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	<title>CONSORTIUM 2020_01 &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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	<description>DOP IGP STG :: Prodotti agroalimentari e vitivinicoli IG</description>
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	<title>CONSORTIUM 2020_01 &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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		<title>Giorgio Lazzaretti, Consorzio di tutela Olio Riviera Ligure DOP</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gennai]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2020 06:00:14 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<div  class='avia-video avia-video-16-9   av-lazyload-immediate  av-lazyload-video-embed  '   itemprop="video" itemtype="https://schema.org/VideoObject"  data-original_url='https://youtu.be/m88TY5j2svY' ><script type='text/html' class='av-video-tmpl'><div class='avia-iframe-wrap'><iframe title="WEBCAST Qualivita - Giorgio Lazzaretti direttore Consorzio per la Tutela della D.O.P. Riviera Ligure" width="1500" height="844" src="https://www.youtube.com/embed/m88TY5j2svY?feature=oembed&autoplay=0&loop=0&controls=1&mute=0" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div></script><div class='av-click-to-play-overlay'><div class="avia_playpause_icon"></div></div></div>
<p>Il <strong>Consorzio di tutela Olio Riviera Ligure DOP</strong> punta sul dialogo con il consumatore e lo sviluppo di nuove tecnologie per una promozione in Italia e all’estero sempre più qualificata. Il direttore Lazzaretti: “Insieme alle aziende proseguiremo con l&#8217;impegno di far funzionare il binomio agricoltura-turismo&#8221;.</p>
<p><em>Leggi l’articolo sulla rivista numero 02 di Consortium 2020.</em></p>
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		<title>Patrimonio Culturale italiano</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/patrimonio-culturale-italiano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2020 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[ATLANTE QUALIVITA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per il ventennale della nascita della Fondazione Qualivita la pubblicazione del&#8217;Atlante dei prodotti DOP IGP con Treccani e l&#8217;incontro al Quirinale con il Presidente Mattarella. &#160; &#160; Sono passati venti anni dalla prima pietra del [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3>Per il ventennale della nascita della Fondazione Qualivita la pubblicazione del&#8217;Atlante dei prodotti DOP IGP con Treccani e l&#8217;incontro al Quirinale con il Presidente Mattarella.</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sono passati venti anni dalla prima pietra del progetto Qualivita, posata a Siena il 6 dicembre 2020 con la manifestazione “<strong>Qualivita</strong>”, evento che allora fu tenuto a battesimo da Lorenzo Cherubini e dal poeta Mario Luzi con un talk sulla cultura del cibo.</p>
<p>Da allora il progetto di Qualivita è molto cresciuto e, per il ruolo di promotore culturale e scientifico svolto in questi anni a livello europeo ed internazionale a favore del settore <strong>DOP IGP</strong>, la Fondazione è oggi punto di riferimento per tutti coloro che gravitano intorno al comparto agroalimentare, contribuendo all’ incremento della conoscenza e del valore dei prodotti certificati.</p>
<p>Nel dicembre scorso, per la prima volta, l’<strong>Istituto Enciclopedico Italiano Treccani</strong> ha accolto le Indicazioni Geografiche italiane nel corpus delle sue opere con la pubblicazione della decima edizione dell’Atlante Qualivita 2020, confermando che le produzioni agroalimentari di qualità fanno parte dell’enorme bagaglio culturale del nostro Paese e vanno perciò presentate con orgoglio al mondo. Questo riconoscimento “enciclopedico” è sopratutto il frutto del lavoro che in questi anni i Consorzi di tutela italiani dei settori agroalimentari e vitivinicoli hanno saputo mettere in campo; non solo con il supporto alle imprese, ma anche con la realizzazione di progetti ed attività che hanno creato molto di quel valore immateriale.</p>
<p>Anche il ricevimento della Fondazione Qualivita al Quirinale per i venti anni della propria attività con il <strong>Presidente Mattarella</strong> testimonia come questo comparto abbia saputo crearsi una propria reputazione e abbia costruito un sentimento nazionale che ci unisce e ci rende fieri di essere italiani.<br />
<strong>Produzioni DOP IGP, Consorzi di tutela e certificazione</strong> sono sicuramente valori dell’identità del nostro Paese riconosciuti nel mondo, ma rappresentano soprattutto un grande patrimonio culturale, a fianco di un inestimabile asset economico.</p>
<p><strong>Mauro Rosati</strong><br />
<em>Direttore Editoriale di Consortium</em></p>
<p><strong>P.s.</strong> Stiamo “costruendo” questo numero di Consortium in piena emergenza Coronavirus, consapevoli che “tutto non sarà mai come prima”, anche nel settore agroalimentare.<br />
In poche ore sono cambiate le vite di miliardi di persone ed immaginare il domani non è cosa semplice. Tutto quello che era il consumo alimentare subirà sicuramente una notevole trasformazione che andrà ad incidere anche nella produzione del settore DOP IGP. In questi giorni le filiere italiane hanno dato prova di una grande capacità organizzativa e, nonostante le difficoltà, hanno saputo gestire la crisi in maniera incredibile garantendo cibo sicuro con il supporto dei Consorzi, degli enti certificatori, delle autorità di vigilanza pubblica e del Ministero delle politiche agricole.<br />
Appena questa emergenza sarà passata, si dovrà ripartire con rinnovato slancio ed il mondo delle Indicazioni Geografiche italiane possiede senza dubbio basi solide per farlo: innovazione, sicurezza, garanzia, ambiente, certificazione e cultura saranno i pilastri del nuovo “rinascimento” italiano nel mondo agroalimentare.<br />
Un ringraziamento particolare all’Editore Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato e al suo personale che in questo frangente molto complesso riesce comunque a garantire un importante servizio di informazione.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/new/2020/05/Consortium-012020_Editoriale.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">SCARICA IL PDF DELL&#8217;ARTICOLO</a></p>
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		<title>Settore melicolo italiano: più competitivi promuovendo la conoscenza delle IG</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/settore-melicolo-italiano-piu-competitivi-promuovendo-la-conoscenza-delle-ig/</link>
		
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		<pubDate>Sun, 03 May 2020 17:00:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La stagione 2019/2020 per il settore melicolo italiano si preannuncia in buona ripresa rispetto alla precedente, con un trend di vendite e giacenze in perfetto allineamento con le previsioni dell’autunno. Questo non può peraltro essere [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>stagione 2019/2020</strong> per il settore melicolo italiano si preannuncia in buona ripresa rispetto alla precedente, con un trend di vendite e giacenze in perfetto allineamento con le previsioni dell’autunno. Questo non può peraltro essere visto come un quadro di riferimento stabile. Al contrario, la normalità sarà probabilmente più vicina alla difficilissima stagione commerciale 2018/2019, caratterizzata da una costante ed elevata pressione sui prezzi, dovuta ad un record di produzione nel quadro Europeo, influenzato dal volume di mele prodotto in particolare in Polonia.</p>
<p>Da tempo le dinamiche di reimpianto, o di sostegno a nuovi impianti – particolarmente accentuate in Polonia, ma consistenti anche in diversi Paesi del centro Asia – annunciano periodi difficili per i Consorzi Italiani, a cui si tenta di reagire con un ventaglio di azioni in grado di mitigarne gli effetti.<br />
Notevoli gli sforzi per migliorare gli aspetti qualitativi, ambientali e di sicurezza alimentare, così come l’implementazione di schemi di certificazione inclusivi degli aspetti di welfare per i lavoratori. Il ventaglio varietale si è a sua volta ampliato negli ultimi anni, mettendo a disposizione dei consumatori mele di profilo qualitativo migliorativo ed un’offerta più vasta e articolata. Forte anche l’impegno per rafforzare la presenza sui mercati comunitari e terzi, che hanno visto la recente apertura di tre nuove aree di grande potenziale verso Thailandia, Vietnam e Taiwan. È peraltro chiaro che prima di vedere in tali Paesi una presenza significativa di mele italiane bisognerà attendere diversi anni, con una azione paziente di promozione, tessitura e sviluppo di contatti commerciali, in mercati di cui si percepisce l’importanza ma di cui si conosce ancora poco in termini operativi.</p>
<p>In questo quadro di analisi si innesta con rilievo il legame del prodotto con gli aspetti più caratteristici del territorio di coltivazione, concetto nel quale il sistema delle Denominazioni di Origine Protetta e delle Indicazioni Geografica Protette potrà certamente essere di forte aiuto. La qualità del contesto territoriale dove operano i frutticoltori – particolarmente ricco in Italia di quelle componenti ambientali, ma anche storiche e tradizionali sempre più richieste e apprezzate da parte dei visitatori e consumatori – deve esser vista come un obiettivo su cui investire, con equilibrio ma anche con decisione, sia da parte del pubblico che del privato. Bisogna in tal senso promuovere quei fattori in grado di rendere le produzioni italiane più riconoscibili, capite ed apprezzate, cercando di andare oltre il facile tentativo della leva “prezzo”, terreno su cui Paesi a minore costo di produzione sono oggi molto più forti. Per quanto possibile bisogna quindi cercare di evitare il prodotto “commodity”.</p>
<p>In sintesi, la necessità di cercare elementi di differenziazione capaci di sostenere la competitività del sistema melicolo, ma più probabilmente dell’intero sistema agricolo italiano, suggerisce di includere nelle politiche di promozione anche quei fattori di cui i territori italiani sono particolarmente ricchi, favorendo il rafforzamento del legame tra prodotto, ambiente di coltivazione, tradizioni, cultura e storia che sta alla base del sistema DOP IGP, collaborando per diffonderne e radicarne meglio la conoscenza, per farne una vera leva di mercato ma anche di sistema.</p>
<p>A cura di <strong>Alessandro Dalpiaz<br />
</strong></p>
<p>Fonte: <strong>Consortium</strong> <strong>2020/01</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/new/2020/03/04-3-MeleItaliane-Dalpiaz.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">SCARICA IL PDF DELL&#8217;ARTICOLO</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Speciale Rapporto Ismea-Qualivita 2019</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/speciale-rapporto-ismea-qualivita-2019/</link>
		
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		<pubDate>Sun, 03 May 2020 14:00:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Pubblicato il XVII Rapporto Ismea-Qualivita, sui dati della #DopEconomy italiana che per la prima supera i 16,2 miliardi di euro per una crescita del +6,0% in un anno. Le produzioni Food e Wine DOP IGP [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblicato il <strong>XVII Rapporto Ismea-Qualivita</strong>, sui dati della #DopEconomy italiana che per la prima supera i 16,2 miliardi di euro per una crescita del +6,0% in un anno. Le produzioni Food e Wine DOP IGP rappresentano il 20% del valore agroalimentare nazionale e l’export supera i 9 miliardi di euro.</p>
<p>I <strong>dati di settore della #DopEconomy italiana</strong> attraverso il XVII Rapporto Ismea-Qualivita, ribadiscono ancora una volta, con forza, come il sistema delle Indicazioni Geografiche rappresenti un driver fondamentale e indiscusso dei distretti agroalimentari del nostro Paese. Anche per il 2019 (dati produttivi 2018) si registra una crescita, che si inserisce nel trend registrato nel corso degli anni per il settore DOP IGP, con un valore alla produzione delle oltre 800 IG che per la prima volta supera i 16,2 miliardi di euro e con l’export che va oltre la soglia dei 9 miliardi, grazie al lavoro di oltre 180.000 operatori e l’impegno dei 285 Consorzi di tutela riconosciuti.</p>
<p><img class="aligncenter size-large wp-image-272388" src="https://www.qualivita.net/wp-content/uploads/2020/05/Schermata-2020-04-03-alle-12.09.23.png" alt=" width="1024" height="290" /></p>
<p>Numeri che confermano il trend di crescita dell’intero comparto oltre che il significativo contributo al fatturato complessivo del settore agroalimentare nazionale che sale a circa il 20% e si conferma al 21% nell’export agroalimentare italiano. Nel complesso, dunque, continuano i segnali positivi di una crescita che, in oltre dieci anni, ha consolidato il ruolo guida all’estero della qualità agroalimentare made in Italy e sul mercato interno si è espressa con una generale migliore tenuta delle vendite alimentari di prodotti IG a peso fisso rispetto agli omologhi convenzionali.<br />
Risultati che sono il frutto del consolidamento e della crescita delle “produzioni forti”, ma anche dell’affermarsi delle nuove IG (oltre 300 milioni di valore derivano da prodotti che hanno ottenuto il riconoscimento negli ultimi 5 anni), con il 2019 che vede aggiungersi al paniere l’<strong>Olio di Puglia IGP</strong>, per l’agroalimentare, e il <strong>Nizza DOP</strong>, per il comparto vinicolo. E un grande lavoro “sottotraccia” delle filiere, e in particolare dei Consorzi di tutela, è quello relativo alla modifica dei disciplinari che, nel rispetto della tradizione e della vocazione produttiva delle eccellenze enogastronomiche IG, riescono a cogliere le evoluzioni per adattare i criteri produttivi alle nuove esigenze – climatiche, ambientali, di mercato – con un forte impatto nella crescita, nell’innovazione e nel successo dei prodotti DOP IGP (solo nel 2019 si contano 12 modifiche per il comparto Food e 8 per il comparto Wine, oltre alle 19 modifiche a livello nazionale).</p>
<h3>ITALIA POLICENTRICA DELLE DOP IGP</h3>
<p>Le IG rappresentano un propulsore per la crescita produttiva ed economica nei distretti territoriali del Paese. Come sintesi di un delicato equilibrio tra vari fattori come lo sviluppo territoriale, l’esigenza di sostenibilità, il benessere animale, la conservazione del patrimonio identitario, l’innovazione tecnologica, ecc, esse rappresentano un fattore chiave di salvaguardia, spinta e rinascita nel complesso tessuto dell’Italia policentrica. Un’Italia delle IG che trova la sua ricchezza e il suo fermento anche al di là dei grandi distretti produttivi e che vede nascere, crescere e affermarsi, intorno ai prodotti DOP IGP e ai loro Consorzi, veri e propri poli di economia diffusa in tutti i territori d’Italia. Le DOP IGP, come elementi noti e riconoscibili, spesso hanno la possibilità di ricoprire un ruolo centrale in un sistema territoriale di qualità diffusa, un collante capace di coinvolgere agricoltura, artigianato, hotellerie, ristorazione di qualità e patrimonio artistico culturale.</p>
<p><img class="aligncenter size-large wp-image-272392" src="https://www.qualivita.net/wp-content/uploads/2020/05/Schermata-2020-04-03-alle-12.16.39.png" alt=" width="1024" height="505" /></p>
<p>Fonte: <strong>Consortium</strong> <strong>2020/01</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/new/2020/04/07-RapportoQualivitaIsmea2019.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">SCARICA IL PDF DELL&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Giovani chef per promuovere i prodotti DOP e IGP</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/giovani-chef-per-promuovere-i-prodotti-dop-e-igp/</link>
		
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		<pubDate>Sun, 03 May 2020 13:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nuovo step del percorsodi Qualivita e oriGIn Italia con McDonald’s per lavalorizzazione delle IG italiane A Milano la prima tappa della sfida MySelection Chef 2020, dedicata alla valorizzazione dei prodotti agroalimentari DOP IGP italiani, organizzata [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/giovani-chef-per-promuovere-i-prodotti-dop-e-igp/">Giovani chef per promuovere i prodotti DOP e IGP</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3><strong>Nuovo step del percorsodi Qualivita e oriGIn Italia con McDonald’s per lavalorizzazione delle IG italiane</strong></h3>
<p>A Milano la prima tappa della sfida <strong>MySelection Chef 2020</strong>, dedicata alla valorizzazione dei prodotti agroalimentari DOP IGP italiani, organizzata da Fondazione Qualivita e oriGIn Italia, con la collaborazione di McDonald’s Italia e il coinvolgimento dei Consorzi di tutela delle produzioni DOP IGP e degli istituti alberghieri.Un nuovo step del percorso di valorizzazione delle Indicazioni Geografiche nazionali in cui, da ormai 12 anni, <strong>Fondazione Qualivita affianca McDonald’s</strong> con l’obiettivo di far conoscere a un pubblico sempre più ampio, soprattutto giovanile, le qualità delle eccellenze italiane. Un programma di attività specifiche di comunicazione che vengono realizzate in occasione del lancio della terza edizione di My Selection la linea di hamburger premium di McDonald’s, selezionati da Joe Bastianich che prevedono l’utilizzo di materia prima italiana di qualità.</p>
<p>My Selection Chef, è un format che vede protagonisti i prodotti a Indicazione Geografica e gli studenti degli istituti alberghieri italiani, impegnati in una doppia prova: la prima, teorica, basata su un quiz che testa la conoscenza dei prodotti agroalimentari certificati, la seconda, pratica, mirata alla creazione del miglior panino con ingredienti DOP IGP. Ad aprire ogni tappa del contest, il format prevede sempre un momento di formazione, con lezioni magistrali di relatori di eccezione. La prima tappa milanese, coordinata da <strong>Mauro</strong> <strong>Rosati</strong>, direttore generale della Fondazione Qualivita, ha visto la presenza di <strong>Cesare Baldrighi,</strong> presidente di oriGIn Italia, <strong>Mario</strong> <strong>Federico</strong>, Amministratore Delegato di McDonald’s Italia, <strong>Raffaele</strong> <strong>Bellini</strong>,Chef di McDonald’s Italia e <strong>Joe</strong> <strong>Bastianich</strong> che ha portato la sua esperienza di imprenditore di successo nel settore della ristorazione.</p>
<p><a href="https://www.qualivita.net/wp-content/uploads/2020/05/Schermata-2020-04-06-alle-12.13.37.png"><img class="aligncenter wp-image-272485" src="https://www.qualivita.net/wp-content/uploads/2020/05/Schermata-2020-04-06-alle-12.13.37.png" alt=" width="700" height="299" /></a></p>
<h3>Intervista a Mario Federico, AD di McDonald’s Italia</h3>
<p><strong>Quella tra McDonald’s e i Consorzi di tutela delle produzioni DOP e IGP è una collaborazione or­mai consolidata. Come è nata? </strong></p>
<p>La nostra prima collaborazione con i Consorzi di tu­tela delle produzioni DOP e IGP risale a 12 anni fa. Era il 2008 quando abbiamo lanciato sul mercato un panino con il Parmigiano Reggiano DOP. Da allora abbiamo sviluppato ben 40 ricette con prodotti DOP o IGP, utilizzato 15 ingredienti certificati per 2.500 tonnellate di materia prima acquistata. Quella di inclu­dere nei nostri prodotti ingredienti DOP e IGP è stata una scelta dettata in primo luogo dalla forte volontà di innovare la nostra offerta caratterizzandola con gu­sti e sapori locali. E devo dire che è stata apprezzata dai nostri clienti. Posso citare come esempio l’ultimo grande lancio, My Selection, che nei primi due anni ci ha consentito di vendere circa 30 milioni di panini a base di prodotti DOP e IGP. Questi dati danno anche l’idea di quanto un’azienda come McDonald’s, che accoglie ogni giorno nei suoi ristoranti 1 milione di clienti, possa non solo sostene­re l’agroalimentare italiano ma anche contribuire alla promozione e alla valorizzazione di ingredienti eccel­lenti regionali o locali.</p>
<p><strong>La novità dell’anno è quindi la terza edizione di My Selection, che si conferma una linea di succes­so all’interno dell’offerta di McDonald’s. Può dare una misura a questa collaborazione? </strong></p>
<p>Con l’edizione 2020 di My Selection, la nostra linea di hamburger premium selezionati da Joe Bastianich, siamo riusciti ad ampliare ulterior­mente il ventaglio di prodotti DOP e IGP utilizzati: alla Cipolla Rossa di Tropea di Calabria IGP e all’Aceto Balsamico di Modena IGP, si sono aggiunti l’Asiago DOP e per la prima volta il Pecorino Toscano DOP. Una scelta che ci permetterà di acquistare oltre 300 tonnellate di prodotti DOP e IGP, di cui 90 tonnellate di Pecori­no Toscano DOP, 160 tonnellate di Asiago DOP, oltre 10 tonnellate di Aceto Balsamico di Modena IGP e 40 tonnellate di Cipolla Rossa di Tropea di Calabria IGP.</p>
<p><strong>Altri progetti per il 2020? </strong></p>
<p>Per il 2020 prevediamo di rafforzare ulteriormente la nostra collaborazio­ne con i Consorzi delle produzioni DOP e IGP, grazie all’arrivo di un nuovo ingrediente nei nostri ristoran­ti, l’Arancia Rossa di Sicilia IGP che verrà utilizzata per le spremute che serviamo nei McCafé di tutta Italia.</p>
<p>Con questa nuova e importante col­laborazione stimiamo di arrivare ad acquistare circa 1.000 tonnellate di materie prime certificate, con un au­mento del 30% rispetto al 2019.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Cesare Baldrighi – Presidente oriGIn Italia: “Una preziosa occasione per sottolineare l’importanza di agire come sistema compatto”</h3>
<p>“Un progetto in cui si valorizzano le produzioni dell’agroalimentare italiano relativamente al mondo delle DOP e IGP – commenta Cesare Baldrighi, presidente di oriGIn Italia – che oggi sviluppano un fatturato di circa 7 miliardi di euro all’origine e di 14,7 miliardi al consumo, con una quota di export che tocca i 3,5 miliardi. Questa operazione con McDonald’s che coinvolge oriGIn Italia e Qualivita, rappresenta una preziosa occasione per sottolineare l’importanza di agire come sistema compatto per avvicinare le nuove generazioni alla conoscenza delle eccellenze del made in Italy attraverso il canale della ristorazione, sempre più strategico, in particolar modo per l’appeal di McDonald’s sui giovani. Ed è proprio sul rafforzamento dell’interlocuzione con il mondo della ristorazione che oriGIn Italia si sta adoperando sempre di più, affinché nei menu possano essere specificati e valorizzati i prodotti DOP e IGP utilizzati”.</p>
<p>A cura di <strong>Elena Conti<br />
</strong></p>
<p>Fonte: <strong>Consortium</strong> <strong>2020/01</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/new/2020/04/08-McDonaldsItalia.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">SCARICA IL PDF DELL&#8217;ARTICOLO</a></p>
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		<title>Sannio DOP e climate change una rete intelligente dei terroir</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 May 2020 12:00:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[CONSORTIUM 2020_01]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Consorzio capofila di un progetto di sostenibilità e innovazione gestionale che coinvolge anche le università &#160; Il vino è parte integrante della cultura del Sannio beneventano, ne esprime l’identità e ne narra la storia [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3>Il Consorzio capofila di un progetto di sostenibilità e innovazione gestionale che coinvolge anche le università</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il vino è parte integrante della cultura del <strong>Sannio</strong> beneventano, ne esprime l’identità e ne narra la storia e il terri­torio. La vite disegna i suoi differen­ti paesaggi, delineandone lo stile, la biodiversità, le tradizioni e i saperi di un’intera comunità.</p>
<p>Il <strong>Consorzio di tutela</strong>, nato nel 1999 per la valorizzazione, la tutela e la cu­stodia della cultura del vino, con una rappresentatività di circa il 90% della produzione totale, oggi rappresenta il punto di riferimento territoriale per le strategie di sviluppo non solo lega­te al comparto vitivinicolo.</p>
<p>La crescita del Sannio vitivinicolo in termini qualitativi e di reputazione è stata possibile grazie all’adozione di un modello strategico caratterizzato dalla definizione precisa di obiettivi, attività e risorse, relazioni e partner, modello dove i benefici sociali sono stati valorizzati in termini di capacità di contribuire alla reputazione terri­toriale, alla cura e tutela dell’ambien­te, che ha come fine il benessere della comunità.</p>
<p>Il Consorzio si è fatto promotore di un’alleanza tra vitivinicoltori, univer­sità e centri di ricerca, associazioni e pubbliche amministrazioni, operatori economici, per la gestione sostenibile delle risorse del territorio: l’obiettivo è stato sempre valorizzare e promuo­vere il Sannio, nel quale sperimentare politiche diffuse e condivise orientate ad aumentare la sostenibilità, la bio­diversità, la competitività e la reputa­zione territoriale con un’attenzione specifica alla coesione sociale, alla diffusione di nuove conoscenze, alla qualità del paesaggio e al benessere dei cittadini.</p>
<p>Grande lavoro è stato fatto anche nell’utilizzo di tutti gli strumenti possibili di sostegno alle politiche di sviluppo come OCM, PSR, progetti integrati di filiera, misure di ricerca, e in ultimo il progetto di “distretto del cibo Sannio”.</p>
<p>Nel modello di sviluppo adotta­to dal Consorzio la sostenibilità è sempre stata una strategia, tesa a individuare buone pratiche e per­corsi di sviluppo inclusivi, capaci di introdurre innovazioni di processo, di prodotto e organizzative nel siste­ma vitivinicolo locale. Questo al fine di promuoverne complessivamen­te la competitività del sistema, con l’ammodernamento delle imprese e dell’offerta produttiva, e attraverso la creazione di reti relazionali in­terdisciplinari capaci di attivare una più efficace circolazione delle cono­scenze tra gli attori e gli utilizzatori, favorendo e incentivando, altresì, modelli di economia circolare che trasformino in valore i sottoprodotti del sistema vitivinicolo. Con <strong>Libe­ro Rilli</strong>, presidente del Consorzio Sannio DOP, abbiamo parlato di un PSR<sup>* </sup>in corso, per nuove strategie a fronte dei cambiamenti climatici, di cui il Consorzio è capofila e partner sono le Università Federico II di Na­poli con il Dipartimento di Agraria e del Sannio con il Dipartimento di Economia.</p>
<p><strong>Presidente Rilli, come state af­frontando i cambiamenti clima­tici degli ultimi anni? </strong></p>
<p>La Falanghina rappresenta il vino di maggior identità e successo territo­riale per cui oggi dobbiamo studia­re tutte le strategie possibili per ren­dere il vitigno il meno vulnerabile possibile di fronte ai cambiamenti climatici. In questo progetto i terro­ir della Falanghina del Sannio sono considerati come unità funziona­li, rispetto alle quali elaborare una strategia intelligente di resilienza e contrasto al global change a scala consortile, territoriale, geografica.</p>
<p><strong>Che tipo di modello state at­tuando per coinvolgere le azien­de in questo progetto? </strong></p>
<p>Si è pensato di costruire un mo­dello organizzativo del Consorzio, fortemente innovativo, per col­legare in tempo reale le aziende consorziate (e non solo) in una rete di monitoraggio e di assisten­za gestionale. Una rete intelligente dei terroir, per la mitigazione degli effetti del global change sulla qua­lità dei vini. Operando sulle basi di dati fisiografici, pedologici, cli­matici, si costruirà un’anagrafe dei terroir del Sannio. Ciascun vigneto verrà identificato con un codice univoco che racconterà tutto del vigneto al quale esso è assegnato: la combinazione unica di micro­clima, morfologia, suolo, vitigno, sistema gestionale.</p>
<p><strong>Quindi si tratta di un sistema avanzato di monitoraggio delle vigne? </strong></p>
<p>In questo sistema di monitoraggio, ogni viticoltore del Consorzio, di­venterà nel contempo un’antenna, ossia un terminale intelligente che acquisisce dati in real time, attra­verso un’app, ma anche il desti­natario di specifiche indicazioni gestionali personalizzate e aggior­nate (trattamenti fitosanitari, ferti­lizzazione, gestione della chioma, irrigazione di soccorso, ecc.).</p>
<p><strong>E che benefici vi aspettate da questa anagrafe dei terroir? </strong></p>
<p>Diventerà la base per approfon­dire le conoscenze sul comporta­mento dei vitigni; ci permetterà di monitorare la qualità dei vini ed elaborare strategie di comunica­zione coordinata delle caratteri­stiche del prodotto, ma potremo anche progettare azioni pilota di­mostrative per la disseminazione di particolari innovazioni agrono­miche e gestionali. L’implemen­tazione di un’anagrafe dei terroir, rappresenterà l’occasione di una vera e propria rivoluzione orga­nizzativa.</p>
<p>Complementare all’anagrafe dei terroir sarà la creazione di un At­lante Web interattivo dei paesag­gi viticoli sanniti con funzione di monitoraggio, disseminazione, supporto alle decisioni su scala.</p>
<p>A cura di <strong>Giovanni Gennai &#8211; Osservatorio Qulivita Wine<br />
</strong></p>
<p>Fonte: <strong>Consortium</strong> <strong>2020/01</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/new/2020/04/09-SannioDOP.pdf">SCARICA IL PDF DELL&#8217;ARTICOLO</a></p>
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		<title>L&#8217;Italia agroalimentare innovativa e sostenibile a Expo Dubai</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 May 2020 11:00:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[CONSORTIUM 2020_01]]></category>
		<category><![CDATA[INTERNAZIONALIZZAZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[RICERCA]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Expo 2020 Dubai è l’Esposizione Universale che si terrà negli Emirati Arabi Uniti dal 20 ottobre 2020 al 10 aprile 2021 e sarà la prima nella storia a tenersi nell’area ME.NA.SA. (Medio Oriente, Nord Africa, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Expo 2020 Dubai</strong> è l’Esposizione Universale che si terrà negli Emirati Arabi Uniti dal 20 ottobre 2020 al 10 aprile 2021 e sarà la prima nella storia a tenersi nell’area <strong>ME.NA.SA.</strong> (Medio Oriente, Nord Africa, Asia meridionale).</p>
<p>Per sei mesi Dubai si trasformerà in una vetrina mondiale in cui i quasi 200 Paesi partecipanti presenteranno al mondo il meglio delle loro idee, progetti, modelli esemplari e innovativi nel campo delle infrastrutture materiali e immateriali sui temi dell’Esposizione Universale che sono: Opportunità (liberare il potenziale dei singoli e delle comunità per creare un futuro migliore); Mobilità (sistemi innovativi di logistica, trasporto e comunicazione di persone, beni e idee); Sostenibilità (accessibilità e resilienza delle risorse ambientali, energetiche e idriche).<br />
Un appuntamento importante e una grande occasione per l’Italia e in particolare per il settore agroalimentare del nostro Paese. Abbiamo sentito in merito l’opinione di <strong>Paolo Glisenti, Commissario Generale dell’Italia per Expo 2020, e di Angelo Riccaboni, presidente della Fondazione PRIMA</strong>.</p>
<h3>Glisenti: “L’agrifood italianoesprime una grande forzaevocativa in tutto il mondo”</h3>
<p><strong>“La bellezza unisce le persone” è il claim dell’Italia a Expo 2020 Dubai. Commissario Glisenti, può spie­garci come l’agrifood rientra in questo tema? </strong></p>
<p>L’esperienza agroalimentare italiana è sinonimo di identità, unicità, qualità, creatività, gusto e dunque di bellezza. Essere consapevoli della forza evocativa che la cultura del nostro cibo esprime in tutto il mondo è un dovere ma anche una grandissima opportunità e i sei mesi di Expo 2020 Dubai sa­ranno uno straordinario palcoscenico per l’agrifood italiano.</p>
<p><strong>La scorsa primavera il Commissariato Italiano per Expo 2020 Dubai ha siglato un protocollo di intesa con il Segretariato Italiano di PRIMA. In cosa si con­cretizza? </strong></p>
<p>Con il prezioso contributo di PRIMA, l’Italia intende portare all’attenzione internazionale le migliori pratiche dell’innovazione in atto nell’area Euro-Mediterranea per quanto riguarda la gestione delle risorse idriche, i sistemi alimentari, l’agricoltura di precisione insieme alle com­petenze italiane nel settore agroalimentare e in generale nella gestione di un bene primario essenziale per i popoli come il suolo. Mai come oggi la cooperazione nella ricerca e nell’innovazione in campo agricolo sono fattori di pace e sviluppo e anche su questo l’Italia può esprimere una leadership originale.</p>
<p><strong>Con Expo 2020 quanto sarà utile l’internazionalizza­zione per il settore agrifood? </strong></p>
<p>Expo Dubai 2020 sarà senza alcun dubbio una piazza stra­ordinaria per sviluppare ulteriormente l’internazionalizza­zione del nostro sistema agroalimentare. C’è una crescente domanda di cibo italiano di qualità nel mondo e proprio la localizzazione dell’Esposizione nell’area del Golfo rende il semestre un’occasione formidabile per fare conoscere il meglio dell’esperienza delle nostre imprese agrofood an­che verso nuovi mercati.</p>
<p><strong>Sostenibilità e Innovazione sono due dei 5 temi por­tanti (accanto a Territori, Formazione, Creatività) con i quali l’Italia andrà a Expo 2020. Come si decli­nano per l’agrifood italiano? </strong></p>
<p>Io penso che la chiave fondamentale per l’agroalimentare italiano sia nella distintività delle sue produzioni. Che signi­fica continuare a lavorare sull’originalità dei prodotti, sulla loro massima trasparenza, sulla loro capacità di esprimere qualità collegandola sempre a una dimensione territoriale unica. Così si esalta il saper fare italiano e la nostra incre­dibile biodiversità. Per fare tutto questo dobbiamo anche insistere nel cercare, intraprendere e innovare in maniera sostenibile. Potenzialità del nostro Paese che potranno es­sere espresse a Dubai grazie alla partnership con il Segre­tariato italiano di PRIMA.</p>
<h3>Il Segretariato Italiano di PRIMA porterà qualità e leadership italiana a EXPO 2020 Dubai</h3>
<p>22 milioni di euro, 62 progetti, 121 enti italiani coin­volti. È questo il bilancio italiano dei primi due anni di attività del programma PRIMA, resi noti dal Segre­tariato ltaliano di PRIMA e dal Ministero dell’Univer­sità e Ricerca lo scorso gennaio durante l’info-day che ha lanciato le call 2020 per la ricerca e l’innovazione nel settore agrifood e gestione risorse idriche per un valore di 70 milioni di euro. All’evento è intervenuto anche il Ministro Gaetano Manfredi che ha manifesta­to grande sostegno al programma rimarcando l’impor­tanza di PRIMA per lo sviluppo del Mediterraneo in termini di diplomazia scientifica.</p>
<p>Ad <strong>Angelo Riccaboni</strong>, presidente della Fondazione PRIMA, abbiamo rivolto alcune domande per capire meglio potenzialità e implicazioni di questo program­ma.</p>
<p><strong>Professore, può spiegarci il programma PRIMA? </strong></p>
<p>PRIMA (Partnership for Research and Innovation in the Mediterranean Area), è un programma di coope­razione scientifica euro-Mediterranea che sostiene la Ricerca e l’Innovazione nel settore agrifood con lo scopo di sviluppare soluzioni innovative e sostenibili nei settori gestione delle risorse idriche, agricoltura, filiera agroalimentare. Con un budget di mezzo mi­liardo di euro su 7 anni, PRIMA, nelle parole dell’ex Commissario Europeo Carlos Moedas che dette avvio al programma nel 2017, è considerato il più grande programma di cooperazione scientifica mai lanciato nel Mediterraneo che coinvolge ben 19 Paesi della sponda sud e nord della regione. Grazie al supporto del Ministero Università e Ricerca, il Segretariato Ita­liano, che ha sede al Santa Chiara Lab dell’Università di Siena, promuove numerose attività che hanno come tema cardine “Innovazione e Agrifood”.</p>
<p><strong>Questo programma è in linea con il Green Deal europeo, il nuovo patto climatico proposto e ap­provato dalla Commissione europea guidata da Ursula von der Leyen? </strong></p>
<p>Certamente sì. Il programma PRIMA pone al centro il tema della sostenibilità e dell’innovazione promuo­vendo progetti che sono pienamente in sintonia con le indicazioni dell’Agenda 2030 dell’ONU e i 17 Obiet­tivi di Sviluppo Sostenibile. Il Green Deal europeo rappresenta oggi un quadro politico e normativo nel quale PRIMA si integra alla perfezione: “from farm to fork” è una componente chiave della nuova strategia di crescita per l’Europa indicata dall’UE. PRIMA inoltre lavora su un’area, come quella del Medi­terraneo, tra le più vulnerabili al cambiamento climatico e destinata a subirne in maniera dram­matica gli effetti ambientali, economici e sociali. Il programma favorisce la collaborazione e la co­operazione della ricerca, che sono fondamentali per determinare il futuro prospero del Mediter­raneo.</p>
<p><strong>Il segretariato italiano di PRIMA, da lei pre­sieduto, sta lavorando ad una serie di iniziati­ve per promuovere in Italia l’innovazione so­stenibile nel settore agrifood. Una di queste è l’osservatorio POI, ci può spiegare meglio di cosa si tratta? </strong></p>
<p>POI è l’acronimo di Prima Observatory on In­novation, è una piattaforma digitale realizzata dal Segretariato, on line dalla fine del 2018: ha lo scopo di raccogliere e valorizzare le migliori pratiche innovative nel settore agroalimentare. POI è uno tra i principali strumenti del Segre­tariato per promuovere R&amp;I, buone pratiche e nuovi modelli di business. Con l’evento Agrifood Next, storie di imprese e innovazioni sostenibili, organizzato dal Segretariato e dalla Fondazione Qualivita, che si è svolto a Siena lo scorso 15 e 16 novembre, POI è stato identificato quale piat­taforma digitale di riferimento della communi­ty degli innovatori agrifood nata durante la due giorni. Ad accrescerne il valore strategico è stato anche il sostegno del Commissario Generale per l’Italia Expo 2020, Paolo Glisenti che ha annun­ciato di portare a EXPO 2020 Dubai i casi di innovazione più significativi del sistema agroali­mentare italiano.</p>
<p><strong>Ci parli di Expo Dubai 2020: in che modo il Segretariato darà il suo contributo all’esposi­zione internazionale?</strong></p>
<p>Come annunciato al PRIMA info-day dello scor­so gennaio, proprio in virtù di un protocollo di intesa tra il Segretariato e il Commissariato Italia­no Expo 2020 a Dubai, alcuni dei progetti e delle imprese presenti sull’osservatorio POI avranno l’opportunità di rappresentare l’Italia all’esposi­zione universale.</p>
<p>Ricordo infatti che POI è aperto a chiunque sia interessato a proporre buone pratiche e casi in­novativi. Sul sito primaobservatory.unisi.it in pochi semplici passi ci si può candidare per far parte della community degli innovatori agrifood.</p>
<p>A cura di <strong>Elena Conti<br />
</strong></p>
<p>Interviste a cura di <strong>Barbara Di Paola – Communication Manager – Segretariato italiano di PRIMA</strong></p>
<p>Fonte: <strong>Consortium</strong> <strong>2020/01</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/new/2020/04/10-ExpoDubai2020.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">SCARICA IL PDF DELL&#8217;ARTICOLO</a></p>
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		<title>Passaporto Digitale, per il contrasto delle frodi agroalimentari</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/passaporto-digitale-per-il-contrasto-delle-frodi-agroalimentari/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 May 2020 10:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altri articoli]]></category>
		<category><![CDATA[-]]></category>
		<category><![CDATA[CONSORTIUM 2020_01]]></category>
		<category><![CDATA[CONTRAFFAZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[Passaporto Digitale]]></category>
		<category><![CDATA[tracciabilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un sistema che traccia il patrimonio informativo sulla storia del prodotto IG e connette in modo diretto filiera e consumatore &#160; Il mercato delle merci contraffatte è una realtà estrema­mente dinamica e in grado di [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3>Un sistema che traccia il patrimonio informativo sulla storia del prodotto IG e connette in modo diretto filiera e consumatore</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il mercato delle merci contraffatte è una realtà estrema­mente dinamica e in grado di adattarsi rapidamente al fine di sfuggire alle più disparate forme di controllo e contrasto. La sua continua espansione nuoce all’economia globale, in termini di riduzione del gettito fiscale, perdita di occupa­zione e danno all’immagine delle imprese coinvolte; scorag­gia gli investimenti e gli incentivi all’innovazione; colpisce in maniera significativa la proprietà intellettuale e l’esercizio dei diritti connessi. Il dato significativo riguarda l’impatto della falsificazione su settori come l’agroalimentare, il far­maceutico e il commercio delle attrezzature mediche, le cui frodi generano un grave pericolo per la salute e la sicurezza delle persone.</p>
<p>Quantificare la dimensione del fenomeno risulta molto complesso. Da un’analisi dell’Organizzazione per la Coo­perazione e lo Sviluppo Economico, in collaborazione con l’Ufficio dell’Unione Europea per la proprietà intellettuale, il volume d’affari stimato nel 2016 pari a 509 miliardi di dollari, risulta circa il 3,3% del commercio mondiale, con un incremento del 10% rispetto alla precedente rilevazione (461 miliardi di dollari nel 2013). Si tratta dunque di sti­me approssimate ma molto significative, mirate a valutarne principalmente l’evoluzione e gli effetti a livello globale.</p>
<p>Il commercio del falso segue spesso percorsi molto com­plessi e non facilmente identificabili, per ragioni diverse tra loro. In primis, la globalizzazione ha permesso una connes­sione sempre più forte tra mercati generando un volume così elevato di transazioni commerciali internazionali da rendere difficile il monitoraggio dei traffici e l’individuazio­ne dei casi sospetti. La tendenza delle aziende a decentraliz­zare le attività produttive, in particolare verso i Paesi asiatici e dell’Europa orientale &#8211; da cui provengono la maggior par­te delle merci contraffatte &#8211; peggiora notevolmente il con­testo. Non trascurabile è il ruolo di internet nella vendita di prodotti falsificati.</p>
<p>La rete è un canale di distribuzione a cui ricorrono &#8211; sem­pre più frequentemente &#8211; sia le imprese, che sfruttano la possibilità di accrescere il proprio network, sia i consuma­tori, attratti dalle potenzialità dell’e-commerce per l’acces­so semplice ed immediato ad una quantità inimmaginabile di prodotti, talvolta anche a prezzi scontati. Non trattando­si di un mercato fisico, tuttavia, il sito di e-commerce è lo strumento ideale per il contraffattore che voglia dissimu­lare la propria identità e quindi ingannare il consumatore, eludendo i meccanismi di controllo. Oltre a configurarsi come un luogo “virtuale” di incontro tra domanda e offer­ta, un’ulteriore criticità legata al commercio in rete riguarda l’identificazione delle responsabilità tra i soggetti coinvolti: dal venditore, al fornitore della piattaforma di e-commer­ce, al responsabile della gestione del server. E pur avendo individuato le responsabilità, ci si scontra con la difficoltà nel reperire i canali fisici attraverso cui le merci contraffatte sono prodotte, assemblate, immagazzinate, in gran parte luoghi distinti e situati in Paesi diversi.</p>
<p>Restringendo il campo di analisi ai nostri confini nazionali, il CENSIS stima che il fatturato della contraffazione nel 2015 in Italia ha registrato 6,9 miliardi di euro. Particolare atten­zione merita il fenomeno del cosiddetto Italian sounding, che da solo ha sottratto nel 2016 circa 20 miliardi di euro al settore agroalimentare italiano. Si tratta di una tendenza pa­rassitaria ad utilizzare sull’imballaggio dei prodotti &#8211; princi­palmente del settore agroalimentare &#8211; etichette, simboli, co­lori che evocano l’origine e la tradizione italiana pur essendo di fatto fabbricati all’estero.</p>
<p>L’Italia vanta un patrimonio agroalimentare di eccellenza sia per qualità che per assortimento dei prodotti, il cui valore è riconosciuto e apprezzato in tutto il mondo. La contraffazio­ne in campo agrifood e i fenomeni come l’Italian Sounding provocano un danno ingente alle imprese nazionali sia per la perdita di quote di mercato sia per il danno all’immagine dei prodotti generato dalla circolazione del falso “made in Italy”. Oltretutto, ad essere seriamente a rischio è la salute dei cittadini, spesso ignari di essere vittime di frode.</p>
<p>Il Poligrafico dello Stato, in virtù della sua mission azienda­le di salvaguardia della pubblica fede, della sicurezza dello stato, dell’ordine pubblico e della salute pubblica, è impe­gnato costantemente nella lotta alla contraffazione attra­verso lo sviluppo di soluzioni tecnologiche, sofisticate e ad alto contenuto tecnologico, per combattere il dilagarsi del fenomeno. Basti pensare al sistema di tracciabilità e anti­contraffazione, sviluppato da oltre un decennio, per la tute­la delle produzioni vitivinicole di qualità. Grazie ad un con­trassegno di sicurezza, apposto sulle bottiglie di vino certificato, e un sistema informativo veicolato tramite un’app gratuita per smartphone (Trust your Wine®), il sistema garantisce la protezione di tutti i vini DOCG, di buona parte di quelli DOC, per un totale dell’85% delle bottiglie di vini italiani certificati, dei quali il 55% è destinato all’esportazione.</p>
<p>Per l’agrifood, il Poligrafico ha recentemente sviluppato il Passaporto Digitale dei prodotti DOP e IGP, la solu­zione che, sul modello della tracciabilità dei vini, preve­de un contrassegno personalizzato con una grafica che evoca la specificità del singolo prodotto e realizzato dal Poligrafico con elementi di sicurezza riconducibili alla stampa di carte per banconote. Il contrassegno è colle­gato a tutto il patrimonio informativo messo a disposi­zione dall’ente certificatore, dai produttori e da tutti gli operatori coinvolti e può essere interrogato tramite l’app Trust your Food®, la quale permette, inoltre, il contat­to diretto produttore-consumatore e la consultazione di approfondimenti a valore aggiunto sul prodotto stesso.</p>
<p>La soluzione, già attivata per due prodotti di eccellenza del patrimonio agroalimentare italiano – il Cioccolato di Modica IGP e l’Aceto Balsamico di Modena IGP – è stata concepita per offrire la tracciabilità completa di prodotto, estesa non solo alla catena produttiva ma a tutta la supply chain, inclusi i canali di distribuzione. Come? Innanzitutto, va sottolineato che il contrassegno è dotato di una codifica univoca, generata e custodita dal Poligrafico in dedicate banche dati, identificativa di uno specifico esemplare di prodotto. A ciascun codice è associato quindi un set di dati sul prodotto, tra cui infor­mazioni sulla produzione e riferimenti a enti di certifica­zione, Consorzi di tutela e produttori. Arricchire questo patrimonio informativo è molto semplice: attraverso la scansione dei codici univoci apposti in etichetta e con la contestuale registrazione del singolo evento, si può garantire la tracciabilità di tutte le movimentazioni logi­stiche ed economiche, permettendo anche l’integrazione del sistema con la tecnologia blockchain e l’introduzione di Smart Contract per tutte le transazioni registrate tra le fasi di produzione, distribuzione e vendita (compre­si i canali di e-commerce). Oltre ad essere il punto di accesso all’identità e alla tracciabilità di prodotto, quin­di, il contrassegno rappresenta, infatti, anche un valido strumento di tutela per il consumatore che sceglie le piattaforme di acquisto online. Immaginiamo di voler acquistare in rete un prodotto dotato di contrassegno del Poligrafico tramite un sito di e-commerce autoriz­zato. Nella sezione informativa del prodotto sarebbe in­dicato il codice univoco o il range di codici del lotto di riferimento associati al bene che si sta visualizzando. A questo punto, il consumatore ha la possibilità di inserire il codice indicato nel sito all’interno dell’app fornita dal Poligrafico per verificare immediatamente la corretta as­sociazione con la tipologia di prodotto scelto, smasche­rando eventuali false dichiarazioni da parte del venditore oltre ad arricchire il cliente di informazioni aggiuntive sulla storia del prodotto e del territorio di provenienza. Ulteriori benefici si manifestano poi alla consegna fisica del prodotto all’acquirente: la verifica della corrispon­denza tra il codice dichiarato in fase di acquisto e quello effettivamente presente sul contrassegno del Poligrafico è solo il primo passo. A questo si aggiungono la verifica di autenticità dei dati riportati in etichetta e la rintrac­ciabilità di prodotto, sempre attraverso uno strumento semplice e gratuito come l’app Trust your Food®.</p>
<p>A cura di <strong>IPZS<br />
</strong></p>
<p>Fonte: <strong>Consortium</strong> <strong>2020/01</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/new/2020/04/11-PassaportoDigitaleIPZS.pdf">SCARICA IL PDF DELL&#8217;ARTICOLO</a></p>
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		<title>DOP IGP valore e benessere nella Dieta Mediterranea</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 May 2020 09:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Uno studio Qualivita sul valore nutrizionale e nutracetico del paniere delle IG italiane evidenziato dal mondo della ricerca &#160; Sono passati dieci anni dal riconoscimento della Dieta Mediterranea Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità Unesco come “un [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3>Uno studio Qualivita sul valore nutrizionale e nutracetico del paniere delle IG italiane evidenziato dal mondo della ricerca</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sono passati dieci anni dal riconoscimento della <strong>Dieta Mediterranea Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità Unesco</strong> come “un insieme di competenze, conoscenze, riti, simboli e tradizioni, che vanno dal paesaggio alla tavola […] e che coinvolge le colture, i raccolti, l’allevamento degli animali, la conservazione, la trasformazione, la preparazione, la condivisione e il consumo di cibo”. In occasione di questo anniversario Qualivita ha promosso uno studio sui risultati della ricerca scientifica sul valore nutrizionale e nutraceutico dei <strong>prodotti DOP IGP italiani</strong> nel contesto della Dieta Mediterranea, di cui essi rappresentano pilastri e simboli riconoscibili.</p>
<p>Si tratta della prima ricerca che analizza in maniera completa e documentata le caratteristiche di salubrità del paniere dei prodotti DOP IGP italiani: è lo studio “<strong>VA.BENE &#8211; DOP IGP Valore Benessere”</strong> realizzato dalla Fondazione Qualivita con la collaborazione di Nutrafood, il Centro Interdipartimentale di Ricerca Nutraceutica e Alimentazione per la Salute dell’Università di Pisa, con il supporto del Ministero delle politiche agricole, per approfondire la conoscenza legata agli aspetti nutrizionali dei prodotti agroalimentari DOP IGP italiani nel contesto della Dieta Mediterranea. Un dossier ricco di risultati positivi ed evidenze scientifiche in grado di affermare nel dibattito internazionale il valore nutrizionale e la salubrità dei prodotti italiani a Indicazione Geografica.</p>
<p>Lo <strong>studio</strong> – che analizza le caratteristiche del paniere DOP IGP italiano attraverso le evidenze della ricerca accademica/scientifica italiana, le buone pratiche del settore e i contenuti della comunicazione mediatica – restituisce una fotografia che mostra un grande lavoro dietro le IG italiane negli ultimi dieci anni in termini di ricerca e un importante sforzo del settore in chiave di benessere e sostenibilità che, però, necessita di ulteriori investimenti in termini di comunicazione per rendere il sistema maggiormente capace di reagire alle crisi mediatiche a cui negli ultimi anni è stato sottoposto.</p>
<p>“Il progetto di ricerca non si limita ad approfondire le peculiarità strutturali del comparto sui temi benessere, sostenibilità e valori nutrizionali”, dichiara <strong>Mauro Rosati</strong>, direttore Generale della Fondazione Qualivita, “ma afferma i prodotti DOP IGP come pilastri della Dieta Mediterranea e intende aprire nuove strade e fornire ulteriori spunti per la loro valorizzazione. In questo senso si pone come uno strumento al servizio di tutti i soggetti coinvolti nella valorizzazione delle IG italiane, suggerendo le linee guida per implementare le azioni di ricerca e comunicazione e focalizzando l’attenzione su aspetti fino ad oggi poco esplorati come il notevole impegno della ricerca accademico-scientifica sul fronte delle IG, il ruolo importante dei prodotti DOP IGP nella Dieta Mediterranea come asset strategico per la comunicazione”.</p>
<p>Lo studio è frutto di un progetto che si è svolto seguendo tre linee di ricerca. La prima ha riguardato un’analisi capillare sullo stato dell’arte della ricerca accademica e scientifica italiana sugli aspetti organolettici, nutrizionali e nutraceutici dei prodotti IG italiani, e ha permesso di attribuire loro un valore aggiunto, ma anche fornire utili indicazioni al produttore e al consumatore. “Dall’analisi delle ricerche effettuate appare evidente l’interesse per questa tematica, oltre alla ricerca di metodologie chimico-analitiche finalizzate alla tutela dei prodotti IG troppo spesso sottoposti a frodi” dichiara <strong>Lucia Guidi, direttrice del Centro Interdipartimentale di Ricerca Nutrafood “Nutraceutica e Alimentazione per la Salute” dell’Università di Pisa</strong>. Anche i numeri in questo senso parlano chiaro: negli ultimi dieci anni la ricerca scientifica internazionale sui prodotti IG italiani ha subito un trend estremamente positivo passando da 1.710 lavori pubblicati su riviste indicizzate dal 1990 al 1999, a 17.300 lavori scientifici nell’arco temporale dal 2000 al 2019 (fonte Google Scholar), con un forte incremento della ricerca finalizzata agli aspetti nutrizionali e nutraceutici.</p>
<p>A cura di <strong>Giovanni Gennai<br />
</strong></p>
<p>Fonte: <strong>Consortium</strong> <strong>2020/01</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/new/2020/04/12-VaBene.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">SCARICA IL PDF DELL&#8217;ARTICOLO</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il Consorzio Pecorino Romano DOP lancia tre nuove tipologie</title>
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		<pubDate>Sun, 03 May 2020 08:00:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[disciplinare]]></category>
		<category><![CDATA[MARKETING]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Consorzio celebra 40 anni e promuove strategiche modifiche al disciplinare in chiave innovazione, tradizione e ricerca I suoi primi 40 anni il Consorzio per la tutela del formaggio Pecorino Romano DOP li festeggia con [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3>Il Consorzio celebra 40 anni e promuove strategiche modifiche al disciplinare in chiave innovazione, tradizione e ricerca</h3>
<p>I suoi primi 40 anni il Consorzio per la tutela del formaggio Pecorino Romano DOP li festeggia con tre nuovi prodotti e una decisa rinfrescata al disciplinare di produzione. Per cambiare, tenendo però fede a una tradizione forte di culture, terre e tradizioni: le tre nuove tipologie di Pecorino Romano DOP, infatti, affiancheranno lo storico prodotto “cult”, conosciuto, apprezzato ed esportato in tutto il mondo. Fautore della svolta, sostenitore convinto dell’importanza di declinare le produzioni (anche) sui nuovi trend per venire incontro a gusti e stili di vita dei clienti, promotore della necessità di differenziare per crescere e conquistare nuovi mercati, è Salvatore Palitta, presidente del Consorzio. Che negli ultimi 3 mesi ha incassato il doppio via libera, da Consiglio d’amministrazione e Assemblea dei soci, alle proposte di modifica del disciplinare. Il passaggio finale, prima dell’entrata in vigore, spetta ora al Ministero delle politiche agricole e all’Unione Europea.</p>
<p><strong>Presidente Palitta, da cosa nasce il nuovo disciplinare?</strong><br />
Prima di tutto da una considerazione: il tradizionale mercato del Pecorino Romano DOP ha ormai margini ridotti di espansione, perché lì siamo solidamente posizionati. Parlo soprattutto del settore industriale, in particolare nel nord America, dove esportiamo oltre il 50% del nostro prodotto che viene grattugiato e venduto come ingrediente “da cucina” e per i piatti pronti. Per continuare ad espanderci, era dunque necessario individuare nuovi canali: hotel, ristoranti, pizzerie, bar, catering, fino ai Gourmet Store. Per riuscire a conquistarli serve però un prodotto più delicato ed “elegante” di quello destinato alla grattugia, un Pecorino Romano DOP “da tavola”, adatto agli aperitivi dei giovani, agli antipasti in ristoranti e pizzerie o allo spuntino dei bambini. Un pecorino “glamour”, poco salato ma molto gustoso, che affinandosi conserva tutta l’identità e la tradizione.</p>
<p><strong>E così avete ideato ben 3 nuove tipologie.</strong><br />
Sì. Un Pecorino Romano DOP “Extra”, a ridotto contenuto di sale (non più del 3,5%), un “Riserva” con una stagionatura di almeno 14 mesi (e fino a 18, 20, 24 e 30 mesi) e un prodotto di “Montagna” che presuppone allevamento al di sopra dei 600 metri e lavorazioni entro 10 chilometri. Portare sui mercati questi tre nuovi prodotti è per noi una sfida importante e avvincente.</p>
<p><strong>E qui torna in gioco il disciplinare: perché cambiarlo?</strong><br />
Così come è adesso, le regole sono generali e non sufficientemente descrittive per poter funzionare con diverse tipologie. Le modifiche ci consentiranno invece di procedere con le tutele e le direttive necessarie a garantire il miglior prodotto possibile: non ci sarà più una sola referenza, indistinta, rispetto alla qualità, ma verranno introdotti elementi qualitativi che permetteranno di differenziare il prodotto. Anche tra i produttori si innescherà un meccanismo virtuoso di concorrenza verso l’alto.</p>
<p><strong>Pur puntando molto sull’innovazione, il disciplinare mantiene e rafforza il legame con il territorio</strong>.<br />
Un legame inscindibile. Perciò nel disciplinare abbiamo introdotto l’elenco delle razze storiche idonee alla produzione di latte destinato alla DOP, dove la razza Sarda ha una prevalenza territoriale nazionale, senza dimenticarci delle razze tradizionali del Lazio, quali la Vissana e la Sopravvissana. Gli altri elementi importanti sono il modello di alimentazione degli allevamenti, la sostenibilità ambientale, le fasi tecnologiche della trasformazione tradizionali, rese ripetibili e oggettivamente misurabili, i processi di stagionatura differenziata, i requisiti di salubrità e tracciabilità rapportati agli standard internazionali. Tradizione, ricerca, innovazione, condivisione della conoscenza sono i punti forti del nuovo disciplinare.</p>
<p><strong>Prima ha accennato ai consumatori più piccoli. C’è anche un prodotto su misura per loro, vero?</strong><br />
Verissimo, ma devo dire che piace molto anche ai grandi. Lo Snackorino è l’ideale come merenda a scuola o nel pomeriggio dopo lo sport. Confezionato singolarmente, 20 grammi di bontà che è facile portarsi dietro per ricaricare le energie. Come i legionari romani, ai quali veniva distribuita un’oncia di Pecorino Romano che restituiva loro forza e vigore: una vera iniezione di energia, di facile digestione e naturalmente privo di lattosio. Stiamo lavorando a un progetto per diffonderlo nelle scuole della zona di origine: perché a mangiare bene, e mangiare sano, si impara da piccoli. E si continua per tutta la vita.</p>
<p>A cura di <strong>Sara Panarelli Mascia Area comunicazione Consorzio Pecorino Romano DOP</strong></p>
<p>Fonte: <strong>Consortium</strong> <strong>2020/01</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/new/2020/04/13-PecorinoRomanoDOP.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">SCARICA IL PDF DELL&#8217;ARTICOLO</a></p>
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