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	<title>CONSORTIUM 2019_02 &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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	<description>DOP IGP STG :: Prodotti agroalimentari e vitivinicoli IG</description>
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	<title>CONSORTIUM 2019_02 &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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		<title>Prosecco DOP: ‘Brand ambassador’ più forte della pandemia</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/prosecco-dop-brand-ambassador-piu-forte-della-pandemia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Conti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2020 16:00:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altri articoli]]></category>
		<category><![CDATA[CONSORTIUM 2019_02]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il direttore del Consorzio di tutela del Prosecco DOP, Luca Giavi , evidenzia in modo cristallino gli effetti che hanno avuto le imprese in merito alla crisi del COVID-19: “I problemi – spiega &#8211; sono [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>direttore del <a href="https://www.prosecco.wine/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Consorzio</a> </strong><strong>di tutela del Prosecco DOP, Luca Giavi</strong> , evidenzia in modo cristallino gli effetti che hanno avuto le imprese in merito alla crisi del COVID-19: “I problemi – spiega &#8211; sono stati concentrati sul comparto Horeca che ha avuto grosse difficoltà sia a livello nazionale sia a livello internazionale. Molto meno le complicazioni per le aziende che operano nella grande distribuzione. È chiaro però che i guai riguardano la gestione della denominazione in generale perché è eterogenea. Alle grandi realtà produttive si affiancano i piccoli imprenditori che operano nel mercato locale. Sulla logistica, invece, i problemi sembravano fossero legati agli intoppi doganali, ma presto sono stati superati tant’è che il primo quadrimestre, rispetto al 2019, si è chiuso con un lieve segno positivo, anche se il mese di aprile ha fatto contrarre le produzioni. In generale l’attività è stata continuativa anche se le realtà più esposte sul comparto Horeca hanno dovuto bloccare il lavoro”.</p>
<p><strong>Quali sono le attività che il Consorzio del Prosecco pensa di mettere in atto per supportare le imprese nel mercato?</strong><br />
“Intanto abbiamo cercato di trasferire sul digitale tutte le nostre forme di esperienza. Fortunatamente abbiamo una rete internazionale, di quelle che noi chiamiamo ‘Case Prosecco’, come in Cina, Stati Uniti, Germania e Regno Unito che hanno continuato a collaborare con i nostri brand ambassador nel proporre momenti di degustazione, anche se online. Abbiamo organizzato incontri via web con giornalisti e operatori americani e si sta quindi creando una community che sta trovando nuove modalità per fare vecchie attività. Inoltre stiamo cercando di avviare attività nuove e modalità di contatto innovative”.</p>
<p><strong>Le azioni del Consorzio che pensa di mettere in atto per comunicare e informare il consumatore?</strong><br />
“Una delle difficoltà maggiori è raggiungere un numero elevato di soggetti. A differenza dei giornalisti, proporre una degustazione per numeri elevati è difficile a causa del reperimento del prodotto su mercati diversi. Non abbiamo però dimenticato di suggerire occasioni e modalità di consumo andando incontro ad esempio al settore Horeca che, come ho già sottolineato, è quello che ha sofferto di più”.</p>
<p><strong>Quali opportunità potranno cogliere le imprese in questo cambiamento?</strong><br />
“Credo che serva ripensare ai modelli organizzativi e distributivi. È chiaro che concentrarsi in un unico canale di vendita è un limite così come concentrarsi solo su alcuni mercati è un rischio. Serve disporre maggiormente di commercio e canali. Ricordo che quando iniziammo questa avventura con il Consorzio di tutela Prosecco , avevamo una esposizione sui primi tre mercati &#8211; Regno Unito, Stati Uniti e Germania &#8211; che andava oltre al 75%. Fortunatamente abbiamo via via ridotto questa esposizione. In questo momento, per le aziende, la strada più facile da seguire alla ricerca di nuovi mercati è l’online che ha fatto segnare performance interessanti, ma che per il settore vino è ancora limitata”.</p>
<p><strong>Quali attività possono organizzare le imprese del Prosecco e il Consorzio per rilanciare anche il turismo nel territorio?</strong><br />
“Il turista può rappresentare una grande occasione per il territorio. Una denominazione vasta come la nostra riesce ad avere una soluzione per tutti i gusti. Andiamo dalle spiagge dell’alto Adriatico a Trieste, da Aquileia fino ad arrivare a ridosso delle Dolomiti. E in mezzo abbiamo tutto: città d’arte, piccoli borghi, laghi, colline. In tutti questi contesti troviamo aziende vitivinicole. Insomma, si possono organizzare visite andando dalla toccata e fuga del week-end fino a soggiorni lunghissimi. Altra opportunità è la diversificazione dell’ospitalità, dai grandi hotel all’agriturismo. In tutto questo non mancano ovviamente i percorsi di degustazione”.</p>
<p>Fonte: <strong>Consortium 2020_02</strong></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2020/06/Consortium2020_02_Prosecco-DOP.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/news/luca-giavi-consorzio-di-tutela-del-prosecco-dop-podcast/" target="_blank" rel="noopener"><b>ASCOLTA IL PODCAST </b></a></p>
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		<title>Lambrusco di Modena DOP: “Il futuro si chiama qualità”</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/lambrusco-di-modena-dop-il-futuro-si-chiama-qualita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Conti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2020 14:00:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altri articoli]]></category>
		<category><![CDATA[CONSORTIUM 2019_02]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Direttore Giacomo Savorini, quale effetto ha avuto nelle vostre imprese la crisi del COVID-19? “Fin dalla chiusura abbiamo avuto il blocco del mercato per le piccole aziende che ovviamente riforniscono il mondo Horeca. Da quel [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Direttore Giacomo Savorini, quale effetto ha avuto nelle vostre imprese la crisi del COVID-19?</strong><br />
“Fin dalla chiusura abbiamo avuto il blocco del mercato per le piccole aziende che ovviamente riforniscono il mondo Horeca. Da quel momento si è fermato tutto nonostante le consegne a domicilio che però rappresentano solo il 2% del reddito standard di questo periodo. Discorso diverso per le realtà più strutturate perché l’export si è bloccato man mano che avveniva il lockdown nei Paesi del mondo. Invece chi era in GDO ha visto reggere le vendite di Lambrusco per i primi due mesi. In realtà oggi stiamo vivendo una crisi che ci preoccupa”.</p>
<p><strong>Quale sarà l’attività che il Consorzio pensa di mettere in atto per supportare le imprese nel mercato?</strong><br />
“La parte promozionale passa dai nuovi mezzi tecnologici, ma si stanno riscoprendo tante possibilità di contatto. È chiaro che tutti gli eventi, tutte le fiere più importanti al mondo sono saltate con grandi punti interrogativi anche per il prossimo anno. Il<strong><a href="https://www.tutelalambrusco.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> Consorzio</a> del Lambrusco di Modena DOP</strong> sta vicino alle aziende provando a creare opportunità, conoscenza, divulgazione. È un momento per far conoscere attraverso i socialnetwork il singolo produttore, aspetto a mio avviso fondamentale. In ambito di tutela i Consorzi stanno continuando a lavorare sul piano dei controlli così come la partecipazione alla progettazione di nuovi bandi futuri. Noi presenteremo delle attività di un progetto unitario fino al 2023 che ci porterà negli Stati Uniti, in Canada e in giro per l’Europa. Stiamo lavorando tanto nonostante la burocrazia”.</p>
<p><strong>Ha parlato di burocrazia. Quanto incide in questa crisi?</strong><br />
“Tantissimo e questo è il momento giusto per fare delle proposte al fine di sburocratizzare il settore. Stiamo parlando con gli amministratori regionali e prepareremo un documento attraverso Federdoc per fare delle proposte che possano aiutare a superare una situazione che è diventata molto difficoltosa”.</p>
<p><strong>Quale sarà l’azione che il Consorzio pensa di mettere in campo per informare il consumatore?</strong><br />
“Ho la percezione che quando si uscirà da questa situazione, la conoscenza del consumatore sul made in Italy e sui prodotti della propria zona sarà più forte di prima. Noi su questo investiremo moltissimo e attiveremo appena possibile, quando anche la ristorazione sarà ripartita a pieno regime, un tour in Italia per promuovere e far sentire più vicino il nostro prodotto. Adesso stiamo lavorando però su un problema serio che riguarda i produttori legati all’Horeca ovvero la sospensione dei pagamenti. Una delle richieste che noi faremo in modo fortissimo sarà quella di dare liquidità agli imprenditori”.</p>
<p><strong>Quali opportunità potranno cogliere le imprese in questo cambiamento?</strong><br />
“Penso che per i prossimi anni ci sarà una modifica del mercato nel suo complesso. A mio avviso dovremmo aggredire in modo assolutamente importante e più intelligente alcuni mercati che hanno ancora spazio. Non quelli che portano un’indecisione commerciale”.</p>
<p><strong>In che senso?</strong><br />
“Negli ultimi vent’anni si è sempre parlato di Cina, ma se lei parla con qualsiasi piccolo produttore di<strong> Lambrusco di Modena DOP </strong> i problemi di “Italian sounding’, di frodi, di pagamento non riscossi sono all’ordine del giorno. Dobbiamo prenderne atto e andare in quei Paesi che possono dare delle garanzie, investire in modo serio, metterci la faccia. Inoltre serve dare opportunità ai nostri produttori perchè non tutti hanno la capacità di fare export. Noi dobbiamo intervenire sulla formazione”.</p>
<p><strong>Quali attività possono organizzare le imprese e il consorzio per rilanciare anche il turismo nel territorio?</strong><br />
“Gli incoming. È molto più facile organizzarlo piuttosto che uscire. Abbiamo il vantaggio del nostro territorio che non sappiamo ancora sfruttare. Dal mio punto di vista siamo in grado ormai col prodotto che abbiamo di riuscire a invitare personaggi importanti, ma al tempo stesso abbiamo bisogno di produttori al medesimo livello. Per il turismo è uguale”.</p>
<p>Fonte: <strong>Consortium 2020_02</strong></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2020/07/Consortium2020_02_Lambrusco-di-Modena-DOP.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a> </strong></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/news/giacomo-savorini-consorzio-lambrusco-di-modena-consorzio-vini-colli-bolognesi-consorzio-pignoletto-podcast/" target="_blank" rel="noopener">SCARICA IL PODCAST</a></strong></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/news/giacomo-savorini-consorzio-lambrusco-di-modena-consorzio-vini-colli-bolognesi-consorzio-pignoletto-webcast/" target="_blank" rel="noopener">SCARICA IL WEBCAST</a></strong></p>
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		<title>DOP e IGP alla prova del fattore 2B</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/dop-e-igp-alla-prova-del-fattore-2b/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Apr 2019 12:54:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altri articoli]]></category>
		<category><![CDATA[big data]]></category>
		<category><![CDATA[Blockchain]]></category>
		<category><![CDATA[CONSORTIUM 2019_02]]></category>
		<category><![CDATA[Mauro Rosati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In questi ultimi anni il settore agroalimentare ha affrontato molte sfide nel campo dell’innovazione, come quella del marketing digitale che, nel suo complesso, possiamo dire superata brillantemente come dimostrano i numeri del rapporto WEB DOP [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In questi ultimi anni il settore agroalimentare ha affrontato molte sfide nel campo dell’innovazione, come quella del marketing digitale che, nel suo complesso, possiamo dire superata brillantemente come dimostrano i numeri del rapporto <strong>WEB DOP</strong> che abbiamo pubblicato anche in questo numero di Consortium. Il Food, e in particolare il mondo delle <strong>DOP IGP</strong>, si é dimostrato all’altezza della prova e la forte presenza nelle conversazioni digitali di tutto il mondo, così come la capacità di imporre un linguaggio complesso segno dell’ampia rete di collegamenti del sistema IG, confermano come <strong>cibo e vino made in Italy non rappresentano agli occhi dei consumatori solo beni di consumo</strong>, ma sono veicolo di un valore più ampio che sostiene la crescita del Paese e l’affermarsi della sua reputazione nel mondo. Oggi il sistema delle DOP IGP italiane si trova davanti a due ulteriori sfide nel campo dell’innovazione, quelle della<strong> Blockchain</strong> e dei<strong> Big Data</strong>.</p>
<p>Se vogliamo stabilire una data di inizio, allora possiamo appuntarci il 18 settembre 2018 e considerarlo il momento in cui la Blockchain ha fatto ufficialmente l’ingresso nel mondo del Food. È il giorno in cui Wallmart ha inviato una lettera a tutti i suoi produttori di insalata fresca con la quale richiedeva di aderire al sistema IBM della Blockchain per poter continuare ad essere fornitori della grande catena. <strong>In Italia la Blockchain nel campo agroalimentare è ancora in una fase sperimentale</strong>, anche se molti soggetti si sono già portati avanti con dei progetti pilota (come Carrefour che, sempre nel settembre 2018, ha lanciato la prima esperienza di Blockchain nella GDO italiana applicata alla filiera del pollo, un esperimento che è innanzitutto il test per un nuovo tipo di rapporto con i consumatori).</p>
<p>La Blockchain è direttamente connessa al tema della<strong> tracciabilità</strong> e della<strong> sicurezza alimentare</strong> e, in particolare per l’<strong>Italia</strong>, anche a tutto ciò che riguarda la contraffazione. Per un Paese che negli anni 90 è riuscito ad imporsi come <strong>leader di mercato sulla qualità agroalimentare e vitivinicol</strong>a, la Blockchain è perciò un argomento strategico non di poco conto. Sul valore delle certificazioni è stata fatta la fortuna di molte aziende italiane e anche la reputazione del nostro made in e nonostante i moltissimi tentativi di imitazione portiamo in giro per il mondo cibo sano e di grande qualità garantito con gli standard più elevati. Oggi in questo ambito la sfida dell’Italia, anzi dell’Europa, sarà giocare una partita condivisa fra pubblico privato da imporre anche nei mercati internazionali, come già fatto con le regole degli anni 90 sulla qualità, tracciabilità e sicurezza alimentare che l’hanno portata ed essere modello di riferimento mondiale. Dividerci sarebbe un vero suicido. E se da un lato la Blockchain potrà garantire con maggiore facilità e minor costo l’accesso del cibo nel mercato globale, dall’altro il mondo dei Big data determinerà quali aziende sapranno arrivarci prima e meglio, interpretando le evoluzioni dei consumi in realtime.</p>
<p>I Big data rappresentano infatti un nuovo asset sia per costruire organizzazioni migliori sia per gestire i mercati con più profitto. Internet delle cose, social network, mobile device mettono a disposizione delle aziende una quantità di dati che, se letti ed analizzati con capacità, possono dare informazioni per produrre e vendere meglio. Oggi<strong> su 7,6 miliardi di persone nel mondo, 5,1 miliardi sono utenti mobile</strong>, oltre 4 miliardi navigano su internet e 3,2 miliardi sono attivi sui social network. E siamo tutti ben consapevoli che nel web, e nei social in particolare, il tema del Food e del Wine produce ogni secondo miliardi di informazioni. Già questo rende un’idea di quanta parte delle esigenze e delle potenzialità dei mercati sia raccontata proprio nel mondo digitale e dei Big data ad esso connessi. Purtroppo il nostro sistema di promozione (campagne, fiere, ecc) si basa ancora su analisi proiezioni classiche che non tengono conto, se non parzialmente, delle informazioni derivanti dai Big data.</p>
<p>Anche il mondo delle PMI agroalimentari, che non ha la forza economica di affrontare in tema dei Big data per agire in maniera più efficace sui mercati internazionali, si troverà ben presto a dover fare i conti con le grandi aziende internazionali di settore che già stanno sviluppando il proprio business investendo molto in questo campo. Appare chiaro perciò che tutto il futuro del settore agroalimentare e vitivinicolo italiano con la sua grande propensione all’export, alla qualità, alla sicurezza ed anche all’innovazione, si giochi su questi due fattori, o meglio su<strong>l fattore 2B</strong>: <strong>Blockchain e Big data</strong>.</p>
<p>A cusa di <em><strong>Mauro Rosati</strong></em></p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/new/2019/04/20190416-Consortium-Affiancate-1.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">SCARICA IL PDF DELL&#8217;ARTICOLO</a></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Blockchain nel settore agroalimentare: vantaggi e rischi</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/blockchain-nel-settore-agroalimentare-vantaggi-e-rischi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Apr 2019 12:53:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altri articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Blockchain]]></category>
		<category><![CDATA[CONSORTIUM 2019_02]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’evoluzione nella gestione dei dati nelle filiere agroalimentari, dal controllo alla garanzia di conformità fino agli sviluppi di comunicazione con il consumatore La gestione dati è un tema che le filiere agroalimentari conoscono bene, in [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3>L’evoluzione nella gestione dei dati nelle filiere agroalimentari, dal controllo alla garanzia di conformità fino agli sviluppi di comunicazione con il consumatore</h3>
<p>La <strong>gestione dati</strong> è un tema che le filiere agroalimentari conoscono bene, in quanto è condizione sine qua non per dimostrare e assicurare al cliente (GDO e consumatore) la qualità, la food safety, la rintracciabilità e gli aspetti valoriali dei prodotti immessi in commercio. I dati rappresentano l’<strong>elemento focale per dimostrare la conformità dei prodotti alle regole definite</strong> (disciplinari, capitolati di fornitura, accordi di filiera) e hanno una valenza nell’ambito del controllo, delle garanzie a terzi, della dimostrazione della due diligence.</p>
<p>D’altro canto, però, è maturata la consapevolezza che<strong> i dati rappresentano un elemento fondamentale per raccontare la “storia” di un alimento al consumatore</strong>. Stiamo assistendo quindi ad una evoluzione della gestione dei dati finalizzata non solo alla conformità per la certificazione ma anche e soprattutto indirizzata a comunicare in modo trasparente alle persone. Il “dato”, pertanto, possiede una duplice valenza: permette il controllo e la garanzia di conformità ai disciplinari di riferimento, identificazione (potenzialmente anticontraffazione, laddove le modalità di identificazione prevedano etichette non manomissibili, non duplicabili etc.) e inoltre diventa strumento di comunicazione.</p>
<p>Parimenti all’evoluzione del concetto connesso alla disponibilità dei dati si è evoluta anche la modalità di gestire gli stessi: dalla carta (ancora troppo diffusa), ai sistemi informatici tradizionali, fino ad arrivare alla nuova frontiera della “<strong>digital transformation</strong>” che consente la gestione di dati attraverso ad esempio le tecnologie distribuite blockchain, IOT (<strong>Internet of Things</strong>) e IA (<strong>Intelligenza Artificiale</strong>). La tecnologia a supporto delle aziende delle filiere è sempre più accessibile, disponibile e fruibile rispetto al passato, ma richiede maggiore competenza e consapevolezza. Inutile negare che la tecnologia ha portato e porta una facilitazione dei rapporti e degli scambi, una velocizzazione delle comunicazioni e una ottimizzazione dei processi, ha però una velocità di evoluzione e di sviluppo enormemente superiore rispetto la capacità di apprendimento degli utilizzatori, per cui, a volte, può generare, in alcuni invidui, i noti fenomeni di neofobia con il conseguente rallentamento del tanto agognato progresso. Le filiere sono per loro natura strutturate, organizzate, vincolate, prevedono una pluralità di operatori ma anche di requisiti a supporto del prodotto, una variabilità di clienti, con esigenze diverse e con vincoli contrattuali differenti. In questi ultimi vent’anni il settore agroalimentare è pian piano passato da una logica di acquisti “aperta” (in base a prezzo e qualità) ad una logica più organizzata (in base ai requisiti valoriali da assicurare).</p>
<p>Le filiere sono strutturate per fornire un prodotto con caratteristiche specifiche, dettate dalle esigenze del mercato, organizzate in maniera tale da assicurare il rispetto dei requisiti. Il rispetto del requisito relativo alla valorizzazione non è “lasciato al caso” ma è organizzato attraverso le fasi di progettazione, programmazione, organizzazione e controllo della filiera.</p>
<p>I punti principali del modello organizzativo sono:</p>
<p>• l’esistenza di un capofiliera che coordina a monte;</p>
<p>• gli operatori sono qualificati dal capofiliera (la filiera è aperta ma ne fanno parte solo gli operatori qualificati);</p>
<p>• fra gli operatori esiste un accordo di filiera che definisce obblighi e responsabilità oltre ai “requisiti” che devono essere rispettati (capitolati di fornitura);</p>
<p>• la gestione dei dati è generalmente distribuita fra i vari operatori della filiera, a supporto della conformità del prodotto, e sono sempre resi disponibili in fase di audit;</p>
<p>• i dati in ogni caso sono accessibili solo per gli operatori della filiera qualificati e abilitati: non sono accessibili a chiunque.</p>
<p>È quindi condizione necessaria che l’applicazione della tecnologia debba essere implementata coerentemente con il modello organizzativo della filiera e non il contrario: costringere il cambiamento del modello sarebbe un grave errore. A questo punto però sorgono due domande fondamentali:</p>
<p>1. Quale tecnologia utilizzare per la gestione dei dati nel rispetto del modello organizzativo della filiera?</p>
<p>2. Scelta la tecnologia: quali gli obiettivi, i vantaggi e i rischi nella implementazione della stessa?</p>
<p>Riguardo la tecnologia, è indubbio che quella che sta emergendo è la blockchain, o più genericamente quella dei registri distribuiti (<strong>DLT</strong>). La blockchain è certamente utilizzabile come soluzione tecnologica innovativa perchè può valorizzare tutta l’informazione a supporto delle transazioni e delle comunicazioni nell’ambito delle filiere agroalimentari. Il settore agroalimentare necessita, come già affermato precedentemente, di un modello di <strong>blockchain</strong> che sia coerente con l’impostazione delle specifiche filiere, con la flessibilità tipica degli operatori, con la protezione delle informazioni gestite e con l’originalità e la tipicità tutta italiana. Solo attraverso con una corretta implementazione della blockchain sarà possibile contribuire in maniera efficace alla valorizzazione del rapporto di fiducia fra le parti interessate (aziende, GDO, consumatori e enti istituzionali preposti).</p>
<p>Fonte: <strong>Consortium 2019/02</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/new/2019/04/ilovepdf_merged9.pdf">SCARICA IL PDF DELL&#8217;ARTICOLO</a></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Blockchain e certificazione, una soluzione per il settore</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/blockchain-e-certificazione-una-soluzione-per-il-settore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Apr 2019 12:52:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altri articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Blockchain]]></category>
		<category><![CDATA[CONSORTIUM 2019_02]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Tuttofood la presentazione di ChoralTrust, la piattaforma progettata da CSQA Certificazioni per l’acquisizione dei dati della blockchain e l’applicazione del controllo in modalità Virtual Audit Si chiama ChoralTrust la piattaforma di parte terza appositamente [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/blockchain-e-certificazione-una-soluzione-per-il-settore/">Blockchain e certificazione, una soluzione per il settore</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3>A Tuttofood la presentazione di ChoralTrust, la piattaforma progettata da CSQA Certificazioni per l’acquisizione dei dati della blockchain e l’applicazione del controllo in modalità Virtual Audit</h3>
<p>Si chiama <strong>ChoralTrust</strong> la piattaforma di parte terza appositamente progettata da CSQA per la qualificazione dei dati funzionali alla certificazione, in grado di acquisire i dati dalla blockchain di ciascun operatore della filiera e di applicare le procedure di controllo sui dati in modalità Virtual Audit. La soluzione <strong>CSQA ChoralTrust</strong> permette di ottenere i seguenti vantaggi condivisi con gli operatori delle filiere:</p>
<ul>
<li>semplificare il processo di certificazione;</li>
<li>attivare i “Virtual Audit” ottimizzando gli audit in campo;</li>
<li>consentire di certificare ogni lotto di prodotto; • attivare un sistema di comunicazione innovativo, tempestivo, garantito da ente terzo; • consentire l’interoperabilità ed uso di dati certificati non falsificabili;</li>
<li>archiviare tutte le informazioni qualificate;</li>
<li>accedere a tutte le informazioni in tempo reale, con garanzia di effettuare controlli immediati e mirati;</li>
<li>consentire l’accesso ai dati qualificati agli operatori autorizzati dal capofiliera;</li>
<li>ridurre i costi legati al controllo formale della documentazione cartacea.</li>
</ul>
<p>L’altro grande utilizzo dei dati della blockchain è nei riguardi della <strong>comunicazione trasparente nei confronti dei consumatori</strong>.  Anche in questo caso sorgono domande: i consumatori sono sensibili a questo tipo di comunicazione? I consumatori considerano a maggior valore un prodotto “tracciato” dalla blockchain rispetto ad uno “non tracciato”? La risposta corretta sarebbe quella di chiedere direttamente ai consumatori e agli operatori. In effetti recentemente sono pervenuti diversi sondaggi svolti dalle compagnie di ricerca sui mercati internazionali e tutti questi hanno presentato un dato estremamente interessante: oltre il 90% degli operatori del settore agro-alimentare considerano importante o molto importante il fattore tracciabilità nel momento in cui scelgono il fornitore. Concludendo il vero rischio che il sistema agroalimentare può correre è quello di non essere proattivo nei riguardi della blockchain. Utilizziamo quindi la blockchain per difendere il modello organizzativo delle filiere e implementiamo la Food Blockchain a nostra “<strong>immagine e somiglianza</strong>”!</p>
<h3>Intervista a Gianpaolo Sara, Managing Partner &#8211; Euranet</h3>
<p><em><strong>Cos’è Blockchain Plaza?</strong></em><br />
L’iniziativa “Blockchain Plaza” è un format all’interno del quale è possibile condividere esperienze, idee e proposte riguardo le tematiche della blockchain per il settore agroalimentare italiano. Il palinsesto prevede eventi, tavoli di lavoro, presentazioni di casi di successo, incontri con le istituzioni e condivisione di casi d’uso. L’obiettivo di “Blockchain Plaza” è di diventare il punto di incontro e confronto tra imprese e aziende delle filiere agroalimentari per lo sviluppo della “Data Economy” italiana.</p>
<p><em><strong>Chi sono i fondatori dell’iniziativa “Blockchain Plaza”?</strong></em><br />
I fondatori dell’iniziativa sono CSQA – Ente di Certificazione leader in Europa per il settore agroalimentare ed Euranet – Società di consulenza e tecnologie per la compliance. Hanno aderito all’iniziativa come aziende promotrici: AWS (Amazon Web Services), Infocert, GS1 Italia, Becker LLC, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, Techdata.</p>
<p><em><strong>Le aziende delle filiere agroalimentari possono aderire all’iniziativa?</strong></em><br />
L’adesione all’iniziativa è gratuita e molto semplice, è sufficiente compilare l’apposito form sul sito www.blockchainplaza.it e inviare la mail con la richiesta a info@blockchainplaza.it: consente di essere invitati a tutti gli eventi informativi, partecipare ai tavoli di lavoro e condividere le proprie esperienze in ambito blockchain.</p>
<p><em><strong>Cosa è la “Data Economy”?</strong></em><br />
I dati sono una risorsa essenziale per la crescita economica, la competitività, l’innovazione, la creazione di posti di lavoro e per incrementare la produttività. Il valore della “Data Economy” europea nel 2015 ammontava a 285 miliardi di euro e rappresentava circa l’1,94% del PIL comunitario. La commissione europea prevede che con condizioni legislative favorevoli agli investimenti in ICT la Data Economy europea possa raggiungere nel 2020 un valore di circa 700 miliardi di euro pari a circa il 4% del PIL Europeo.</p>
<p><em><strong>Quali sono i timori nell’utilizzo della blockchain da parte delle aziende?</strong></em><br />
Il primo è quello di condividere dati che sono riservati o addirittura rivelare i propri “segreti industriali” ed è pienamente fondato, perché il rischio esiste se si utilizza una infrastruttura non adeguata. È necessario dotarsi di una infrastruttura blockchain privata dove l’accesso ai dati è gestito con livelli di sicurezza certificati, dove sia garantita la scalabilità, la ridondanza e la resilienza. Il secondo timore è quello di creare burocrazia e complessità nei processi organizzativi, ed anche questo è fondato, poiché un progetto blockchain non può essere solamente un progetto IT, ma deve coinvolgere l’organizzazione, i processi, la logistica, il marketing. Il suo valore risiede nell’ottimizzazione dei costi e nelle opportunità di maggiori ricavi. Meglio evitare un progetto blockchain se l’azienda non trova questi due fondamentali vantaggi.</p>
<p><em><strong>Quali sono invece le spinte nell’affrontare un progetto blockchain?</strong></em><br />
La principale spinta al momento viene dalla GDO internazionale, in quanto ottenere i dati tramite blockchain le consente una notevole riduzione di tempi e costi. La GDO a sua volta recepisce ed interpreta i bisogni dei consumatori, sempre più attenti e consapevoli. I produttori italiani possono quindi utilizzare la blockchain come strumento per comunicare con i propri consumatori  e per garantire l’origine, l’originalità (anti contraf­fazione) e la tracciabilità dei loro prodotti.</p>
<p>Fonte: <strong>Consortium 2019/02</strong></p>
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		<title>Tecnologia e sistemi di sicurezza a difesa della qualità e dell’originalità</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/tecnologia-e-sistemi-di-sicurezza-a-difesa-della-qualita-e-delloriginalita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Apr 2019 12:51:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altri articoli]]></category>
		<category><![CDATA[CONSORTIUM 2019_02]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[tracciabilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo il wine, il poligrafico punta alla tutela del food. Una nuova strategia per maggiori investimenti nei sistemi di tracciabilità della filiera agroalimentare Il patrimonio agroalimentare italiano è da sempre considerato un’eccellenza sui mercati esteri. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3>Dopo il wine, il poligrafico punta alla tutela del food. Una nuova strategia per maggiori investimenti nei sistemi di tracciabilità della filiera agroalimentare</h3>
<p>Il patrimonio agroalimentare italiano è da sempre considerato un’eccellenza sui mercati esteri. La tracciabilità dei prodotti e delle materie prime ha un elevato valore strategico non solo a livello nazionale ma anche per tutto il settore dell’<strong>export</strong> che, secondo gli ultimi dati Istat a febbraio 2019, ha registrato <strong>un aumento su base annua del 6,1%</strong>. Salvaguardare le produzioni italiane significa, quindi, tutelare gli interessi dei consumatori e di tutta la filiera e, al tempo stesso, sostenere un segmento fondamentale della nostra economia. Secondo un recente rapporto elaborato dall<strong>’Ufficio Europeo per la Proprietà Intellettuale</strong> (EUIPO) e dall’OCSE, il mercato dei prodotti contraffatti è in continua crescita: dal 2016 ad oggi il mercato del falso sul totale del commercio mondiale è passato dai 338 ai 460mld di euro. Oltre alla perdita di fatturato per i produttori, <strong>nel nostro Paese ogni anno si perdono 88 mila posti di lavoro</strong>, pari al 2,1% degli occupati nei settori coinvolti dal fenomeno. Dallo stesso studio, inoltre, emerge che la contraffazione in Italia costa 10 mld di euro l’anno per mancato gettito fiscale nel commercio all’ingrosso e al dettaglio e per il mancato pagamento dei diritti di proprietà intellettuale.</p>
<p>Si può affermare che<strong> il mercato della contraffazione è un vero e proprio mondo parallelo che non risparmia nessun settore produttivo</strong>: a risentire del fenomeno sono indistintamente aziende del settore della moda, del design, della cosmesi, dell’informatica, della farmaceutica e dell’agroalimentare. Queste ultime richiedono un’attenzione particolare da parte delle Istituzioni e degli organismi di controllo perché incidono anche sulla salute e sulla sicurezza dei cittadini. In quest’ambito ed in coerenza con la propria mission di garante della fede e della salute pubblica, <strong>il Poligrafico e Zecca dello Stato svolge un importante ruolo a livello nazionale per la salvaguardia degli interessi della collettività</strong>, mettendo in campo azioni di lotta alla contraffazione oltre che di tutela dell’identità fisica e digitale dei cittadini e di accelerazione della digitalizzazione del Paese.</p>
<p>Nel settore Wine, l’innovazione tecnologica ed il<strong> know-how del Poligrafico permettono allo Stato di mettere a disposizione dei produttori un efficace strumento di contrasto ai fenomeni di contraffazione</strong> e di supporto per la tracciabilità dei vini a Denominazione d’Origine. Attraverso i Contrassegni di Stato DOCG e DOC è possibile il rafforzamento delle garanzie offerte ai consumatori e della competitività delle imprese, a beneficio delle politiche di qualità, salute e sicurezza del Paese. Oltre un miliardo e mezzo di Contrassegni di Stato prodotti ogni anno rappresentano un dato di assoluto rilievo che va letto insieme a quello relativo alla crescita del numero di Contrassegni per le denominazioni <strong>DOC</strong>, per le quali l’apposizione rispetto ai <strong>DOCG</strong> è su base volontaria: negli ultimi tre anni si è passati dalle oltre 751 milioni di unità del 2016 ai 974 milioni del 2018.</p>
<p>Questo trend incoraggiante evidenzia il grado di apprezzamento per questi sistemi di sicurezza e tracciabilità che vengono percepiti come efficaci dai produttori stessi, aprendo scenari per la loro estensione in altri comparti della filiera agroalimentare al fine di migliorare il posizionamento di tutti i prodotti italiani sul mercato interno ed estero. Per diffondere la cultura e l’importanza della certificazione di qualità dei prodotti, il Poligrafico ha integrato e potenziato il sistema di anticontraffazione del Contrassegno a Denominazione d’Origine con strumenti informativi ideati per accedere ai dati riportati in etichetta ed alle informazioni di filiera. <strong>Trust Your Wine®</strong>, pubblicata sugli Store Apple e Google nel 2017, è l’unico strumento ufficiale che permette di interrogare il sistema informativo del Contrassegno di Stato, verificare la corrispondenza dei codici e visualizzare informazioni di rintracciabilità relative alla bottiglia di vino, alcune delle quali riportate in etichetta, come cantina e anno di produzione altre aggiuntive come, ad esempio, il numero di certificato del lotto. In occasione d<strong>i Vinitaly 2019</strong>, l’App è stata arricchita con un collegamento automatico a <strong>QualiGeo</strong>, la prima banca dati europea realizzata dalla<strong> Fondazione Qualivita</strong> e dedicata ai prodotti DOP, IGP e STG del settore Food e Wine. A partire dal 2018 e sulla base della solida esperienza maturata nel settore del Wine, il Poligrafico e Zecca dello Stato ha avviato una nuova iniziativa, denominata Passaporto Digitale, che prevede principalmente l’estensione del modello di anticontraffazione e tracciabilità dei DOC e DOCG al mondo dell’agroalimentare a Indicazione Geografica. Analogamente al Wine, è stato ideato un Contrassegno, personalizzato secondo il prodotto da tutelare e realizzato con gli evoluti sistemi di stampa di sicurezza già utilizzati per i Contrassegni DOC e DOCG.</p>
<p>Completa la soluzione l’<strong>App Trust Your Food®</strong>, disponibile sugli Store di Apple e Google, per la verifica in modo semplice e immediato dei dati di tracciabilità del prodotto e di autenticità del Contrassegno. Il modello prevede l’adesione volontaria da parte dei consorzi/produttori e si integra con i sistemi di identificazione e rintracciabilità previsti per le denominazioni di origine. Sono già state attivate due sperimentazioni che coinvolgono il <strong>Consorzio Tutela Cioccolato di Modica IGP</strong> e il <strong>Consorzio Tutela Aceto Balsamico di Modena IGP</strong>. Il sistema di anticontraffazione e tracciabilità per l’agroalimentare è stato integrato con le banche dati di filiera realizzate e gestite da <strong>CSQA Certificazioni</strong>. Il modello, infatti, è in grado di conferire a tutte le informazioni di coltivazione, produzione, distribuzione, rese possibili grazie alle nuove tecnologie, la forza di un legame stretto e indissolubile con il prodotto. In particolare, il sistema è rafforzato da innovative tecnologie come la Blockchain per il controllo della qualità e della provenienza dei prodotti agroalimentari. Il meccanismo che ne deriva crea una relazione forte tra il mondo digitale e il mondo materiale, valorizzando la straordinaria quantità di informazioni native digitali che sono state registrate con cura, dopo essere state sottoposte a innumerevoli controlli durante tutto il ciclo di produzione dei prodotti agroalimentari.</p>
<p>I<strong>l Passaporto Digitale</strong> dei prodotti agroalimentari oltre a tutelare e valorizzare le produzioni certificate, attraverso un sistema di informazione completo, organizzato e facilmente consultabile, consente di attivare un’interazione diretta tra il consumatore e tutti gli attori di filiera, personalizzando e migliorando l’esperienza di consumo. Trust Your Wine® e Trust Your Food®, collegate anche con QualiGeo, favoriscono ed incoraggiano, dunque, la scelta consapevole del consumatore oltre a rappresentare, in prospettiva, validi strumenti di marketing a disposizione del singolo produttore. Strumenti innovativi grazie ai quali il Poligrafico fa un ulteriore passo avanti nel suo ruolo di garante della fede pubblica, contribuendo a quella che potremmo definire “l’educazione al buon acquisto”, improntata alla qualità e alla tradizione del prodotto, al rigore e ai sistemi di sicurezza con cui esso viene realizzato, in un contesto dove il consumatore finale è diventato sempre più esigente e guarda con maggiore attenzione al Passaporto Digitale del prodotto, prediligendo qualità, denominazione di origine e provenienza territoriale.</p>
<p>Il Food oggi è inteso non più esclusivamente come oggetto di consumo ma come vero e proprio prodotto culturale di una società, identificativo di un Paese – l’Italia – caratterizzato dalla diversità territoriale e climatica e dall’unicità dei suoi cibi, frutto del legame indissolubile tra terra e patrimonio paesaggistico<strong>. Il Contrassegno nasce proprio con l’idea di salvaguardare il “Valore Paese</strong>” e di contrastare le pratiche commerciali sleali che derivano dal fenomeno dell’italian sounding. Il sofisticato sistema anticontraffazione e tracciabilità messo a punto dal Poligrafico, unico nel suo genere per affidabilità e versatilità, rappresenta, nel panorama internazionale, un vero e proprio modello di garanzia.</p>
<p>A cura di <strong>Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato</strong></p>
<p>Fonte: <strong>Consortium 2019/02</strong></p>
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		<title>Prosciutto di Parma DOP su export: le guerre dei dazi non sono mai vantaggiose</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/prosciutto-di-parma-dop-su-export-le-guerre-dei-dazi-non-sono-mai-vantaggiose/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Apr 2019 12:50:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altri articoli]]></category>
		<category><![CDATA[CONSORTIUM 2019_02]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il presidente Capanna: “Il dialogo internazionale è l’unica soluzione per permettere ai nostri prodotti di ampliare gli orizzonti commerciali” A sud della Via Emilia, tra il fiume Enza e il torrente Stirone, nasce il Prosciutto [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3>Il presidente Capanna: “Il dialogo internazionale è l’unica soluzione per permettere ai nostri prodotti di ampliare gli orizzonti commerciali”</h3>
<p>A sud della Via Emilia, tra il fiume Enza e il torrente Stirone, nasce il<strong> Prosciutto di Parma DOP</strong>. È in quest’area estremamente limitata della provincia di Parma che ci sono le condizioni climatiche ideali per la stagionatura naturale del Prosciutto di Parma. Siamo in un territorio ricco di tradizioni e di sapori di eccellenza, da sempre particolarmente vocato alla lavorazione dei salumi. La storia del Prosciutto di Parma affonda le sue radici in tempi lontanissimi.<strong> Già nell’antica Roma, III sec. a.C., Catone il Censore, descriveva una ghiotta conservazione delle cosce di suino</strong>, ottenuta con la salatura e successiva asciugatura; una tecnica di lavorazione tuttora utilizzata nella produzione del Prosciutto di Parma DOP. Nel 1963, 23 produttori capiscono l’importanza di lavorare insieme per difendere e promuovere il prodotto: costituiscono così il Consorzio del Prosciutto di Parma e danno vita a un modello economico fatto di piccole e medie aziende familiari, legate a un singolo prodotto e al suo territorio. Oggi <strong>i produttori sono 145 e il Prosciutto di Parma</strong>, DOP dal 1996, continua a mantenere inalterata la sua identità: un prodotto naturale fatto solo con carne italiana, lavorata con sale marino, senza conservanti, né additivi. Per conoscere le diverse attività, ma soprattutto le diverse iniziative per favorire l’export del Consorzio Prosciutto di Parma DOP e la sua posizione, abbiamo intervistato il presidente <strong>Vittorio Capanna</strong>.</p>
<p><em><strong> Qual è la posizione del Consorzio in merito agli accordi di libero scambio?</strong></em><br />
Per un prodotto DOP come il nostro, gli accordi commerciali &#8211; in particolare con i Paesi Terzi &#8211; hanno una valenza estremamente positiva, perché rappresentano uno strumento utile per regolare il commercio e renderlo più economico. Le guerre dei dazi in generale non sono mai vantaggiose: né per le aziende che non possono accedere liberamente ai mercati e a competere efficacemente, né per i consumatori, perché per loro tutto questo si traduce in prezzi più alti e talvolta in una scelta più limitata. Riteniamo pertanto che il dialogo internazionale sia l’unica soluzione per permettere ai nostri prodotti di ampliare i propri orizzonti commerciali. Valutiamo positivamente il CETA, per esempio, poiché oggi ci consente di vendere il Prosciutto di Parma in Canada con la corretta denominazione, garantendo al contempo una protezione legale al nostro prodotto. Prima, infatti, il Prosciutto di Parma era venduto in Canada con un altro nome, perché il marchio “Parma” era stato acquistato da una società canadese.</p>
<p><em><strong>Come vanno le esportazioni?</strong></em><br />
Anche se nel 2018 abbiamo registrato una flessione dei volumi di vendita, il trend di lungo periodo è decisamente positivo poiché le nostre esportazioni sono aumentate di oltre 500.000 pezzi in dieci anni. In quest’ultimo quinquennio abbiamo puntato al mercato americano che riteniamo quello con maggiori potenzialità di crescita per il Prosciutto di Parma. I risultati ci hanno dato ragione: oggi gli Stati Uniti, con un fatturato di 54 milioni di euro, sono diventati il nostro primo mercato per le esportazioni, seguiti da Francia, Germania, Inghilterra, Australia e Giappone. Il Prosciutto di Parma è esportato in oltre 90 Paesi e la nostra priorità è proprio quella di continuare a mantenere questa diversificazione geografica.</p>
<p><em><strong> Quali sono le iniziative per sostenere le esportazioni?</strong></em><br />
L’attività principale del piano promozionale all’estero è rappresentata dalle degustazioni all’interno dei punti vendita. Questo per dare visibilità al Prosciutto di Parma e stimolarne l’acquisto, ma anche per instaurare buone relazioni con la distribuzione. Collaboriamo in tutto il mondo con la ristorazione e svolgiamo attività di formazione tecnica sul prodotto per il personale specializzato. Lavoriamo inoltre con altre importanti DOP in progetti cofinanziati dall’Unione Europea, in particolare in Cina, Giappone e nel Nord America, al fine di valorizzare le nostre produzioni agroalimentari di eccellenza per contrasto al fenomeno dell’Italian Sounding e portare così il consumatore a una scelta d’acquisto consapevole.</p>
<p><em><strong>E il mercato italiano?</strong> </em><br />
La ripresa dei prezzi di vendita del Prosciutto di Parma, unita a un significativo aumento delle quantità prodotte e immesse sul mercato, hanno contribuito al rallentamento degli acquisti da parte della distribuzione moderna, con la conseguente diminuzione dei prezzi di vendita. Sulla base di questi elementi, il nostro lavoro sarà quello di concentrarci all’interno dei punti di vendita moderni, dove il Prosciutto di Parma è la marca leader del banco taglio, enfatizzandone gli elementi di distintività. Altro obiettivo è quello di presidiare meglio le occasioni di consumo diverse dai pasti principali per un’ulteriore crescita del Prosciutto di Parma come marca versatile e presente nei momenti della vita quotidiana delle famiglie italiane. Da qui l’esigenza di concentrare la nuova strategia di comunicazione anche sulle occasioni fuori pasto che stanno registrando, tra l’altro, trend di crescita molto interessanti.</p>
<p><em><strong>Quali sono le sfide future per i prodotti tutelati?</strong></em><br />
La qualità resta l’obiettivo comune per tutti i prodotti tutelati e l’impegno per ogni anello della filiera produttiva. Bisogna prendere atto tuttavia che i tradizionali valori legati al territorio e alla tipicità, non sono più sufficienti ad assicurare un vantaggio competitivo spendibile sul mercato. Il consumatore moderno non è più interessato soltanto all’acquisto di prodotti tradizionali, ma presta un’attenzione crescente alle modalità di produzione: il concetto stesso di qualità include oggi molteplici altri aspetti legati per esempio alla sostenibilità e al benessere animale. È una sfida molto complessa, e questo è il momento giusto per agire.</p>
<p>A cura di <em><strong>Geronimo Nerli</strong></em></p>
<p>Fonte: <strong>Consortium 2019/02</strong></p>
<p style="text-align: center;"><em><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/new/2019/04/ilovepdf_merged5.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">SCARICA IL PDF</a></em><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/new/2019/04/ilovepdf_merged5.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> DELL&#8217;ARTICOLO</a></p>
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		<title>Asti, il più antico spumante italiano</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/asti-il-piu-antico-spumante-italiano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Apr 2019 12:48:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altri articoli]]></category>
		<category><![CDATA[CONSORTIUM 2019_02]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il direttore Bosticco:“la filosofia dellaqualità guida la realizzazione dei nostri vini. Con l’Asti Secco, possiamo ampliare la nostra offerta” Dal 1932 il Consorzio dell’Asti DOCG accompagna la filiera della denominazione di origine Asti (Asti Secco, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3>Il direttore Bosticco:“la filosofia dellaqualità guida la realizzazione dei nostri vini. Con l’Asti Secco, possiamo ampliare la nostra offerta”</h3>
<p>Dal 1932 il <strong>Consorzio dell’Asti DOCG</strong> accompagna la filiera della denominazione di origine Asti (Asti Secco, Dolce e Moscato d’Asti DOCG) nel suo percorso di crescita, adattando i suoi compiti in relazione alle necessità e alle esigenze produttive degli associati. Nato per promuovere e tutelare<strong> il più antico spumante aromatico italiano</strong>, è stato fin da subito attivo nella tutela e nella valorizzazione di una denominazione che agli esordi era rappresentata dal primo spumante prodotto in Italia. Il Consorzio ha svolto un ruolo di formazione e controllo del processo di spumantizzazione contribuendo al progresso tecnologico del sistema Martinotti, più conosciuto come <strong>Metodo Charmat</strong>, e al perfezionamento della catena del freddo, indispensabile per conservare i mosti ed evitare la totale fermentazione. <strong>Giorgio Bosticco</strong>, direttore del Consorzio di Tutela dell’Asti DOCG, ci guida alla scoperta della filosofia della qualità.</p>
<p><em><strong> Tra i compiti di un Consorzio c’è la tutela della Denominazione, necessaria per garantire l’autenticità di ogni singola bottiglia di vino. In cosa consistono concretamente questi controlli?</strong></em><br />
Per potersi fregiare di una Denominazione, ogni vino deve rispettare le stringenti imposizioni del Disciplinare di produzione. Per garantirne inoltre la piena tracciabilità, la CE ha regolamentato dal 2010 un insieme di controlli documentali e ispettivi per arrivare alla carta di identità del vino, disponibile per l’Asti e il Moscato d’Asti DOCG sul nostro sito. Ad essi si affiancano degli ulteriori controlli concordati con l’ICQRF sul vino già in commercio, che pur non essendo obbligatori, sono importanti per verificarne la corrispondenza con i dati analitici raccolti durante le verifiche. Tutta la filiera è tracciata, con controlli continui su vigneti, uve, mosti e sul prodotto finito, grazie al laboratorio di analisi, un’eccellenza a livello nazionale. Si tratta di un sistema complesso, che il nostro Consorzio condivide e supporta, ritenendolo essenziale per offrire la massima tutela al consumatore che decide di acquistare una bottiglia di Asti DOCG o di Moscato d’Asti DOCG.</p>
<p><em><strong>Come Consorzio siete inoltre impegnati in una tutela legale della Denominazione. Quale è la situazione attuale?</strong></em><br />
L’Asti DOCG e il Moscato d’Asti DOCG sono dei veri e propri brand conosciuti a livello internazionale, da salvaguardare attraverso una adeguata vigilanza da frodi e contraffazioni. Partendo dal censurabile fenomeno dell’Italian sounding si giunge fino a dei veri e propri casi di contraffazione del marchio, che causano enormi danni economici e di immagine, al marchio Asti; per questo il nostro Consorzio ha attivo un servizio di sorveglianza mondiale con il supporto di studi legali preposti alla tutela legale del marchio e della parola “Asti” anche nei lettering del paese di esportazione. Attività che non si esaurisce con le eventuali cause in corso contro chi utilizza in modo scorretto il nostro marchio, ma si amplia fino a raggiungere le istituzioni nazionali e internazionali.</p>
<p><em><strong>Come descriverebbe il legame che esiste tra l’Asti DOCG e il Moscato d’Asti DOCG con il loro territorio di origine?</strong></em><br />
Indissolubile. Credo che sia questo il termine che meglio risponde alla domanda. Sappiamo infatti che una Denominazione è la somma di una pluralità di elementi, che, oltre al vitigno, coinvolgono il microclima (continentale ma ancora mitigato dalla vicinanza del mare), i vignaioli (dove in particolare nelle colline dei “Sorì” non si sono spaventati del duro lavoro, delle pendenze e dalla fatica) e il territorio. Nel caso dell’Asti DOCG e del Moscato d’Asti DOCG questo significa ripercorrere secoli di storia, lungo i quali il Moscato ha accompagnato le nostre colline attraverso gli enormi cambiamenti demografici, climatici e culturali che le hanno interessate. Un rapporto simbiotico, in cui ciascun elemento influenza ed è influenzato. Per questo, nonostante si tratti di un vitigno coltivato un po’ ovunque nel mondo, il nostro Moscato e i relativi vini a Denominazione riusciranno sempre a distinguersi, non solo da un punto di vista organolettico, ma anche da un punto di vista identitario. I nostri spumanti Asti Secco e Dolce e il Moscato d’Asti nascono al 100% da uva Moscato bianco, su un terreno ricco di calcare (qui milioni di anni fa avevamo il mare) tipico dei 52 comuni delle zone collinari di Asti, Alessandria e Cuneo, riconosciuti nel 2014 Patrimonio mondiale dell’Umanità in una core-zone denominata “Canelli e l’Asti spumante”.</p>
<p><em><strong>L’Asti DOCG e il Moscato d’Asti DOCG sono caratterizzati da un bouquet di profumi unico, che richiama appieno quello delle uve Moscato da cui prende origine. Come è possibile tutto ciò?</strong></em><br />
Al di là della grande competenza enologica che caratterizza il nostro territorio, il merito è da attribuire alla catena del freddo, al cui sviluppo il Consorzio ha lavorato nel corso dei decenni. Senza scendere nei dettagli tecnici, possiamo limitarci a dire che le basse temperature preservano gli aromi e i profumi dell’uva. Per questo l’intera filiera di produzione è svolta in condizioni di ipotermia, garantendo così inconfondibile il suo profumo, che ha la freschezza e l’intensità dell’uva appena raccolta. Trovi sentori di pesca bianca, salvia, tiglio, fiori di acacia e molti altri che il Moscato esprime in tutto il suo potenziale organolettico e in ogni bottiglia.</p>
<p><em><strong> Quali sono le differenze organolettiche tra i vini da voi tutelati e quali gli abbinamenti consigliati?</strong></em><br />
Evitando una lista di abbinamenti che limiterebbero la fantasia e le opportunità offerte dai nostri vini, il mio consiglio è di provare questi vini in modo creativo. Nella storia il Moscato d’Asti e l’Asti DOCG, hanno sempre trovato uno spazio da protagonisti in tavola, in quanto riescono a mantenere la loro unicità tra i vini da festa e con il dessert. L’Asti Dolce è l’emblema della tradizione italiana e non solo dei vini spumanti. L’Asti Secco è l’ultima novità e interpreta lo spirito nuovo che aleggia in cantina. L’Asti Secco è uno spumante moderno di grande personalità che risponde alle esigenze di un pubblico giovane. Lanciato sul mercato solo un anno fa, l’Asti nella tipologia del Secco è uno spumante che conserva la forte identità che contraddistingue l’uva moscato bianco. Grazie a una tecnica di spumantizzazione studiata appositamente per esaltarne le caratteristiche, si è ottenuto un prodotto unico, con un quadro gustativo e olfattivo equilibrato e armonioso. Al palato è fresco con un sapore equilibrato e aromatico che lo rendono adatto per il momento dell’aperitivo, per accompagnare una pizza, ma anche l’intero pasto, abbinandosi perfettamente a salumi (come citava Mario Soldati), carni bianche, pesci e crostacei e anche primi piatti in particolare i risotti.</p>
<p>A cura di <em><strong>Giovanni Gennai</strong></em></p>
<p>Fonte: <strong>Consortium 2019/02</strong></p>
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		<title>Federdoc: serve un cambiamento per il futuro delle nostre denominazioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Apr 2019 12:47:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altri articoli]]></category>
		<category><![CDATA[CONSORTIUM 2019_02]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ricci Curbastro: “L’attuale sistema delle Denominazioni italiane mostra delle criticità che non possiamo più ignorare” Riccardo Ricci Curbastro è il presidente di Federdoc, la Confederazione Nazionale dei Consorzi di Tutela dei Vini a Denominazione di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3>Ricci Curbastro: “L’attuale sistema delle Denominazioni italiane mostra delle criticità che non possiamo più ignorare”</h3>
<p><strong>Riccardo Ricci Curbastro</strong> è il presidente di <strong>Federdoc</strong>, la Confederazione Nazionale dei Consorzi di Tutela dei Vini a Denominazione di Origine che da oltre<strong> 30 anni tutela e promuove il patrimonio vitivinicolo italiano</strong> a livello nazionale e internazionale e tutte le aziende coinvolte.</p>
<p><em><strong> Presidente, di recente è tornato a sottolineare l’esigenza di un cambiamento del volto delle Denominazioni italiane per garantire, nel futuro, perfomances degne dell’unicità del nostro territorio e della nostra tradizione. Questo nuovo sistema di “Denominazioni 2.0” come dovrebbe configurarsi?</strong></em><br />
L’attuale sistema delle Denominazioni italiane ha mostrato delle criticità che non possiamo più ignorare. Il numero di DOC 334 e DOCG 74 riconosciute in questi anni è a nostro parere eccessivo. Questo primato non si è rivelato un valore aggiunto, ma ha penalizzato strategie di informazione, di promozione e di tutela rendendo le azioni messe in campo spesso non efficaci, circostanza confermata anche dai dati dell’ultimo studio sulle DO ed IG dell’Osservatorio del vino di UIV. È evidente il bisogno di cambiare, compattando il più possibile la nostra realtà viticola, per comunicare ai mercati informazioni in grado di orientare realmente le scelte di acquisto dei consumatori e per attuare, allo stesso tempo, azioni di tutela più incisive, mediante gli accordi bilaterali, sui mercati internazionali. Un’operazione di sintesi, questa, che può essere realizzata: eliminando innanzitutto le Denominazioni non rivendicate, frutto di campanilismi o azioni politiche e perlopiù inesistenti sul mercato, e accorpando sotto un’unica DO le realtà più piccole che potrebbero diventare così sottozone di pregio.</p>
<p><em><strong>Sarà complesso arrivare a questo cambiamento?</strong></em><br />
Si tratta di un cambiamento che richiederà tempo ed impegno e che coinvolgerà tutti gli attori del settore, partendo dal basso per poi salire verso gli organismi di gestione e le Istituzioni. I produttori, per primi, dovranno comprendere che i loro sforzi potranno avere una rispondenza sul mercato solo facendo sistema, offrendo ai consumatori un panorama meno dispersivo e frammentato ma ugualmente rappresentativo della varietà esistente; i Consorzi di tutela dovranno fare da perno, come punto d’incontro di tutta la filiera produttiva, favorendo le sinergie per la realizzazione di progetti ed indirizzi di gestione comuni; infine le Istituzioni avranno il compito di dare attuazione alla politica di aggregazione riducendo il numero di riconoscimenti delle Denominazioni ed indirizzando le richieste degli operatori verso soluzioni diverse, ugualmente apprezzabili, in grado di dare un’ immagine più coerente e competitiva al settore.</p>
<p><em><strong>E i Consorzi di tutela come dovrebbero contribuire a questo cambiamento?</strong></em><br />
Come sottolineato in precedenza, i Consorzi di tutela avranno un ruolo determinante in quanto, aggregando al proprio interno l’intera filiera produttiva, rappresentano il soggetto ideale per creare delle strategie di sistema.Attualmente, le analisi di mercato dimostrano che le realtà produttive italiane che funzionano meglio hanno sempre alle spalle dei Consorzi che lavorano. Segno evidente che per avere successo e funzionare correttamente è necessario associarsi e condividere. Per rilanciare le nostre Denominazioni, costrette a confrontarsi con competitors sempre più agguerriti per conquistare e consolidare posizioni in mercati sempre più complessi, è fondamentale usare il momento associativo come strumento di ascolto delle esigenze di mercato e di pianificazione.</p>
<p>A cura di <em><strong>Elena Conti</strong></em></p>
<p>Fonte: <strong>Consortium 2019/02</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/new/2019/04/20190416-Consortium-Affiancate-11.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">SCARICA IL PDF DELL&#8217;ARTICOLO</a></p>
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		<title>L’Olio Riviera Ligure DOP rilancia l’agroalimentare certificato delle Liguria</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Apr 2019 12:44:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altri articoli]]></category>
		<category><![CDATA[CONSORTIUM 2019_02]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[PSR 2019 RIVIERA LIGURE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Horeca, Turismo DOP, Giovani Chef e Digitale: i 4 nuovi progetti PSR del Consorzio di tutela per lo sviluppo di DOP e territorio Il Consorzio di tutela dell’Olio Riviera Ligure DOP conferma i vertici e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3>Horeca, Turismo DOP, Giovani Chef e Digitale: i 4 nuovi progetti PSR del Consorzio di tutela per lo sviluppo di DOP e territorio</h3>
<p>Il<strong> Consorzio di tutela dell’Olio Riviera Ligure DOP</strong> conferma i vertici e il presidente <strong>Carlo Siffredi</strong> e prosegue nella realizzazione della strategia pluriennale di sviluppo incentrata sull’integrazione di numerosi e mirati driver di crescita della denominazione e delle aziende socie. L’avvio di 2019 prevede infatti un’azione di formazione e informazione per il settore dell’alta ristorazione italiana, un progetto educational negli Istituti Alberghieri accompagnato da uno specifico concorso sui canali digitali dedicato ai giovani chef e per finire “<strong>Oliveti Aperti</strong>”, un nuovo evento che vuole rafforzare l’esperienza di consumo sul territorio e nelle aziende.</p>
<p>Quattro iniziative frutto di una strategia integrata, supportata dal <strong>PSR 2014-2020 della Regione Liguria</strong>, e realizzata dal Consorzio di tutela in collaborazione con la <strong>Fondazione Qualivit</strong>a per riaffermare la Liguria come area vocata alla produzione agricola e olivicola di qualità. Un percorso con obiettivi concreti di crescita per lo storico areale di origine dell’oliva Taggiasca: aumento della conoscenza delle qualità del prodotto DOP attraverso la formazione di consumatori, ristorazione e giovani studenti degli Istituti Alberghieri; posizionamento premium del prodotto certificato; valorizzazione in chiave turistica della DOP. Dal 15 aprile ha infatti preso il via la seconda edizione di “<strong>Qualità certificata nell’alta cucina</strong>”, il progetto di promozione dell’olio DOP nel segmento della ristorazione di alto livello. L’obiettivo è creare un momento di formazione rivolto agli operatori commerciali del settore, per far conoscere le caratteristiche distintive del prodotto Olio Riviera Ligure DOP, non solo attraverso l’analisi organolettica, ma anche tramite il racconto e le ricette di Chef prestigiosi come Filippo Lamantia (Oste e Cuoco), Giuseppe Lisciotto (Les Petites Madeleines), Emanuele Petrosino (I Portici) e Maurilio Ga­rola (La Ciau del Tornavento). Quat­tro eventi esclusivi di degustazione in aree dalla grande tradizione eno­gastronomica come Milano, Torino, Bologna e Treiso (Cuneo) nel cuore delle langhe.</p>
<p>“È un’occasione unica &#8211; ha affer­mato Carlo Siffredi, Presidente del Consorzio di Tutela dell’Olio DOP Riviera Ligure &#8211; per le aziende pro­duttrici di ritrovarsi a tavola con un target di potenziali clienti, mirato e selezionato della ristorazione e del­la distribuzione di alta gamma. In questi appuntamenti lavoreremo per promuovere le aziende, l’eccellenza del prodotto, l’intero territorio. Ab­biamo un obiettivo: far capire ai con­sumatori, quando assaggiano nelle diverse ricette l’Olio Riviera Ligure DOP, il lavoro che c’è dietro; quando sentono il profumo dell’olio a origine garantita, stimolare la loro voglia di venire nella nostra regione e visitare le nostre aziende. Questi appunta­menti di formazione della ristorazio­ne sono un tassello fondamentale in questo percorso di crescita”.</p>
<p>Un’attenzione particolare per la grande tradizione del settore risto­rativo italiano che è arricchita anche da due ulteriori progettualità. <strong>Un’at­tività di formazione negli “Istituti Alberghieri”</strong> che coinvolge le nuove generazioni di chef e maître tramite laboratori svolti in 110 classi di 25 scuole divisi tra Liguria, Piemonte e Lombardia, per un totale di 90 lezio­ni e il coinvolgimento di circa 2500 allievi. Un’opportunità per trasferire agli studenti conoscenze approfondi­te che sarà conclusa con la seconda azione, il Contest “<strong>Giovane Chef</strong>”, una sfida a colpi di ricette originali a base di Olio Riviera Ligure DOP da diffondere sui social media con l’o­biettivo di promuovere l’eccellenza in cucina e l’uso di materie prime auten­tiche e a origine garantita.</p>
<p>Un avvio di 2019 incentrato su una profonda azione di conoscenza, mul­ti-target, di livello nazionale che vede l’Olio Riviera Ligure DOP nella veste di ambasciatore della vera agricoltura di qualità della Liguria, per offrire un contributo nel percorso di afferma­zione dell’eccellenza agroalimentare regionale come cardine del patrimo­nio culinario italiano.</p>
<p>A cura di <strong>Geronimo Nerli</strong></p>
<p>Fonte: <strong>Consortium 2019/02</strong></p>
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<p style="text-align: center;"><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/new/2019/04/20190416-Consortium-Affiancate-12.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">SCARICA IL PDF DELL&#8217;ARTICOLO</a></p>
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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/lolio-riviera-ligure-dop-rilancia-lagroalimentare-certificato-delle-liguria/">L’Olio Riviera Ligure DOP rilancia l’agroalimentare certificato delle Liguria</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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