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	<title>CONSORTIUM 2019_01 &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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	<description>DOP IGP STG :: Prodotti agroalimentari e vitivinicoli IG</description>
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	<title>CONSORTIUM 2019_01 &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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		<title>Si afferma in Italia la #DopEconomy</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Jan 2019 15:11:28 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[CONSORTIUM 2019_01]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 2018 si è chiuso con la chiara conferma della #DopEconomy come volano dei principali distretti agroalimentari italiani. Lo dicono in primis i dati economici – presentati con il XVI Rapporto Ismea-Qualivita sulle produzioni agroalimentari e vitivinicole DOP IGP – che mostrano un settore in continua crescita, che non si è arrestato neanche nei periodi di recessione del Paese e che oggi vale oltre 15 miliardi alla produzione e 8,8 miliardi all’export e rappresenta il 21% delle esportazioni agroalimentari made in Italy. Ma accanto ai dati strutturali sorgono considerazioni sul nuovo ruolo assunto dalle DOP e IGP all’interno dei territori italiani che si pongono come baricentro di una crescita che non è soltanto economica. Una percezione che emerge chiaramente viaggiando attraverso i distretti delle IG, ma che viene confermata anche dai “Big Data” sulle conversazioni digitali, che mostrano quali sono le parole chiave maggiormente utilizzate dalle persone in collegamento ai prodotti agroalimentari e vitivinicoli DOP e IGP, un lessico divenuto nel tempo estremamente ricco e complesso. E così termini come “storia”, “territori”, “paesaggio” testimoniano la presenza di una dimensione culturale legata alle IG, un ambito che non contiene solo i noti aspetti della tradizione che da sempre accompagnano prodotti tipici, ma anche elementi diversi come quelli connessi alle arti, all’architettura al patrimonio storico e ambientale, al saper fare ed alla conoscenza di una comunità: una conferma per le DOP e IGP come veicolo di diffusione della cultura italiana nel mondo.</p>
<p>Vi è poi la dimensione turistica nella quale le produzioni IG si confermano fondamentali punti di sintesi nei distretti, sia in termini di promozione sia in termini di esperienze di viaggio: un capitolo che si arricchisce ogni giorno di nuove attività, grazie al diretto contributo dei Consorzi di tutela e delle aziende della filiera che portano avanti iniziative storiche sui territori e promuovono nuove proposte esperienziali per i viaggiatori. Rilevante anche la dimensione sociale, un ambito sfaccettato, richiamato con forza sia dai consumatori che dalle comunità locali, frutto anche della volontà delle imprese di affermarsi come soggetti sempre più responsabili: da qui la forte presenza di concetti come “sostenibilità”, “ricerca”, “educazione”, “salute” collegati al comparto delle DOP IGP italiane.</p>
<p>L’anno appena concluso ci lascia inoltre un’altra grande conferma, quella dell’importanza delle Indicazioni Geografiche per le produzioni territoriali come difesa dal pericolo della delocalizzazione. Il caso della chiusura della Pernigotti, infatti, ha riaperto in Italia il dibattito su quali strumenti giuridici si possano attivare per trattenere le aziende a produrre nei territori di origine, soprattutto quelli legati ai brand. Insieme all’Avvocato Alberto Improda abbiamo avanzato alcune riflessioni in merito nell’articolo “Rapporto fra marchi privati e IG: sfide e opportunità”. Il 2019 si presenta con sfide stimolanti: la “nuova PAC” post 2020 che richiede a tutti gli stakeholder un ruolo proattivo nel dibattito sulle proposte legislative relative alle DOP e IGP; la tutela nell’attuale scenario globale, caratterizzato dai rischi legati al neo protezionismo e alla reintroduzione dei dazi, che vede come centrali gli accordi internazionali; la sostenibilità, in merito alla quale occorre portare a termine la fase di ricerca del settore IG ed estendere le attività all’intero comparto per poter beneficiare delle ricadute positive sia in termini commerciali che sociali; la tracciabilità, un aspetto prioritario giunto ad una fase di svolta nel comparto per le evoluzioni tecnologiche e culturali sopraggiunte negli ultimi anni. Su questo ultimo tema abbiamo elaborato con la Fondazione Qualivita una ricerca di approfondimento per stimolare una riflessione da parte di tutti gli attori del sistema delle IG che trovate allegata alla rivista.</p>
<p>A cura di <strong>Mauro Rosati</strong></p>
<p>Fonte: <a href="https://www.qualivita.it/news/consortium-2018-02/"><strong>Consortium 2018/02</strong></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/new/2019/01/Editoriale-DopEconomy-Consortium_02-1.pdf">SCARICA PDF DELL&#8217;ARTICOLO</a></p>
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		<title>La Liguria punta su qualità e valorizzazione</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/la-liguria-punta-su-qualita-e-valorizzazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Jan 2019 15:05:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altri articoli]]></category>
		<category><![CDATA[CONSORTIUM 2019_01]]></category>
		<category><![CDATA[PAT]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Stefano Mai, Assessore all’Agricoltura della Regione Liguria, racconta a Consortium le nuove politiche di sviluppo delle eccellenze del territorio La Liguria è terra di colline e montagne a picco sul mare, trasformata e modellata nel [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3>Stefano Mai, Assessore all’Agricoltura della Regione Liguria, racconta a Consortium le nuove politiche di sviluppo delle eccellenze del territorio</h3>
<p>La Liguria è terra di colline e montagne a picco sul mare, trasformata e modellata nel tempo il territorio per ospitare coltivazioni oggi definite eroiche e che riscopriamo ricche di valore e significati. Anche per questi motivi, la Regione ha messo al centro del nuovo corso dell’agricoltura ligure le produzioni certificate di qualità capaci di fare sistema e di realizzare filiere ben strutturate.</p>
<p><strong>La via della Qualità in Liguria </strong></p>
<p>La Liguria è stata tra le prime regioni a cogliere le opportunità garantite dai nuovi orizzonti della qualità agroalimentare riconoscendo già nel 1972 i primi vini DOC. Nel 1997 viene registrata la prima DOP agroalimentare ligure, l’Olio extravergine di oliva Riviera Ligure fino ad arrivare a oggi quando il paniere delle produzioni liguri certificate comprende altre quattro eccellenze: il Basilico Genovese DOP, le Acciughe Sotto Sale del Mar Ligure IGP, la Focaccia di Recco col Formaggio IGP e i Vitelloni Piemontesi della Coscia IGP. Sebbene i numeri regionali appaiano contenuti nel contesto nazionale, se confrontati in rapporto con le rispettive SAU si scopre che il tasso di produzioni certificate in Liguria è di 1,7 volte superiore alla media nazionale per i prodotti agroalimentari e di 2,3 volte per i vini. Oltre alle DOP e alle IGP la Liguria segue con attenzione anche la certificazione del Biologico quale elemento distintivo e valorizzante le produzioni agroalimentari. Tale tendenza individuale di molte aziende, supportata dai riscontri dei circuiti commerciali locali e non solo, ha generato un coinvolgimento trasversale nei diversi comparti produttivi caratterizzando la distribuzione diffusa sul territorio delle diverse aziende. In un caso tuttavia, il Biologico, ha fatto da traino ad un intero comparto territoriale generando la costituzione di un vero e proprio Biodistretto nella Val di Vara in provincia di La Spezia.</p>
<p><strong>Assessore Mai, quali elementi definiscono il nuovo corso del settore agroalimentare di qualità in Liguria?</strong><br />
Dopo circa trenta anni il percorso della qualità agroalimentare in Liguria sembra tuttavia bisognoso di intraprendere tracciati paralleli che tengano sempre ben presente quanto sia necessario avere produzioni certificate e che facciano parte di una filiera ben strutturata con alla base accordi sul prezzo minimo di acquisto, ma anche di vendita dei prodotti trasformati. In tal senso merita ricordare come da dieci anni Consorzio di tutela Olio DOP Riviera Ligure ha attivato un “Patto di filiera” per la propria denominazione di olio extra vergine a favore di un prezzo minimo garantito e remunerativo per le aziende olivicole operanti sul territorio. In tale contesto ricadono anche iniziative a tutela e protezione delle produzioni tipiche e storiche, come ad esempio l’iter avviato per la registrazione della denominazione di origine protetta per l’oliva taggiasca. Questi percorsi, che devono essere condivisi con il territorio, hanno l’obbligo di fornire risposte a tutte le aziende, specie quelle agricole, ivi comprendendo soprattutto le piccole/piccolissime realtà tipiche di un territorio come quello della regione Liguria. Si parla di uno spazio rurale caratterizzato da una complessa orografia e da una limitata e fragile rete viabilistica, che esprimere una moltitudine di micro imprese costituite spesso da un unico dipendente: il titolare. Queste caratteristiche, che potrebbero apparire limitative, sono invece sinonimo di altissima qualità.</p>
<p><strong>Quali sono le potenzialità e le progettualità su cui la Regione sta lavorando per promuovere le filiere?</strong><br />
L’agricoltura sta mutando la sua anima, il prodotto agricolo ligure non è più da considerare esclusivamente un bene ad uso e consumo alimentare, ma diventa un valore turistico proprio per le sue qualità di assoluta eccellenza. Queste derivano anche e soprattutto da quelle difficoltà che impediscono alle aziende di andare oltre una minima automazione, costrette come sono a lavorare sui caratteristici pendii liguri plasmati dall’uomo e resi utilizzabili grazie alla costruzione dei muretti a secco. A questo punto si ritiene che la diversificazione operativa già in molti settori, capace di riscuotere un discreto successo, sia una delle strade da perseguire per rendere sempre più sostenibile l’attività agricola. Pensiamo ad esempio alla pesca professionale, che ha trovato, attraverso ittiturismo e pescaturismo, modi per resistere alle tante restrizioni a cui è soggetta, a causa di politiche comunitarie le quali partoriscono paradossi, ammantati di motivazioni inerenti la sostenibilità ambientale. Sempre in quest’ottica si muove l’enoturismo, che ha recentemente ottenuto riconoscimento a livello nazionale. In questo contesto la Regione Liguria sperimenterà un’iniziativa analoga, l’Oleoturismo, letto come un modo per far conoscere tutta la filiera olivicola, dalla coltivazione alla vendita, passando da frantoi e musei capaci di raccontarne la storia. È per questo che l’ambiente agroalimentare ligure è oggetto di interesse per i veri viaggiatori, per chi vuole scoprire l’anima di un territorio. In questo quadro il Consorzio di tutela dell’olio extravergine di oliva DOP Riviera Ligure ha progettato pacchetti turistici specifici in collaborazione con professionisti del settore. I primi fulcri di attività saranno Lucinasco in provincia di Imperia, Albenga in provincia di Savona e Lavagna in provincia di Genova. E l’iniziativa si amplierà sicuramente. Si parla dunque di Turismo esperienziale per far conoscere e gustare i nostri prodotti di eccellenza ed il nostro territorio. Nella nostra regione si riscoprono inoltre i PAT – Prodotti Agroalimentari Tradizionali – che da anni costituiscono il traino di interesse del pubblico sui canali social regionali, e che con rinnovata veste grafica ed informativa arrivano a pilotare addirittura il più ampio interesse turistico nella nostra regione (vedi l’esperienza della vetrina dei prodotti in www.agriligurianet.it prima e ora in www.lamialiguria.it). Si evidenzia in ultimo la recente iniziativa legislativa regionale di coinvolgere nella più ampia valorizzazione territoriale le produzioni storiche, ai più sconosciute, confluite nelle De.Co. (Legge regionale 1 agosto 2018, n. 11 Registro regionale dei Comuni con prodotti DE.CO.). Infine, appare sempre più forte l’esigenza di una tracciatura delle produzioni in modo puntuale e comprensibile, capace di emergere in uno spietato mercato globale dove la qualità è compromessa da numerosi tentativi di contraffazione, specie dei prodotti italiani (italian sounding), ove le nostre imprese devono fare i conti con la concorrenza sleale, oltre che avere a che fare costantemente con una burocrazia che spesso è limitativa e demotivante. Personalmente lavoro per un futuro dove le aziende, siano sí sostenute da fondi pubblici in quanto contribuiscono anche al nostro benessere e a contrastare il dissesto idrogeologico, ma raggiungano quella sostenibilità economica che garantisca la soglia minima di dignità. Dunque, nella continua ricerca di nuove e più performanti soluzioni, il sistema produttivo agroalimentare regionale ligure sperimenta nuovi stimoli aprendosi a esperienze capaci di coinvolgere anche altri settori economici produttivi e legati a servizi di qualità. A mio parere è certamente iniziata una nuova e promettente era per la nostra agricoltura.</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.qualivita.it/news/consortium-2018-02/"><strong>Consortium 2018/02</strong></a></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/new/2019/01/Speciale-Regione-Liguria-Consortium_02.pdf">SCARICA PDF DELL&#8217;ARTICOLO</a></p>
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		<title>Vini del Monferrato: sinergia, ricerca e promozione per il territorio</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/vini-del-monferrato-sinergia-ricerca-e-promozione-per-il-territorio248957/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Jan 2019 14:56:29 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[CONSORTIUM 2019_01]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il presidente Mobrici: “siamo un Consorzio che aiuta le aziende offrendo a tutte le DO le stesse possibilità” Nel 1946, sette aziende dettero vita al Consorzio per la difesa dei vini tipici Barbera d’Asti e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3>Il presidente Mobrici: “siamo un Consorzio che aiuta le aziende offrendo a tutte le DO le stesse possibilità”</h3>
<p>Nel 1946, sette aziende dettero vita al Consorzio per la difesa dei vini tipici Barbera d’Asti e Freisa d’Asti, per garantire la genuinità e la diffusione di queste produzioni sui mercati nazionali ed esteri, grazie ad appositi marchi distintivi. Oggi le aziende associate sono oltre 300 e si riconoscono sotto il nuovo nome di Consorzio Barbera d’Asti e dei vini del Monferrato, che tutela complessivamente tredici denominazioni. Il Consorzio rappresenta una realtà che contribuisce in modo determinante allo sviluppo dell’intero territorio circostante e rappresenta il punto di riferimento di una filiera quotidianamente impegnata a preservare il proprio ambiente e innalzare la qualità delle produzioni. Ce ne parla il presidente Filippo Mobrici, responsabile vinicolo dei poderi della Bersano Vini, conosciuto come “l’uomo della Barbera”, che è al suo secondo mandato e guiderà il Consorzio fino al 2020.</p>
<p><strong>Cosa è cambiato per il Consorzio Barbera d’Asti e dei vini del Monferrato in questi anni della sua presidenza?</strong><br />
In questi anni sono cambiate tante cose, anche perché proprio nel 2014 “I Paesaggi Vitivinicoli del Piemonte: Langhe-Roero e Monferrato” sono diventati patrimonio Unesco. Un passaggio importante è stato il trasferimento della nostra sede: oggi siamo nel Castello medievale di Costigliole d’Asti, dove abbiamo eseguito un restauro parziale per il recupero di locali per uffici e aree per convegni. Un progetto nato proprio nel 2014, che sottolinea l’importanza del legame dei Consorzi con il territorio. Un altro cambiamento è l’aumento delle denominazioni tutelate dal nostro Consorzio, che con l’ultima arrivata, la DOCG Nizza, sale a tredici. Questo crea sicuramente maggiore complessità nel nostro lavoro, ma è fondamentale per preservare tantissimi vitigni autoctoni del Monferrato, dai più noti ai meno conosciuti. Anche se aumentano le complicazioni nella gestione e nella comunicazione, rappresentare tredici denominazioni è una grande ricchezza. Le nostre aziende, piccole o grandi che siano, producono diversi tipi di vino e sanno di poter trovare sostegno nel Consorzio, che aiuta offrendo a tutte le denominazioni le stesse opportunità.</p>
<p><strong>Quindi il numero delle denominazioni che tutelate potrebbe ancora crescere?</strong><br />
C’è sempre qualche realtà che ha bisogno di una casa e il Consorzio è la casa dei produttori, quindi ben vengano altre denominazioni. Il lavoro che stiamo facendo è confermato dai numeri, siamo passati dai 160 soci nel 2014, ai 330 di oggi, questo dimostra che siamo un riferimenato importante per il territorio. Oggi rappresentiamo più di 11.500 ettari di superficie. Le aziende apprezzano la presenza del Consorzio, nello stesso periodo siamo passati dalla tutela di 9 denominazioni a 13, quindi è l’aggregazione che rappresenta il cambiamento.</p>
<p><strong>Parlando di cambiamento, le aziende di oggi sono diverse da quelle di alcuni anni fa?</strong><br />
Sì, si avverte il cambio generazionale, grazie al riavvicinamento dei giovani al settore, così nuove aziende scelgono di convergere all’interno di un’unica casa dove sanno di poter avere un ruolo. Adesso stiamo vivendo una sorta di risveglio dell’orgoglio monferrino, soprattutto nel sud dell’astigiano, dove si stanno adoperando in modo encomiabile per il ritorno alle vigne; nascono ristoranti, alberghi di campagna, spa, tutto un indotto trasversale che interessa tanti operatori e dove l’agricoltura è trainante. Oggi le aziende puntano molto sulla promozione e sull’ospitalità. Come Consorzio siamo passati da un’attività promozionale istituzionale diretta, di circa 200.000 euro l’anno nel 2014, a oggi che facciamo azioni per 4 milioni di euro.</p>
<p><strong>Che tipo di comunicazione fate?</strong><br />
Come Consorzio partecipiamo a circa 55 eventi all’anno tra locali, nazionali, internazionali, che scegliamo su indicazione delle aziende: all’inizio dell’anno mandiamo una comunicazione di intenti e poi scegliamo in base ai loro suggerimenti. Come primo step abbiamo puntato sulla comunicazione locale, perché è determinante essere forti a casa propria. Quando un territorio ha la fortuna di avere visitatori che vengono da tutto il mondo, è importante che possano trovare proprio qui il nostro vino. Questo era il primo obiettivo e ci siamo riusciti. All’inizio la ristorazione era ostile, abbiamo voluto invertire questo tipo di rapporto sviluppando azioni a costo zero per i ristoratori, è stato importante e in 4 anni ecco il cambiamento. Oggi con gli operatori del settore camminiamo assieme e abbiamo ottenuto risultati che sembravano impossibili. Abbiamo promosso i vitigni minori con l’iniziativa “Giovedì vintage”. Il giovedì era il giorno in cui i ristoranti incassavano meno, oggi sono pieni. Adesso siamo pronti per il secondo step, la promozione nelle tre grandi città più vicine, Milano Genova e Torino, rivolta a ristoratori, operatori e pubblico finale. Un tema molto attuale per le produzioni vitivinicole è la sostenibilità.</p>
<p><strong>Cosa sta facendo il vostro Consorzio?</strong><br />
Ne stiamo parlando come comparto, non come singole aziende; bisogna arrivare prima alla sostenibilità economica, poi si arriva a quella ambientale. Se con quello che stiamo facendo con la promozione arriviamo a un reddito dignitoso in viticoltura, allora si potrà parlare di sostenibilità ambientale, che rappresenta il futuro, ma adesso dobbiamo lavorare su aziende che devono sopravvivere con dignità. Fino ai primi anni 2000, in Piemonte, non si usavano insetticidi, perché non avevamo problemi, abbiamo da sempre rese molto contenute, questo ci consentiva di non avere una spinta eccessiva nei vigneti. Purtroppo con l’arrivo della flavescenza dorata abbiamo dovuto ricorrere anche noi ai trattamenti contro gli insetti. Eravamo un territorio sano, che non ne aveva bisogno, oggi servono, ma cerchiamo di limitarne l’uso. Come vi muovete rispetto all’export e alla promozione internazionale? Con i finanziamenti OCM vino ci promuoviamo all’estero in Canada, Stati Uniti, nei Paesi Nordici, Inghilterra compresa. In Germania abbiamo qualche problema, perché adesso comprano solo a buon prezzo. Poi ci sono l’Asia, ancora da scoprire, il Giappone, la Cina e la Korea. Promuoversi in sinergia con produzioni Food DOP e IGP del territorio funziona molto bene localmente, per questo contiamo di farlo anche all’estero.</p>
<p>A cura di <strong>Giovanni Gennai</strong></p>
<p>Fonte: <a href="https://www.qualivita.it/news/consortium-2018-02/"><strong>Consortium 2018/02</strong></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/new/2019/01/Vini-del-Monferrato-Consortium_02.pdf">SCARICA IL PDF DELL&#8217;ARTICOLO</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/vini-del-monferrato-sinergia-ricerca-e-promozione-per-il-territorio248957/">Vini del Monferrato: sinergia, ricerca e promozione per il territorio</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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		<title>Pomodoro di Pachino IGP, cinque varietà per un territorio unico</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/pomodoro-di-pachino-igp-cinque-varieta-per-un-territorio-unico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Jan 2019 14:45:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altri articoli]]></category>
		<category><![CDATA[CONSORTIUM 2019_01]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il presidente Lentinello: “Consorzio strumento primario per fronteggiare insieme le sfide del mercato globale” Siamo nel lembo estremo dell’Italia (e dell’Europa). Qui, dove si incontrano i due mari, Jonio e Mediterraneo, soggiorna il sole per [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/pomodoro-di-pachino-igp-cinque-varieta-per-un-territorio-unico/">Pomodoro di Pachino IGP, cinque varietà per un territorio unico</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3>Il presidente Lentinello: “Consorzio strumento primario per fronteggiare insieme le sfide del mercato globale”</h3>
<p>Siamo nel lembo estremo dell’Italia (e dell’Europa). Qui, dove si incontrano i due mari, Jonio e Mediterraneo, soggiorna il sole per più ore di luce all’anno. Ed è proprio grazie all’acqua salmastra e alla luce che nasce il Pomodoro di Pachino IGP. Pachino è un piccolo Comune di circa 22 mila abitanti, ma è molto conosciuto perché il suo nome nell’immaginario collettivo è associato a un pomodoro, in particolare alla varietà del ciliegino, piccolo e rosso. Il Consorzio vigila sul marchio IGP fin dalla sua costituzione, il 31 agosto del 2002.</p>
<p>In realtà sono cinque le tipologie che rappresentano il Pomodoro di Pachino IGP con un vasto ventaglio di sfumature organolettiche: il ciliegino è di certo quella a cui si deve la maggiore notorietà del nome “Pachino” per la sua maggiore penetrazione nel mercato e la sua immediata riconoscibilità; ad affiancarlo però ci sono anche il tondo liscio nella sua varietà a frutto singolo e a grappolo e il costoluto, pomodoro dalla forte colorazione verde brillante, che si riconosce proprio dal suo “baffo”, ovvero dai raggi verdi che si diramano dal picciolo sulla superficie, segnata da coste che racchiudono una polpa molto saporita e soda. Da gennaio 2017 è stato riconosciuto il marchio IGP anche per le tipologie Plum e Mini-Plum, il cosiddetto datterino, particolarmente gradito anche ai più piccoli per la sua dolcezza spiccata. Ciascuna tipologia, sia quelle invernali come il tondo liscio e il costoluto, che quelle presenti 12 mesi all’anno come il ciliegino e il datterino, rappresentano l’eccellenza del gusto grazie alle qualità pedoclimatiche uniche del territorio di produzione. Pachino, infatti, è il Comune con maggiore ore di luce dell’Europa con oltre 6.000 megajoule all’anno per metro quadrato, secondo una ricerca Enea; a compiere il miracolo pensa poi l’acqua salmastra proveniente dalle falde acquifere vicino al mare che viene assorbita dalle piante e tramutata in zucchero, assicurando al pomodoro di Pachino IGP oltre al suo gusto inconfondibilmente dolce e pieno, un’alta concentrazione di licopene anti ossidante che favorisce la proliferazione cellulare nel corpo umano in grado di agire sulle infiammazioni alla prostata, sul carcinoma polmonare, dell’esofago, dello stomaco, del pancreas, della cervice e della mammella. Oggi il Consorzio riunisce le maggiori aziende produttrici del comprensorio pachinese ed è un importante punto di riferimento per tutta l’economia agricola dell’estrema parte sud orientale siciliana. Per raccontarvi meglio delle attività del Consorzio abbiamo intervistato il presidente, Salvatore Lentinello.</p>
<p><strong>Presidente, quali sono i trend di crescita del marchio Pomodoro di Pachino IGP?</strong><br />
Siamo in un momento intenso, in cui i numeri ci indicano che il nostro prodotto è molto apprezzato sulle tavole dei consumatori e che, soprattutto, l’attività intensa di informazione che da anni portiamo avanti ha innescato un processo di consapevolezza. Le aziende che fanno parte del Consorzio sono 103. L’attuale valore alla produzione stimato è di oltre 12 milioni euro. Il lavoro del Consorzio di tutela del Pomodoro di Pachino negli ultimi 5 anni ha fatto segnare una crescita del +142% della produzione e del +174% del valore del prodotto, portando l’eccellenza rossa di Pachino ai vertici tra i prodotti DOP e IGP siciliani e al 5° posto tra gli ortofrutticoli IG italiani. Abbiamo ancora ampi margini di crescita sull’export, che al momento è un risicato 0,5%. A incidere è il tessuto imprenditoriale spesso frammentato o di piccola dimensione, oltre alle difficoltà legate alla logistica di un per crescere è la fornitura di prodotto per la trasformazione, attualmente attestata intorno al 10%.</p>
<p><strong>Quali sono gli obiettivi su cui il Consorzio è più impegnato attualmente?</strong><br />
La missione del Consorzio è quella prevista dallo Statuto: contrasto ai numerosi tentativi di contraffazione su scala nazionale e di monitoraggio all’interno della filiera per garantire una produzione qualitativamente alta, mediante l’applicazione del disciplinare di produzione. Accanto alla tutela e salvaguardia del brand ci occupiamo della promozione attraverso iniziative di comunicazione sulla carta stampata e sul digitale. Da qualche anno, in particolare, il lavoro di tutela e valorizzazione del prodotto passa attraverso una corretta informazione, che chiarisca l’equivoco comune del nome “Pachino” utilizzato in maniera scorretta per indicare una varietà di pomodoro e non il paese di produzione da cui il pomodoro proviene. Questo ovviamente fa la differenza: se “Pachino” fosse infatti una varietà di Pomodoro, sarebbe riproducibile ovunque. E invece la sua connotazione territoriale lo rende unico e irripetibile. Anche l’attività di controllo ci tiene parecchio impegnati: nel 2017 sono state eseguite circa 230 verifiche per garantire il controllo di tutta la filiera, 25 delle quali sono sfociate in richiami o denunce di attività non conformi.</p>
<p><strong>Qual è il valore aggiunto del Consorzio in un momento in cui l’economia è sempre più globale e fluida?</strong><br />
Il Consorzio di tutela rappresenta lo strumento più importante per fronteggiare le difficili scommesse di un mercato globale, verso il quale il singolo produttore non ha alcun potere contrattuale. Proprio per questo abbiamo lanciato in estate il “progetto produttori”, invitando ad aderire al Consorzio e facilitando l’ingresso con l’abbattimento dei costi. Inoltre potersi fregiare di un marchio come l’IGP, in un momento di confusione commerciale legato alla globalizzazione, permette di legare un prodotto ad un preciso areale geografico, che poi è quello che chiede oggi il consumatore.</p>
<p>A cura di <strong>Geronimo Nerli</strong></p>
<p>Fonte: <a href="https://www.qualivita.it/news/consortium-2018-02/"><strong>Consortium 2018/02</strong></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/new/2019/01/Pomodoro-di-Pachino-Consortium_02.pdf">SCARICA IL PDF DELL&#8217;ARTICOLO</a></p>
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		<title>La Grappa, eccellenza a Indicazione Geografica degli Spirits italiani</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/la-grappa-eccellenza-a-indicazione-geografica-degli-spirits-italiani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Jan 2019 14:36:26 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[CONSORTIUM 2019_01]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Acquaviti, Grappa, Brandy italiano e liquori ma anche additivi alimentari come l’acido tartarico naturale, bioenergie, bioetanolo, coloranti naturali e fertilizzanti. È questo il multiforme settore della distillazione italiana in cui opera Asso- Distill l’Associazione Nazionale [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Acquaviti, Grappa, Brandy italiano e liquori ma anche additivi alimentari come l’acido tartarico naturale, bioenergie, bioetanolo, coloranti naturali e fertilizzanti. È questo il multiforme settore della distillazione italiana in cui opera Asso- Distill l’Associazione Nazionale Industriali Distillatori di alcoli ed Acquaviti, attiva dal 1946. Un mondo caratterizzato da materie prime di diversa natura: cereali, vino, vinacce e frutta, ciascuna con specifiche peculiarità e processi di trasformazione. Spesso le materie prime utilizzate in distillazione provengono da precedenti lavorazioni, come, ad esempio i sottoprodotti della filiera vitivinicola, e quindi la produzione risente fortemente della loro effettiva disponibilità, portando il settore distillatorio ad adeguarsi di anno in anno alle specificità della filiera, di cui costituiscono l’anello finale. Ma è qui il valore della distillazione dei sottoprodotti: un vero e proprio esempio virtuoso di economia circolare che non solo utilizza materie prime che altrimenti costituirebbero uno scarto, ma ne ottimizza l’efficienza attraverso produzioni alternative, minimizzando gli sprechi e rispettando l’ambiente. Rimanendo focalizzati sul settore spirits, quello più tipico della distilleria, i volumi su cui si è attestata la produzione italiana nel 2017 sono stati di circa 1milione e 13 mila ettanidri di alcoli e acquaviti. Fiore all’occhiello del settore distillatorio e del made in Italy è certamente la produzione di Grappa IG, acquavite di vinaccia ricavata da uve prodotte e vinificate in Italia, distillate in impianti ubicati nel territorio nazionale, e riconosciuta a livello europeo a partire dal 1989.</p>
<p>Consapevole della crescente importanza rivestita dai Consorzi di tutela dei prodotti ad Indicazione Geografica, AssoDistil da alcuni anni ha avviato sul tema un intenso confronto con gli operatori per valutare attentamente l’impianto costitutivo di un Consorzio nazionale di tutela per la Grappa IG. Infatti, così come previsto dal Collegato Agricoltura (d.lgs. 154 del 2016) per ciascuna Indicazione Geografica di cui all’allegato III del regolamento (CE) n. 110/2008, tra cui è annoverata la Grappa, è stata approvata la costituzione e il riconoscimento, da parte del Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, di un Consorzio di tutela. Al momento si è in attesa dell’emanazione del decreto attuativo che ne disciplini le caratteristiche. Sulla base di quanto previsto per le IG degli altri settori (specialità alimentari e vini), le funzioni attribuite al Consorzio sono quelle relative alla promozione, vigilanza e tutela della Grappa IG. AssoDistil, che rappresenta la stragrande maggioranza dei volumi di Grappa prodotti, offre le proprie competenze e servizi, affinati nel corso sei suoi “primi 70 anni” di attività, agli operatori del settore nell’ottica della costituzione e miglior funzionamento di un Consorzio di tutela. Questo anche e soprattutto in considerazione delle attività che esulano dalle funzioni riconosciute in capo a tale organismo, ma che sono tuttavia essenziali per le peculiarità degli adempimenti richiesti agli operatori di questo settore, in cui particolare peso rivestono gli aspetti fiscali, sanitari, ambientali. È evidente come solo una forte sinergia tra AssoDistil ed un eventuale Consorzio di tutela della Grappa IG possa garantire un servizio a tutto tondo agli operatori, facendo loro sentire il Consorzio come un organismo vivo e presente, un punto di riferimento unico che possa svolgere azioni di tutela, vigilanza e promozione coordinate e permettere al prodotto certificato il posizionamento sul mercato che merita: un distillato di grandissima tradizione e prestigio che nulla ha da invidiare agli spirits più rinomati nel panorama internazionale.</p>
<p>Intervista al presidente di Assodistill, Antonio Emaldi.</p>
<p><strong>La Grappa è un prodotto apprezzato dal mercato?</strong><br />
La Grappa è una tipicità importante nel panorama degli spirits italiani e rappresenta l’88% della produzione italiana di acquaviti, tanto che in seno alla nostra Associazione – che si occupa di una pluralità di prodotti nel settore distillatorio – è attivo il Comitato Nazionale Acquaviti, una speciale sezione che si occupa appunto di Grappa, Brandy e delle altre acquaviti distillate nel nostro Paese. I dati di mercato sono sempre più confortanti, a conferma di un prodotto particolarmente apprezzato, soprattutto in Italia. Nel 2017 ne sono stati infatti prodotti 88.000 ettanidri, con un aumento del +7% rispetto al 2016; si tratta della migliore performance registrata dal 2012, anno in cui è stato raggiunto il minor livello produttivo degli ultimi anni.</p>
<p><strong>La Grappa si vende bene all’estero?</strong><br />
Se nel complesso i dati di produzione sono incoraggianti, lo stesso non si può dire di quelli relativi alle esportazioni del prodotto. Va tuttavia sottolineato che gli ultimi dati Istat non trovano conferma nelle nostre stime. Secondo quanto riportato dall’Istituto nel 2017 l’export di Grappa imbottigliata ha raggiunto gli 8.400 ettanidri facendo registrare un calo del -12% rispetto al 2016, con una marcata riduzione dei volumi esportati in particolare verso i Paesi UE (-14%) ed una lieve riduzione verso i Paesi Extra UE (-2,4%).</p>
<p><strong>Quali Paesi apprezzano di più questo tipico distillato italiano? </strong><br />
Segnali incoraggianti arrivano da alcuni paesi come Lettonia, Regno Unito e Romania che nel 2017 hanno più che raddoppiato la domanda di Grappa imbottigliata proveniente dall’Italia. Altro dato incoraggiante è quello relativo agli Stati Uniti. Sempre secondo l’Istat, nel periodo gennaio-luglio 2018 c’è stato un aumento delle esportazioni di Grappa imbottigliata verso gli USA, di circa il +17% rispetto allo stesso periodo del 2017.Un segnale significativo a conferma anche della importante attività di promozione verso l’estero che AssoDistil sta facendo anche attraverso progetti specifici come Hello Grappa.</p>
<p>A cura di<strong> Marilena Pallai</strong></p>
<p>Fonte: <strong><a href="https://www.qualivita.it/news/consortium-2018-02/">Consortium 2018/02</a></strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/new/2019/01/Assodistil-Grappa-IG-Consortium_02.pdf">SCARICA PDF DELL&#8217;ARTICOLO</a></p>
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		<title>Rapporto fra marchi privati e IG: sfide e opportunità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Jan 2019 14:26:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Marchi, Indicazioni Geografiche e Proprietà Intellettuale rappresentano una materia molto complessa che nasce dalla difficoltà di interazione fra le diverse registrazioni e i diritti di PI. Esiste un apposito ufficio dell’Unione Europea che si occupa [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Marchi, Indicazioni Geografiche e Proprietà Intellettuale rappresentano una materia molto complessa che nasce dalla difficoltà di interazione fra le diverse registrazioni e i diritti di PI. Esiste un apposito ufficio dell’Unione Europea che si occupa di proprietà intellettuale, incaricato di gestire i marchi dell’UE, i disegni e i modelli comunitari registrati, l’EUIPO, che il 3 e 4 ottobre ha ospitato ad Alicante, Spagna, la conferenza “Marchi e Indicazioni Geografiche: prospettive per il futuro”, organizzata insieme alla DG AGRI della Commissione europea. Nell’occasione sono state trattate varie questioni attinenti al settore dei marchi e delle Indicazioni Geografiche, con un focus particolare sulle interazioni tra questi e i diritti di PI. Nell’incontro di Alicante, esperti di vari settori, hanno approfondito tematiche sulle IG come diritti anteriori nei procedimenti di opposizione relativi a marchi; la giurisprudenza della Corte di giustizia/ del Tribunale; l’applicazione delle IG e le relative attività di contrasto; la protezione delle IG non agricole e l’interfaccia tra IG e marchi a livello internazionale. Scopo della conferenza era quello di incoraggiare un dibattito dinamico in merito alle sfide e alle opportunità per i portatori d’interesse istituzionali o titolari/beneficiari dei diritti. Su quanto emerso dalla conferenza di Alicante, pubblichiamo una riflessione dell’Avvocato Alberto Improda, Managing Partner dello Studio Legale Improda, leader specializzato nel settore della proprietà intellettuale, con una particolare expertise nella gestione di contenziosi internazionali, paneuropei e transfrontalieri e un’esperienza pluridecennale nella tutela giudiziale ed extragiudiziale dei diritti di PI.</p>
<p><strong>Marchi e Indicazioni Geografiche: Parenti e non Serpenti</strong></p>
<p>I Marchi e le Indicazioni Geografiche sono indubbiamente strumenti accomunati da un certo grado di parentela. Entrambi, infatti, rappresentano delle denominazioni che caratterizzano i prodotti contrassegnati, ne determinano un collegamento con un’azienda o un territorio, forniscono ai consumatori alcune informazioni e condizionano le loro decisioni di acquisto. Può accadere, peraltro, che Marchi e Indicazioni Geografiche vengano a trovarsi in conflitto tra di loro. Vediamo in poche parole, schematizzando al massimo situazioni in effetti spesso molto complesse, come l’ordinamento risolve questo genere di contrasti. Una Indicazione Geografica registrata prevale sul Marchio del quale viene chiesta la concessione in un momento successivo: la domanda di registrazione del Marchio viene respinta e il Marchio eventualmente registrato risulta affetto da nullità. Nel caso in cui, invece, il Marchio sia stato registrato prima della Indicazione Geografica, esso deve coesistere con quest’ultima, a meno che non si tratti di un Brand particolarmente conosciuto. Si tratta di una materia nell’ambito della quale è estremamente importante ragionare alla luce della specifica fattispecie e nella cui economia può risultare controproducente focalizzarsi su astratte regole di carattere generale. Non appare revocabile in dubbio, tuttavia, che in linea di massima l’ordinamento dimostra una certa sua preferenza in favore delle Indicazioni Geografiche, le cui esigenze sono ritenute in molte circostanze prevalenti rispetto ai diritti scaturenti dal Marchio.</p>
<p>La cosa appare logica e conseguente, laddove si prendano in considerazione le ragioni di fondo alla base dei due istituti. Il Marchio e le Indicazioni Geografiche, infatti, pur apparendo superficialmente legati da una parentela piuttosto stretta, rispondono in effetti a ratio sensibilmente diverse e svolgono funzioni piuttosto distanti. Il primo, il Marchio, è un istituto strettamente legato alle dinamiche dell’impresa, sorto come elemento indicatore di origine, per rendere visibile il legame intercorrente tra il prodotto e l’azienda, oggi assurto al ruolo di vettore di immagini e messaggi dall’impresa al consumatore, fondamentale strumento di marketing e corporate identity. Le seconde, le IG, invece, rappresentano strumenti preposti alla promozione delle politiche agricole, alla salvaguardia delle tradizioni produttive locali, alla tutela dell’interesse dei consumatori alla sicurezza e alla qualità dei prodotti, a un’informazione adeguata e ad una pubblicità non ingannevole, nonché a garantire ai mercati un regime concorrenziale rispondente ai principi di correttezza, buona fede e lealtà. Possiamo dunque affermare, fermo restando il carattere inevitabilmente approssimativo delle generalizzazioni di questo tipo, che il Marchio vede il proprio focus incentrato sull’interesse dell’impresa, contribuendo a formare e riflettendo l’immagine e la reputazione dell’azienda; le Indicazioni Geografiche, di contro, sono espressione dei valori di un territorio, trovando fondamento nei fattori ambientali e umani che caratterizzano la comunità di riferimento. Il Marchio, dunque, rappresenta uno strumento – continuando a ragionare per sommi capi – avente finalità e utilità che sostanzialmente rientrano nella sfera giuridica di un soggetto privato; le Indicazioni Geografiche, invece, hanno molto a che fare con gli interessi generali di una collettività, con i valori culturali di un territorio.</p>
<p>Le differenze intercorrenti tra le ratio sottostanti ai due istituti, devono &#8211; lungi dal servire a scavare un fossato tra le due realtà – al contrario rappresentare la chiave di volta per fare in modo che l’ordinamento giuridico e gli operatori del settore li utilizzino in modo coordinato, affinchè tra di essi non si determinino situazioni conflittuali, ma si sviluppino meccanismi di collaborazione e sinergia. Il Marchio rappresenta oggi uno strumento di straordinaria efficacia, che acquisisce sempre maggiore importanza e centralità nei meccanismi economici della nostra società, con una capacità di segnalamento valoriale e di condizionamento nelle scelte dei consumatori probabilmente senza precedenti. Le comunità che insistono sui territori non possono ignorare questo dato di fatto, devono – volenti o nolenti – fare i conti con tale realtà, sono chiamate a stabilire con il mondo dei brand un dialogo e un rapporto, al fine di poter anch’esse trarre vantaggio da questa straordinaria forza competitiva insita nel Marchio. Il Territorio, da parte sua, negli ultimi lustri ha assunto una valenza del tutto peculiare e inedita, giungendo a ricoprire il ruolo – malgrado l’assenza di esplicite disposizioni normative al riguardo – di elemento catalizzatore dei valori e delle tradizioni di intere comunità, con ogni conseguente effetto in termini di attrattività e distintività. L’universo del Marchio, dunque, a sua volta non può esimersi dal riconoscere che una parte della sua forza comunicativa ed evocativa nasce proprio dal collegamento dei brand con il Territorio, dalla cui realtà traggono impulso ideale e appeal segnaletico. Il Marchio e le Indicazioni geografiche, in buona sostanza, rappresentano due istituti tra i quali si possono e si devono stabilire virtuosi meccanismi di collaborazione e di reciproco supporto, perché dal rafforzamento del primo scaturiscono effetti positivi per le seconde; e viceversa. È possibile ragionare da subito in termini di direttive di allineamento etico, politiche di promozione culturale e dispositivi di cointeressenza economica. In modo che le Indicazioni Geografiche possano essere un valore aggiunto per i Marchi e i Marchi uno strumento di sviluppo per le Indicazioni Geografiche. Parenti, insomma, ma non Serpenti.</p>
<p>A cura di <strong>Geronimo Nerli</strong></p>
<p>Fonte: <strong><a href="https://www.qualivita.it/news/consortium-2018-02/">Consortium 2018/02</a></strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/new/2019/01/Marchi-IG-Consortium_02.pdf">SCARICA PDF DELL&#8217;ARTICOLO</a></p>
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		<title>Marchi privati del Food e il pericolo della delocalizzazione</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/marchi-privati-del-food-e-il-pericolo-della-delocalizzazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Jan 2019 14:07:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altri articoli]]></category>
		<category><![CDATA[CONSORTIUM 2019_01]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In Italia il caso della chiusura della Pernigotti ha riaperto il dibattito su quali strumenti giuridici si possano attivare per trattenere le aziende a produrre nei territori di origine. Forse in questo caso se ci [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In Italia il caso della chiusura della Pernigotti ha riaperto il dibattito su quali strumenti giuridici si possano attivare per trattenere le aziende a produrre nei territori di origine. Forse in questo caso se ci fosse stata la registrazione IGP del Gianduiotto Piemontese si sarebbe evitata la delocalizzazione. Il fatto che il gianduiotto sia incluso tra i prodotti agroalimentari. tradizionali (PAT) non è sufficiente a garantire il mantenimento della produzione sul territorio, come invece sarebbe stato con le registrazioni DOP e IGP, che vincolano rigidamente la produzione all’area indicata nel disciplinare.</p>
<p>Anche il vicepremier Di Maio è intervenuto sulla questione annunciando una proposta di legge che lega i marchi italiani al territorio. Ma la questione è molto più ampia e complessa, frutto di un cambiamento dei consumi a livello mondiale che negli ultimi anni ha fatto aumentare le scelte per i prodotti alimentari con un’origine di provenienza certa.</p>
<p>Le etichette, ma anche i claim e le campagne di comunicazione hanno riferimento fisso il nome geografico dei prodotti: l’acqua Fiji, lo Champagne, il Prosciutto di Parma, i Vini della Napa Valley, tanto per citarne alcuni e far comprendere che il trend è globale e non più limitato a poche nazioni. In questo contesto commerciale, si sono generati numerosi contenziosi fra territori ed aziende private, nonostante il WTO e la UE abbiano tentato di normare in qualche modo la materia attinente il rapporto fra diritti di Proprietà Intellettuale e le Indicazioni Geografiche. Per capire la complessa vicenda prendiamo il caso del “Toscano”, brand privato dell’azienda MST (Manifatture Sigaro Toscano) che rappresenta il prodotto di una trasformazione agricola quale il sigaro. Ma cosa hanno in comune il Sigaro “Toscano” con altri prodotti agroalimentari o vitivinicoli DOP IGP toscani? Innanzitutto il savoir faire di agricoltori e trasformatori riconducibili ad un determinato territorio, l’essere entrambi i prodotti finali di una filiera agricola e rappresentare in qualche modo dei simboli del lifestyle toscano nel mondo. C’è però una differenza sostanziale: il Sigaro “Toscano” è un marchio privato regolarmente registrato di proprietà della MST e, in quanto tale, è utilizzabile solo dalla suddetta impresa, mentre gli altri prodotti DOP IGP sono Indicazioni Geografiche il cui nome è utilizzabile da tutte quelle aziende del territorio toscano che aderiscono al disciplinare e ne rispettano le regole di produzione. Quindi se un giovane imprenditore toscano volesse iniziare a produrre un formaggio utilizzando il nome “Pecorino Toscano DOP” (così come il “Pane Toscano DOP” o il “Prosciutto Toscano DOP”) potrebbe farlo, ma se volesse confezionare dei buoni sigari coltivando tabacco in toscana e trasformandolo nel medesimo territorio non potrebbe chiamarlo Sigaro “Toscano”. Negli ultimi anni, con l’aumentare delle richieste di protezione per i prodotti ad Indicazione Geografica, ci si è chiesti come far coesistere marchi ormai diventati brand privati con le Indicazioni Geografiche che portano con sé lo stesso nome geografico. In questo caso il termine “toscano”. Sulla base di questa dualità – che il consumatore globale di fatto ignora – con la caratterizzazione di uno stesso termine geografico coesistono prodotti agricoli ed alimentari che l’azienda proprietaria del brand – in questo caso la MST – potrebbe decidere di produrre in qualsiasi altro Paese del mondo godendo della stessa reputazione di quel termine – in questo caso “toscano” – che di fatto viene mantenuta con il lavoro delle imprese agroalimentari che “creano” in Toscana i loro prodotti. Ciò determina, quindi, un’asimmetria fra le imprese e soprattutto un’asimmetria nel mercato, perché il termine geografico induce il consumatore ad avere una certa considerazione dei prodotti in quanto provenienti ipoteticamente da un determinato territorio, quando in realtà potrebbero non esserlo. In futuro ci troveremo a gestire, vista questa possibile convivenza fra brand privati e Indicazioni Geografiche, una serie di criticità e conflitti di interesse.</p>
<p>Se l’azienda detentrice di un brand privato con una menzione geografica avesse comportamenti lesivi nei confronti dei consumatori o della reputazione del territorio, come si potrebbero tutelare le imprese ed i cittadini? Insomma, si pone ancora una volta il problema di come riuscire a proteggere un bene collettivo come il nome di un territorio e la sua reputazione nel mercato globale. È possibile pensare che in presenza di diritti privati legittimi che però possono intaccare gli interessi collettivi, altrettanto legittimi, si debba cominciare a ragionare diversamente. Si potrebbe chiedere a tutte le aziende che utilizzano brand geografici di rispettare minime regole etiche, come già avviene nei centri storici per alcune tipologie di attività commerciali? Oppure addirittura ipotizzare una royalty e destinarne il ricavato a sostegno delle imprese del territorio che non delocalizzano? Le DOP e le IGP, comunque la si pensi, stanno dentro ad un ragionamento di utilizzo del territorio che guarda al futuro</p>
<p>A cura di <strong>Mauro Rosati</strong></p>
<p>Fonte: <a href="https://www.qualivita.it/news/consortium-2018-02/"><strong>Consortium 2018/02</strong></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/new/2019/01/Editoriale-Pernigotti-e-IG-Consortium_02.pdf">SCARICA PDF DELL&#8217;ARTICOLO</a></p>
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		<title>Spagna, un fronte comune per i prodotti di qualità</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/spagna-un-fronte-comune-per-i-prodotti-di-qualita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Jan 2019 13:55:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altri articoli]]></category>
		<category><![CDATA[CONSORTIUM 2019_01]]></category>
		<category><![CDATA[qualità]]></category>
		<category><![CDATA[Valorizzazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Guidate da Origen España, le filiere IG fissano gli obiettivi: protezione, promozione, canali digitali e accordi internazionali Prosegue il viaggio di Consortium nel mondo delle IG internazionali. In questo numero abbiamo intervistato Jesús González Vázquez, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/spagna-un-fronte-comune-per-i-prodotti-di-qualita/">Spagna, un fronte comune per i prodotti di qualità</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>Guidate da Origen España, le filiere IG fissano gli obiettivi: protezione, promozione, canali digitali e accordi internazionali</h2>
<p>Prosegue il viaggio di Consortium nel mondo delle IG internazionali. In questo numero abbiamo intervistato Jesús González Vázquez, presidente di Origen España che si occupa di promuovere il riconoscimento del ruolo essenziale delle DOP e IGP ponendosi come interlocutore di rilievo degli organismi legati alle IG a livello nazionale, europeo e internazionale.</p>
<p>In Spagna sono ormai molti anni che si è scelto di proteggere i prodotti con “qualità distintiva”, alimenti che si differenziano per caratteristiche peculiari, e relative a origine, materie prime utilizzate, elaborazione e caratteristiche organolettiche. Il Paese iberico è uno dei pionieri nella protezione in base all’origine, con le prime norme che risalgono allo Statuto del Vino del 1932. Attraverso la politica di qualità, si proteggono e valorizzano prodotti agroalimentari unici, si salvaguardano da abusi e imitazioni del nome, e si aiutano i consumatori fornendo una corretta informazione delle caratteristiche specifiche dei prodotti. Secondo gli ultimi dati forniti dal Ministero dell’agricoltura la Spagna ha 347 prodotti certificati, 197 registrazioni agroalimentari e 152 registrazioni di vini e bevande spiritose, oltre a 21 prodotti in fase di approvazione a livello europeo.</p>
<p>In Spagna, vi sono due associazioni rappresentative di grande forza che sono Origen España, che raggruppa DOP e IGP e CECRV, che è la Conferenza spagnola dei Consorzi di tutela del vino. Due entità che lavorano in parallelo e in modo molto positivo, coincidendo in entrambi gli obiettivi di rappresentanza, promozione e tutela dei prodotti certificati. Per quanto riguarda le sfide a medio e breve termine, le Indicazioni Geografiche (IG) in Spagna continueranno a lavorare per la protezione e la difesa dei loro nomi e prodotti e per la promozione dei concetti che essi rappresentano: origine, qualità, tradizione e garanzia; daranno maggiore rilievo all’e-commerce e al monitoraggio dei loro nomi e prodotti nelle diverse piattaforme digitali, una nuova porta aperta di cui sono molto consapevoli; evidenzieranno la loro forza nel nuovo PAC; continueranno a promuovere la loro presenza nei diversi accordi commerciali UE-Paesi terzi, etc., una moltitudine di sfide in cui hanno il sostegno e l’impulso Origen España.</p>
<p><strong>A cosa servono le Indicazioni Geografiche (IG)?</strong><br />
Attraverso la politica della qualità dell’Unione Europea, i prodotti agroalimentari unici sono protetti e valorizzati, da qui la forza delle IG a livello comunitario.</p>
<p><strong>Quale è l’impatto socio-economico del riconoscimento in Spagna? </strong><br />
Possiamo evidenziare che questo riconoscimento consente la diversificazione della produzione e l’aumento del valore aggiunto dei prodotti; accresce la capacità potenziale di questi di soddisfare le esigenze dei consumatori; consente lo sviluppo di aree rurali; incoraggia l’uso di risorse genetiche indigene; etc. In breve, tutte le IG consentono la valorizzazione, la conservazione e la perpetuazione del nostro ricco patrimonio gastronomico e culturale.</p>
<p><strong>Quale valore aggiunto si suppone per i produttori?   </strong><br />
L’Indicazione Geografica è uno degli strumenti più importanti a disposizione degli agricoltori europei per far fronte alla crescente concorrenza dei Paesi emergenti. Le IG promuovono anche l’organizzazione del settore e facilitano l’accesso dei produttori ai mercati nazionali e internazionali.</p>
<p><strong>E per i consumatori?   </strong><br />
I consumatori Possono accedere ai prodotti con certificazioni di Origine, Tradizione, Qualità e Garanzia. Anno dopo anno vengono riconosciuti prodotti IG in misura maggiore e la loro domanda aumenta. Infatti, le vendite di prodotti con DOP e IGP crescono, essendo il valore economico dei prodotti agroalimentari DOP e IGP nel 2015 di quasi 1.900 milioni di euro, raggiungendo quasi i 2.400 milioni di euro nel 2016 (ultimi dati pubblicati da Ministero dell’agricoltura, della pesca e dell’alimentazione). I consumatori li riconoscono come prodotti unici e quando li mangiamo o assaggiamo, ci danno tutto il sapore della loro area d’origine, con un metodo e una tradizione produttiva inconfondibile.</p>
<p><strong>Ci parli della campagna promozionale in corso “Historias en tu mesa”.</strong><br />
Nel 2016 abbiamo lanciato la campagna di informazione e promozione “Historias en tu mesa”, il cui obiettivo è sensibilizzare i consumatori spagnoli affinché conoscano e riconoscano le etichette europee di qualità di Denominazione di Origine Protetta (DOP) e Indicazione Geografica Protetta (IGP) nei prodotti agroalimentari. L’Unione Europea co-finanzia questa campagna, che durerà per tre anni. Le azioni strategiche messe in atto (stampa, web, televisione, azioni per i media, etc.) promuovono la “cultura degli schemi europei di qualità differenziata”, che garantiscono eccellenza, qualità e origine di alcuni dei prodotti più riconosciuti nella gastronomia spagnola. L’intera campagna è incentrata sulla promozione dei marchi DOP e IGP, sul loro collegamento con i prodotti che li riportano e che i consumatori trovano nel punto vendita. Ad esempio, quando informiamo sul marchio DOP, parliamo anche di formaggio Cabrales, formaggio Mahón-Menorca, formaggio Manchego, torta del Casar; Prodotti a base di carne di Jabugo o di Los Pedroches; gli oli Priego de Córdoba o Sierra Mágina; le Pere di Rincón de Soto o Uva de Mesa Embolsada del Vinalopó, così come Pimentón de la Vera o Vinagre de Jerez. E per quanto riguarda l’IGP, identifichiamo questo sigillo con Sobrasada de Mallorca, Carne de Ávila, Ternera de Extremadura, Vitello Gallega, Vitello di Navarra; banane delle Canarie o agrumi di Valencia, o i torroni Jijona e Turrón di Alicante. Una campagna con un budget totale di quasi un milione di euro, cofinanziato al 70% dall’Unione Europea.</p>
<p>A cura di <strong>Mauro Rosati</strong></p>
<p>Fonte: <strong><a href="https://www.qualivita.it/news/consortium-2018-02/">Consortium 2018/02</a></strong></p>
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		<title>Italia-Russia, legame di rilievo nonostante l’embargo</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/italia-russia-legame-di-rilievo-nonostante-lembargo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Jan 2019 13:31:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altri articoli]]></category>
		<category><![CDATA[CONSORTIUM 2019_01]]></category>
		<category><![CDATA[MADE IN ITALY]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Malgrado le restrizioni, l’Italia rimane un fornitore importante e la cucina italiana è la più gradita dopo quelle nazionale e caucasica Il settore agroalimentare è, da sempre, uno degli ambiti che meglio rappresentano l’Italia all’estero, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3>Malgrado le restrizioni, l’Italia rimane un fornitore importante e la cucina italiana è la più gradita dopo quelle nazionale e caucasica</h3>
<p>Il settore agroalimentare è, da sempre, uno degli ambiti che meglio rappresentano l’Italia all’estero, con molteplici prodotti di alta qualità e notevole varietà. L’Italia, non a caso, è considerata terra di origine di prodotti alimentari straordinari, con i quali realizzare pietanze al tempo stesso gustose e salutari, secondo i dettami propri della Dieta Mediterranea. Si tratta di un patrimonio importante che rappresenta tra l’altro un driver di crescita fondamentale per l’economia del nostro Paese. In questo settore i rapporti con la Russia sono stati sempre eccellenti: nei primi sei mesi del 2018 l’Italia si è posizionata al 7° posto tra i Paesi fornitori, registrando un incremento pari al +18,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente – primo comparto per crescita tra tutti i prodotti provenienti dall’Italia – con ottime performance in particolare per i vini, la pasta, il caffè e l’olio extravergine d’oliva. Nonostante le restrizioni legate all’embargo, l’Italia continua a ricoprire un ruolo importante tra i paesi fornitori della Federazione.</p>
<p>Oltre ai dati statistici – che qualificano la Russia come uno dei mercati di destinazione più dinamici a livello mondiale per le nostre imprese nella prima metà del 2018 – è comunque palpabile il gradimento dei consumatori russi per l’enogastronomia italiana, sinonimo di qualità, lifestyle, salubrità e benessere. Diverse ricerche di mercato realizzate da agenzie specializzate indicano la cucina italiana al terzo posto nelle preferenze dei russi, dopo quella nazionale e caucasica, staccando di almeno 10 punti percentuali tutte le altre, come la cucina cinese o francese. Inoltre, tra i ristoranti stranieri a Mosca, il primato numerico e qualitativo è indubbiamente italiano. Proprio grazie ai ristoranti italiani i piatti a base di mozzarella e rucola, di scaglie di parmigiano, fatte venire direttamente dall’Italia, erano divenuti, prima dell’embargo, parte integrante degli usi alimentari della classe media e medio-alta russa. Nei settori non toccati dalle contro sanzioni, le difficoltà che incontrano i produttori italiani sono connesse alla diminuita capacità di spesa del consumatore russo e alla aumentata aggressività della concorrenza. Occorre continuare, pertanto, a promuovere il meglio della produzione enoagroalimentare italiana con campagne promozionali su larga scala e ben calibrate. Il 2017 si è confermato come l’anno della tanto attesa inversione di tendenza, con nuove opportunità per gli operatori del settore, dimostrando che la forza delle nostre aziende è sempre stata quella di saper reagire rapidamente e con spirito costruttivo alle nuove sfide dei mercati. Sono infatti migliaia i produttori italiani che nel corso degli ultimi due anni si sono rilanciati in Russia con entusiasmo proponendo prodotti non “sanzionati” che sapessero soddisfare le esigenze dei consumatori russi che sono sempre alla ricerca di novità e – in questa fase – anche di prodotti con un ottimo rapporto qualità prezzo. Proprio in quest’ottica, già a partire dall’anno in corso, l’Ufficio di Mosca dell’Agenzia ICE, ha raddoppiato la presenza italiana nell’ambito delle maggiori fiere specializzate che si svolgono nella Federazione Russa: PRODEXPO e WORLD FOOD MOSCOW.</p>
<p>Entrambe le manifestazioni sono state supportate dal PES 2-Piano Export Sud, finanziato dal Ministero dello Sviluppo Economico mediante l’impiego di fondi dell’Unione Europea. Si tratta di un programma di attività che punta a favorire l’internazionalizzazione delle piccole e medie imprese delle “Regioni meno sviluppate” (Calabria, Campania, Puglia, Basilicata e Sicilia) e delle “Regioni in transizione” (Abruzzo, Molise e Sardegna). Alla partecipazione fieristica è stato affiancato un Piano di comunicazione B2C che ha visto la creazione di un portale dedicato ai prodotti con denominazione di origine e Indicazione Geografica (www.italianmade.ru), realizzato con il contributo tecnico ed editoriale della Fondazione Qualivita e contenente le schede dettagliate di oltre 160 prodotti italiani DOP del Food&amp; Wine. Le attività B2B dedicate dall’Agenzia ICE al settore agroalimentare non si esauriscono, tuttavia, con le partecipazioni fieristiche sopra ricordate: lo scorso mese di aprile, infatti, l’ICE Agenzia di Mosca ha organizzato l’evento Borsa Vini Italiani 2018 – anch’esso realizzato nell’ambito del PES-Piano Export Sud e che ha registrato la presenza di oltre 30 cantine provenienti da Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia.</p>
<p>A cura di <strong>Agenzia ICE Russia</strong></p>
<p>Fonte: <strong><a href="https://www.qualivita.it/news/consortium-2018-02/">Consortium 2018/02</a></strong></p>
<p style="text-align: center;">                                 <a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/new/2019/01/Mercati-internazionali-Russia-Consortium_02.pdf">SCARICA IL PDF DELL&#8217;ARTICOLO</a></p>
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		<title>Rapporto 2018 Ismea &#8211; Qualivita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Jan 2019 13:19:48 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[CONSORTIUM 2019_01]]></category>
		<category><![CDATA[Rapporto Qualivita]]></category>
		<category><![CDATA[RICERCA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È stato presentato a Roma, il 13 dicembre 2018 il XVI Rapporto Qualivita-Ismea, l’indagine annuale che contiene l’analisi e l’interpretazione dei più significativi fenomeni socio-economici del comparto Food&#38;Wine italiano dei prodotti di qualità certificata DOP [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>È stato presentato a Roma, il 13 dicembre 2018 il XVI Rapporto Qualivita-Ismea, l’indagine annuale che contiene l’analisi e l’interpretazione dei più significativi fenomeni socio-economici del comparto Food&amp;Wine italiano dei prodotti di qualità certificata DOP IGP STG. Nato dall’integrazione delle competenze sviluppate dall’Osservatorio Qualivita e dall’Osservatorio Ismea e dalla collaborazione con AICIG e Federdoc, la novità dell’edizione numero sedici del Rapporto è la presenza di un innovativo monitoraggio delle conversazioni digitali mondiali relative alle Indicazioni Geografiche effettuato sui canali Web e Social Media.</p>
<p><img class="size-medium wp-image-248903 alignright" src="https://www.qualivita.net/wp-content/uploads/2020/05/Ministro-Centinaio-1-179x300.jpg" alt=" width="179" height="300" />Numerosi gli spunti di analisi nati dalla lettura dei dati e dei fenomeni collegati a partire dall’analisi del Ministro delle politiche agricole e del turismo Gian Marco Centinaio. “Il Rapporto Ismea-Qualivita rappresenta una fotografia delle eccellenze agroalimentari del nostro Paese. I numeri delineano uno scenario chiaro, dietro il quale c’è la qualità delle nostre eccellenze, c’è la passione, il lavoro dei nostri imprenditori. Ci sono storie e tradizioni da preservare e continuare a tramandare. C’è il sistema Italia. Non dobbiamo mai abbassare la guardia, dobbiamo spingere sempre di più sulla comunicazione per valorizzare ulteriormente il sistema della qualità, sfruttandolo nel migliore dei modi. Tra le nostre azioni è prioritaria la lotta all’Italian Sounding lesivo dei diritti dei consumatori ma anche degli interessi economici dell’intera filiera agroalimentare, che mette a rischio la lealtà degli scambi commerciali. Dobbiamo migliorare la competitività del settore attraverso politiche di sostegno e coinvolgere le nuove generazioni e i consumatori. Infine, bisogna rendere più competitive le imprese agrituristiche, potenziando l’export, garantendo una filiera sicura ed equilibrata per offrire anche nuovi posti di lavoro ai più giovani. Dobbiamo tutelare il reddito delle nostre imprese. I dati evidenziati ci dicono questo. L’agroalimentare può essere davvero un asse strategico del Paese”.</p>
<p>A delineare il valore e le potenzialità del settore è stato anche il Direttore Generale Ismea, Raffaele Borriello: “I dati che emergono dal Rapporto Ismea-Qualivita dimostrano come il sistema delle IG rappresenti ormai una solida realtà dell’economia agroalimentare italiana e quanto contribuisca al consolidamento della reputazione del made in Italy nel mondo. Senza dimenticare l’enorme valore aggiunto che può derivare dal legame tra territorio, turismo e enogastronomia. In questo contesto, il sistema delle IG può avere un ruolo centrale in un nuovo progetto di politica agraria nazionale in grado di valorizzare il nostro modello di agricoltura nelle sue distintività, dove l’origine e la qualità dei prodotti sono elementi fondanti”.</p>
<p>Nell’analisi di Mauro Rosati, Direttore Generale Qualivita, una sintesi delle principali sfide del settore IG italiano: “Si afferma in Italia la #DopEconomy che conta 200.000 imprese, 822 denominazioni e oltre 15,2 miliardi di valore alla produzione; nonostante questi dati positivi dobbiamo guardare subito al futuro perché nei mercati globali – dove trovano il loro maggiore valore economico le DOP IGP italiane – gli scenari cambiano sempre più rapidamente. Le sfide da cogliere sono molte: la riorganizzazione della governance del sistema delle IG partendo dall’Europa, una produzione più attenta all’ambiente, il rischio dazi e la costruzione di una nuova politica nazionale sulla qualità su cui rafforzare le basi dei distretti agroalimentari”.</p>
<p>Sfide importanti in cui Riccardo Ricci Curbastro, presidente Federdoc, vede pronte a competere le filiere certificate del vino italiano: “La mission della Federdoc è valorizzare e tutelare il patrimonio vitivinicolo italiano a Denominazione di Origine, attraverso i Consorzi associati che garantiscono la qualità e la sicurezza delle nostre denominazioni. Il Rapporto Ismea-Qualivita rappresenta un valido strumento attraverso il quale conoscere ed analizzare i dati sia in valore che in export delle nostre DO, al fine di definire le migliori strategie per affrontare i mercati sia comunitari che internazionali”. Nicola Cesare Baldrighi, presidente Origin Italia, ha raccontato come la nuova associazione inciderà sulle per sviluppare l’azione del sistema Food certificato: “Con la costituzione di Origin Italia, abbiamo concretamente avviato una strada per riunire tutte le associazioni dei Consorzi di tutela in un organismo con cui intessere uno scambio istituzionale. È stato costituito un Comitato Strategico in cui i Presidenti delle Associazioni possono esprimere il loro parere e programmare strategie, con l’obiettivo di rappresentare un riferimento nei confronti del sistema DOP, IGP, STG. Gli obiettivi più importanti sono due: aggiornamento normativo per i Consorzi di tutela e PAC per dare efficacia al sistema delle IG per quanto concerne tutela, valorizzazione, promozione.”</p>
<p>Fonte: <strong><a href="https://www.qualivita.it/news/consortium-2018-02/">Consortium 2018/02</a></strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/new/2019/01/Rapporto-2018-Consortium_02.pdf">SCARICA PDF DELL&#8217;ARTICOLO</a></p>
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