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	<title>carne di cavallo &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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	<description>DOP IGP STG :: Prodotti agroalimentari e vitivinicoli IG</description>
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	<title>carne di cavallo &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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		<title>Bœuf traditionnel de race Normande STG, domanda registrazione – GUUE C del 06/10/2023</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Oct 2023 11:05:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carne di cavallo]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>FRANCIA – Pubblicazione di una domanda di registrazione di un nome ai sensi dell’articolo 50, paragrafo 2, lettera b), del regolamento (UE) n. 1151/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio sui regimi di qualità dei [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>FRANCIA – Pubblicazione di una domanda di registrazione di un nome ai sensi dell’articolo 50, paragrafo 2, lettera b), del regolamento (UE) n. 1151/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio sui regimi di qualità dei prodotti agricoli e alimentari <strong>Bœuf traditionnel de race Normande STG</strong> – Classe 1.1. Carni fresche (e frattaglie)</p>
<p>Fonte: <a href="https://eur-lex.europa.eu/TodayOJ/fallbackOJ/ESEAL-C_202300163-sig-20231006023621352_immc/C_202300163IT.pdf" target="_blank" rel="noopener">GUUE C del 06/10/2023</a></p>
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		<title>Il made in Italy si converte alle religioni</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/il-made-in-italy-si-converte-alle-religioni-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Apr 2013 07:13:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;Unità Il Made in Italy si converte alla religione per accedere a due importanti mercati come quello arabo ed ebraico; infatti sono molte le aziende alimentari italiane che negli ultimi anni si sono dotate delle [&#8230;]</p>
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<p><strong>L&#8217;Unità</strong></p>
<p>Il Made in Italy si converte alla religione per accedere a due importanti mercati come quello arabo ed ebraico; infatti sono molte le aziende alimentari italiane che negli ultimi anni si sono dotate delle certificazioni halal e kosher per avvicinare al proprio mercato i circa 1,5 miliardi credenti di religione musulmana ed i circa 20 milioni di religione ebraica in tutto il mondo. Secondo le ultime stime, nel mercato europeo il business dei prodotti halal sfiora i 50 miliardi di euro di cui 5 miliardi solo in Italia. Sicuramente le multinazionali del Food&amp;Beverage sono state le prime a battere la strada delle certificazioni etiche creando linee di prodotti ad hoc come la Nestlé con la linea Snack, la Baskin Robbins, con la produzione di gelati, dessert e torte gelato o la Campbell soup, relativamente alla fornitura per ristoranti vegetariani.  Ma forse il caso più recente è quello di McDonald&#8217;s, marchio simbolo dell&#8217; hamburger, che sta cambiando drasticamente pelle, diventando addirittura vegetariano, per un obiettivo economico non da poco che si chiama India. Presto l&#8217;apertura di due punti di ristoro esclusivamente vegetariani, posizionati in due città strategiche per il flusso di persone che le visita ogni anno. Ad essere più precisi, già da adesso il menu di Mc Donald&#8217;s in India non propone né carne di maiale né di manzo, ma piatti a base di pollo o pesce e, nel caso del menu vegetariano, per evitare di contaminare i cibi con carne di qualsiasi genere o con altri prodotti di origine animale, ogni punto di ristoro ha due aree cucina distinte e addirittura due gruppi di inservienti diversi.</p>
<p>Anche le filiere dei prodotti tradizionali italiani hanno iniziato a confrontarsi con le certificazioni halal e kosher. Per prima è stata la mozzarella di bufala campana nel 2011, e da pochi mesi anche il pecorino toscano affianca al logo della registrazione comunitaria Dop il simbolo halal, che certifica un prodotto fatto come vuole il Corano. Le differenze sia della mozzarella di bufala Dop halal e pecorino toscano Dop halal non sono da ricercare nel prodotto ovviamente, ma nel percorso lavorativo, che prevede vincoli dettati dalla religione islamica, come ad esempio l&#8217;utilizzo di prodotti senza alcol per la pulizia degli impianti. Visti i continui scandali alimentari, le certificazioni stanno diventando sempre di più un&#8217;esigenza. I consumatori oggi sono decisamente più attenti e non si fidano più degli alimenti generici. L &#8216;proprio nell&#8217;ambito dello scandalo della carne di cavallo che è venuto alla luce il caso della carne di maiale nel pollo halal che ha letteralmente fatto infuriare i credenti musulmani e rilanciato nel campo alimentare internazionale la necessità di certificare i prodotti per non incorrere non solo in problemi di salute ma anche in problematiche etico-religiose.</p>
<p>LE IMPRESE<br />I consumatori hanno un&#8217;attenzione sempre maggiore verso i prodotti, i servizi e i processi di produzione. Le certificazioni religiose sono un potenziale immenso per le imprese italiane perché aprono ai nuovi mercati e ad altre categorie di consumatori. I grandi flussi migratori degli ultimi anni portano ad una riflessione più ampia non solo sulla sicurezza delle materie prime ma anche sulla loro conformità al proprio credo religioso. Ad oggi, il vantaggio competitivo è quasi tutto delle Big food, visto il loro potere nei mercati internazionali, specialmente quello statunitense e canadese. Le piccole aziende italiane stanno iniziando ora a rendersi conto delle occasioni di conquista di nuovi potenziali clienti e il settore della pasta è sicuramente un po&#8217; più avanti degli altri. Infatti Agnesi, Barilla, Buitoni, De Cecco ed altre aziende sono tutte certificate kosher. Alcune, come Granarolo, hanno addirittura ottenuto la certificazione halal. L&#8217;intenzione, oltre a quella di soddisfare le esigenze delle più svariate categorie di consumatori, è anche quella di consolidare la propria posizione competitiva nei mercati e, perché no, guardare alle nuove prospettive che altri mercati internazionali, come quello del Medio Oriente, possa avere in serbo. Una sfida culturale per il nostro Paese.<br /> <a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/new/2013/04/4368_20130419_Foodpolitics.pdf" alt="20130419_Foodpolitics.pdf">20130419_Foodpolitics.pdf</a></p>
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		<title>Il made in Italy si converte alle religioni</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/il-made-in-italy-si-converte-alle-religioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Apr 2013 07:03:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati]]></category>
		<category><![CDATA[carne di cavallo]]></category>
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		<category><![CDATA[L'Unità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo lo scandalo della carne di cavallo, i produttori Dop aprono al kosher certificato Il Made in Italy si converte alla religione per accedere a due importanti mercati come quello arabo ed ebraico; infatti sono [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/il-made-in-italy-si-converte-alle-religioni/">Il made in Italy si converte alle religioni</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img class="remove-featured" src="./media/k2/items/src/12a4d9cc9595382337674d1c9aeccbec.jpg" alt="" /><strong>Dopo lo scandalo della carne di cavallo, i produttori Dop aprono al kosher certificato</strong></p>
<p>Il Made in Italy si converte alla religione per accedere a due importanti mercati come quello arabo ed ebraico; infatti sono molte le aziende alimentari italiane che negli ultimi anni si sono dotate delle certificazioni halal e kosher per avvicinare al proprio mercato i circa 1,5 miliardi credenti di religione musulmana ed i circa 20 milioni di religione ebraica in tutto il mondo. Secondo le ultime stime, nel mercato europeo il business dei prodotti halal sfiora i 50 miliardi di euro di cui 5 miliardi solo in Italia.</p>
<p>Sicuramente le multinazionali del Food&amp;Beverage sono state le prime a battere la strada delle certificazioni etiche creando linee di prodotti ad hoc come la Nestlé con la linea Snack, la Baskin Robbins, con la produzione di gelati, dessert e torte gelato o la Campbell soup, relativamente alla fornitura per ristoranti vegetariani. Ma forse il caso più recente è quello di McDonald&#8217;s, marchio simbolo dell&#8217; hamburger, che sta cambiando drasticamente pelle, diventando addirittura vegetariano, per un obiettivo economico non da poco che si chiama India. Presto l&#8217;apertura di due punti di ristoro esclusivamente vegetariani, posizionati in due città strategiche per il flusso di persone che le visita ogni anno. Ad essere più precisi, già da adesso il menu di Mc Donald&#8217;s in India non propone né carne di maiale né di manzo, ma piatti a base di pollo o pesce e, nel caso del menu vegetariano, per evitare di contaminare i cibi con carne di qualsiasi genere o con altri prodotti di origine animale, ogni punto di ristoro ha due aree cucina distinte e addirittura due gruppi di inservienti diversi.</p>
<p>Anche le filiere dei prodotti tradizionali italiani hanno iniziato a confrontarsi con le certificazioni halal e kosher. Per prima è stata la mozzarella di bufala campana nel 2011, e da pochi mesi anche il pecorino toscano affianca al logo della registrazione comunitaria Dop il simbolo halal, che certifica un prodotto fatto come vuole il Corano. Le differenze sia della mozzarella di bufala Dop halal e pecorino toscano Dop halal non sono da ricercare nel prodotto ovviamente, ma nel percorso lavorativo, che prevede vincoli dettati dalla religione islamica, come ad esempio l&#8217;utilizzo di prodotti senza alcol per la pulizia degli impianti. Visti i continui scandali alimentari, le certificazioni stanno diventando sempre di più un&#8217;esigenza. I consumatori oggi sono decisamente più attenti e non si fidano più degli alimenti generici. L &#8216;proprio nell&#8217;ambito dello scandalo della carne di cavallo che è venuto alla luce il caso della carne di maiale nel pollo halal che ha letteralmente fatto infuriare i credenti musulmani e rilanciato nel campo alimentare internazionale la necessità di certificare i prodotti per non incorrere non solo in problemi di salute ma anche in problematiche etico-religiose.</p>
<p>LE IMPRESE<br />I consumatori hanno un&#8217;attenzione sempre maggiore verso i prodotti, i servizi e i processi di produzione. Le certificazioni religiose sono un potenziale immenso per le imprese italiane perché aprono ai nuovi mercati e ad altre categorie di consumatori. I grandi flussi migratori degli ultimi anni portano ad una riflessione più ampia non solo sulla sicurezza delle materie prime ma anche sulla loro conformità al proprio credo religioso. Ad oggi, il vantaggio competitivo è quasi tutto delle Big food, visto il loro potere nei mercati internazionali, specialmente quello statunitense e canadese. Le piccole aziende italiane stanno iniziando ora a rendersi conto delle occasioni di conquista di nuovi potenziali clienti e il settore della pasta è sicuramente un po&#8217; più avanti degli altri. Infatti Agnesi, Barilla, Buitoni, De Cecco ed altre aziende sono tutte certificate kosher. Alcune, come Granarolo, hanno addirittura ottenuto la certificazione halal. L&#8217;intenzione, oltre a quella di soddisfare le esigenze delle più svariate categorie di consumatori, è anche quella di consolidare la propria posizione competitiva nei mercati e, perché no, guardare alle nuove prospettive che altri mercati internazionali, come quello del Medio Oriente, possa avere in serbo. Una sfida culturale per il nostro Paese.<br /> <a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/new/2013/04/20130419_Foodpolitics.pdf" alt="20130419_Foodpolitics.pdf">20130419_Foodpolitics.pdf</a></p>
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		<title>Sulle rotte della carne</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/sulle-rotte-della-carne/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Mar 2013 08:50:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[carne di cavallo]]></category>
		<category><![CDATA[frodi alimentari]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Internazionale Partite di carne che viaggiano per mezzo mondo. Società registrate in paradisi fiscali. Mediatori e grossisti troppo disinvolti. Lo scandalo del cavallo spacciato per manzo ha fatto luce sui metodi di un&#8217;industria ricchissima e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img class="remove-featured" src="./media/k2/items/src/e5f13757360abae96edaf4672d276461.jpg" alt="" /></p>
<p><strong>Internazionale</strong></p>
<p>Partite di carne che viaggiano per mezzo mondo. Società registrate in paradisi fiscali. Mediatori e grossisti troppo disinvolti. Lo scandalo del cavallo spacciato per manzo ha fatto luce sui metodi di un&#8217;industria ricchissima e ancora poco trasparente o scandalo della carne equina spacciata per bovina e presente in alcuni piatti pronti continua ad allargarsi. E mette in imbarazzo diverse industrie del settore agroalimentare. Inchiesta dopo inchiesta, rivelazione dopo rivelazione &#8211; l&#8217;ultima riguarda la carne in scatola prodotta dall&#8217;azienda francese Covi &#8211; questa frode alimentare sta assumendo proporzioni sempre più preoccupanti. In primo luogo per le sue dimensioni geografiche: dalla Svezia al Portogallo, dal Regno Unito all&#8217;Austria, sono coinvolti quasi tutti i paesi europei, con ricadute che arrivano in Russia e rimbalzano in Asia. In secondo luogo perl a lista dei prodotti alimentari  &nbsp; incriminati: dalle lasagne alle polpette, passando per i ravioli e il chili con carne, si tratta di prodotti freschi, congelati o in scatola, venduti da marchi poco noti, ma anche da grandi aziende come Findus e Nestlé. C&#8217;è poi un terzo aspetto: le tappe del viaggio attraverso cui la carne di cavallo si trasforma, nel corso di vari passaggi ed etichettature, in manzo. Anche se è ancora troppo presto per attribuire responsabilità o colpe precise, questo scandalo ha fatto luce sui meccanismi poco trasparenti che regolano il commercio della carne. I mattatoi, infatti, ormai non vendono più le bestie intere ma i singoli tagli già sezionati: l&#8217;obiettivo è guadagnare il massimo da ogni parte dell&#8217;animale. È in questo modo che si produce il cosiddetto &#8220;minerale&#8221;, una massa ricomposta di scarti e di tessuti grassi che pesa tra i io e i 25 chili e viene usata per preparare i piatti industriali preconfezionati. Sotto la pressione della grande distribuzione, l&#8217;industria alimentare ha l&#8217;imperativo di ridurre le spese, anche a costo di moltiplicare i subappalti per l&#8217;assemblaggio dei prodotti e di ricorrere a dei mediatori per comprare le materie prime al prezzo migliore. E sempre con il rischio di abusi. In questa attività, che non conosce frontiere, i trader olandesi hanno saputo imporsi su scala europea. &#8220;Ovunque ci sia un&#8217;attività commerciale, troverete almeno un olandese&#8221;, spiega Dé van de Riet, portavoce dell&#8217;Organizzazione centrale dell&#8217;industria olandese della carne (Cov). Anche se non esiste un registro ufficiale, secondo Van de Riet, i mediatori della carne, grandi e piccoli, sono &#8220;diverse centinaia&#8221;. Tra di loro ci sono aziende piccole e medie, come la Nice to Meat International, un&#8217;impresa familiare con cinque dipendenti e sede allaperiferia di Amsterdam. Il suo proprietario, Patrick Pouw, spiega come lavorano i trader, chepassano la giornata al telefono e su internet: &#8220;Compriamo carne di qualità superiore negli Stati Uniti e in Australia, l&#8217;importiamo nei Paesi Bassi, laconserviamo in celle frigorifere che affittiamo in diversi posti del paese, e poi la rivendiamo in tutta Europa. Di solito, quando compriamo un lotto di carne, non sappiano ancora a chi lo rivenderemo&#8221;.<br /> <a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/new/2013/03/20130323_Internazionale.pdf" alt="20130323_Internazionale.pdf">20130323_Internazionale.pdf</a></p>
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		<title>Bio mio!</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/bio-mio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Mar 2013 08:26:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[carne di cavallo]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza alimentare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Panorama Carne di cavallo, batteri fecali, molluschi tossici: sulle nostre tavole aumentano sorprese e insidie. Mangiare biologico è una soluzione? Panorama ha fatto analizzare alcuni alimenti, bio e convenzionali, per capire quali sono migliori (pur [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img class="remove-featured" src="./media/k2/items/src/21c0576bea23dc1b15ecf44c7e7851b7.jpg" alt="" /></p>
<p><strong>Panorama</strong></p>
<p>Carne di cavallo, batteri fecali, molluschi tossici: sulle nostre tavole aumentano sorprese e insidie. Mangiare biologico è una soluzione? Panorama ha fatto analizzare alcuni alimenti, bio e convenzionali, per capire quali sono migliori (pur avendo standard di qualità elevati). Scoprendo che le differenze ci sono, ma non così tante. Nel menù improbabile degli degli ultimi giorni ci hanno servito lasagne, ravioli e tortellini al cavallo, così come c&#8217;era cavallo al posto della carne bovina in polpette e ragù. Ci hanno offerto tortine al cioccolota in cui si annidavano batteri fecali. Il tutto da parte di marchi noti: Findus, Buitoni, Nestlé, Ikea. Per non parlare (l&#8217;ultima insidia) dei molluschi contenenti tracce di cadmio, un metallo altamente tossico, venduti al mercato del pesce di Chioggia. Mentre la Commissione europea ha avviato un&#8217;indagine per valutare se il consumo di carne equina comporta &nbsp; danni alla salute (in alcuni campioni c&#8217;erano residui di un antiinfiammatorio usato per i cavalli da corsa), il risultato di tutto ciò è uno scandalo alimentare che rischia di travolgere, di sospetto in sospetto, gran parte degli alimenti che finiscono nelle nostre tavole.<br /> <a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/new/2013/03/20130314_Panorama.pdf" alt="20130314_Panorama.pdf">20130314_Panorama.pdf</a></p>
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		<title>Export a rischio per le tipicità mantovane</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/export-a-rischio-per-le-tipicita-mantovane/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Feb 2013 08:28:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[carne di cavallo]]></category>
		<category><![CDATA[EXPORT]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Voce di Mantova Dopo la carne di cavallo nei tortellini Federconsumatori invoca l&#8217;introduzione di norme sulla trasparenza dei prodotti a livello di Europeo, cosa che tutelerà con più forza l&#8217;italianità d&#8217;origine dei prodotti e, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img class="remove-featured" src="./media/k2/items/src/55632af4b2a708a180d8c33754717382.jpg" alt="" /></p>
<p><strong>La Voce di Mantova</strong></p>
<p>Dopo la carne di cavallo nei tortellini Federconsumatori invoca l&#8217;introduzione di norme sulla trasparenza dei prodotti a livello di Europeo, cosa che tutelerà con più forza l&#8217;italianità d&#8217;origine dei prodotti e, in questo caso, la vocazione dell&#8217;enograstronomia virgiliana. I prodotti mantovani, senza regole sulla trasparenza, rischiano di subire i pesanti colpi d&#8217;immagine all&#8217;estero. Federconsumatori non depone le armi sulla vicenda carne di cavallo nei tortellini, ovvero lapresenza dell&#8217;equino all&#8217;interno di cibi che dovevano essere privi, un fatto che ha scatenato lapesante reazione dei Paesi europei contro la mistificazione contenuta nei prodotti alimentari italiani. La carne di cavallo non nuoce all&#8217;organismo, ma il problema è che se un alimento contiene componenti che sono avulse dalla sua produzione originale, &nbsp; vuol dire che viene meno anche il marchio Dop. «È gravissimo &#8211; afferma il presidente di Federconsumatori Mantova Giuseppe Faugiana &#8211; che, a seguito di quanto sta accadendo in tutta Europa relativamente allo scandalo della carne di cavallo, l&#8217;Unione Europea non abbia ancora mosso un passo per prevedere l&#8217;obbligatorietà dell&#8217;indicazione di origine in etichetta per tutti i prodotti alimentari. Conoscere con esattezza e precisione cosa i cittadini hanno nel piatto è un diritto naturale».</p>
<p>Hashtag:#CarnediCavallo<br /> <a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/new/2013/02/20130228_La_voce_Mantova.pdf" alt="20130228_La_voce_Mantova.pdf">20130228_La_voce_Mantova.pdf</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/export-a-rischio-per-le-tipicita-mantovane/">Export a rischio per le tipicità mantovane</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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		<title>Carne di cavallo, Ikea ritira le polpette</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Feb 2013 08:35:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[carne di cavallo]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza alimentare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Corriere della Sera E perfino all&#8217;Ikea (punto vendita di Carsica, hinterland milanese) dove ogni cosa sta al posto suo e ha il suo nome altrimenti per l&#8217;appunto non sarebbe l&#8217;Ikea, orgogliosa titanica enclave nordica nel [&#8230;]</p>
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<p><strong>Corriere della Sera</p>
<p></strong></p>
<p>E perfino all&#8217;Ikea (punto vendita di Carsica, hinterland milanese) dove ogni cosa sta al posto suo e ha il suo nome altrimenti per l&#8217;appunto non sarebbe l&#8217;Ikea, orgogliosa titanica enclave nordica nel disordine italiano, ieri ci si perdeva. Al ristorante del primo piano, con l&#8217;annuncio su una lavagnetta, lo chef consigliava «ali di pollo». E le polpette? «Non ci sono». Al market del piano terra le targhette predicavano offerte promozionali per rosti e salmone; d&#8217;accordo, ma le polpette? «Non le abbiamo» sibilava con voluta aria funerea «perché non ci crederà ma noi con le polpette ci campiamo» la signora alla cassa.<br />Del resto nemmeno si deve tradurre. Sono le köttbullar. E tali restano. Polpette di carne. Una mania-istituzione. Come le matitine per segnare sul fogliettino le misure dei mobili. Da ieri le köttbullar non ci sono più. Ritirate nei 20 negozi italiani dell&#8217;Ikea e in quelli di 14 nazioni. Motivo? In un carico a Praga trovate tracce di carne di cavallo.</p>
<p> <a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/new/2013/02/20130226_Corriere_della_sera.pdf" alt="20130226_Corriere_della_sera.pdf">20130226_Corriere_della_sera.pdf</a></p>
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		<title>Alti profitti e low cost pericolosi per il cibo</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/alti-profitti-e-low-cost-pericolosi-per-il-cibo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Feb 2013 14:25:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati]]></category>
		<category><![CDATA[carne di cavallo]]></category>
		<category><![CDATA[CONSUMI]]></category>
		<category><![CDATA[L'Unità]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza alimentare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Crescono gli allarmi alimentari. Servono più controlli e più educazione dei consumatori Solo nella sesta settimana del 2013 il Sistema rapido di allerta europeo per alimenti e mangimi, ha diffuso 91 allarmi alimentari, di cui [&#8230;]</p>
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<p>Solo nella sesta settimana del 2013 il Sistema rapido di allerta europeo per alimenti e mangimi, ha diffuso 91 allarmi alimentari, di cui 15 inoltrati al ministero della Salute italiano. In questi giorni in cui tutti parlano dello scandalo della carne di cavallo in prodotti confezionati o surgelati per uso alimentare &#8211; destinati anche a scuole e mense &#8211; distribuiti in molti Paesi europei, da note multinazionali, l&#8217;allarme e il senso di insicurezza crescono.</p>
<p>Secondo l&#8217;avvocato Dario Dongo, esperto di diritto alimentare in Italia, lo scandalo della carne di cavallo di questi giorni non è un caso isolato; nei mesi scorsi era stata rilevata la presenza di carne di suino in prodotti certificati halal , destinati al consumo alimentare per gli osservanti dei divieti alimentari imposti dall&#8217;Islam. Ma allora perché succede tutto questo proprio in Europa dove pensavamo di avere una legislazione avanzata? Sono sicuro che sul fronte legislativo l&#8217;Europa abbia strumenti adeguati relativamente alla sicurezza degli alimenti; il problema sta tutto sui controlli, che spesso sono inefficienti e lasciati alla decisione di ogni singolo Paese. E successo anche in Germania, presa a modello per tanti altri aspetti, riguardo alla sicurezza alimentare. Se in Europa la legislazione è così evoluta e in Italia abbiamo standard altissimi di certificazione allora cosa sta succedendo? Nell&#8217;attuazione dei controlli il livello pubblico non è adeguato e le multinazionali si sono portate avanti nel definire procedure oltre la legislazione. Lo scandalo carne di cavallo ha coinvolto gruppi alimentari molto noti, di rilievo internazionale. Qui credo che si siano combinati l&#8217;errore umano, per carenza di attenzione, e la spasmodica ricerca delle forniture più convenienti. Nello specifico si tratta di frode in commercio, perché la carne di cavallo non era indicata in etichetta. In sostanza anche se le procedure legislative europee sono ben definite, la debolezza è nella rete dei controlli. Comunque in Europa, quando si verifica una situazione critica- conclude Dongo &#8211; scatta immediata la collaborazione fra i vari Stati membri.</p>
<p>Di fronte a questa nuova emergenza è necessario aprire un confronto approfondito sulla produzione del cibo. Occorre guardare oltre al solito romanticismo agricolo, dove la dimensione dell&#8217;orto di casa sembra la panacea di tutti i mali. In questi anni non c&#8217;è dubbio che ci sia stato un certo impegno da parte delle Big food sulla sicurezza alimentare, con nuovi standard di certificazione, ispettori e controlli. Il problema della sicurezza e della qualità si scontrano inevitabilmente sul concetto a basso costo. Quando l&#8217;unica bussola della produzione alimentare è il profitto, allora non si è più certi di niente. La spirale vertiginosa del low cost sui prodotti alimentari, più che una via di uscita per le multinazionali, sembra oggi un pozzo senza fondo. Ormai appare evidente quanto sia sbagliato l&#8217;atteggiamento che le industrie hanno adottato per garantire una produzione alimentare a costi contenuti, cercando il risparmio proprio sulla parte più debole della filiera alimentare: i produttori delle materie prime. Questa pressione costringe gli agricoltori, i piccoli artigiani, per poter lavorare e sopravvivere ai prezzi imposti della Big food, a cercare delle vie di uscita che si sono dimostrate sempre più pericolose.</p>
<p>E allora, invece di scegliere la strada del 3 per 2, delle offerte con il prezzo più basso del giorno o proporre affari irrinunciabili, le imprese e la Gdo dovrebbero proprio cambiare rotta: cominciare a educare il consumatore verso la scelta della qualità e del giusto prezzo invece di continuare a puntare tutto sul consumo, che porta come conseguenza anche sprechi alimentari, inquinamento e insicurezza. Sarebbe bello pensare che una parte dei soldi investiti nel marketing e sono tantissimi cominciassero finalmente ad essere destinati a fare informazione sulla corretta alimentazione e magari anche sulla qualità del prodotto stesso. Se volessimo quantificare davvero quanto il costo della materia prima incide sul prezzo finale della famosa lasagna surgelata, ci accorgeremmo che la cifre è molto inferiore di quella destinata al marketing o al packaging; come se noi mangiassimo pubblicità o carta.</p>
<p>Per uscire da questa situazione di stallo che coinvolge produzione e consumatori occorre mettere in campo la politica; serve trovare soluzioni pragmatiche al fine di evitare una guerra di trincea. Il profitto non può essere la sola componente da perseguire. Occorrono qualità, sicurezza, tradizione e sostenibilità. E nell&#8217;interesse di tutti. Nessuno escluso.<br /> <a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/new/2013/02/20130222_Food_Politics.pdf" alt="20130222_Food_Politics.pdf">20130222_Food_Politics.pdf</a></p>
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		<title>Carne di cavallo, l&#8217;Ue chiede il test del Dna</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/carne-di-cavallo-lue-chiede-il-test-del-dna/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Feb 2013 08:08:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[carne di cavallo]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza alimentare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Corriere del Sera «Non c&#8217;è pericolo», assicura il ministro irlandese dell&#8217;agricoltura Simon Coveney. Ma paura dello scandalo, forse sì: la Commissione europea proporrà domani ai 27 governi di effettuare immediatamente e per un mese migliaia [&#8230;]</p>
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<p><strong>Corriere del Sera</strong></p>
<p>«Non c&#8217;è pericolo», assicura il ministro irlandese dell&#8217;agricoltura Simon Coveney. Ma paura dello scandalo, forse sì: la Commissione europea proporrà domani ai 27 governi di effettuare immediatamente e per un mese migliaia e migliaia di test del Dna su prodotti trasformati a base di carne di manzo. Obiettivo: garantire che i piatti pronti a base di carne bovina non contengano carne di cavallo o di altri animali misteriosamente trattati. In altre parole, scoprire che cosa abbiamo nel piatto, ma soprattutto comunicarlo alla gente: si vuole tranquillizzare il pubblico dopo lo scandalo delle «lasagne alla carne di cavallo». E per questo si ricorrerà alla identificazione del Dna degli animali, come già fatto qualche settimana fa per certi hamburger in Irlanda: cioè si ricorrerà a un metodo &nbsp; che per il grande pubblico è quasi da giallo, da criminologia. Ma giudicato ora necessario. Fra il primo e il 30 marzo, sono in programma quattromila analisi: 6500 sulla carne presente negli Stati membri, e 1500 su alimenti importati da fuori Europa. Fra il 15 e il 30 aprile, la Commissione europea renderà noti i risultati.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>#LottaContraffazione</p>
<p> <a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/new/2013/02/20130214_Corriere_della_sera.pdf" alt="20130214_Corriere_della_sera.pdf">20130214_Corriere_della_sera.pdf</a></p>
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