiara Rinaldi</strong><br />
Ricercatrice presso la Venice School of Management, Università Ca’ Foscari di Venezia e affiliata all’Agrifood Management and Innovation Lab dal 2021. Precedentemente, ha lavorato presso la School of Business, Economics and Law, University of Gothenburg, Svezia. I suoi interessi di ricerca si concentrano principalmente su strategie di sviluppo e gestione dei territori, place branding, place marketing, il turismo enogastronomico e twin transition nell’agroalimentare.</p></blockquote>
<h4>Metodologia</h4>
<p>Per analizzare in modo concreto le opportunità e i limiti dello sviluppo del turismo enogastronomico in un territorio con una forte tradizione vitivinicola, la ricerca ha utilizzato il metodo del caso di studio. Questo approccio, molto usato negli studi sul turismo, risulta particolarmente adatto quando si vuole comprendere la complessità di un territorio e le dinamiche tra i diversi attori coinvolti, consentendo di esplorare in profondità il contesto e raccogliere una pluralità di punti di vista. I dati sono stati raccolti nel 2022 tramite dieci interviste semi-strutturate, condotte con otto produttori locali e due rappresentanti istituzionali. Le interviste sono state trascritte integralmente e analizzate manualmente attraverso un’analisi tematica, che ha permesso di individuare e organizzare i principali temi emersi mettendo in luce le diverse opinioni e posizioni sui punti di forza e le criticità del turismo enogastronomico nella zona. Per rafforzare l’analisi, le informazioni raccolte sono state integrate con fonti secondarie: archivi, articoli di giornale, riviste di settore, e contenuti provenienti dai siti web di istituzioni e altri attori locali.</p>
<h4>Risultati</h4>
<p>I dati disponibili mostrano chiaramente come il territorio di Conegliano-Valdobbiadene – culla del Prosecco Superiore – abbia vissuto negli ultimi anni una crescita costante del flusso turistico, ad eccezione del periodo segnato dalla pandemia. Questa evoluzione ha permesso agli operatori locali di riflettere sui punti di forza dell’area, ma anche di evidenziarne alcune criticità. I principali aspetti emersi sono illustrati nei prossimi paragrafi.</p>
<p><strong>Infrastruttura turistica: punti di forza e criticità</strong><br />
<em><span style="text-decoration: underline;">Accoglienza e ospitalità</span></em><br />
Il turismo può costituire un’importante opportunità per il territorio, favorendo la nascita di nuove attività economiche e generando benefici anche per chi non è direttamente coinvolto nella filiera vitivinicola. Perché questi effetti siano positivi e duraturi, è però fondamentale una pianificazione attenta e una gestione partecipata che includa gli attori locali, così da evitare conflitti tra residenti e visitatori. Come evidenziato dalla letteratura, uno sviluppo turistico sostenibile non può basarsi esclusivamente su indicatori economici, ma deve anche promuovere il benessere sociale e la creazione di occupazione stabile, contribuendo concretamente al miglioramento della qualità della vita delle comunità locali. Non conta solo il numero di turisti, ma la compatibilità tra i loro valori e quelli della comunità locale: è quindi fondamentale che la popolazione locale sia sensibilizzata sui benefici economici che il turismo può portare, poiché in alcuni casi emergono resistenze al suo sviluppo. Allo stesso tempo, è importante che anche i turisti rispettino il territorio e chi lo vive. In un’area storicamente legata alla produzione vinicola, l’aumento dei visitatori può creare tensioni: c’è chi vede nel turismo una nuova opportunità di crescita economica e chi, al contrario, lo percepisce come un ostacolo alla propria attività quotidiana. Secondo i dati raccolti, la qualità dell’accoglienza è percepita come migliorabile, soprattutto in termini di informazioni fornite ai visitatori sia dagli uffici turistici che dagli operatori locali. Da un lato, proporre itinerari mirati può aiutare a distribuire meglio i flussi turistici all’interno della denominazione; dall’altro, è fondamentale sensibilizzare la popolazione locale.</p>
<p><em><span style="text-decoration: underline;">Strutture ricettive<br />
</span></em>La crescita del turismo nell’area di Conegliano-Valdobbiadene ha evidenziato limiti nelle strutture ricettive: mancano hotel di grandi dimensioni e i posti letto disponibili sono ancora pochi. Tuttavia, dopo la pandemia, sono nate nuove offerte di alloggio che hanno aumentato la capacità di accoglienza della zona. Gli operatori si dividono tra chi auspica la creazione di grandi strutture e chi teme che questo snaturi l’identità del territorio, caratterizzato da piccole strutture ricettive a conduzione familiare.</p>
<p><em><span style="text-decoration: underline;">Governance<br />
</span></em> Una gestione efficace richiede il coinvolgimento di più attori – pubblici, privati e associativi, al fine di preservare il patrimonio culturale ed ambientale e permettere uno sviluppo turistico in linea coi principi della sostenibilità. La presenza di molti soggetti, tuttavia, genera visioni differenti: alcuni lamentano confusione e frammentazione tra i ruoli dei diversi attori, altri invece ritengono la governance attuale adeguata. Anche se nel territorio sembra esserci una certa apertura alla partecipazione di attori diversi, la letteratura evidenzia che coinvolgere gli stakeholder è solo il primo passo, ma non basta per garantire uno sviluppo turistico davvero sostenibile. Per far sì che il turismo sostenibile diventi una pratica diffusa e condivisa, è necessario un percorso di educazione continua che coinvolga organizzazioni, turisti e tutti gli attori coinvolti. La sfida resta quella di coordinare azioni e responsabilità in modo coerente e partecipato.</p>
<p><em><span style="text-decoration: underline;"> Formazione e nuove competenze<br />
</span></em>Gli intervistati sono consapevoli della necessità di investire in formazione ed accrescere le competenze locali degli addetti alla gestione turistica: a questo fine, il Consorzio ha avviato due progetti – Green Academy e Wine Tourism Lab – per rafforzare le competenze locali in sostenibilità e accoglienza. Inoltre, lo sviluppo turistico ha fatto emergere l’esigenza di nuove figure professionali all’interno delle aziende vitivinicole, in particolare nella comunicazione digitale e nell’ospitalità, al fine di diversificare l’economia locale e creare nuove opportunità di impiego.</p>
<h4>Conclusioni</h4>
<p>Negli ultimi anni, l’enoturismo è cresciuto nel territorio di Conegliano-Valdobbiadene grazie alla fama internazionale del Prosecco e al riconoscimento UNESCO ottenuto nel 2019. Gli attori locali riconoscono le opportunità offerte dal turismo, ma anche la necessità di preparare adeguatamente un territorio storicamente legato alla viticoltura per accogliere i visitatori. Il caso evidenzia la necessità di migliorare sia le infrastrutture materiali – come uffici turistici ben organizzati – sia quelle immateriali, come la cultura dell’accoglienza. In alcune aree, la presenza dei turisti è vista con diffidenza da chi si è sempre occupato solo di vigneti e produzione vinicola. Tuttavia, molti altri attori percepiscono il turismo come un’importante occasione di sviluppo e hanno iniziato a investire in personale dedicato all’ospitalità. Per evitare effetti negativi sul territorio e sulla comunità locale, è fondamentale una governance condivisa tra più attori, capace di tenere conto delle diverse esigenze. Inoltre, è essenziale rafforzare le competenze di chi lavora nel turismo. In quest’ottica, il Consorzio di Tutela del vino Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore ha avviato progetti come la Green Academy e il Wine Tourism Lab, per formare operatori in sostenibilità e accoglienza. Il ruolo del Consorzio come coordinatore del turismo enogastronomico diventa sempre più centrale, soprattutto data la riforma europea delle Indicazioni Geografiche entrata in vigore nel 2024, che ha assegnato ai Consorzi nuove funzioni nella promozione del “Turismo DOP”. Affinché questo ruolo sia efficace, sarà necessario che i Consorzi si dotino anche di esperti in turismo in grado di gestire la pianificazione turistica, integrando la loro conoscenza del territorio e del tessuto sociale locale con strategie sostenibili di sviluppo turistico. Solo così sarà possibile mantenere l’equilibrio tra tutela del paesaggio, benessere dei residenti e crescita del turismo.</p>
<blockquote><p>RIFERIMENTI RICERCA</p>
<p><strong>Titolo</strong><br />
Lo sviluppo del turismo enogastronomico nei territori rurali a tradizione vitivinicola: opportunità e limiti</p>
<p><strong>Autori</strong><br />
C. Rinaldi</p>
<p><strong>Fonte</strong><br />
Traiettorie di sviluppo per le imprese agroalimentari: sfide, management e innovazione. Link open access: <a href="https://edizionicafoscari.unive.it/it/edizioni4/libri/978-88-6969-836-1/" target="_blank" rel="noopener">https://edizionicafoscari.unive.it/it/edizioni4/libri/978-88-6969-836-1/</a></p>
<p><strong>Abstract</strong><br />
Questo capitolo approfondisce il rapporto tra le Indicazioni Geografiche e il turismo. Esamina le opportunità e i limiti derivanti dallo sviluppo del turismo enologico in un’area che storicamente ha sempre fatto affidamento su un’economia basata sul vino: la zona del Conegliano Valdobbiadene &#8211; Prosecco DOP.</p>
<p><strong>Bibliografia essenziale</strong><br />
1. Checchinato, F., Finotto, V., Mauracher, C., &amp; Rinaldi, C. (2024). Spreading the gains from geographical indications: A longitudinal study on the extension of the Prosecco GI. Journal of Rural Studies, 109, 103336 (Open Access) https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0743016724001402<br />
2. Rinaldi, C., Cavicchi, A., &amp; Robinson, R. N. (2022). University contributions to co-creating sustainable tourism destinations. Journal of Sustainable Tourism, 30(9), 2144-2166 (Open Access) https://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/09669582.2020.1797056<br />
3. Rinaldi, C. (2017). Food and gastronomy for sustainable place development: A multidisciplinary analysis of different theoretical approaches. Sustainability, 9(10), 1748 (Open Access) https://www.mdpi.com/2071-1050/9/10/1748<br />
4. Russo, A. P., &amp; Van Der Borg, J. (2002). Planning considerations for cultural tourism: a case study of four European cities. Tourism management, 23(6), 631-637.<br />
5. Sharpley, R. (2000). Tourism and sustainable development: Exploring the theoretical divide. Journal of Sustainable Tourism, 8(1), 1-19.<br />
6. Streimikiene, D., Svagzdiene, B., Jasinskas, E., &amp; Simanavicius, A. (2021). Sustainable tourism development and competitiveness: The systematic literature review. Sustainable development, 29(1), 259-271.</p></blockquote>
<p><em>A cura della redazione</em></p>
<p>Fonte: <a href="https://www.qualivita.it/pubblicazioni/consortium-2026-01/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consortium 2026 n°01</strong></a></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/03/Consortium-30_Turismo-Conegliano-Valdobbiadene_Rinaldi.jpg.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></strong></p>
<p><em>Crediti foto: © Arcangelo Piai</em></p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il gusto della ruralità: esplorare il valore non catturato del turismo in Basilicata</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/il-gusto-della-ruralita-esplorare-il-valore-non-catturato-del-turismo-in-basilicata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 14:11:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[CONSORTIUM]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo DOP]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Uno studio condotto dall’Università di Kassel sul turismo enogastronomico nelle aree rurali della Basilicata analizza come risorse territoriali già disponibili possano costituire una base solida per generare sviluppo a condizione che vengano maggiormente integrate in [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Uno studio condotto dall’Università di Kassel sul turismo enogastronomico nelle aree rurali della Basilicata analizza come risorse territoriali già disponibili possano costituire una base solida per generare sviluppo a condizione che vengano maggiormente integrate in un’offerta strutturata e riconoscibile</em></p>
<p>Le aree rurali europee si trovano spesso a gestire trasformazioni economiche e sociali rapide, tra riduzione dei servizi, fragilità demografica e difficoltà nel trattenere competenze e reddito sul territorio. Il turismo viene considerato dalla letteratura come una leva potenziale di progresso socioeconomico, in particolare quando assume una forma decentrata e distribuita che sia capace di alleggerire le pressioni dell’over tourism sulle destinazioni mature e, al tempo stesso, di attivare opportunità per le filiere locali e le comunità ospitanti. La prospettiva della sostenibilità, nella definizione adottata a livello internazionale, richiama l’esigenza di soddisfare bisogni di visitatori e territori senza compromettere le opportunità future e salvaguardando l’integrità culturale insieme a processi ecologici essenziali e sistemi di supporto alla vita. Un tema sempre più rilevante è quello del turismo di comunità: un processo partecipativo in cui la popolazione locale contribuisce a decisioni, pianificazione e implementazione dell’offerta, con l’obiettivo di generare benefici economici e sociali e, insieme, preservare risorse culturali e ambientali. Parallelamente si è consolidata l’attenzione verso il concetto di uncaptured value (valore non catturato), che ci aiuta a identificare risorse e opportunità presenti ma non ancora trasformate in risultati stabili. Questa lente distingue tra valore in eccesso ma inutilizzato, valore assente, valore mancato e valore che, se gestito in modo inadeguato, può generare effetti distruttivi. La stessa riflessione si intreccia con l’idea di rete rurale, che descrive lo sviluppo rurale come esito di relazioni interdipendenti tra attori, risorse, pratiche produttive, istituzioni e infrastrutture, e suggerisce che la capacità di fare rete e di coordinare azioni e competenze sia decisiva per trattenere valore nelle economie locali. Il turismo enogastronomico assume un ruolo strategico poiché permette di intrecciare consumo, conoscenza e identità dei luoghi trasformando l’enogastronomia in un dispositivo esperienziale e narrativo. La letteratura disponibile sottolinea che l’incontro con cucine e produzioni locali rafforza il legame emotivo con le destinazioni e contribuisce a comprenderne la cultura, mentre la progettazione accurata dell’esperienza (dalla visita alla degustazione fino alla possibilità di acquisto e racconto) consente di adattare l’offerta a obiettivi e pubblici diversi senza perdere specificità. La Basilicata rappresenta un contesto emblematico di queste dinamiche: è una regione prevalentemente montuosa, ancora percepita come poco esplorata anche a causa di limiti di accessibilità e visibilità, ma i suoi prodotti mostrano segnali crescenti di riconoscibilità. In particolare, tra il 2019 e il 2021 l’export dei prodotti alimentari lucani risulta cresciuto del +62%, a fronte di una media nazionale pari a +15,2% (Confartigianato Imprese Alimentazione, 2022). Questo ci suggerisce un potenziale di conversione tra reputazione di prodotto e attrattività territoriale, considerando che i consumatori possono entrare in contatto con un luogo sia viaggiando per consumarne le specialità, sia consumando a casa prodotti esportati che alimentano curiosità e intenzione di visita.</p>
<blockquote><p><strong>Stella Moliterni<br />
</strong> Dottoranda presso l’Universitat Jaume I di Castellón de la Plana e EU Junior Project Manager. I suoi interessi di ricerca riguardano la responsabilità sociale e l’azione politica delle imprese nel settore agricolo, il turismo rurale e l’innovazione sociale, con attenzione al ruolo degli ecosistemi economici locali nello sviluppo rurale sostenibile.</p>
<p><strong>Katrin Zulauf </strong><br />
Attualmente in servizio presso l’Università di Scienze Applicate della Mittelhessen. In precedenza ha ricoperto il ruolo di ricercatrice post-dottorale presso la cattedra di Marketing Sostenibile dell’Università di Kassel.</p>
<p><strong>Ralf Wagner </strong><br />
Professore di Sustainable Marketing presso l’Università di Kassel, in Germania. Ha conseguito un dottorato di ricerca presso l’Università di Bielefeld, in Germania.</p></blockquote>
<h4>Metodologia</h4>
<p>La ricerca ha adottato un disegno qualitativo (Figura 1) basato su interviste semistrutturate e su una doppia prospettiva, domanda e offerta. Da un lato sono stati ascoltati potenziali visitatori che hanno già familiarità con prodotti lucani, acquistati o consumati fuori regione, ma non hanno ancora vissuto la Basilicata come destinazione turistica. Dall’altro, invece, imprenditori locali del comparto food e wine sono stati selezionati così da rappresentare diverse produzioni e aree interne includendo Aglianico del Vulture DOP, formaggi DOP e IGP, Peperone di Senise IGP, olio e altre filiere agroalimentari connesse a servizi di visita e accoglienza. Le interviste, raccolte tra novembre e dicembre 2022, sono state trascritte e analizzate con un processo di codifica progressiva secondo l’impostazione Gioia, passando da concetti emergenti a temi di secondo livello e infine a dimensioni aggregate.</p>
<p>Risultati Il risultato è un modello interpretativo articolato in quattro dimensioni, rete rurale, pianificazione, tradizione e glocalizzazione (F-PURSE, Figura 2), che descrivono rispettivamente la capacità del territorio di fare sistema, la presenza di condizioni abilitanti e di governance, il patrimonio identitario su cui si fonda l’esperienza e l’equilibrio tra autenticità locale e aspettative dei visitatori. Queste dimensioni vengono lette attraverso la lente del valore non catturato, distinguendo tra risorse disponibili ma sottoutilizzate, fattori mancanti che impediscono la conversione del potenziale in risultati, opportunità esistenti ma non pienamente attivate e situazioni in cui il valore, se gestito in modo inadeguato, può trasformarsi in effetti negativi per il territorio. La Basilicata dispone di un capitale territoriale forte, ma non pienamente convertito in un sistema turistico riconoscibile e integrato. Sul piano del rural web emerge una trama sociale percepita come risorsa distintiva. Gli imprenditori descrivono un tessuto fatto di ospitalità spontanea, relazioni personali e mutuo aiuto, dove il passaparola funziona sia come meccanismo promozionale sia come infrastruttura informale di collaborazione. Questa forza, tuttavia, convive con un limite strutturale: le relazioni restano spesso non formalizzate e non diventano rete organizzata capace di costruire pacchetti, gestire prenotazioni, distribuire flussi e presidiare la comunicazione con continuità. A ciò si aggiungono criticità tipiche delle aree interne, come scarsità di manodopera qualificata e processi di spopolamento che riducono la capacità di mantenere competenze e servizi. La dimensione della pianificazione è il principale fattore inibente. L’isolamento geografico si traduce in carenze infrastrutturali e logistiche che incidono direttamente sulla qualità dell’esperienza turistica, con problemi di viabilità, collegamenti e, in alcuni casi, servizi essenziali come l’approvvigionamento idrico. Gli intervistati segnalano anche l’assenza di una strategia condivisa, in grado di dare direzione comune alla destinazione e di coordinare iniziative imprenditoriali e misure pubbliche. La tradizione, intesa come ambiente, prodotti e patrimoni materiali e immateriali, risulta il principale serbatoio di attrattività.</p>
<blockquote><p><strong>Glocalizzazione</strong><br />
La glocalizzazione (o glocalismo) è una strategia che combina globalizzazione e localizzazione, adattando prodotti o servizi concepiti per un mercato globale alle specificità, esigenze e culture locali. Seguendo la definizione fornita da Singh e Wagner (2022), per “glocalizzazione” intendiamo l’aggiunta di elementi locali e parametri globali omogenei, in cui cultura, cibo e dinamiche sociali rappresentano i principali punti di attrazione e di differenziazione.</p></blockquote>
<p>I prodotti identitari (ed in particolare quelli riconosciuti come DOP e IGP) sono descritti come marcatori di appartenenza e leva centrale di credibilità e riconoscibilità e come generatori di effetti economici indiretti. Accanto alla tradizione, emerge la necessità di innovazione spesso realizzata attraverso recupero di razze locali, rigenerazione di immobili rurali e trasformazione di aziende in luoghi esperienziali con ristorazione, camere, spazi per attività culturali. Lo storytelling resta decisivo: i potenziali turisti attribuiscono valore alla conoscenza, desiderano spiegazioni, contesto e mediazione, e ricercano esperienze percepite come uniche e non replicabili altrove. La glocalizzazione descrive il punto di equilibrio più delicato. Da un lato, i visitatori portano aspettative “globali” sul formato dell’offerta, visita, racconto, degustazione, possibilità di acquisto, standard di accoglienza e competenze linguistiche. Dall’altro, invece, gli operatori temono che l’eccesso di standardizzazione riduca la specificità e renda l’esperienza intercambiabile con altre destinazioni. Qui si concentra una parte importante del valore non catturato: la Basilicata appare in grado di allinearsi a standard internazionali senza perdere autenticità, ma mancano strumenti, competenze e coordinamento per farlo in modo sistemico. Le barriere linguistiche e la professionalizzazione del servizio, incluse capacità narrative e di interpretazione del patrimonio, risultano condizioni abilitanti ancora incomplete.</p>
<h4>Conclusioni</h4>
<p>Lo studio converge sull’idea che il potenziale di sviluppo delle destinazioni rurali dipenda in misura decisiva dalla capacità di convertire risorse territoriali già disponibili, identità locali, patrimoni paesaggistici e produzioni certificate in un sistema di offerta riconoscibile e fruibile, evitando di ridurre la crescita a un incremento indiscriminato dei flussi. La lente del valore non catturato consente di chiarire che l’ostacolo principale non risiede nell’assenza di attrattori, bensì nei meccanismi di traduzione tra risorsa e risultato, che richiedono coordinamento tra attori, progettazione dell’esperienza, standard di servizio adeguati e narrazioni capaci di rendere intellegibile l’autenticità senza snaturarla. Ne deriva una pars construens orientata al rafforzamento della rete rurale, intesa come infrastruttura relazionale e organizzativa, e alla costruzione di condizioni abilitanti, competenze, accessibilità e una regia continuativa, anche leggera, che favorisca integrazione dell’offerta e stabilità nel tempo. Parallelamente, l’analisi segnala che la mancata strutturazione delle relazioni e l’adozione acritica di modelli globali standardizzati possono generare esiti controproducenti, indebolendo distintività e controllo locale. La traiettoria indicata è quella di una professionalizzazione selettiva, capace di aumentare qualità e affidabilità dell’esperienza preservando la specificità territoriale, così da trasformare reputazione dei prodotti e capitale culturale locale in valore durevole per comunità e filiere.</p>
<blockquote><p><strong>RIFERIMENTI RICERCA</strong></p>
<p><strong>Titolo</strong><br />
A taste of rural: Exploring the uncaptured value of tourism in Basilicata</p>
<p><strong>Autori</strong><br />
S. Moliterni, K. Zulauf, R. Wagner</p>
<p><strong>Fonte</strong><br />
Tourism Management Volume 107, April 2025, 105069<br />
https://doi.org/10.1016/j.tourman.2024.105069</p>
<p><strong>Abstract</strong><br />
Le comunità rurali spesso faticano ad adattarsi ai cambiamenti sociali ed economici, ma il loro patrimonio culturale può svolgere un ruolo fondamentale nello sviluppo del turismo e nella definizione delle aspettative per il futuro. Basandosi sulla teoria del turismo comunitario, questo studio offre una nuova prospettiva sul valore inespresso delle aree rurali, prendendo in considerazione l’identità culturale unica e il patrimonio culinario della Basilicata. Analizza i fattori che facilitano e ostacolano il progresso socio-economico, così come percepiti da operatori turistici e turisti, esamina il contributo del turismo allo sviluppo del tessuto rurale ed esplora il valore latente tra le attività imprenditoriali nel turismo enogastronomico e le misure politiche, governative e amministrative. In linea con il movimento per la tutela del patrimonio culturale, questo studio sottolinea l’importanza di preservare i paesaggi, le identità locali e i beni comuni. I risultati chiariscono l’ impatto della dimensione locale del turismo sulle regioni rurali, in particolare attraverso le attività turistiche e le pratiche di approvvigionamento locale, e mirano a fornire spunti per strategie di utilizzo del turismo a fini di sviluppo delle aree rurali.</p>
<p><strong>Bibliografia essenziale</strong><br />
1. Addai, G., Suh, J., Bardsley, D., Robinson, G., &amp; Guodaar, L. (2024). Exploring sustainable development within rural regions in Ghana: A rural web approach. Sustainable Development. https://doi.org/10.1002/sd.2887<br />
2. Bencivenga, A., Dalterio Vollaro, P., Forte, F., Giampietro, A., &amp; Percoco, A. (2016). Food and wine tourism in Basilicata. Agriculture and Agricultural Science Procedia, 8, 176–185.<br />
3. Bencivenga, A., &amp; Percoco, A. (2019). Il turismo enogastronomico per lo sviluppo rurale della Basilicata (Vol. Vol. III). Annali del Turismo.<br />
4. Bindi, L. (2019). Restare. Comunità a locali, regimi patrimoniali e processi partecipativi. Perspectives on Rural Development, 273–292. https://doi.org/10.1285/ i26113775n3p273<br />
5. Lee, T. H., &amp; Jaan, F. H. (2019). Can community-based tourism contribute to sustainable development? Evidence from residents’ perceptions of the sustainability. Tourism Management, 70, 368–380<br />
6. Martínez, J. L., Martín, J., Fernandez, ´ J. M. G., &amp; Mogorron-Guerrero, ´ H. (2019). An analysis of the stability of rural tourism as a desired condition for sustainable tourism. Journal of Business Research, 100, 165–174. https://doi.org/10.1016/j. jbusres.2019.03.033<br />
7. Singh, S., &amp; Wagner, R. (2023). Indian wine tourism: New landscape of international spillovers. Journal of Asia Business Studies, 17(5), 951–970. https://doi.org/10.1108/ JABS-01-2022-0004<br />
8. Van Der Ploeg, J., &amp; Marsden, T. (2008). Unfolding webs: The dynamics of regional rural development. Assen: Royal Van Gorcum.<br />
9. Yang, M., Evans, S., Vladimirova, D., &amp; Rana, P. (2017). Value uncaptured perspective for sustainable business model innovation. Journal of Cleaner Production, 140, 1794–1804. https://doi.org/10.1016/j.jclepro.2016.07.102<br />
10. Zulauf, K., &amp; Wagner, R. (2021). Urban and rural sustainability: Divergent concepts and their consequences for marketing. Frontiers in Sustainability, 2, Article 670866. https://doi.org/10.3389/frsus.2021.670866</p></blockquote>
<p><em>A cura della redazione</em></p>
<p>Fonte: <a href="https://www.qualivita.it/pubblicazioni/consortium-2026-01/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consortium 2026 n°01</strong></a></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/03/Consortium-30_Il-gusto-della-ruralita_Moliterni.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></strong></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Vi racconto perché ho scritto La filosofia della Dop economy</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/vi-racconto-perche-ho-scritto-la-filosofia-della-dop-economy/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 13:58:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altri articoli]]></category>
		<category><![CDATA[#DopEconomy]]></category>
		<category><![CDATA[CONSORTIUM]]></category>
		<category><![CDATA[editoria]]></category>
		<category><![CDATA[filosofiaDopeconomy]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[Mauro Rosati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un saggio con la prefazione di Umberto Galimberti per leggere nelle Indicazioni Geografiche una delle forme più mature dell’Italia contemporanea di Mauro Rosati Prima di parlare del libro, sento il bisogno di fare due premesse [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/vi-racconto-perche-ho-scritto-la-filosofia-della-dop-economy/">Vi racconto perché ho scritto La filosofia della Dop economy</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Un saggio con la prefazione di Umberto Galimberti per leggere nelle Indicazioni Geografiche una delle forme più mature dell’Italia contemporanea</em></p>
<p><strong>di Mauro Rosati</strong></p>
<p>Prima di parlare del libro, sento il bisogno di fare due premesse che spiegano il senso profondo di questo lavoro. La prima guarda al futuro. Ho scelto di destinare i ricavi dei diritti d’autore all’associazione senegalese del Madd della Casamance IGP, perché questo libro non voleva nascere come un esercizio teorico chiuso in sé stesso. Voleva avere, fin dall’inizio, una direzione concreta. Voleva dire che riflettere sul valore del cibo, dei territori e delle comunità può anche tradursi in un gesto reale di cooperazione e responsabilità. La seconda premessa riguarda il tour di presentazione. Non lo considero una semplice sequenza di date, né un rituale promozionale legato all’uscita di un volume. Lo immagino come un progetto culturale diffuso, costruito nei territori, insieme ai Consorzi di tutela, alle università, alle istituzioni, ai giovani. Un cammino di confronto che prova a riportare al centro, con parole nuove, i temi del cibo, dell’agricoltura, dell’identità italiana.</p>
<p>La filosofia della Dop economy nasce da tre sorgenti che si intrecciano: dal Qualivita Festival, che per me è stato un luogo di pensiero; dalle esperienze personali, grazie a venticinque anni di incontri, osservazioni, dialoghi, errori, intuizioni; e dal lavoro di ricerca di Fondazione Qualivita, che in questo percorso ha costruito dati, conoscenza, metodo, visione. Per questo tengo a dire che La filosofia della Dop economy non è un libro astratto, né accademico e nemmeno un testo costruito a distanza dalla realtà. È un libro che nasce dentro il lavoro quotidiano, dentro il lungo attraversamento del sistema delle Indicazioni Geografiche italiane. E forse proprio per questo cerca meno di spiegare un meccanismo e più di restituire il significato di un’esperienza storica che ho visto crescere davanti ai miei occhi.</p>
<h4>Cosa racconta</h4>
<p>In fondo questo libro racconta gli ultimi venticinque anni dell’Italia. Il passaggio da un modello economico in cui il prestigio era affidato soprattutto a moda, a meccanica, a manifattura e, in parte, alla promessa della tecnologia, a un modello nel quale l’agroalimentare ha assunto un ruolo centrale. Per molto tempo il cibo italiano è stato considerato importante, ma non strategico. Oggi, invece, è uno dei settori decisivi dell’export, della reputazione internazionale, della tenuta economica e sociale dei territori. I numeri raccontano questo cambiamento. L’export agroalimentare passato dai 22 miliardi di euro all’inizio del Duemila a oltre 70 miliardi nel 2024, le Indicazioni Geografiche da circa 300 a quasi 900. Intanto altri comparti attraversano trasformazioni profonde, perdono base produttiva e faticano a consolidare filiere competitive su scala globale. Le IG invece hanno dato all’agroalimentare struttura, identità, riconoscibilità, e credibilità pubblica. Hanno permesso all’Italia di valorizzare ciò che possedeva di più radicato e irripetibile: il rapporto tra prodotti, territori e comunità. Per questo, quando parlo di Dop economy, parlo di una delle espressioni più evidenti del rinascimento agroalimentare italiano. Un rinascimento che ha riportato in superficie una cultura agricola rimasta in secondo piano durante il ciclo industriale del Novecento, restituendo centralità ai saperi territoriali, alle pratiche sedimentate nel tempo, alle tradizioni enogastronomiche che sembravano destinate a diventare semplici residui del passato. Come il Rinascimento storico riportò alla luce il patrimonio classico, così questo nuovo rinascimento agroalimentare ha rimesso al centro una parte essenziale dell’identità italiana.</p>
<h4>Perché la parola “filosofia”</h4>
<p>Ho usato questo termine perché il libro non parla soltanto di come si produce un cibo, ma di cosa quel cibo significa. Filosofia, per me, vuol dire cercare il senso delle cose, andare oltre la superficie dei fatti, mettere in relazione ciò che accade con i valori che lo sorreggono. E i valori che vedo nella Dop economy sono chiari: economia, cultura, identità, comunità, istituzione, democrazia. Quando un cibo tiene insieme memoria, paesaggio, lavoro, appartenenza, relazioni e futuro, allora usciamo dal campo dell’alimentazione. Entriamo in quello che potremmo chiamare filosofia civile del cibo. È questo che mi interessava mettere a fuoco. Alcuni cibi, soprattutto quelli legati ai territori, non sono soltanto cose da consumare. Sono realtà da comprendere.</p>
<h4>Il rapporto fra tradizione e Indicazioni Geografiche</h4>
<p>Il nodo storico delle Indicazioni Geografiche è qui. Per secoli il cibo ha avuto una funzione di sopravvivenza. Quando domina la scarsità, il suo valore è nutrire e garantire la vita. Ma quando la sopravvivenza è assicurata, cambia lo sguardo dell’uomo, diminuisce il peso del cibo come nutrimento e cresce l’importanza di valori come qualità, piacere, fiducia, memoria, identità. Il cibo smette di essere merce e diventa linguaggio, parlando alla cultura, alla comunità, al rapporto con i luoghi. Le IG nascono in questo passaggio. Danno forma all’idea che alcuni prodotti non valgano soltanto per le loro caratteristiche materiali, ma per il legame che custodiscono con territorio, storia e sapere collettivo. Ed è qui che compiono una grande operazione civile, restituendo dignità a territori, economie locali, comunità, culture materiali. Dicono che nel cibo non c’è soltanto mercato. C’è eredità, responsabilità, futuro.</p>
<h4>Tre operazioni storiche delle Indicazioni Geografiche</h4>
<p>Se dovessi riassumere le tre grandi operazioni storiche delle IG, direi questo: hanno trasformato prodotti nati poveri in prodotti ricchi, portando valore dove prima c’era marginalità; hanno preservato una parte della cultura italiana, salvando saperi, pratiche e memoria; hanno dato al cibo un valore simbolico pubblico, rendendo visibile e tutelabile il rapporto tra prodotto e territorio. In altre parole, hanno sottratto il cibo all’anonimato restituendolo alla storia e ai luoghi. Questo impone anche di chiarire il rapporto tra tradizione e contemporaneità. La tradizione conta non perché è antica, ma perché mostra coerenza nel tempo. Non basta dire che un prodotto esisteva secoli fa: ciò che conta è la continuità viva tra prodotto, territorio e comunità. I prodotti autentici attraversano le trasformazioni senza perdere il legame con le origini. Questa continuità, nelle DOP e nelle IGP, non è narrativa, è documentabile e verificabile. Archivi, paesaggi, documenti, opere d’arte, letteratura e pratiche agrarie raccontano una memoria concreta. Il riconoscimento DOP o IGP non inventa un’identità, la certifica quando esiste già. Mi piace pensare alla tradizione come a un fiume. L’acqua cambia continuamente, ma l’alveo resta. Nei prodotti DOP e IGP quell’alveo è il territorio, sono i saperi, sono le comunità. Per questo un’Indicazione Geografica non inventa una storia. Riconosce una continuità viva.</p>
<h4>La responsabilità che il libro ci affida</h4>
<p>Alla fine, però, la questione più importante riguarda il presente e il futuro. Viviamo un tempo di crisi complesse, e nessuno può pensare di affrontarle da solo. Servono sistemi maturi, servono istituzioni, imprese, cultura, comunità. Il cibo è uno di questi sistemi fondamentali, perché riguarda insieme economia, territorio, identità, relazioni quotidiane, qualità della vita. In questo senso, le Indicazioni Geografiche rappresentano un modello concreto, un sistema produttivo capace di tenere insieme qualità, responsabilità, cooperazione, impresa, territorio e persone. I Consorzi di tutela sono il cuore di questo modello; comunità organizzate che dimostrano, ogni giorno, che sviluppo e identità possono convivere, che il mercato può dialogare con la storia, che la competizione può accompagnare forme alte di cooperazione, che il valore economico, quando è ben costruito, può diventare anche valore civile. La lezione che affido a questo libro è, in fondo, molto semplice. Attraverso il sistema delle Indicazioni Geografiche possiamo essere parte attiva delle soluzioni ai problemi del nostro tempo. Ma c’è una condizione essenziale: non basta lavorare bene ciascuno per conto proprio. Bisogna muoversi nella stessa direzione, condividendo visione, responsabilità e senso del bene comune. Nessuno può spostare il mondo da solo. Ma quando persone, territori e istituzioni riconoscono valori comuni e scelgono di camminare insieme, anche il mondo, lentamente, comincia a muoversi.</p>
<p><em>A cura della redazione</em></p>
<p>Fonte: <a href="https://www.qualivita.it/pubblicazioni/consortium-2026-01/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consortium 2026 n°01</strong></a></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/05/Consortium-30_Filosofia-della-Dop-economy_Rosati.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></strong></p>
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		<title>Vino e riscaldamento globale: quale destino per le Denominazioni d&#8217;Origine in Europa?</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/vino-e-riscaldamento-globale-quale-destino-per-le-denominazioni-dorigine-in-europa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 11:09:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[CONSORTIUM]]></category>
		<category><![CDATA[RICERCA]]></category>
		<category><![CDATA[RICERCAIG]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Uno studio coordinato da Eurac Research e dall’Università Ca’ Foscari di Venezia ha mappato la vulnerabilità climatica delle denominazioni vinicole europee, evidenziando le regioni più a rischio e proponendo soluzioni per il loro adattamento Il [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Uno studio coordinato da Eurac Research e dall’Università Ca’ Foscari di Venezia ha mappato la vulnerabilità climatica delle denominazioni vinicole europee, evidenziando le regioni più a rischio e proponendo soluzioni per il loro adattamento</em></p>
<p>Il vino rappresenta una delle espressioni più profonde e autentiche della cultura europea, un patrimonio costruito nei secoli, tramandato di generazione in generazione. Ogni bottiglia di vino è il risultato dell’equilibrio tra tradizioni e condizioni ambientali specifiche, espresse nel concetto di terroir. Quest’ultimo rappresenta l’interazione unica tra clima, suolo, vitigni e metodi di produzione, elementi che contribuiscono a dare ai vini caratteristiche distintive e riconoscibili. In Europa, il sistema delle Indicazioni Geografiche tutela questo patrimonio e protegge la qualità e l’unicità delle produzioni vinicole regionali. Tuttavia, il cambiamento climatico sta alterando profondamente le condizioni che rendono possibile la produzione di vini dalle caratteristiche uniche. L’aumento delle temperature medie, la maggiore incidenza di eventi meteorologici estremi, come grandinate, siccità prolungate e ondate di calore, stanno incidendo significativamente sulla produzione vinicola. Le modifiche nei cicli vegetativi della vite influiscono sulla qualità e sulle caratteristiche organolettiche dei vini, spingendo i produttori a cercare nuove strategie di adattamento per non compromettere il proprio prodotto e la propria competitività sui mercati internazionali. Un recente studio ha quantificato e mappato in modo sistematico la vulnerabilità climatica di 1.085 denominazioni viticole europee, valutandone il grado di esposizione ai cambiamenti climatici, la sensibilità delle varietà coltivate e la capacità di adattamento. L’analisi ha dimostrato come un sistema di Denominazioni di Origine Protetta troppo rigido potrebbe potenzialmente costituire un ostacolo significativo all’adattamento delle produzioni vitivinicole ai nuovi scenari climatici. Diventa dunque cruciale riflettere sul sistema delle Indicazioni Geografiche e delle denominazioni per garantire maggiore flessibilità ai produttori, consentendo loro di adottare varietà più resistenti, pratiche agricole innovative e tecniche di gestione sostenibili. Senza un adeguato intervento, alcune denominazioni potrebbero rischiare di perdere la loro identità e il proprio valore economico e culturale.</p>
<blockquote><p><strong>Sebastian Candiago</strong><br />
Post-Doc presso l’Università di Bayreuth (Bayreuth, Germania), studia gli impatti dei cambiamenti globali sui paesaggi agrari tradizionali utilizzando un approccio multidisciplinare che include aspetti socio-ecologici, analisi geospaziali e l’integrazione con elementi di policy.</p>
<p><strong>Simon Tscholl</strong><br />
Post-Doc presso Eurac Research (Bolzano, Italia), studia le interazioni tra gli organismi e il clima, soprattutto nei paesaggi agricoli. A tal fine utilizza principalmente metodi di ricerca quantitativi, tra cui la modellazione di metriche climatiche, l’analisi statistica delle serie temporali e tecniche di visualizzazione spaziale.</p></blockquote>
<h4>Metodologia</h4>
<p>Lo studio ha utilizzato un approccio multidisciplinare per valutare la vulnerabilità delle denominazioni vinicole, combinando dati climatici, socioeconomici e normativi. Sono stati presi in considerazione tre indicatori principali: 1. L’esposizione al cambiamento climatico, che misura il livello di variazione delle condizioni climatiche nelle diverse regioni vinicole, analizzando temperature, precipitazioni e stress idrico. 2. La sensibilità, ovvero la misura dell’impatto che i cambiamenti climatici avranno sulle varietà ammesse nei disciplinari di produzione nelle diverse regioni, valutando quanto esse saranno compatibili con i climi futuri. 3. La capacità di adattamento, ovvero la disponibilità di risorse finanziarie, umane e naturali disponibili per mitigare gli effetti del cambiamento climatico, tenendo conto di diversi indicatori socioeconomici e biofisici. L’analisi è basata su modelli climatici avanzati e su un database che raccoglie informazioni sulle diverse denominazioni vinicole, permettendo di confrontare il livello di vulnerabilità climatica tra le diverse regioni europee.</p>
<h4>Risultati</h4>
<p>Emergono vari gruppi di regioni vinicole (Figura 1, Figura 2), con diverso grado di vulnerabilità. Il 5% delle regioni vinicole europee affronteranno gli impatti più significativi nei prossimi decenni, non solo per le condizioni climatiche, ma anche per l’insufficienza delle risorse per adattarsi. Tra queste, il Trebbiano d’Abruzzo e il Lambrusco Mantovano in Italia, e la Sierra de Salamanca in Spagna. Per altri tre gruppi di denominazioni la vulnerabilità è alta, ma non al livello del gruppo peggiore. Si tratta del 25% delle regioni vinicole europee. Queste includono ad esempio Côtes de Provence (Francia), Conegliano Valdobbiadene &#8211; Prosecco (Italia), Alentejo (Portogallo) e Rioja (Spagna) e alcune denominazioni in Italia centrale (per esempio Colli Maceratesi e Colline Teramane Montepulciano d’Abruzzo). Nei gruppi a vulnerabilità moderata o bassa rientrano le restanti regioni, tra queste Côtes d’Auvergne e Alsace in Francia, Rheinhessen in Germania, Alto Adige in Italia. Per molte denominazioni a fare la differenza sarà la capacità di adattamento: potenzialmente avranno le risorse per rilocalizzare o gestire diversamente i loro vigneti, ad esempio salendo in quota o investendo per migliorare alcune tecnologie. Questo dipenderà anche dalla possibilità di poter modificare pratiche vinicole e relativi disciplinari. Strategie come la gestione della chioma, l’uso di portinnesti più resistenti, l’irrigazione o la selezione di varietà più adatte alle nuove condizioni climatiche possono infatti mitigare gli effetti negativi del cambiamento climatico, ma la rigidità dei disciplinari di molte denominazioni potrebbe limitare la flessibilità nell’introduzione di nuove pratiche e varietà. Un esempio significativo è quello di Bordeaux, dove, per far fronte all’aumento delle temperature, sono state autorizzate nuove varietà, tra cui la Touriga Nacional, tipicamente coltivata in Portogallo, autorizzandone la sperimentazione. Tuttavia, molte di queste modifiche richiedono processi normativi e tempi di sperimentazione significativi, ed alcune regioni con alta vulnerabilità potrebbero non avere il tempo o le risorse per adeguarsi in modo efficace, rischiando così un impatto importante sulla produzione e sulla qualità del loro vino.</p>
<h4>Conclusioni</h4>
<p>Il cambiamento climatico pone una sfida senza precedenti al settore vinicolo europeo, rendendo necessario un ripensamento delle strategie di produzione e gestione del vigneto. L’adozione di strategie di adattamento dovrà coinvolgere sia gli aspetti normativi che le tecniche agricole. Uno dei punti chiave sarà la flessibilità normativa: senza una revisione delle regole che disciplinano le Denominazioni di Origine Protetta, molti produttori potrebbero trovarsi nell’impossibilità di far fronte ai cambiamenti climatici, mettendo a rischio la sopravvivenza di alcune delle più rinomate denominazioni vinicole. Parallelamente, le strategie di adattamento potranno aiutare a mitigare gli impatti del riscaldamento globale. La gestione della chioma e dell’irrigazione, e l’utilizzo di portainnesti più resistenti rappresentano alcune delle soluzioni già in fase di sperimentazione in diverse aree. In conclusione, il futuro del vino europeo dipenderà dalla capacità del settore di bilanciare il rispetto della tradizione con l’esigenza di innovazione. La collaborazione tra istituzioni, produttori e comunità scientifica sarà essenziale per garantire che il settore vitivinicolo continui a prosperare nonostante le sfide imposte dal cambiamento climatico.</p>
<blockquote><p>RIFERIMENTI RICERCA</p>
<p><strong>Titolo</strong><br />
Climate resilience of European wine regions</p>
<p><strong>Autore</strong><br />
S. Tscholl, S. Candiago, T. Marsoner, H. Fraga, C. Giupponi, L. Egarter Vigl</p>
<p><strong>Fonte</strong><br />
Tscholl, S., Candiago, S., Marsoner, T. et al. Climate resilience of European wine regions. Nat Commun 15, 6254 (2024).<br />
https://doi.org/10.1038/s41467-024-50549-w</p>
<p><strong>Abstract</strong><br />
Nel corso dei secoli, i viticoltori europei hanno sviluppato una conoscenza approfondita delle varietà di vite, dell’ambiente e delle tecniche che permettono di ottenere i migliori vini. Questa conoscenza è riflessa nel sistema delle Indicazioni Geografiche viticole, ma il cambiamento climatico sta mettendo in crisi questa relazione storica. In questo studio, viene presentata una mappatura della vulnerabilità<br />
ai cambiamenti climatici di 1.085 IG vinicole in tutta Europa proponendo soluzioni per il loro adattamento al cambiamento climatico. Nel fare ciò, vengono sviluppati una serie di indicatori biofisici e socioeconomici. I risultati indicano che le regioni vinicole dell’Europa meridionale sono tra le più colpite, con elevati livelli di vulnerabilità anche nell’Europa orientale. La vulnerabilità risulta essere influenzata dalla rigidità del sistema IG, che limita la diversità delle varietà di vite e contribuisce così ad aumentare la sensibilità<br />
ai cambiamenti climatici. Inoltre, carenze contestuali, come risorse socioeconomiche limitate, possono aggravarla ulteriormente. Costruire un settore viticolo resiliente al clima richiederà una revisione del sistema IG che consenta all’innovazione di compensare gli impatti negativi dei cambiamenti climatici.</p>
<p><strong>Bibliografia essenziale</strong><br />
1. Van Leeuwen, C. &amp; Seguin, G. The concept of terroir in viticulture. J. Wine Res. 17, 1–10 (2006).<br />
2. Van Leeuwen, C. &amp; Darriet, P. The impact of climate change on viticulture and wine quality. J. Wine Econ. 11, 150–167 (2016).<br />
3. Fraga, H. et al. Climatic suitability of Portuguese grapevine varieties and climate change adaptation. Int. J. Climatol. 36, 1–12 (2016).<br />
4. Candiago, S., Winkler, K. J., Giombini, V., Giupponi, C. &amp; Egarter Vigl, L. An ecosystem service approach to the study of vineyard landscapes in the context of climate change: a review. Sustain Sci. 18, 1–17 (2022).<br />
5. Hannah, L. et al. Climate change, wine, and conservation. Proc. Natl. Acad. Sci. 110, 6907–6912 (2013).<br />
6. Tscholl, S., Tasser, E., Ulrike, T. &amp; Egarter Vigl, L. Coupling solar radiation and cloud cover data for enhanced temperature predictions over topographically complex mountain terrain. Int. J. Climatol. 42, 4684–4699 (2021).<br />
7. Van Leeuwen, C. et al. Climate change impacts and adaptations of wine production. Nat. Rev. Earth Environ 5, 258–275 (2024).<br />
8. Candiago, S., Tscholl, S., Bassani, L., Fraga, H. &amp; Egarter Vigl, L. A geospatial inventory of regulatory information for wine protected designations of origin in Europe. Sci. Data 9, 394 (2022).<br />
9. Wolkovich, E. M., Cortázar-Atauri, I. G., de, Morales-Castilla, I., Nicholas, K. A. &amp; Lacombe, T. From Pinot to Xinomavro in the world’s future wine-growing regions. Nat. Clim. Change 8, 29–37 (2018).<br />
10. Tonietto, J. &amp; Carbonneau, A. A multicriteria climatic classification system for grape-growing regions worldwide. Agr. For. Meteorol. 124, 81–97 (2004).</p></blockquote>
<p><em>A cura della redazione</em></p>
<p>Fonte: <a href="https://www.qualivita.it/pubblicazioni/consortium-2026-01/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consortium 2026 n°01</strong></a></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/05/Consortium-30_Vino-e-riscaldamento-globale_Candiago-Tscholl.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></p>
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		<title>IG, viaggio attraverso l&#8217;Europa: disuguaglianze e prospettive dell&#8217;uso di uno strumento comunitario</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 10:37:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[CONSORTIUM]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La ricerca dell’Università di Padova rileva che l’uso delle IG rimane disomogeneo, con poche prospettive, per le regioni con meno IG, di recuperare sulle altre, a meno di decisi interventi di politica A livello europeo, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/ig-viaggio-attraverso-leuropa-disuguaglianze-e-prospettive-delluso-di-uno-strumento-comunitario/">IG, viaggio attraverso l&#8217;Europa: disuguaglianze e prospettive dell&#8217;uso di uno strumento comunitario</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>La ricerca dell’Università di Padova rileva che l’uso delle IG rimane disomogeneo, con poche prospettive, per le regioni con meno IG, di recuperare sulle altre, a meno di decisi interventi di politica</em></p>
<p>A livello europeo, le IG sono uno strumento sempre più utilizzato per proteggere e valorizzare produzioni agroalimentari fortemente legate ai territori di origine. Tale sviluppo del settore è sostenuto in maniera importante dalla politica agricola comunitaria, la quale identifica nelle IG uno dei capisaldi del settore agroalimentare europeo, operandosi attivamente per la loro protezione e promozione, sia a livello interno che in sede internazionale. Quando però osserviamo “chi” utilizza le IG, la situazione appare alquanto sbilanciata, con il 70% di tutte le IG europee, escludendo i vini, registrate in soli cinque Paesi dell’area Mediterranea (Figura 1). Da un lato, questa non è una situazione sorprendente, vista la lunga tradizione che questi Paesi hanno di una valorizzazione basata sul binomio origine-qualità, anche codificata in leggi nazionali antecedenti la normativa europea. Dall’altro lato, questa disparità di utilizzo (che si riscontra anche a livello sub-nazionale) comporta il rischio che i benefici delle politiche comunitarie di promozione e protezione delle IG siano raccolti in via prevalente proprio da quelle regioni europee dove le IG trovano maggiore diffusione. È importante sottolineare che quest’ultimo aspetto non necessariamente è un elemento di criticità, quanto piuttosto una questione di quale indirizzo strategico si adotta nella valorizzazione dei prodotti agroalimentari. Ad esempio, la promozione, a fianco del sistema IG, di strategie di valorizzazione alternative, più adatte a contesti tradizionalmente lontani dall’uso delle IG, potrebbe essere un modo per raggiungere lo stesso obiettivo (valorizzare le produzioni agroalimentari) percorrendo strade diverse. Se, al contrario, si identifica il sistema IG come strumento principe per la valorizzazione agroalimentare, estenderne l’utilizzo anche alle regioni più distanti da questa strategia di valorizzazione può diventare un modo per diffonderne i benefici in maniera più omogenea sul territorio comunitario. Quest’ultima visione sembra quella adottata a livello comunitario, supportata sia da dichiarazioni che hanno preceduto le ultime due riforme del settore IG, sia da atti pratici, come la decisione di includere, nei nuovi accordi con Paesi terzi per la protezione di IG europee, almeno un prodotto IG di ogni Stato Membro. Ponendosi in quest’ottica, quindi, lo studio delle disparità regionali nell’utilizzo delle IG è funzionale sì a capire qual è l’entità delle disuguaglianze, ma anche per comprendere se sono necessari interventi mirati alla loro riduzione e quali potrebbero essere i più adatti, quali sono le potenziali barriere che ostacolano una diffusione delle IG nei contesti dove la loro presenza è scarsa e, non ultimo, se gli eventuali interventi e sforzi fatti hanno prodotto i risultati attesi. Questo studio si è concentrato su due aspetti in via principale. Il primo è l’analisi temporale delle disparità nell’uso delle IG tra le diverse regioni europee, così da comprendere se e in che misura queste siano andate riducendosi nel tempo. Il secondo, invece, è la valutazione degli effetti del Regolamento 1151/2012, durante la stesura del quale già si richiamava alla necessità di interventi per stimolare la registrazione di IG in quelle regioni dove questo strumento era meno utilizzato. A questo proposito, va sottolineato che la strada scelta è stata principalmente quella di una semplificazione burocratica nei processi di riconoscimento delle IG, strada sulla quale si è proseguito con la riforma del 2024.</p>
<blockquote><p><strong>Leonardo Cei</strong></p>
<p>ha conseguito il dottorato di ricerca presso l’Università degli Studi di Padova, la sua attività di ricerca e di insegnamento si è concentrata sugli schemi di qualità nel settore agroalimentare, con particolare riferimento alle Indicazioni Geografiche a livello di domanda, offerta e su scala territoriale.</p></blockquote>
<h4>Metodologia</h4>
<p>Di disuguaglianze si parla spesso in ambito economico, di solito riguardo alla distribuzione della ricchezza. Uno strumento semplice ed intuitivo per misurarle è l’indice di Gini: se il suo valore è alto (il valore massimo è 1) le disuguaglianze sono elevate, se il suo valore è prossimo a zero, la variabile che stiamo osservando (per esempio, la ricchezza) è distribuita equamente. In questo studio, l’indice di Gini è stato calcolato sulla base del numero di IG registrato nelle diverse regioni europee. Così, il suo valore attuale ci dice quanto è disomogenea la presenza delle IG sul territorio europeo. La sua dinamica nel tempo, invece, analizzata tramite una “analisi di convergenza”, permette di capire se le disuguaglianze siano andate aumentando o diminuendo. Infine, guardare, tramite specifiche analisi d’impatto, se e come l’indice è cambiato dopo l’entrata in vigore del Regolamento 1151/2012 ci dice se questo ha avuto qualche effetto nel rendere l’uso delle IG più omogeneo nell’UE.</p>
<h4>Risultati</h4>
<p>Come atteso, il valore attuale dell’indice di Gini è abbastanza alto, pari a 0,59. Questo conferma che le disuguaglianze tra regioni europee sono tutt’ora rilevanti. Guardando alla loro evoluzione nel tempo, riportata in Figura 2, si nota che tali disuguaglianze si sono in parte ridotte, anche se non in maniera accentuata (tra il 2000 ed il 2022 l’indice è sceso solamente dell’11,5%). Ciò testimonia che il processo di “convergenza”, che dovrebbe portare ad un uso più uniforme delle IG su tutto il territorio europeo, procede abbastanza lentamente. Analisi più dettagliate mettono poi in luce due elementi di interesse. Il primo è che esistono differenze rilevanti tra le due tipologie di IG: DOP e IGP. Mentre per le IGP, infatti, si assiste ad una certa riduzione delle disuguaglianze, per le DOP queste rimangono elevate (indice di Gini pari a 0,70). Evidentemente, mentre le regioni “povere” di IG sono riuscite a recuperare, anche se poco, sull’utilizzo delle IGP, le stesse non hanno fatto invece passi in avanti sostanziali nel settore DOP. Attraverso una “scomposizione” delle disuguaglianze, un secondo aspetto rilevato è che le disuguaglianze “interne” (cioè quelle tra regioni di uno stesso Stato) giocano un ruolo marginale rispetto alle disuguaglianze “esterne” (cioè quelle tra regioni di Stati diversi). Questo suggerisce un’importanza rilevante, nel determinare la diversa propensione a sfruttare le IG come strumento di valorizzazione, di fattori che agiscono su scala nazionale, come potrebbero essere il contesto istituzionale o la presenza di particolari organismi ed organizzazioni locali. Un’ultima evidenza riguarda l’effetto degli interventi di riforma del settore IG sulla riduzione nelle disparità di utilizzo delle stesse. A questo riguardo, non si è osservato nessun impatto del Regolamento 1151/2012 in questo senso. Gli auspicati snellimenti burocratici previsti dalla scorsa riforma non sembrano aver quindi dato un contributo per un uso più omogeneo delle IG sul territorio europeo.</p>
<h4>Conclusioni</h4>
<p>Per quanto le IG siano un valido strumento per valorizzare le produzioni agroalimentari locali, il loro utilizzo rimane ancora molto eterogeneo. Alcune regioni, come ad esempio l’area mediterranea, ne fanno un uso ampio ed importante, registrando molti prodotti IG. In altre aree, invece, le registrazioni scarseggiano e stentano a decollare. Ciò produce forti disparità, la cui persistenza pone alcune questioni di rilievo per la politica comunitaria. In particolare, la tendenza verso un uso delle IG più uniforme sul territorio europeo non sembra essere un processo spontaneo. Ne deriva, quindi, che, se questo è l’obiettivo perseguito, tale processo richiede di essere stimolato ed accompagnato con interventi mirati ad incrementare l’uso delle IG nelle regioni meno propense a farlo. A questo proposito, ed in attesa della piena attuazione delle misure previste dal nuovo Regolamento 2024/1143, gli interventi finora messi in atto, incentrati sulla semplificazione burocratica dei processi di registrazione, non sembrano risultati efficaci in questo senso. Ciò è in linea con la dinamica delle registrazioni di DOP ed IGP: a fronte di processi burocratici analoghi, la disparità nell’uso delle DOP è rimasta invariata, mentre passi in avanti sono stati fatti nel comparto IGP. Lo snellimento delle pratiche burocratiche, quindi, per quanto di potenziale utilità per facilitare la registrazione di IG, dovrebbe essere considerato solo uno degli interventi per colmare il gap in termini di IG tra diverse regioni. Agire anche su altri fattori sembra quindi fondamentale. In questo senso, tra quelli suggeriti dalla letteratura scientifica, particolare importanza sembrano avere quelli di carattere nazionale. A questo riguardo, investire sullo sviluppo dei singoli sistemi IG nazionali, intesi come esperienza e capacità degli attori tecnici ed istituzionali, potrebbe essere un punto di partenza per estendere ulteriormente l’utilizzo delle IG anche in contesti finora rimasti ai margini della politica IG.</p>
<blockquote><p><strong>RIFERIMENTI RICERCA</strong></p>
<p><strong>Titolo</strong><br />
The distribution of geographical indications across Europe. Reflecting spatial patterns and the role of policy.</p>
<p><strong>Autori</strong><br />
L. Cei</p>
<p><strong>Fonte</strong><br />
European Planning Studies 2025, 33 (2): 281-300. https://doi.org/10.1080/09654313.2024.2438039</p>
<p><strong>Abstract</strong><br />
La politica agricola dell’Unione Europea affida alle Indicazioni Geografiche il compito di valorizzare le produzioni agroalimentari<br />
locali, ma il loro utilizzo varia notevolmente tra le regioni europee. Il Regolamento IG del 2024 nasce anche con l’obiettivo di incentivare le registrazioni nelle aree tradizionalmente meno attive. L’articolo analizza la disuguaglianza nella distribuzione spaziale<br />
delle IG in Europa: i) esamina i pattern di registrazione tramite tecniche di analisi della disuguaglianza; ii) verifica l’esistenza di processi di convergenza tra regioni; iii) valuta l’impatto della riforma nel favorirli. L’applicazione di scomposizioni dell’indice di Gini evidenzia che le DOP e fattori transnazionali contribuiscono ad accrescere le disuguaglianze. I processi di convergenza sono in atto ma procedono lentamente, suggerendo la necessità di politiche più incisive; inoltre, l’analisi d’impatto tramite serie temporali interrotte non rileva effetti significativi dell’ultima riforma nel promuovere tale convergenza.</p>
<p><strong>Bibliografia essenziale</strong><br />
1. Cei, L., Stefani, G., Defrancesco, E. (2021). How do Local Factors Shape the Regional Adoption of Geographical Indications in Europe? Evidences from France, Italy and Spain. Food Policy, 105.<br />
2. Cei, L., Stefani, G., Defrancesco, E., Lombardi, G.V. (2018). Geographical Indications: A First Assessment of the Impact on Rural Development in Italian NUTS3 Regions. Land Use Policy, 75: 620-630.<br />
3. Huysmans, M. (2022). Exporting Protection: EU Trade Agreements, Geographical Indications, and Gastronationalism. Review of International Political Economy, 29: 979-1005.<br />
4. Huysmans, M., Swinnen, J. (2019). No Terroir in the Cold? A Note on the Geography of Geographical Indications”. Journal of Agricultural Economics 70: 550-559.<br />
5. Resce, G., Vaquero-Piñeiro, C. (2022). Predicting Agri-Food Quality Across Space: A Machine Learning Model for the Acknowledgement of Geographical Indications. Food Policy, 112.<br />
6. Vaquero-Piñeiro, C. (2021). The Long-Term Fortunes of Territories as a Route for Agri-Food Policies: Evidence from Geographical Indications. Bio-based and Applied Economics, 10: 89-108.</p></blockquote>
<p><em>A cura della redazione</em></p>
<p>Fonte: <a href="https://www.qualivita.it/pubblicazioni/consortium-2026-01/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consortium 2026 n°01</strong></a></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/05/Consortium-30_IG-viaggio-attraverso-lEuropa_Cei.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L’ARTICOLO COMPLETO</a></strong></p>
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