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	<title>CETA Archivi : Fondazione Qualivita</title>
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	<description>DOP IGP STG :: Prodotti agroalimentari e vitivinicoli IG</description>
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	<title>CETA Archivi : Fondazione Qualivita</title>
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		<title>Mercati ed export Accordi commerciali da record in Canada</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Geronimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Jan 2023 09:21:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Accordi bilaterali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ultimo in ordine di tempo è stato il Ceta, l&#8217;accordo di libero scambio tra Ue e Canada che, benché in vigore in via provvisoria dal 2017 e non ancora ratificato da tutti gli Stati membri, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ultimo in ordine di tempo è stato il <strong>Ceta</strong>, l&#8217;<strong>accordo di libero</strong> <strong>scambio</strong> tra Ue e Canada che, benché in vigore in via provvisoria dal 2017 e non ancora ratificato da tutti gli Stati membri, ha prodotto ottimi risultati soprattutto per l`agroalimentare made in Italy.</p>
<p>Nel complesso le <strong>esportazioni</strong> italiane verso il <strong>Canada</strong> dal 2017 allo scorso anno sono aumentate del 36,3% con in prima fila l`agroalimentare con il +8o% dell`ortofrutta trasformata, il +35% per il lattiero caseario e il +24% registrato dal compatto vino e bevande.</p>
<p>Risultati che avrebbero dovuto spingere a negoziare altri accordi bilaterali mentre invece su questo fronte in questi anni è rimasto quasi tutto fermo. Le uniche due intese che sono state raggiunte dalla Ue hanno riguardato <strong>Cile</strong> e <strong>Nuova Zelanda</strong>, anche se la procedura di approvazione va ancora completata.</p>
<p>È questo lo scenario degli <strong>accordi commerciali internazionali</strong> che ormai da qualche anno (complici anche pandemia e guerra) sono rimasti in stand by. Del tutto assenti dal dibattito politico, eppure, quei negoziati possono aprire importanti opportunità, in primo luogo, per il Ovine &amp; food made in Italy.</p>
<p>Fonte: I<strong>l Sole 24 Ore</strong></p>
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		<title>La Piadina Romagnola IGP protetta in Canada grazie al CETA</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/la-piadina-romagnola-igp-protetta-in-canada-grazie-al-ceta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gennai]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Jan 2022 09:45:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[CETA]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[mercati]]></category>
		<category><![CDATA[TUTELA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Consorzio di Tutela della Piadina Romagnola IGP, dopo avere sventato un tentativo di contraffazione, ottiene il riconoscimento giuridico rafforzato con il supporto di Origin Italia. La Piadina Romagnola IGP tutelata nel mercato del Canada. [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il Consorzio di Tutela della Piadina Romagnola IGP, dopo avere sventato un tentativo di contraffazione, ottiene il riconoscimento giuridico rafforzato con il supporto di Origin Italia.</em></p>
<p><strong>La Piadina Romagnola IGP tutelata nel mercato del Canada</strong>. E questo grazie all’inserimento nell’elenco delle <strong>Indicazioni Geografiche protette riconosciute dal Trademarks Act</strong>, in linea con l’accordo commerciale tra Unione Europea e il grande Stato del Continente nordamericano (Ceta) che elimina i dazi e “difende” i prodotti agroalimentari dal rischio di contraffazioni (<em>italian sounding</em>). Di fatto, d’ora in poi, la <strong>Piadina Romagnola IGP sarà presente nel grande mercato canadese come prodotto non imitabile</strong>, rispettoso dei quattro ingredienti tipici della tradizione (farina, acqua, sale, grassi ovvero strutto o olio), riconosciuto e certificato dagli stessi organi competenti del Canada.</p>
<p>Promotore dell’iniziativa è stato il <a href="https://www.consorziopiadinaromagnola.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Consorzio di Promozione e Tutela della Piadina Romagnola IGP</a> coadiuvato dal supporto tecnico di <a href="https://www.origin-italia.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Origin Italia</a>, in un percorso intrapreso poco meno di dieci mesi fa.</p>
<p><strong>Contraffazione sventata</strong><br />
A stimolare il Consorzio di Promozione e Tutela della Piadina Romagnola IGP in questa direzione era stato un tentativo di contraffazione della Piadina avvenuto in Canada nel settembre del 2018. In quell’occasione al registro dei marchi canadese era stata depositata da un privato una domanda di registrazione del marchio “LA PIADINA” per contraddistinguere panini e servizi di ristorazione <em>Italian style</em>. In sostanza, se il marchio fosse stato registrato, la “PIADINA” nel territorio canadese sarebbe stata ad esclusivo appannaggio del richiedente. Contro tale ipotesi il Consorzio aveva deciso di contrastare la domanda attraverso apposite vie legali, arrivando all’epilogo favorevole con l’annullamento della domanda di registrazione del marchio LA PIADINA da parte dell&#8217;Ufficio per la Proprietà Industriale canadese (maggio 2019).</p>
<p>“<em>Quella vittoria ci ha dato la spinta per fare un decisivo passo nella direzione della tutela del prodotto con la richiesta di inserimento dell’elenco delle Indicazioni Geografiche protette e tutelate in Canada</em> – spiega <strong>Alfio Biagini</strong>, Presidente del Consorzio di Promozione e Tutela della Piadina Romagnola IGP–. <em>Il Canada, infatti, rappresenta un importante mercato per la Piadina Romagnola IGP, e siamo orgogliosi che il grande Stato nordamericano possa conoscere la vera Piadina Romagnola, quella prodotta in Romagna rispettosa della sua tradizione. Si tratta di un doppio importante risultato: per l’intero comparto agroalimentare che tutela così il suo made in Italy; per la Romagna che vede promuovere e tutelare in maniera rafforzata il suo prodotto simbolo</em>”.</p>
<p><strong>La tutela ottenuta in Canada</strong><br />
Lungo e complesso l’iter per l’ottenimento della tutela della Piadina Romagnola IGP in Canada, avviato nei primi mesi del 2021. Gestito dall’Area legale di Origin Italia, è avvenuto in diverse fasi. Per ottenere il via libera dalle autorità canadesi e rafforzare, così, la tutela della Piadina Romagnola IGP anche in Canada, è stato infatti necessario partire dalla fase istruttoria di raccolta dei numerosi documenti richiesti dalle autorità canadesi per presentare l’istanza, passando poi alla fase di interlocuzione con le autorità competenti durante l’esame della domanda di iscrizione, per culminare, dopo un’attenta valutazione degli esperti, con la pubblicazione della denominazione nel Trademarks Journal e il successivo inserimento della denominazione all’interno della lista di Indicazioni Geografiche protette in Canada.</p>
<p>Questo importante traguardo consente, dunque, al Consorzio di Tutela e Promozione della Piadina Romagnola IGP di garantire alla denominazione registrata una <strong>tutela giuridica rafforzata</strong> quanto mai necessaria in un mercato strategico come quello canadese.</p>
<p>Fonte: <strong>OriGIn Italia</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2022/01/20220117_CS_ORIGINITALIA-PIADINAIGP.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA IL COMUNICATO STAMPA COMPLETO</a></p>
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		<title>Canada: la procedura di registrazione delle IG</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/canada-la-procedura-di-registrazione-delle-ig/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Dec 2020 14:30:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altri articoli]]></category>
		<category><![CDATA[CETA]]></category>
		<category><![CDATA[CONSORTIUM 2020_04]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Canada: un sistema di autorizzazione per le IG aperto e agile, un’occasione già colta da due Consorzi italiani La tutela delle Indicazioni Geografiche nel mondo, come noto, rappresenta una questione tanto economicamente importante quanto giuridicamente [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Canada: un sistema di autorizzazione per le IG aperto e agile, un’occasione già colta da due Consorzi italiani</em></p>
<p>La tutela delle Indicazioni Geografiche nel mondo, come noto, rappresenta una questione tanto economicamente importante quanto giuridicamente complessa. A livello internazionale, infatti, non esiste una procedura standard e universalmente armonizzata per il loro riconoscimento. Si può operare una distinzione di massima, sotto il profilo legale, tra sistemi che inquadrano le Indicazioni Geografiche nella normativa riguardante i marchi e sistemi che invece riconoscono ad esse lo status di istituti sui generis.</p>
<p>Il Canada rappresenta senz’altro, dal punto di vista commerciale, un mercato di straordinaria importanza per le produzioni di qualità italiane.</p>
<p>Il CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement), vale a dire il trattato di libero scambio tra il Canada e l’Unione Europea, è oggetto di valutazioni particolarmente discordanti: alcuni ne enfatizzano gli aspetti positivi per le nostre esportazioni, altri sottolineano in senso critico i considerevoli effetti in favore delle aziende canadesi, altri ancora esprimono preoccupazione per i potenziali effetti negativi in termini di sicurezza alimentare e ambientale.</p>
<p>Certamente, dal punto di vista giuridico e operativo, il CETA rappresenta uno strumento estremamente interessante, in quanto scaturito da un accordo negoziale tra due realtà che inquadrano le Indicazioni Geografiche in modo molto diverso.</p>
<p>Mentre il Canada le inserisce nell’ambito della disciplina sui marchi, infatti, l’Unione Europea le ritiene portatrici di diritti ad hoc.</p>
<p>Il risultato scaturito dall’intesa tra le parti ha dato vita ad una normativa all’insegna di un sano pragmatismo, tale da superare le difficoltà scaturenti dalle diverse posizioni concettuali di partenza.</p>
<p>Di sicuro rilievo è la definizione di cui all’articolo 20.16 del trattato: “… si intende per Indicazione Geografica, le indicazioni che identificano un prodotto agricolo o alimentare come originario del territorio di una parte, o di una regione o località di detto territorio, qualora una determinata qualità, la notorietà o altre caratteristiche del prodotto siano essenzialmente attribuibili alla sua origine geografica…”.</p>
<p>Il CETA, come nella consueta logica degli accordi bilaterali dell’Unione Europea con i Paesi terzi, prevede un sistema di tutela basato sul meccanismo della protezione di lista, con l’impegno reciproco dei contraenti a proteggere le denominazioni indicate da ciascun Paese in appositi elenchi.</p>
<p>Il CETA prevede che nuove denominazioni possano essere aggiunte alla lista delle DOP IGP tramite un negoziato tra le parti, cioè Unione Europea e Canada, ma il regolamento sui marchi introduce un sistema di autorizzazione aperto che offre una procedura “privatistica”, più agile e veloce, con cui i Consorzi possono iscrivere le loro produzioni in un apposito registro di Indicazioni Geografiche da tutelare.</p>
<p>Per la registrazione delle Indicazioni Geografiche, il <a href="http://www.ic.gc.ca/eic/site/cipointernet-internetopic.nsf/eng/Home" target="_blank" rel="noopener noreferrer">CIPO</a> (Canadian Intellectual Property Office), all’insegna di questa concreta operatività, prevede una procedura logica e snella, sostanzialmente riassumibile in cinque passaggi.</p>
<p>1. In primo luogo, naturalmente, occorre procedere alla presentazione della domanda. Sul sito del CIPO sono presenti due moduli standard, relativi a “wines or spirits” e a “agricultural products or food”. L’utilizzo di questi modelli, peraltro, non è obbligatorio, ben potendo la richiesta essere presentata in una diversa forma scritta, purché proveniente dalla “responsible authority”. Contestuale alla domanda, che può riguardare una sola Indicazione Geografica, deve essere il pagamento delle tasse amministrative.</p>
<p>2. In secondo luogo, è previsto l’esame della richiesta ad opera del CIPO. L’esaminatore incaricato ha facoltà di chiedere al Ministero dell’agricoltura e dell’industria agroalimentare del Canada informazioni aggiuntive sulla qualità o sulla notorietà dell’Indicazione Geografica in esame.</p>
<p>3. In terzo luogo, in caso di conclusione in senso positivo del suddetto esame, avviene la pubblicazione sul sito del CIPO dello “Statement of the Minister”. Detto avviso riporta i dettagli, le caratteristiche ed i riferimenti dell’Indicazione Geografica proposta. La procedura di opposizione alla registrazione dell’Indicazione Geografica può essere attivata con apposita dichiarazione da qualsiasi soggetto interessato, nel termine di due mesi dalla data di pubblicazione dello Statement.</p>
<p>4. In quarto luogo, può appunto svolgersi, se del caso, questa “Objection Proceeding”. La procedura di opposizione presuppone il pagamento delle tasse amministrative e prevede la presentazione, a cura del soggetto richiedente, di una memoria difensiva. Sia la parte opponente sia l’autorità competente hanno la facoltà di svolgere attività probatoria, presentare osservazioni scritte e partecipare a un’audizione orale.</p>
<p>5. In quinto luogo, ove non venga presentata alcuna opposizione, ovvero questa venga ritirata o respinta, l’Indicazione Geografica in esame viene iscritta nell’elenco curato dal CIPO.</p>
<p><em>A cura di Avv. Alberto Improda &#8211; Studio legale Improda Roma</em></p>
<h3>Il Prosciutto di Carpegna DOP ottiene la protezione con una procedura “privatistica”. Un esempio del CETA che funziona</h3>
<p>Gli accordi bilaterali come il CETA rappresentano uno strumento estremamente interessante, frutto di un accordo negoziale tra realtà che inquadrano le Indicazioni Geografiche in modo molto diverso. Questi accordi finiscono spesso sotto accusa perché inizialmente inseriscono solo le denominazioni di maggiore reputazione, ma nel caso del CETA è stata offerta da subito la possibilità di riconoscimento per tutte le IG. Fin dal 2018, infatti, con l’entrata in vigore provvisoria del CETA, è stato possibile utilizzare la procedura introdotta dal Canada del nuovo sistema di riconoscimento legale per le Indicazioni Geografiche che offre ai Consorzi di tutela la possibilità di depositare direttamente una domanda di protezione in Canada per alimenti o vini e alcolici, un’opzione che prima del CETA non esisteva. Una piccola ma agguerrita denominazione italiana, il Prosciutto di Carpegna DOP, ha saputo cogliere questa opportunità ed è diventata un esempio.<br />
“Una DOP italiana, il Prosciutto di Carpegna DOP, mostra che il CETA funziona” la dichiarazione del commissario europeo all’agricoltura Phil Hogan, nel 2019, portando ad esempio il prosciutto marchigiano di fronte al Consiglio dei ministri agricoli.<br />
Il Prosciutto di Carpegna DOP ha ottenuto fin dal 2018 la protezione in Canada, semplicemente utilizzando la procedura del nuovo sistema di riconoscimento legale per le Indicazioni Geografiche.<br />
Il costo dell’operazione nel 2018 per il Consorzio del Prosciutto di Carpegna è stato di 500 dollari canadesi (poco più di 330 euro) più le spese legali.</p>
<h4>Anche i Salumi Piacentini DOP protetti dal marchio consortile sul mercato canadese</h4>
<p>Nel mese di ottobre 2020 l’Istituzione Federale Canadese “Innovation, Science and Economic Development Canada” attraverso il Cancelliere incaricato dei marchi del CIPO (Canadian Intellectual Property Office), ha firmato il certificato di registrazione del logo “Piacentino – Piacentina” che accompagnerà i Salumi Piacentini DOP nel mercato canadese, difendendoli da qualunque imitazione. Un ottimo risultato del Consorzio di Tutela Salumi DOP Piacentini, che dopo la registrazione del marchio negli Stati Uniti, ottiene la registrazione anche in Canada, mettendo a disposizione dei suoi associati un importante strumento per favorire l’esportazione del Salame Piacentino DOP, della Coppa Piacentina DOP e della Pancetta Piacentina DOP in un mercato strategico.<br />
I benefici si apprezzeranno sia relativamente alla promozione, poiché attraverso il marchio si certificherà ai consumatori canadesi che i salumi contrassegnati sono espressione di una storica tradizione produttiva legata alla cultura locale che è garantita dal rigoroso rispetto dei disciplinari di produzione, sia in relazione alla tutela poiché oggi si dispone di un titolo che consentirà di prevenire o reprimere abusi o usi illegali delle DOP pregiudizievoli per la filiera.</p>
<p><em>A cura della Redazione</em></p>
<p>Fonte: <strong>Consortium 2020_04</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2020/12/Consortium202004-Focus-IG-Canada.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></p>
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		<title>Qualivita racconta in Canada il sistema DOP IGP italiano</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/qualivita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Geronimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Nov 2020 08:54:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicati]]></category>
		<category><![CDATA[Agenda Qualivita]]></category>
		<category><![CDATA[AGROALIMENTARE]]></category>
		<category><![CDATA[CETA]]></category>
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		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Qualivita e la Formazione: giovedì  12 novembre, collegandosi secondo l’ora italiana,  dalle 16 alle 17:15, sulla piattaforma bilingue inglese e francese b2b-2go , sarà possibile seguire il webinar # 3: &#8220;Implementazione di un regime di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.qualivita.it/news/qualivita/">Qualivita racconta in Canada il sistema DOP IGP italiano</a> proviene da <a href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Qualivita e la Formazione:<strong> giovedì  12 novembre</strong>, collegandosi secondo l’ora italiana,  <strong>dalle 16 alle 17:15</strong>, sulla piattaforma bilingue inglese e francese<a href="https://go.b2b-2go.com/en/eu-canada-webinar-series/participants/sign-in" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong> b2b-2go</strong> </a>, sarà possibile seguire il webinar # 3: <em>&#8220;Implementazione di un regime di indicazioni geografiche protette: sfide politiche e legali&#8221;.</em></p>
<p>L&#8217;implementazione e l&#8217;applicazione dei regimi IG è ancora un work in progress in Europa e Québec. In che modo il CETA ha contribuito all&#8217;efficace attuazione del regime? Quali limitazioni rimangono in termini di strumenti e capacità di applicazione per garantire una corretta tracciabilità e prevenire le frodi? Come funziona la protezione delle IG nel più ampio contesto dei diritti di proprietà intellettuale nazionali e internazionali? Questo terzo webinar si concentrerà su come canadesi ed europei possono imparare gli uni dagli altri e condividere le migliori pratiche verso un regime di protezione delle IG</p>
<p><strong>Cesare Mazzetti,</strong> presidente della Fondazione Qualivita, interverrà con una relazione sulle IG italiane nella discussione organizzata dalla delegazione della<a href="https://www.europarl.europa.eu/delegations/it/d-ca/home" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong> Commissione Europea in Canada</strong></a>, che  sta proponendo  una  serie di tre incontri web, per approfondire la <strong>discussione fra Europa e Québec</strong>, sulla protezione delle indicazioni geografiche.</p>
<p>Con Mazzetti, che partecipa per testimoniare  il sistema delle indicazioni geografiche in Italia,  interverranno <strong>Renata Watkin</strong> dell’Università di Ottawa – Ontario – Canada e <strong> Spiros Spachlaris</strong> –Elgo Demetere (Feta DOP) per la Grecia. Gli interventi saranno moderati da <strong>Gwenaelle  Reyt,</strong> dell’Università di Québec Canada.</p>
<p>Con questa partecipazione, continua l’impegno della Fondazione Qualivita nella Formazione, un settore di competenza che promuove una specifica didattica per <strong>incrementare la cultura</strong><strong> </strong>e la <strong>professionalità</strong><strong> </strong>degli operatori e dei portatori di interesse del comparto dei<strong> prodotti agroalimentari e vitivinicoli DOP IGP STG</strong>.</p>
<p>Fonte: <strong>Fondazione Qualivita</strong></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2020/11/20201105_CS-CANADA-1.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA IL COMUNICATO STAMPA COMPLETO</a></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.qualivita.it/news/qualivita/">Qualivita racconta in Canada il sistema DOP IGP italiano</a> proviene da <a href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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		<title>Canada, un mercato che cresce e ricerca la qualità</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/canada-un-mercato-che-cresce-e-ricerca-la-qualita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gennai]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Sep 2020 09:55:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altri articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Accordi Internazionali]]></category>
		<category><![CDATA[CETA]]></category>
		<category><![CDATA[CONSORTIUM 2020_03]]></category>
		<category><![CDATA[MADE IN ITALY]]></category>
		<category><![CDATA[mercati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il prodotto italiano in Canada Le importazioni dei prodotti agroalimentari in Canada sono cresciute esponenzialmente negli ultimi 20 anni, da 19 miliardi di dollari canadesi nel 2000 a 51 miliardi nel 2019 mentre le importazioni [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.qualivita.it/news/canada-un-mercato-che-cresce-e-ricerca-la-qualita/">Canada, un mercato che cresce e ricerca la qualità</a> proviene da <a href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il prodotto italiano in Canada</strong><br />
Le importazioni dei prodotti agroalimentari in Canada sono cresciute esponenzialmente negli ultimi 20 anni, da 19 miliardi di dollari canadesi nel 2000 a 51 miliardi nel 2019 mentre le importazioni dall’Italia sono triplicate passando da 407 milioni a CAD 1,4 miliardi, con un incremento medio annuo del +6,8%. L’Italia è il 4° Paese fornitore con una quota di mercato del 3% e primo Paese della UE dopo avere superato nel 2008 la Francia, le cui esportazioni verso il Canada sono cresciute ad un ritmo meno sostenuto rispetto alle nostre. Gli Stati Uniti si confermano come primo Paese fornitore con una quota di mercato del 55%, pur perdendo lentamente terreno a favore di Messico e Cina. Gli ultimi dati di importazione pubblicati da Statistics Canada per i prodotti agroalimentari (gennaio 2020) riportano un incremento delle importazioni dall’Italia del +12,4% contro il +0,5% dal mondo e un decremento del -4,5% dalla UE. In particolare, le importazioni dei prodotti della salumeria sono cresciute del +110%, dei pomodori in conserva del +43%, di pasta alimentare del +32%, del caffè del +19% e dell’olio di oliva del +9%. I dati non riflettono ancora la crisi provocata dal virus Covid-19 e le misure che il Canada sta adottando provocheranno un inevitabile rallentamento delle importazioni. La Canadian Food Inspection Agency (CFIA), l’agenzia canadese che sorveglia l’intero settore agroalimentare monitora la situazione da vicino e negli ultimi bollettini pubblicati (https://www.inspection.gc.ca/covid-19/questions-and-answers/eng/1584648921808/1584648922156) reitera che niente permette di affermare che gli alimenti possano essere fonte di trasmissione del virus e che non vi sono rischi conosciuti che gli imballaggi provenienti dalle regioni più colpite possano trasportare il virus. Nessuna restrizione sulle importazioni è stata ad oggi implementata dal Canada. A seguito dell’entrata in vigore nel 2017 del Comprehensive Economic and Trade Agreement (CETA) con l’Unione Europea, il prodotto agroalimentare italiano è sempre più presente sul mercato canadese. Nonostante alcune barriere non tariffarie, quali le quote per le importazioni dei formaggi, i monopoli provinciali che regolano la distribuzione degli alcolici su tutto il territorio e altri ostacoli di tipo sanitario (come i trattamenti di fumigazione per frutta e verdura e le rigide normative riguardanti i prodotti della salumeria), l’interesse crescente per il cibo italiano da parte dei consumatori canadesi è dovuto alla ricerca dei prodotti di qualità. La diffusione sul mercato canadese di prodotti agroalimentari made in Italy è anche riconducibile alla presenza di una grande comunità italiana in Canada, che ha contribuito a introdurre l’intera gamma di prodotti.</p>
<p><strong>L&#8217;accordo commerciale CETA</strong><br />
Il CETA ha portato alla rimozione dei dazi doganali e alla registrazione di 41 Denominazioni d’Origine italiane protette dall’Ufficio della proprietà intellettuale canadese, con la possibilità di registrare nuove IG, oltre a quelle riconosciute dall’accordo, attraverso una procedura semplice e poco costosa. Da notare che le 41 denominazioni riconosciute rappresentano il 98% dell’export italiano dei prodotti alimentari DOP IGP riconosciuti dall’Unione Europea e che le prime sei denominazioni presenti sul mercato canadese (Grana Padano DOP, Parmigiano Reggiano DOP, Prosciutto di Parma DOP, Aceto Balsamico di Modena IGP, Mozzarella di Bufala Camapana DOP e Prosciutto di San Daniele DOP) coprono da sole il 70% dell’export italiano in Canada di prodotti DOP IGP. Il nuovo regolamento canadese sui marchi, il Trademark Act, modificato in seguito al CETA nel 2018, ha consentito il riconoscimento di un elevato livello di protezione anche ai prodotti alimentari a Indicazione Geografica. Il regolamento sui marchi ha costituito una procedura più veloce, grazie alla quale si potranno iscrivere le DOP IGP che non sono state recepite dall’accordo.</p>
<p>Il Consorzio del Prosciutto di Carpegna è un esempio di quanto sopracitato: depositando una domanda di protezione direttamente in Canada per il riconoscimento del prodotto, con una spesa minima di CAD 450 (circa Euro 300), il Prosciutto di Carpegna DOP è diventato, nell’arco di sei mesi dalla domanda, la prima DOP europea non recepita dal CETA ad essere protetta in Canada. Grazie al CETA, anche denominazioni come Prosciutto di Parma DOP e Prosciutto San Daniele DOP, marchi registrati in Canada negli anni 50 da società canadesi, possono ora essere utilizzate in Canada poiché l’accordo ha riconosciuto la coesistenza dei due marchi.<br />
Per avere accesso al trattamento preferenziale CETA l’esportatore italiano deve essere un “Esportatore Autorizzato” iscritto al registro europeo Rex e produrre una dichiarazione di origine in fattura. Il n. Rex deve obbligatoriamente essere riportato nella dichiarazione per potere richiedere il trattamento preferenziale identificato come Canada &#8211; EU Preferential Origin. Il CETA ha inoltre raddoppiato le quote formaggi di provenienza UE. Il regime prevede la concessione di permessi annuali d’importazione per quantità fisse e per quantità variabili, secondo i diritti d’importazione riconosciuti ad un’azienda. Ricordiamo che le importazioni fuori quota sono penalizzate da alti dazi doganali (247%). Nel 2019, le quote sono state di circa 34 mila tonnellate, di cui 23 mila riservate alla UE. Per effetto del CETA, nel 2022 il contingente sarà portato a 38 mila tonnellate di cui 32 mila riservate alla UE.</p>
<p><strong>La distribuzione</strong><br />
I principali canali di vendita sono i gourmet stores, i negozi alimentari e le grandi catene alimentari (prodotti di media-bassa gamma). Nei gourmet stores la disponibilità è molto ampia e la qualità medio-alta. Nei canali della grande distribuzione, nei supermercati e nei retail stores, i prodotti italiani hanno una posizione di rilievo ma con marchi di più grande consumo e di private label. Si nota nella GDO canadese la presenza di un private label dedicato al solo prodotto italiano. La distribuzione alimentare in Canada si caratterizza per una forte dispersione a livello regionale, dovuta alla vastità del territorio (10 milioni di km2). Più del 60% dei 37 milioni d’abitanti in Canada è concentrato nelle province dell’Ontario, in cui il prodotto italiano viene più esportato, e del Québec, la provincia francofona che per affinità culturali ha più potenziale di crescita per il prodotto italiano.</p>
<p><strong>Il trend positivo di biologico e Gluten-free</strong><br />
La costante domanda da parte del consumatore di prodotti biologici testimonia un’esigenza crescente dei canadesi verso nuove abitudini alimentari più sane. La domanda di prodotti biologici, infatti, è in continua evoluzione, con un fatturato di 4,5 miliardi di dollari. Secondo FiBL-lFAOM, la spesa pro-capite destinata ai prodotti biologici in Canada nel 2016 è stata di 121 dollari, contro i 50 del 2007. Il valore delle importazioni è stato di 663 milioni di dollari, di cui il 46% destinato all’Ontario e il 12% al Québec. Secondo Global Trade Tracker, verdura (33%), frutta (34%) e caffè (23%) sono i prodotti biologici più importati in Ontario, mentre in Québec primeggiano caffè (53%), frutta (21%) e olio d’oliva (16%). Grazie alle disposizioni dell’accordo CETA, i prodotti UE possono essere certificati da un organismo accreditato e riconosciuto dal Canada. Anche i prodotti senza glutine hanno visto un aumento nella domanda, poiché ritenuti più salutari e richiesti da più di un terzo della popolazione, sebbene solo meno dell’1% sia celiaca.</p>
<p><strong>I principali prodotti italiani esportati in Canada</strong><br />
<strong>Olio d’oliva</strong>: l’olio extravergine di oliva è il prodotto italiano più consumato dai canadesi, con un consumo pro-capite di 1,5 litri l’anno. Nel 2019, però, le importazioni dal mondo hanno registrato una flessione del 20% (-33% dall’Italia) dovuta ad un importante calo della produzione.<br />
<strong>Formaggi</strong>: nel 2019, il valore unitario delle importazioni per kg dall’Italia è aumentato del +5%. Sebbene nel 2019 l’Italia si confermi primo Paese fornitore, le esportazioni hanno perso il -10%, benché nel 2018 ci sia stato un aumento del +35%.<br />
<strong>Pasta</strong>: nella grande distribuzione, la pasta italiana è presente con un’ampia varietà e ad un prezzo inferiore rispetto ai gourmet stores, dove sono reperibili marchi artigianali. Nel 2019 le importazioni dall’Italia sono aumentate del +16%.<br />
<strong>Caffè</strong>: negli ultimi 20 anni, le importazioni dall’Italia sono cresciute da 4 milioni nel 2000 a 62 milioni di dollari nel 2019, con una progressione del +8%.<br />
<strong>Salumi</strong>: nel 2010 il Canada ha reso possibile l’importazione di salumi a stagionatura minima di 30 giorni. Nel 2015, l’importazione è stata aperta a tutti i salumi italiani indenni da malattia vescicolare del suino e accompagnati da un certificato zoosanitario; gli stabilimenti di provenienza devono tuttavia essere abilitati dalla CFIA. Le importazioni dall’Italia sono aumentate del +130% nel 2015, passando da 21 a 48 milioni di dollari.<br />
Conserve di pomodoro: la commercializzazione del prodotto è soggetta a normative fitosanitarie e di confezionamento. Una parte del prodotto importato è gestito da broker locali che riforniscono importatori e catene di supermercati, il resto è acquistato tramite private label. Le importazioni dall’Italia sono aumentate del +17% nel 2019.<br />
<strong>Cioccolata</strong>: l’Italia è il settimo Paese fornitore con 45 milioni di dollari canadesi (-1%) e una quota di mercato del 3%.<br />
<strong>Frutta</strong>: le importazioni di frutta sono costituite soprattutto da kiwi (con un aumento del +30% nel 2019), mele e castagne. L’Italia è il quarto fornitore di mele, con una quota del 3% delle importazioni per un valore di 8 milioni e con un incremento del +74% nel 2019 e il primo fornitore di castagne, con un incremento del +33%.</p>
<p><strong>La normativa Safe Food For Canadians</strong><br />
Safe Food For Canadians Regulations (SFCR) è la nuova normativa sulla sicurezza alimentare entrata in vigore nel 2019. Lo scopo della normativa è quello di rendere il sistema alimentare canadese ancora più sicuro, mettendo l’accento sulla prevenzione e permettendo di ritirare più velocemente dal mercato gli alimenti a rischio. La nuova normativa riunisce 14 regolamenti diversi in un unico regolamento consolidato e prevede che le imprese alimentari che importano o esportano richiedano una licenza, elaborino dei piani di prevenzione, sviluppino delle procedure per controllare i rischi e tengano dei registri sulla tracciabilità del prodotto.</p>
<p><em>A cura di Agenzia ICE Canada</em></p>
<p>Fonte: <strong>Consortium 2020_03</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2020/09/Consortium202003-ICE-Canada.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></p>
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		<title>Accordi internazionali UE, gli ultimi aggiornamenti sulla tutela delle Indicazioni Geografiche</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/accordi-internazionali-ue-gli-ultimi-aggiornamenti-sulla-tutela-delle-indicazioni-geografiche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gennai]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2020 07:33:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Gli accordi internazionali sono uno degli aspetti prioritari per la protezione globale delle Indicazioni Geografiche, che necessitano di una tutela che operi non solo nel Paese di origine ma anche sugli altri mercati di destinazione. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Gli <strong>accordi internazionali</strong> sono uno degli aspetti prioritari per la protezione globale delle <strong>Indicazioni Geografiche</strong>, che necessitano di una tutela che operi non solo nel Paese di origine ma anche sugli altri mercati di destinazione. L’UE lavora continuamente per negoziare con i partner commerciali internazionali accordi bilaterali (Accordi sulle IG, Free Trade Agreement con capitoli dedicati alle IG, Accordi di cooperazioni con implicazioni sul sistema IG, ecc.) per il riconoscimento dei prodotti di qualità europei. Di seguito si riporta un quadro sintetico degli ultimi aggiornamenti in ambito di accordi internazionali predisposto da <a href="https://www.origin-gi.com/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>OrGIn</strong></a>.</p>
<h4><span style="text-decoration: underline;">Accordo commerciale UE-Vietnam</span></h4>
<p>Lunedì 08/06/2020 <strong>il Vietnam ha ratificato l&#8217;accordo </strong>di libero scambio UE-Vietnam. L&#8217;accordo è stato firmato ad Hanoi lo scorso giugno ed è stato ratificato dal Parlamento europeo a febbraio. Quando entrerà in vigore a fine luglio 2020, l&#8217;UE sospenderà l&#8217;85% delle sue tariffe sui beni vietnamiti, tagliando gradualmente il resto nei prossimi sette anni. Inoltre, <strong>169  prodotti a Indicazione Geografica saranno protetti</strong> in questo mercato in crescita e tra questi sono <strong>38 i prodotti IG italiani riconosciuti</strong> suddivisi tra agroalimentari, vitivinicoli e spirits (<a href="https://www.qualivita.it/news/via-libera-dell-consiglio-europeo-allaccordo-di-libero-scambio-commerciale-ue-vietnam/">&gt;&gt;vedi articolo e lista prodotti italiani&lt;&lt;</a>).</p>
<h4><span style="text-decoration: underline;">Accordo commerciale UE-Mercosur</span></h4>
<p>La scorsa settimana l&#8217;accordo commerciale UE-Mercosur è stato <strong>annullato dal parlamento olandese</strong>. Ciò mette a rischio uno degli accordi commerciale dell&#8217;UE più grande di sempre, poiché oltre al Parlamento Europeo e il Consiglio, tutti gli Stati membri dell&#8217;UE devono ratificare l&#8217;accordo per la sua attuazione. La risoluzione cita un aumento della <strong>concorrenza sleale per gli agricoltori europei</strong> e la <strong>mancanza di accordi</strong> esecutivi sulla <strong>protezione dell&#8217;Amazzonia</strong> o sulla prevenzione della deforestazione illegale. Il rifiuto dell&#8217;accordo pone il governo olandese in una posizione molto difficile, in quanto richiede alla Commissione europea di rinegoziare un accordo che ha richiesto venti anni di discussioni. Altre obiezioni potrebbero venire dall&#8217;Austria, dal Belgio, dall&#8217;Irlanda e dalla Francia.</p>
<h4><span style="text-decoration: underline;">Brexit e ipotesi di Accordo commerciale UE-Regno Unito</span></h4>
<p>Proseguono i negoziati fra UE e Regno Unito e per quanto riguarda le Indicazioni Geografiche,lo Paese uscente vorrebbe un <strong>accordo simile a quello con il Canada</strong> (<a href="https://www.qualivita.it/argomento/ceta/" target="_blank" rel="noopener">&gt;&gt;vedi articoli su CETA&lt;&lt;</a>) o il <strong>Giappone</strong> (<a href="https://www.qualivita.it/news/giappone-fra-trend-di-mercato-e-opportunita-epa/" target="_blank" rel="noopener">&gt;&gt;vedi articolo su EPA&lt;&lt;</a>), ma vorrebbe anche essere in grado di riesaminare tutte le IG già protette nell&#8217;UE alla luce della sua futura legislazione sulle IG, condizione non accettabile per l&#8217;UE. Il prossimo ciclo di colloqui avrà probabilmente luogo verso la fine di giugno o all&#8217;inizio di luglio.</p>
<div  class='avia-button-wrap avia-button-center  avia-builder-el-0  avia-builder-el-no-sibling ' ><a href='https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2020/06/listes-agreement.pdf'  class='avia-button   avia-icon_select-no avia-color-dark avia-size-medium avia-position-center'  target="_blank"   ><span class='avia_iconbox_title' >VISUALIZZA LE IG COINVOLTE NEI DVERSI ACCORDI INTERNAZIONALI (ENG)</span></a></div>
<p>Fonte: <a href="https://www.origin-gi.com/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>OrGIn</strong></a></p>
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		<title>CETA, gli imprenditori lo hanno già promosso</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/ceta-gli-imprenditori-lo-hanno-gia-promosso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Feb 2020 10:16:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A oltre due anni dall&#8217;avvio dell`attuazione provvisoria del Ceta non posso che rallegrarmi di come i numeri dell`interscambio commerciale, così positivi per l&#8217;Italia, abbiano progressivamente smussato le posizioni di quelli che fino al settembre del [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>A oltre due anni dall&#8217;avvio dell`attuazione provvisoria del <strong>Ceta</strong> non posso che rallegrarmi di come i <strong>numeri dell`interscambio commerciale</strong>, così <strong>positivi per l&#8217;Italia</strong>, abbiano progressivamente smussato le posizioni di quelli che fino al settembre del 2019 presentavano il Ceta come una minaccia per la nostra economia, per la nostra salute e per l&#8217;ambiente. Finalmente il Ceta sembra uscire da quella narrativa poco razionale e un po` complottistica in cui era rimasto invischiato e inizia finalmente a essere osservato senza pregiudizi, così come avviene per tutti gli altri accordi di libero scambio (Corea del Sud, Giappone etc).</p>
<p>L&#8217;<strong>evidenza statistica</strong> degli ultimi due anni lascia ormai poco spazio per i dubbi: <strong>esportazioni aumentate</strong> di oltre 56o milioni per tutti i settori (compreso agroalimentare), aumento del saldo positivo della nostra <strong>bilancia commerciale</strong> di 470 milioni, benefici soprattutto per le <strong>Pmi</strong> grazie agli standard unificati etc. Il sempre più scarno partito anti-Ceta ha quindi finito per riconoscere a denti più o meno stretti i vantaggi oggettivi per le nostre imprese, tentando di tenere il punto con qualche circoscritta obiezione.</p>
<p>Mi è capitato ad esempio di sentire parlare di <strong>tutela</strong> insufficiente delle <strong>Indicazioni Geografiche</strong> di origine. Dalla situazione di sostanziale far west che ha preceduto il Ceta oggi sono ben1721e denominazioni Dop e Igp europee protette. Per l`Italia sono previste oltre 40 denominazioni che rappresentano oltre il 95% dell`export di prodotti Dop e Igp in Canada. Prima del Ceta non era prevista alcuna tutela per nessuna di queste Iigg ed è utile ricordare che si tratta di una lista in continua crescita con ulteriori 5 Iigg italiane aggiunte di recente.</p>
<p>Fonte: <strong>Il Sole 24 Ore</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/new/2020/02/20200221_RS_IL-SOLE-24-ORE.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></p>
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		<title>Ministero Esteri, Scalfarotto: &#8220;Ceta va ratificato. All`Italia ha portato 438 milioni&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Dec 2019 11:04:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Da quando l&#8217;accordo di libero scambio tra la UE e il Canada è entrato provvisoriamente in vigore, nel settembre del 2017, l&#8217;Italia ha esportato in Canada 438 milioni di euro in più&#8220;. Questa la posizione [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Da quando l&#8217;accordo di libero scambio tra la UE e il Canada è entrato provvisoriamente in vigore, nel settembre del 2017, l&#8217;<strong>Italia ha esportato in Canada 438 milioni di euro in più</strong>&#8220;. Questa la posizione di <strong>Ivan Scalfarotto</strong>, sottosegretario agli Esteri in risposta alle critiche alla ratifica del trattato di libero scambio con il Canada.</p>
<p><strong>Sottosegretario Scalfarotto, cosa non la convince delle posizioni del suo collega Manlio Di Stefano sul Ceta?</strong><br />
Da quando l`accordo di libero scambio tra la Ue e il Canada è entrato provvisoriamente in vigore, nel settembre del 2017, l`Italia ha esportato in Canada 438 milioni di euro in più. È I dati da settembre del 2017 ci dicono che anche l`export alimentare italiano verso il Canada, dall`entrata in vigore dell`accordo, è cresciuto. Di ben il 9%. Ora, all`interno di qualsiasi accordo di libero scambio, per quanto vantaggioso, può capitare che ci siano dei singoli che ci perdano. Ma questo non è un buon motivo per buttare a mare tutto, semmai bisogna pensare a come compensarli. Ed è a questo che si riferiva anche il ministro Bellanova quando parlava del Ceta, che in generale sula ratifica del Ceta non mi pare abbia espresso alcuna perplessità. Prendiamo <strong>i prodotti a Indicazione Geografica</strong>, che per la prima volta proprio grazie al Ceta hanno ottenuto protezione in un Paese anglosassone non europeo. Attualmente il trattato tutela oltre il 90% delle Igp che l`Italia esporta in Canada. Qualcuno è rimasto fuori? Il nostro obiettivo deve essere aggiornare la lista e portare dentro anche gli esclusi. Non buttare tutto il trattato. Ma lo sa che, prima del Ceta, non potevamo tutelare in Canada il Prosciutto di Parma perché i canadesi avevano registrato il marchio &#8220;Parma&#8221;? Esattamente come succede ancora oggi negli Usa&#8230; Si, solo che per gli Usa le nostre aziende si lamentano.</p>
<p>Fonte: <strong>Italia Oggi</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/new/2019/12/20191218_RS_ITALIA-OGGI-1.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.qualivita.it/news/ministero-esteri-scalfarotto/">Ministero Esteri, Scalfarotto: &#8220;Ceta va ratificato. All`Italia ha portato 438 milioni&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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		<title>Il CETA che funziona: l&#8217;esempio del Prosciutto di Carpegna DOP</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/il-ceta-che-funziona-lesempio-del-prosciutto-di-carpegna-dop/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 May 2019 09:51:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Accordi Internazionali]]></category>
		<category><![CDATA[CETA]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
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		<category><![CDATA[INTERNAZIONALIZZAZIONE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>«Una DOP italiana, il Prosciutto di Carpegna DOP, mostra che il Ceta funziona». Parola del commissario europeo all’agricoltura Phil Hogan, che ha preso ad esempio il prosciutto marchigiano parlando ai ministri agricoli nel Consiglio di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.qualivita.it/news/il-ceta-che-funziona-lesempio-del-prosciutto-di-carpegna-dop/">Il CETA che funziona: l&#8217;esempio del Prosciutto di Carpegna DOP</a> proviene da <a href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>«Una DOP italiana,<strong> il Prosciutto di Carpegna DOP, mostra che il Ceta funziona</strong>». Parola del commissario europeo all’agricoltura <strong>Phil Hogan</strong>, che ha preso ad esempio il prosciutto marchigiano parlando ai ministri agricoli nel Consiglio di metà maggio.</p>
<p>In seguito all’accordo con l’UE, ha spiegato Hogan, «<strong>il Canada ha introdotto un nuovo sistema di riconoscimento legale per le Indicazioni Geografiche</strong> che offre ai titolari (<strong>i Consorzi di Tutela)</strong>  la possibilità di depositare direttamente una domanda di protezione in Canada per alimenti o vini e alcolici, <strong>un’opzione che prima del CETAnon esisteva»</strong>.</p>
<p><strong>Hogan</strong> ha quindi aggiunto: «Una DOP italiana, il Prosciutto di Carpegna, ha ottenuto con successo la protezione dall’entrata in vigore provvisoria del CETA usando questa nuova procedura, ottenuta nel settembre 2018. Questo mostra che il CETA funziona».</p>
<p>Il Ceta, in realtà, già prevede che nuove denominazioni possano essere aggiunte alla lista delle dop e igp tramite un negoziato tra le parti, cioè Unione europea e Canada, Ma il nuovo regolamento sui marchi introduce un sistema di autorizzazione aperto e offre<strong> una procedura «privatistica», più agile e veloce,</strong> con cui i consorzi possono iscrivere le loro produzioni in un apposito registro di indicazioni geografiche da tutelare.</p>
<p>Così ha fatto il Consorzio del Prosciutto di Carpegna. <strong>Il costo dell’operazione è stato di 500 dollari canadesi</strong> (poco più di 330 euro) più le spese legali.</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.informatoreagrario.it/news/ceta-funziona-lesempio-carpegna/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>L&#8217;Informatore Agrario</strong></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.qualivita.it/news/il-ceta-che-funziona-lesempio-del-prosciutto-di-carpegna-dop/">Il CETA che funziona: l&#8217;esempio del Prosciutto di Carpegna DOP</a> proviene da <a href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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		<item>
		<title>Coldiretti, Prandin: &#8220;Sì condizionato al CETA&#8221;</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/coldiretti-prandin-si-condizionato-al-ceta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Apr 2019 10:04:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Se il Canada accetterà di tutelare le DOP del Mezzogiorno, cancellare le quote di importazione sul lattierocaseario e stoppare l&#8217;export di prodotti fuori legge in Europa, Coldiretti dirà sì al Ceta. Lo ha svelato il [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.qualivita.it/news/coldiretti-prandin-si-condizionato-al-ceta/">Coldiretti, Prandin: &#8220;Sì condizionato al CETA&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Se il Canada accetterà di tutelare le DOP del Mezzogiorno, cancellare le quote di importazione sul lattierocaseario e stoppare l&#8217;export di prodotti fuori legge in Europa, Coldiretti dirà sì al Ceta. Lo ha svelato il presidente <strong>Coldiretti</strong>, <strong>Ettore Prandini</strong>, in un&#8217;intervista a largo raggio concessa a ItaliaOggi, a margine del Milano Agrifood&amp;Travel Global Summit organizzato venerdì scorso da Class Editori e Il Gambero Rosso.</p>
<p><strong>D: Approvata la direttiva Ue contro le pratiche sleali, gli agricoltori avranno più redditività? In Italia esiste già una normativa, che prescrive contratti in forma scritta. Ma spesso è aggirata&#8230;</strong></p>
<p><strong>R:</strong> Coldiretti ha voluto fortemente che la questione venisse affrontata con approccio legislativo comunitario. Perché si creino le condizioni per allineare i poteri all&#8217;interno della filiera; poteri di contrattualizzazione nella vendita dei prodotti, per evitare azioni di forza esercitate in passato. E non ripetibili in futuro. Diventa ora strategico l&#8217;obbligo di origine in etichetta. Nell&#8217;aprile del 2020 l&#8217;Ue discuterà sull&#8217;estensione dell&#8217;origine a tutti i prodotti agroalimentari a livello Ue. Coldiretti lavora a creare le condizioni affinché in etichetta venga evidenziato lo stato membro d&#8217;origine. E non solo l&#8217;origine europea. Questo esalta il carattere qualitativo, ma anche culturale e storico, che il nostro paese ha. E altri paesi non hanno. Tutto ciò è funzionale ad evidenziare e a valorizzare la qualità dell&#8217;agroalimentare italiano.</p>
<p><strong>La tecnologia gioca un ruolo molto importante in questa partita. Coldiretti lavora a una sua piattaforma blockchain per garantire l&#8217;origine dei prodotti?</strong></p>
<p>Sì. La blockchain è una sfida. Crea le condizioni per poter informare in modo consapevole i consumatori, grazie alle etichette intelligenti e alla raccolta dei dati, che parte dal lavoro fatto in campagna. Sarà un&#8217;evoluzione tecnologica all&#8217;interno delle aziende agricole; queste tracceranno tutto il lavoro svolto a partire dalle fasi di coltivazione. Per poi rappresentarlo in termini di distintività; così faranno emergere che l&#8217;agricoltura italiana è diversa da quella del resto del pianeta.</p>
<p><strong>C&#8217;è il problema dazi. Alla garanzia per il consumatore mondiale, che un prodotto sia realmente Made in Italy, autorità che governano grandi mercati come quello Usa, rispondono con un puro protezionismo nazionalistico. Come evitarlo? </strong></p>
<p>Serve un&#8217;azione fatta dalle istituzioni a livello Ue. Se ci muoviamo come singoli stati membri non avremo mai la forza per contrapporci alle azioni di carattere economico, come quelle minacciate da Trump. Contestualmente, oltre al tema dazi c&#8217;è l&#8217;Italian sounding, che ormai ha superato in valore i 100 mld di euro. Il mercato Usa oggi conta 20 mld di euro di italian sounding e vale per l&#8217;Italia 5 mld di euro di esportazioni. È il secondo/terzo mercato di sbocco. I dazi andrebbero a compromettere asset del made in Italy: il lattiero-caseario, il vitivinicolo, l&#8217;extravergine d&#8217;oliva e, a quanto pare, la pasta. C&#8217;è il tentativo Usa di valorizzare proprio l&#8217;italian sounding: copiano i prodotti della storia italiana e bloccano l&#8217;import di vero Made in Italy per favorire le loro copie.</p>
<p>Fonte: <strong>ItaliaOggi</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/new/2019/04/20190417_ITALIA-OGGI.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">SCARICA INTERVISTA COMPLETA</a></p>
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