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	<title>cambiamenti climatici &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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	<description>DOP IGP STG :: Prodotti agroalimentari e vitivinicoli IG</description>
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	<title>cambiamenti climatici &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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		<title>Ottimismo per la campagna 2026/27 della Patata di Bologna DOP</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/ottimismo-per-la-campagna-2026-27-della-patata-di-bologna-dop/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Aurora Rizzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 07:26:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Presidente del Consorzio Davide Martelli: “Ci mettiamo alle spalle un’annata complessa, forti di un prodotto che continua a distinguersi per qualità, identità e legame con il territorio” La campagna 2026/27 della Patata di Bologna [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il Presidente del Consorzio Davide Martelli: “Ci mettiamo alle spalle un’annata complessa, forti di un prodotto che continua a distinguersi per qualità, identità e legame con il territorio”</em></p>
<p><strong>La campagna 2026/27 della Patata di Bologna DOP</strong>, prima patata in Italia ad aver ottenuto la Denominazione di Origine Protetta, <strong>si apre con segnali incoraggianti</strong>. Le <strong>superfici coltivate</strong> nell’areale di produzione definite dal Disciplinare si confermano sui valori dello scorso anno, attestandosi <strong>intorno ai 390 ettari</strong>, mentre le <strong>condizioni climatiche</strong> registrate durante le semine e lo sviluppo vegetativo hanno consentito un <strong>andamento regolare della coltivazione</strong>. Saranno le prossime <strong>operazioni di raccolta, previste ad inizio luglio</strong>, a fornire un quadro definitivo delle rese e delle caratteristiche produttive della campagna.</p>
<p>“La scorsa campagna era stata fortemente condizionata da un andamento climatico e agronomico complesso, con le piogge anomale di marzo che avevano reso particolarmente difficili le operazioni di semina e inciso sul potenziale produttivo – spiega <strong>Davide Martelli</strong>, <strong>presidente del Consorzio di Tutela Patata di Bologna DOP</strong>, tracciando un primo bilancio della stagione –. Quest’anno, invece, la stabilità delle superfici coltivate e uno sviluppo della coltura favorito da condizioni meteorologiche regolari ci consentono di affrontare la raccolta con cauto ottimismo, fatto salvo le previsioni di un sensibile rialzo delle temperature che destano forte preoccupazione. Saranno i prossimi giorni a restituire un quadro definitivo della campagna, ma le premesse per una fase di raccolta di Patata di Bologna DOP di elevata qualità sono positive”.</p>
<p>“È un risultato che nasce dall’impegno dell’intera filiera e dalla fiducia che il territorio continua a riporre nella Primura – prosegue Martelli &#8211; una varietà che rappresenta un patrimonio storico e produttivo del Bolognese. Un ringraziamento va anche alla Regione Emilia-Romagna e all’Associazione di Produttori (AgriPat), il cui supporto ci ha permesso di conseguire importanti risultati nella fase di liquidazione nell’ambito del contratto quadro, uno strumento fondamentale per garantire valore e prospettive ai nostri produttori”.</p>
<p>Prosegue anche sul fronte <strong>promozionale e di valorizzazione</strong> la presenza della Patata di Bologna DOP. Tra le prossime iniziative c’è la partecipazione al <strong>tour regionale di Tramonto DiVino</strong>, che farà tappa a Cesenatico il 7 agosto, con la Patata di Bologna DOP prodotto protagonista della serata. L’evento vedrà la collaborazione con lo chef Omar Casali, consolidando il percorso avviato dal Consorzio con l’Associazione ChefToChef Emiliaromagnacuochi, già sviluppato nei mesi scorsi attraverso il progetto “Taste Innovators – La versione dello chef”, sostenuto da fondi ministeriali.</p>
<p>Nel corso della serata il <strong>Consorzio sarà presente con un corner informativo</strong> dedicato, dove i visitatori potranno approfondire le caratteristiche distintive e le qualità organolettiche della Patata di Bologna DOP, attraverso esclusive degustazioni. La partecipazione rientra nel piano promozionale biennale finanziato dalla Legge Regionale n. 16/95, finalizzato alla valorizzazione dei prodotti agroalimentari di qualità.</p>
<p>Nell’ambito delle stesse attività di supporto regionale, il Consorzio ha inoltre preso parte all’edizione 2026 di <strong>Macfrut</strong>, attraverso uno <strong>stand condiviso con Selenella, Agripat e Cepa</strong>, presentandosi lo scorso aprile in maniera coordinata con le principali realtà produttive e associative del territorio bolognese.</p>
<p>Il Consorzio, dunque, si <strong>lascia alle spalle una campagna 2025/26</strong> che, come evidenziato, ha risentito di condizioni climatiche non favorevoli che hanno inciso sulla fase produttiva e, di conseguenza, sull’andamento della commercializzazione. A ciò si è aggiunto un mercato particolarmente competitivo nel comparto pataticolo italiano, con un’elevata disponibilità di prodotto nazionale e non solo, anche nella fascia più sensibile al prezzo, che ha determinato un rallentamento delle rotazioni e un conseguente impatto sulle vendite della Patata di Bologna DOP.</p>
<p>In vista della <strong>campagna 2026/27, l’obiettivo del Consorzio</strong>, attraverso un dialogo costante e costruttivo con i propri soci, è quello di <strong>rafforzare il coordinamento della filiera</strong> per garantire ai consumatori una presenza più puntuale della Primura Patata di Bologna DOP sugli scaffali, in particolare nei momenti di maggiore domanda della stagione commerciale, valorizzandone pienamente le caratteristiche organolettiche distintive.</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.patatadibologna.it/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consorzio di Tutela Patata di Bologna DOP</strong></a></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/06/Cs-Patata-Campagna-Estate-2026.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA QUI IL COMUNICATO COMPLETO</a></p>
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		<title>Da 18 quintali per ettaro nel 2014 a poco più di 6-8: la crisi della nocciola in cifre</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/da-18-quintali-per-ettaro-nel-2014-a-poco-piu-di-6-8-la-crisi-della-nocciola-in-cifre/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 May 2026 07:39:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[difesa fitosanitaria]]></category>
		<category><![CDATA[filiere produttive]]></category>
		<category><![CDATA[ortofrutticoli e cereali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Nocciola Piemonte IGP affronta una forte crisi produttiva causata da cambiamenti climatici, siccità e fitopatie: ricerca, innovazione e tecniche sostenibili al centro del confronto della filiera corilicola piemontese. Dai 18 quintali per ettaro nel [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>La Nocciola Piemonte IGP affronta una forte crisi produttiva causata da cambiamenti climatici, siccità e fitopatie: ricerca, innovazione e tecniche sostenibili al centro del confronto della filiera corilicola piemontese.</em></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/news/crolla-la-produzione-di-nocciola-in-piemonte-allarme-degli-agricoltori/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Dai 18 quintali per ettaro nel 2014 a poco più di 6-8 quintali per ettaro delle ultime annate</strong></a>. La crisi della nocciola piemontese sta tutta in questi numeri. Fino al 2020 il comparto corilicolo regionale ha garantito produzioni soddisfacenti, sia dal punto di vista quantitativo sia qualitativo. Negli ultimi tre anni, però, molte aziende si sono trovate ad affrontare una situazione estremamente difficile, caratterizzata da un <a href="https://www.qualivita.it/news/la-crisi-delle-nocciole-mette-a-rischio-lindustria-dolciaria-made-in-italy/" target="_blank" rel="noopener"><strong>drastico calo della produzione</strong></a> che, in alcuni casi, ha raggiunto punte del 90%. Si tratta di un fenomeno complesso e multifattoriale, <strong>determinato dall’azione congiunta di diversi fattori ambientali e dalla recrudescenza di nuove e vecchie fitopatie</strong>.</p>
<h4>I numeri del mercato</h4>
<p><strong>Le cause principali della crisi</strong> sono gli eventi meteorologici estremi e i periodi di siccità abbinati a temperature elevate. Questo provoca una caduta dei frutti prima del periodo di raccolta. <strong>Meno prodotto, spesso attaccato da malattie e parassiti</strong>, si traduce in un’<a href="https://www.qualivita.it/news/per-la-nocciola-prezzi-alti-ma-raccolto-incostante-il-clima-incide-al-70/" target="_blank" rel="noopener">impennata dei prezzi</a> e nella <strong>difficoltà di un mercato che in Piemonte fattura quasi 80 milioni di euro l’anno</strong> e coinvolge 8 mila aziende agricole su circa 30 mila ettari. Così, dopo la corsa degli ultimi anni a estendere la produzione, ora il comparto si trova a dover affrontare <strong>ritardi nel miglioramento delle tecniche produttive</strong> insieme all’impatto globale dei <strong>cambiamenti climatici</strong>.</p>
<p>[…]</p>
<p>Particolarmente partecipato il <strong>talk «La Nocciola Piemonte Igp e la Nocciola Piemonte Igp delle Langhe: prodotti di eccellenza, risorsa e valorizzazione di un territorio»</strong>, organizzato da Confagricoltura Cuneo con il contributo della Regione e del nuovo brand «PiemonteIS – Eccellenza Piemonte». Il confronto ha messo al centro il <strong>valore strategico di un prodotto certificato Igp</strong>, riconosciuto come elemento distintivo dell’eccellenza piemontese e strumento fondamentale per la promozione e la valorizzazione del territorio.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong><a href="https://www.lastampa.it/cuneo/2026/05/28/news/nocciola_crisi-15639477/" target="_blank" rel="noopener">La Stampa.it</a></strong></p>
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		<title>Grignolino del Monferrato Casalese DOP: come è andata la vendemmia 2025?</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/grignolino-come-e-andata-la-vendemmia-2025/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Aurora Rizzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 07:37:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Doppia Masterclass lunedì 11 maggio al castello per Anteprima Grignolino&#38;Co. Raccolta anticipata, con quantità modesta ma di ottima qualità Doppia Masterclass, lunedì 11 maggio al castello di Casale Monferrato, con un’intera giornata di lavoro dedicata [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Doppia Masterclass lunedì 11 maggio al castello per Anteprima Grignolino&amp;Co. Raccolta anticipata, con quantità modesta ma di ottima qualità</em></p>
<p>Doppia Masterclass, <strong>lunedì 11 maggio al castello di Casale Monferrato</strong>, con un’intera giornata di lavoro dedicata all’Ho.Re.Ca. e ai giornalisti di settore, per fare il punto sulla vendemmia 2025, nonché sulle diverse etichette e annate tutelate dal <strong>Consorzio di Tutela Vini Colline del Monferrato Casalese</strong>, nell’ambito di Anteprima Grignolino&amp;Co. 2026.</p>
<p>A disquisire sulla vendemmia 2025 nei diversi areali di produzione del Monferrato casalese è stato l’<strong>enologo Mario Ronco</strong>, ponendo in evidenza come, al di là dei suoli, del lavoro dell’uomo, esposizione/altitudine e del vitigno, a impattare sulle caratteristiche dell’annata, come di consueto, sia indubbiamente l’elemento meteo.</p>
<p><strong>Dopo anni di siccità, durante i quali i circa 600ml di precipitazioni di media erano stati disattesi, l’annata 2024 aveva registrato circa 900/1000ml, per poi riassestarsi nel 2025 con un valore delle precipitazioni ritornato nella media,</strong> (valutazioni effettuate ricorrendo anche ai dati delle 3 stazioni metereologiche poste nei diversi areali di produzione del Grignolino del Monferrato Casalese). “Ovviamente” ha precisato Ronco, “ci sono piccole differenze tra i diversi areali e, ancora di più, tra i singoli vigneti, ma l’andamento generale è molto ben chiaro. Il 2025 è stata un’annata caratterizzata da un andamento più normale, dopo il 2022 (annata caldissima e secca), il 2023 (situazioni estreme) e il 2024 (fresca e piovosa), per quanto le temperature medie fossero comunque in aumento”.</p>
<p>“L’inverno 2024 ha registrato medie leggermente più alte, ma con buona riserva idrica, grazie anche alle abbondanti precipitazioni intercorse nell’anno” ha proseguito l’enologo. “Il germogliamento è stato registrato mediamente intorno al 24 di marzo (nel 2025 era stata intorno al 2 aprile). Poi, la primavera è stata interessata da piogge tipiche del periodo, con qualche piccolo problema di Peronospora prima e di Odio poi, ma fortunatamente non gravi. Maggio è stato nella norma; giugno molto caldo e secco, ma le viti non hanno patito grazie alla riserva idrica nel terreno. Il mese di luglio è stato perfetto, con temperature massime mai elevate e minime fresche per il periodo, con le viti che hanno lavorato molto bene senza soste, portando molto avanti la maturazione, come si è ben potuto vedere nelle basi spumante. Il mese di agosto ha invece registrato una prima anomalia: giorni di caldo estremo intorno a Ferragosto seguiti da una fase temporalesca, che ha generato una sofferenza nei vigneti molto ben esposti, ma le successive piogge hanno rigenerato quasi tutti gli areali. Tra gli effetti del clima/meteo, è stata diffusamente registrata la presenza di Tignoletta (Lobesia Botrana), come non si vedeva da anni. Infine, vendemmia anticipata e con una quantità modesta, ma di ottima qualità. In generale, meno antociani e più flavonoidi, rispetto all’anno precedente. Il Grignolino è un vitigno molto sensibile alle variazioni del terroir. Le gradazioni potevano essere più alte, ma <strong>la vendemmia un po’ anticipata è forse anche motivata dalla necessità di mercato.</strong></p>
<p>Rispetto alle degustazioni, <strong>Daniele Guaschino, delegato dell’Ais di Casale Monferrato</strong>, ha poi osservato come<strong> il Grignolino affinato in acciaio dovrebbe almeno fare due anni in bottiglia,</strong> mentre quello Riserva dovrebbe vedere nel legno una cornice silenziosa, che lasci evidenza all’identità del vino.</p>
<p>Nel pomeriggio, si sono degustati i Grignolino del Monferrato Casalese doc: Marinella Metodo Classico Spumante di Qualità Rosè di Hic et Nunc, Primo Canato di Marco Canato, Grignò di Davide Beccaria, Monferace di Angelini Paolo, Monferace di Alemat, Bricco della Boemia di Liedholm, Bricco Mondalino di Gaudio e Vigna San Pietro dei Cinque Quinti, oltre a Domino Metodo Martinotti da uve Grignolino di Vicara; le Barbera del Monferrato Superiore docg: Bricco Battista di Accornero, ed Ettore Barbera di Tenuta Genevrina; infine, il Gabiano doc A Matilde Giustiniani del Castello di Gabiano.</p>
<p>Evento organizzato dal Consorzio di Tutela Vini Colline del Monferrato Casalese in collaborazione con la Città di Casale Monferrato e AIS.</p>
<p>Fonte: <a href="https://vinimonferratocasalese.it/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consorzio Colline del Monferrato Casalese</strong></a></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/05/COMUNICATO-STAMPA-14_05_2026_LE-ANALISI-PUNTUALI-DEL-GRIGNOLINO-VENDEMMIA-2025.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA QUI IL COMUNICATO COMPLETO</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/grignolino-come-e-andata-la-vendemmia-2025/">Grignolino del Monferrato Casalese DOP: come è andata la vendemmia 2025?</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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		<item>
		<title>Cipolla Bianca di Margherita IGP: al via la nuova raccolta</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/cipolla-bianca-di-margherita-igp-al-via-la-nuova-raccolta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Aurora Rizzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 May 2026 07:33:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le piogge potrebbero far calare la produzione di 6mila quintali. Giacomantonio, presidente del Consorzio: «Il seme può essere recuperato con una trebbiatrice ad hoc, per una produzione sostenibile» È iniziata la raccolta della Cipolla Bianca [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Le piogge potrebbero far calare la produzione di 6mila quintali. Giacomantonio, presidente del Consorzio: «Il seme può essere recuperato con una trebbiatrice ad hoc, per una produzione sostenibile»</em></p>
<p>È iniziata la raccolta della <strong>Cipolla Bianca di Margherita IGP</strong>. Il prodotto di eccellenza pugliese anche quest’anno rimarrà sul mercato fino ad agosto. In quesrti mesi i produttori si sono trovati ad affrontare uno scenario opposto a quello del 2025: l’eccesso di piogge <strong>rischia di far calare le quantità di cipolle raccolte</strong>. Una <strong>riduzione che potrebbe attestarsi sui 6mila quintali</strong>.</p>
<p>«Il Consorzio da parte sua sta cercando di rispondere a queste difficoltà spingendo sui suoi punti di forza &#8211; spiega <strong>Giuseppe Giacomantonio</strong>, presidente del Consorzio per la valorizzazione e la tutela della Cipolla Bianca di Margherita IGP-: oltre alla qualità della produzione anche quella del lavoro certificato, svolto dalle imprese di confezionamento».</p>
<p>Insieme alla nuova campagna, oggi, sono stati illustrati i risultati del progetto dedicato alla sostenibilità e meccanizzazione nella coltivazione della Cipolla Bianca di Margherita IGP, portato avanti con l’<strong>Università di Foggia</strong>. Lo studio è stato finanziato con il contributo del <strong>Masaf</strong>. L’iniziativa è avvenuta, direttamente sui campi, presso gli arenili di località Aloisa, alla presenza di studenti, addetti ai lavori e dei docenti dell’Università di Foggia, <strong>Angela Libutti, Francesco Lops </strong>e <strong>Roberto Romaniello</strong>, del “Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimenti, Risorse Naturali e Ingegneria”. Obiettivo del progetto è stato il miglioramento di redditività, competitività e sostenibilità lungo l’intera filiera produttiva della Cipolla Bianca di Margherita IGP.</p>
<p>«Per fronteggiare l’<strong>eccesso di piogge</strong>, ci stiamo muovendo su due livelli – prosegue Giacomantonio -. Il primo con la ricerca mirata per difendere le cipolle da parassiti animali e vegetali specifici della specie coltivata, patogeni dell’apparato radicale ed erbe infestanti. E questo utilizzando sempre più tecniche amiche della specie umana, con conseguente miglioramento anche della qualità del prodotto. Il secondo livello di intervento riguarda i costi di produzione, con la conseguente ricerca di strumenti e attrezzature capaci di ridurre l’<strong>elevato costo della manodopera</strong>. Nello specifico, presentiamo oggi, per la prima volta, una trebbiatrice ad hoc capace di intervenire sulle infiorescenze del nostro territorio. È stata realizzata proprio grazie al progetto portato avanti con l’Università di Foggia. Si tratta di una macchina in grado di recuperare il seme dalle infiorescenze delle piante di cipolla raccolte nella stagione precedente, in modo efficiente ma soprattutto ottimale per la garanzia di un alto grado di germinabilità – prosegue -. Operazione che oggi viene eseguita in modo manuale, con dispendio di numerose ore di lavoro e bassa efficienza. Non possiamo non considerare che l’orientamento verso operazioni meccanizzate, a oggi, sia una condizione necessaria per più motivi. Primi fra tutti, le mutate <strong>condizioni socio-economiche del territorio e la scarsa propensione delle nuove leve al lavoro manuale</strong>».</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.cipollabiancaigp.it/it/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consorzio di Valorizzazione e Tutela della Cipolla Bianca di Margherita IGP</strong></a></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/05/26.05.05-CIPOLLA-raccolta.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA QUI IL COMUNICATO COMPLETO</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/cipolla-bianca-di-margherita-igp-al-via-la-nuova-raccolta/">Cipolla Bianca di Margherita IGP: al via la nuova raccolta</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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		<title>Agronomi polacchi a scuola nell&#8217;oliveto tecnologico del Riviera Ligure DOP &#8211; Olio EVO</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/agronomi-polacchi-a-scuola-nelloliveto-tecnologico-del-riviera-ligure-dop-olio-evo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2026 06:16:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[FORMAZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[Oli e grassi]]></category>
		<category><![CDATA[olivicoltura]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[transizione tecnologica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;oliveto tecnologico del Riviera Ligure DOP fa scuola: agronomi e insegnanti polacchi visitano il Ponente per studiare le innovazioni contro il riscaldamento globale Al Professor Dariusz Sochacki, il volo del drone è piaciuto in odo particolare. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/agronomi-polacchi-a-scuola-nelloliveto-tecnologico-del-riviera-ligure-dop-olio-evo/">Agronomi polacchi a scuola nell&#8217;oliveto tecnologico del Riviera Ligure DOP &#8211; Olio EVO</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>L&#8217;oliveto tecnologico del Riviera Ligure DOP fa scuola: agronomi e insegnanti polacchi visitano il Ponente per studiare le innovazioni contro il riscaldamento globale</em></p>
<p>Al Professor Dariusz Sochacki, il volo del drone è piaciuto in odo particolare. «Una sperimentazione davvero interessante sul piano scientifico. <a href="https://www.qualivita.it/argomento/transizione-tecnologica/" target="_blank" rel="noopener"><strong>L&#8217;uso di tecnologie innovative</strong></a>, come i droni, per <strong>l&#8217;orticoltura di precisione</strong>, può essere esportato anche su altre colture, in Italia come in Polonia». <strong> Sochacki, che è docente di floricoltura all&#8217;Università di Varsavia</strong>, ha coordinato una delegazione di una ventina di insegnanti polacchi in visita la scorsa settimana nel ponente ligure.</p>
<p><a href="https://www.oliorivieraligure.it/news/oliveto-della-riviera-ligure/" target="_blank" rel="noopener"><strong>L&#8217;oliveto sperimentale del Consorzio per la tutela dell&#8217;olio Dop Riviera Ligure</strong></a>, sulle alture di Lucinasco, a nordovest di Imperia, è stata una tappa centrale del viaggio di formazione. «Il <strong>riscaldamento globale</strong> ci sta dettando l&#8217;agenda. In Polonia, a causa delle temperature in aumento, aumentano anche le coltivazioni di uva, e stiamo cominciando a provare i nostri vini. In questo clima, la coltura di precisione, che riduca il consumo di sostanze chimiche e di acqua, è essenziale».</p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/news/riviera-ligure-dop-innovazione-negli-oliveti-a-lucinasco-il-prototipo-del-progetto-drupe/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Nell&#8217;oliveto sperimentale di Lucinasco</strong></a>, su 18 piante, sono stati applicati una <strong>trentina di sensori che misurano parametri come la temperatura dell&#8217;ambiente, la luminosità, la temperatura delle foglie, la capacità delle foglie di riflettere la luce, o albedo</strong>. Altri sensori, nel suolo, misurano temperatura, umidità, presenza di acqua e dinutrienti. Quanto ai droni, il <strong>presidente del Consorzio, Carlo Siffredi vorrebbe poterli usare presto</strong>. «La legge vieta l&#8217;uso di mezzi aerei per distribuire fitofarmaci sulle piantagioni. Lo concede soltanto per la distribuzione del concime. Stiamo facendo queste prove per fornire i dati al ministero. Con i droni, la sicurezza e l&#8217;efficacia aumentano: non c&#8217;è contatto diretto, le sostanze vengono nebulizzate, diminuisce la quantità di prodotto necessaria».</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.ilsecoloxix.it/imperia/2026/04/27/news/oliveto_tecnologico_ligure_agronomi_polacchi-15600409/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Secolo XIX Imperia</strong></a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/agronomi-polacchi-a-scuola-nelloliveto-tecnologico-del-riviera-ligure-dop-olio-evo/">Agronomi polacchi a scuola nell&#8217;oliveto tecnologico del Riviera Ligure DOP &#8211; Olio EVO</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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		<title>Arancia Rossa di Sicilia IGP: ricerca e miglioramento risorse idriche salveranno le IG</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/consorzio-arancia-rossa-di-sicilia-igp-ricerca-e-miglioramento-delle-risorse-idriche-salveranno-le-indicazioni-geografiche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marilena]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 07:29:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[ortofrutticoli e cereali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Macfrut il punto promosso dal Consorzio dell’Arancia Rossa Di Sicilia IGP. Il consorzio ha promosso un incontro sulla convivenza tra cambiamento climatico e Indicazioni Geografiche. Gerardo Diana (Presidente Consorzio): “solo con ricerca e innovazione [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>A Macfrut il punto promosso dal Consorzio dell’Arancia Rossa Di Sicilia IGP. I</em><em>l consorzio ha promosso un incontro sulla convivenza tra cambiamento climatico e Indicazioni Geografiche. Gerardo Diana (Presidente Consorzio): “solo con ricerca e innovazione potremo garantire un futuro sostenibile alle produzioni”.</em></p>
<p>Si è chiusa con ottimi riscontri la partecipazione del <strong>Consorzio di Tutela dell’Arancia Rossa di Sicilia IGP</strong> alla quarantatreesima edizione al Macfrut di Rimini. Oltre alla notevole affluenza allo stand del Consorzio di Tutela, visitato anche dal Ministro dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, Francesco Lollobrigida, che si è cimentato nel fare una spremuta ricordando gli effetti positivi dell’Arancia Rossa di Sicilia IGP sulla salute, sono stati numerosi gli appuntamenti ai quali l’IGP siciliana è stata protagonista, a partire da un convegno promosso nella seconda giornata sul tema del “<strong>Cambiamento climatico e indicazioni Geografiche: quali sfide per il futuro</strong>”.</p>
<p>“Il cambiamento climatico sta mettendo a dura prova l’agricoltura e in generale la produzione dell’Arancia Rossa di Sicilia IGP – ha introdotto il Presidente del Consorzio dell’Arancia Rossa di Sicilia IGP, <strong>Gerardo Diana</strong> &#8211; le variazioni delle temperature e le condizioni meteorologiche imprevedibili rischiano di compromettere la qualità che ci permette di distinguere e tutelare la nostra Indicazione Geografica e per questo chiediamo interventi in ricerca e investimenti nel miglioramento della gestione della risorsa idrica”. “Le IG rappresentano un patrimonio unico, ma oggi più che mai devono affrontare le sfide poste dal clima – così <strong>Paolo De Castro</strong>, Presidente di Nomisma – il nuovo Regolamento Europeo ha cercato di dare maggiore funzionalità ai Consorzi di tutela, attraverso misure come un più agevole intervento sui disciplinari di produzione ad esempio”.</p>
<p><strong>Dalla ricerca a interventi concreti, le azioni da introdurre per salvare le Indicazioni Geografiche italiane.</strong> Durante il momento promosso dal Consorzio si sono alternate esperienze e proposte. A partire dall’Associazione Nazionale Bonifiche Italiane (ANBI), rappresentata dal Direttore Generale, <strong>Massimo Gargano</strong>. “La gestione efficiente delle risorse idriche è centrale per la sopravvivenza delle IG e dell’agricoltura e il cambiamento climatico ci impone di ripensare il sistema della gestione dell’acqua, per questo dovremo impegnarci insieme ai Consorzi dei produttori per studiare interventi calati nelle varie realtà e necessità”. “La ricerca deve prevenire, non risolvere i problemi, per questo come CREA siamo impegnati già da anni nello studiare soluzioni per adattare le colture al cambiamento climatico, come sta succedendo con lo studio delle TEA che non sono un nemico, ma un amico del futuro dell’agricoltura”, ha sottolineato il Direttore Generale del CREA, <strong>Maria Chiara Zaganelli, </strong>che nell’occasione ha portato i due cani antialieni del CREA, in grado di prevenire, con l’olfatto, la propagazione di malattie sulle piantagioni. E intanto Melinda in Trentino sta già studiando come sarà la situazione nel 2050 con una agenda di interventi che potranno diventare da modello per altre realtà produttive in Italia. Ad annunciarlo, nel suo intervento, il Presidente del Consorzio Melinda, <strong>Ernesto Seppi</strong>.</p>
<p>Fonte: <strong>Consorzio dell’Arancia Rossa di Sicilia IGP</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/04/14-Arancia-Rossa-Sicilia-IGP-il-futuro-delle-IG.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA IL COMUNICATO COMPLETO</a></p>
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		<title>L&#8217;Olio Riviera Ligure DOP su Sapori e Colori di Rai News</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2026 06:34:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione digitale]]></category>
		<category><![CDATA[olivicoltura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La sfida dell&#8217;olivicoltura ligure passa dalla ricerca in campo per consentire di supportare il mondo produttivo e dall&#8217;utilizzo dell&#8217;olio Riviera Ligure DOP nei ristoranti per raccontare il valore del territorio. La puntata completa con gli [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>La sfida dell&#8217;olivicoltura ligure passa dalla ricerca in campo per consentire di <strong>supportare</strong> il mondo produttivo e dall&#8217;utilizzo dell&#8217;olio Riviera Ligure DOP nei <strong>ristoranti</strong> per raccontare il <strong>valore</strong> del territorio.</em></p>
<p>La puntata completa con gli interventi di <strong>Carlo Siffredi</strong>, Presidente del Consorzio di Tutela Olio DOP Riviera Ligure, e <strong>Giovanni Minuto</strong>, direttore centro di sperimentazione agricola,<strong> è disponibile su</strong> &#8220;<a href="https://oliorivieraligure.us10.list-manage.com/track/click?u=ac9d00ce5157ca86c9bd1c48f&amp;id=dbe952ce3d&amp;e=f7406511cc">Sapori e Colori di Rai News del 9 aprile scorso in Liguria&#8221;</a></p>
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<video class="wp-video-shortcode" id="video-519358-1" width="810" height="458" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/04/Olio-Riviera-Ligure-Rai-NEws.mp4?_=1" /><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/04/Olio-Riviera-Ligure-Rai-NEws.mp4">https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/04/Olio-Riviera-Ligure-Rai-NEws.mp4</a></video></div>
<p>Fonte: <span class="fl"><a href="https://www.oliorivieraligure.it">Consorzio di Tutela Olio DOP Riviera Ligure</a></span></p>
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		<title>Arenili allagati dalla piena: a rischio la raccolta di Cipolla Bianca di Margherita DOP</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/arenili-allagati-dalla-piena-a-rischio-la-raccolta-di-cipolla-bianca-di-margherita-dop/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Apr 2026 07:44:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[clima]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[ortofrutticoli e cereali]]></category>
		<category><![CDATA[produzione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;allarme del Consorzio della Cipolla Bianca di Margherita DOP, con una serie di pompe si prova a facilitare il deflusso dell&#8217;acqua Gli acquazzoni di questi ultimi giorni che si sono abbattuti su tutta la Puglia [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>L&#8217;allarme del Consorzio della Cipolla Bianca di Margherita DOP, con una serie di pompe si prova a facilitare il deflusso dell&#8217;acqua</em></p>
<p>Gli acquazzoni di questi ultimi giorni che si sono abbattuti su tutta la <strong>Puglia</strong> hanno causato <strong>ingenti danni agli</strong> arenili, siti a nord del centro abitato di Margherita di Savoia, già seminati a patate, cipolle e carote, hanno messo sul lastrico l&#8217;intera categoria di arenaioli.</p>
<p>A seguito di un sopralluogo effettuato, subito dopo il maltempo, dai proprietari degli appezzamenti di arenili, è stato <strong>riscontrato che quasi tutto il prodotto in coltivazione era andato distrutto</strong>.</p>
<p>Il <strong>presidente del Consorzio di Tutela e Valorizzazione della Cipolla Bianca di Margherita IGP, Giuseppe Giacomantonio</strong>, si mostra preoccupato: «A seguito del maltempo degli ultimi giorni e delle ingenti quantità di pioggia caduta in Puglia, stiamo intervenendo in queste ore, con il supporto dell&#8217;amministrazione comunale locale, per smaltire l&#8217;acqua dai campi con delle pompe, sia di privati che di ditte esterne chiamato in soccorso per l&#8217;occasione» precisa Giacomantonio.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong>La Gazzetta del Mezzogiorno</strong></p>
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		<title>Treviso PRO: miglioramento innovativo e sostenibile del radicchio</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/treviso-pro-tecnologie-resilienti-per-un-miglioramento-innovattivo-e-sostenibile-della-produzione-del-radicchio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marilena]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 07:47:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[RICERCA]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si è tenuta ieri la restituzione dei risultati del primo anno di attività di sperimentazione di Treviso PRO, progetto ideato per rispondere alle esigenze dei produttori di Radicchio di Treviso IGP e Variegato di Castelfranco [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Si è tenuta ieri la restituzione dei risultati del primo anno di attività di sperimentazione di Treviso PRO, progetto ideato per rispondere alle esigenze dei produttori di Radicchio di Treviso IGP e Variegato di Castelfranco IGP.</em></p>
<p>L&#8217;iniziativa <strong>Treviso PRO mira a generare conoscenze e soluzioni concrete per migliorare la resilienza del radicchio</strong> agli effetti del cambiamento climatico. Tra i risultati attesi vi sono la mappatura dello stato fitosanitario di semi, piante, suoli e acque, l’identificazione dei patogeni più critici, la selezione di genotipi più tolleranti a stress termici e idrici, e lo sviluppo di protocolli di difesa ecosostenibile basati su compost, tè di compost e consorzi microbici.</p>
<p>Le soluzioni saranno testate in vitro, in serra e in pieno campo, monitorando la risposta fenotipica, produttiva e qualitativa delle colture. Verranno inoltre validati modelli agronomici innovativi per il miglioramento delle performance colturali in condizioni ambientali critiche.</p>
<h4>Il progetto Treviso PRO</h4>
<p>Il progetto mira a generare conoscenze e soluzioni concrete per migliorare la resilienza del radicchio agli effetti del cambiamento climatico.<br />
Tra i risultati attesi vi sono la mappatura dello stato fitosanitario di semi, piante, suoli e acque, l’identificazione dei patogeni più critici, la selezione di genotipi più tolleranti a stress termici e idrici, e lo sviluppo di protocolli di difesa ecosostenibile basati su compost, tè di compost e consorzi microbici.<br />
Tali soluzioni saranno testate in vitro, in serra e in pieno campo, monitorando la risposta fenotipica, produttiva e qualitativa delle colture. Verranno inoltre validati modelli agronomici innovativi per il miglioramento delle performance colturali in condizioni ambientali critiche.</p>
<p>I dati climatici storici saranno integrati con quelli agronomici per pianificare strategie adattive efficaci. L’insieme delle conoscenze e tecnologie acquisite sarà trasferito al comparto orticolo tramite attività dimostrative, contribuendo a rafforzare la sostenibilità produttiva, economica e ambientale della filiera.</p>
<h4>Obiettivo del progetto</h4>
<p>Il progetto TREVISO-pro ha l’obiettivo di sviluppare, validare e trasferire soluzioni innovative per incrementare la resilienza della coltivazione del radicchio agli effetti del cambiamento climatico. Le attività prevedono il monitoraggio sanitario dei materiali di propagazione, la valutazione della resistenza varietale a stress termici e idrici, l’impiego di tecniche di biocontrollo e l’uso di sottoprodotti agroalimentari in ottica di economia circolare.</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.radicchioditreviso.it/treviso-pro/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consorzio Radicchio di Treviso IGP e Variegato di Castelfranco IGP</strong></a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/treviso-pro-tecnologie-resilienti-per-un-miglioramento-innovattivo-e-sostenibile-della-produzione-del-radicchio/">Treviso PRO: miglioramento innovativo e sostenibile del radicchio</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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		<title>Vino e riscaldamento globale: quale destino per le Denominazioni d&#8217;Origine in Europa?</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/vino-e-riscaldamento-globale-quale-destino-per-le-denominazioni-dorigine-in-europa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 11:09:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[CONSORTIUM]]></category>
		<category><![CDATA[RICERCA]]></category>
		<category><![CDATA[RICERCAIG]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Uno studio coordinato da Eurac Research e dall’Università Ca’ Foscari di Venezia ha mappato la vulnerabilità climatica delle denominazioni vinicole europee, evidenziando le regioni più a rischio e proponendo soluzioni per il loro adattamento Il [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/vino-e-riscaldamento-globale-quale-destino-per-le-denominazioni-dorigine-in-europa/">Vino e riscaldamento globale: quale destino per le Denominazioni d&#8217;Origine in Europa?</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Uno studio coordinato da Eurac Research e dall’Università Ca’ Foscari di Venezia ha mappato la vulnerabilità climatica delle denominazioni vinicole europee, evidenziando le regioni più a rischio e proponendo soluzioni per il loro adattamento</em></p>
<p>Il vino rappresenta una delle espressioni più profonde e autentiche della cultura europea, un patrimonio costruito nei secoli, tramandato di generazione in generazione. Ogni bottiglia di vino è il risultato dell’equilibrio tra tradizioni e condizioni ambientali specifiche, espresse nel concetto di terroir. Quest’ultimo rappresenta l’interazione unica tra clima, suolo, vitigni e metodi di produzione, elementi che contribuiscono a dare ai vini caratteristiche distintive e riconoscibili. In Europa, il sistema delle Indicazioni Geografiche tutela questo patrimonio e protegge la qualità e l’unicità delle produzioni vinicole regionali. Tuttavia, il cambiamento climatico sta alterando profondamente le condizioni che rendono possibile la produzione di vini dalle caratteristiche uniche. L’aumento delle temperature medie, la maggiore incidenza di eventi meteorologici estremi, come grandinate, siccità prolungate e ondate di calore, stanno incidendo significativamente sulla produzione vinicola. Le modifiche nei cicli vegetativi della vite influiscono sulla qualità e sulle caratteristiche organolettiche dei vini, spingendo i produttori a cercare nuove strategie di adattamento per non compromettere il proprio prodotto e la propria competitività sui mercati internazionali. Un recente studio ha quantificato e mappato in modo sistematico la vulnerabilità climatica di 1.085 denominazioni viticole europee, valutandone il grado di esposizione ai cambiamenti climatici, la sensibilità delle varietà coltivate e la capacità di adattamento. L’analisi ha dimostrato come un sistema di Denominazioni di Origine Protetta troppo rigido potrebbe potenzialmente costituire un ostacolo significativo all’adattamento delle produzioni vitivinicole ai nuovi scenari climatici. Diventa dunque cruciale riflettere sul sistema delle Indicazioni Geografiche e delle denominazioni per garantire maggiore flessibilità ai produttori, consentendo loro di adottare varietà più resistenti, pratiche agricole innovative e tecniche di gestione sostenibili. Senza un adeguato intervento, alcune denominazioni potrebbero rischiare di perdere la loro identità e il proprio valore economico e culturale.</p>
<blockquote><p><strong>Sebastian Candiago</strong><br />
Post-Doc presso l’Università di Bayreuth (Bayreuth, Germania), studia gli impatti dei cambiamenti globali sui paesaggi agrari tradizionali utilizzando un approccio multidisciplinare che include aspetti socio-ecologici, analisi geospaziali e l’integrazione con elementi di policy.</p>
<p><strong>Simon Tscholl</strong><br />
Post-Doc presso Eurac Research (Bolzano, Italia), studia le interazioni tra gli organismi e il clima, soprattutto nei paesaggi agricoli. A tal fine utilizza principalmente metodi di ricerca quantitativi, tra cui la modellazione di metriche climatiche, l’analisi statistica delle serie temporali e tecniche di visualizzazione spaziale.</p></blockquote>
<h4>Metodologia</h4>
<p>Lo studio ha utilizzato un approccio multidisciplinare per valutare la vulnerabilità delle denominazioni vinicole, combinando dati climatici, socioeconomici e normativi. Sono stati presi in considerazione tre indicatori principali: 1. L’esposizione al cambiamento climatico, che misura il livello di variazione delle condizioni climatiche nelle diverse regioni vinicole, analizzando temperature, precipitazioni e stress idrico. 2. La sensibilità, ovvero la misura dell’impatto che i cambiamenti climatici avranno sulle varietà ammesse nei disciplinari di produzione nelle diverse regioni, valutando quanto esse saranno compatibili con i climi futuri. 3. La capacità di adattamento, ovvero la disponibilità di risorse finanziarie, umane e naturali disponibili per mitigare gli effetti del cambiamento climatico, tenendo conto di diversi indicatori socioeconomici e biofisici. L’analisi è basata su modelli climatici avanzati e su un database che raccoglie informazioni sulle diverse denominazioni vinicole, permettendo di confrontare il livello di vulnerabilità climatica tra le diverse regioni europee.</p>
<h4>Risultati</h4>
<p>Emergono vari gruppi di regioni vinicole (Figura 1, Figura 2), con diverso grado di vulnerabilità. Il 5% delle regioni vinicole europee affronteranno gli impatti più significativi nei prossimi decenni, non solo per le condizioni climatiche, ma anche per l’insufficienza delle risorse per adattarsi. Tra queste, il Trebbiano d’Abruzzo e il Lambrusco Mantovano in Italia, e la Sierra de Salamanca in Spagna. Per altri tre gruppi di denominazioni la vulnerabilità è alta, ma non al livello del gruppo peggiore. Si tratta del 25% delle regioni vinicole europee. Queste includono ad esempio Côtes de Provence (Francia), Conegliano Valdobbiadene &#8211; Prosecco (Italia), Alentejo (Portogallo) e Rioja (Spagna) e alcune denominazioni in Italia centrale (per esempio Colli Maceratesi e Colline Teramane Montepulciano d’Abruzzo). Nei gruppi a vulnerabilità moderata o bassa rientrano le restanti regioni, tra queste Côtes d’Auvergne e Alsace in Francia, Rheinhessen in Germania, Alto Adige in Italia. Per molte denominazioni a fare la differenza sarà la capacità di adattamento: potenzialmente avranno le risorse per rilocalizzare o gestire diversamente i loro vigneti, ad esempio salendo in quota o investendo per migliorare alcune tecnologie. Questo dipenderà anche dalla possibilità di poter modificare pratiche vinicole e relativi disciplinari. Strategie come la gestione della chioma, l’uso di portinnesti più resistenti, l’irrigazione o la selezione di varietà più adatte alle nuove condizioni climatiche possono infatti mitigare gli effetti negativi del cambiamento climatico, ma la rigidità dei disciplinari di molte denominazioni potrebbe limitare la flessibilità nell’introduzione di nuove pratiche e varietà. Un esempio significativo è quello di Bordeaux, dove, per far fronte all’aumento delle temperature, sono state autorizzate nuove varietà, tra cui la Touriga Nacional, tipicamente coltivata in Portogallo, autorizzandone la sperimentazione. Tuttavia, molte di queste modifiche richiedono processi normativi e tempi di sperimentazione significativi, ed alcune regioni con alta vulnerabilità potrebbero non avere il tempo o le risorse per adeguarsi in modo efficace, rischiando così un impatto importante sulla produzione e sulla qualità del loro vino.</p>
<h4>Conclusioni</h4>
<p>Il cambiamento climatico pone una sfida senza precedenti al settore vinicolo europeo, rendendo necessario un ripensamento delle strategie di produzione e gestione del vigneto. L’adozione di strategie di adattamento dovrà coinvolgere sia gli aspetti normativi che le tecniche agricole. Uno dei punti chiave sarà la flessibilità normativa: senza una revisione delle regole che disciplinano le Denominazioni di Origine Protetta, molti produttori potrebbero trovarsi nell’impossibilità di far fronte ai cambiamenti climatici, mettendo a rischio la sopravvivenza di alcune delle più rinomate denominazioni vinicole. Parallelamente, le strategie di adattamento potranno aiutare a mitigare gli impatti del riscaldamento globale. La gestione della chioma e dell’irrigazione, e l’utilizzo di portainnesti più resistenti rappresentano alcune delle soluzioni già in fase di sperimentazione in diverse aree. In conclusione, il futuro del vino europeo dipenderà dalla capacità del settore di bilanciare il rispetto della tradizione con l’esigenza di innovazione. La collaborazione tra istituzioni, produttori e comunità scientifica sarà essenziale per garantire che il settore vitivinicolo continui a prosperare nonostante le sfide imposte dal cambiamento climatico.</p>
<blockquote><p>RIFERIMENTI RICERCA</p>
<p><strong>Titolo</strong><br />
Climate resilience of European wine regions</p>
<p><strong>Autore</strong><br />
S. Tscholl, S. Candiago, T. Marsoner, H. Fraga, C. Giupponi, L. Egarter Vigl</p>
<p><strong>Fonte</strong><br />
Tscholl, S., Candiago, S., Marsoner, T. et al. Climate resilience of European wine regions. Nat Commun 15, 6254 (2024).<br />
https://doi.org/10.1038/s41467-024-50549-w</p>
<p><strong>Abstract</strong><br />
Nel corso dei secoli, i viticoltori europei hanno sviluppato una conoscenza approfondita delle varietà di vite, dell’ambiente e delle tecniche che permettono di ottenere i migliori vini. Questa conoscenza è riflessa nel sistema delle Indicazioni Geografiche viticole, ma il cambiamento climatico sta mettendo in crisi questa relazione storica. In questo studio, viene presentata una mappatura della vulnerabilità<br />
ai cambiamenti climatici di 1.085 IG vinicole in tutta Europa proponendo soluzioni per il loro adattamento al cambiamento climatico. Nel fare ciò, vengono sviluppati una serie di indicatori biofisici e socioeconomici. I risultati indicano che le regioni vinicole dell’Europa meridionale sono tra le più colpite, con elevati livelli di vulnerabilità anche nell’Europa orientale. La vulnerabilità risulta essere influenzata dalla rigidità del sistema IG, che limita la diversità delle varietà di vite e contribuisce così ad aumentare la sensibilità<br />
ai cambiamenti climatici. Inoltre, carenze contestuali, come risorse socioeconomiche limitate, possono aggravarla ulteriormente. Costruire un settore viticolo resiliente al clima richiederà una revisione del sistema IG che consenta all’innovazione di compensare gli impatti negativi dei cambiamenti climatici.</p>
<p><strong>Bibliografia essenziale</strong><br />
1. Van Leeuwen, C. &amp; Seguin, G. The concept of terroir in viticulture. J. Wine Res. 17, 1–10 (2006).<br />
2. Van Leeuwen, C. &amp; Darriet, P. The impact of climate change on viticulture and wine quality. J. Wine Econ. 11, 150–167 (2016).<br />
3. Fraga, H. et al. Climatic suitability of Portuguese grapevine varieties and climate change adaptation. Int. J. Climatol. 36, 1–12 (2016).<br />
4. Candiago, S., Winkler, K. J., Giombini, V., Giupponi, C. &amp; Egarter Vigl, L. An ecosystem service approach to the study of vineyard landscapes in the context of climate change: a review. Sustain Sci. 18, 1–17 (2022).<br />
5. Hannah, L. et al. Climate change, wine, and conservation. Proc. Natl. Acad. Sci. 110, 6907–6912 (2013).<br />
6. Tscholl, S., Tasser, E., Ulrike, T. &amp; Egarter Vigl, L. Coupling solar radiation and cloud cover data for enhanced temperature predictions over topographically complex mountain terrain. Int. J. Climatol. 42, 4684–4699 (2021).<br />
7. Van Leeuwen, C. et al. Climate change impacts and adaptations of wine production. Nat. Rev. Earth Environ 5, 258–275 (2024).<br />
8. Candiago, S., Tscholl, S., Bassani, L., Fraga, H. &amp; Egarter Vigl, L. A geospatial inventory of regulatory information for wine protected designations of origin in Europe. Sci. Data 9, 394 (2022).<br />
9. Wolkovich, E. M., Cortázar-Atauri, I. G., de, Morales-Castilla, I., Nicholas, K. A. &amp; Lacombe, T. From Pinot to Xinomavro in the world’s future wine-growing regions. Nat. Clim. Change 8, 29–37 (2018).<br />
10. Tonietto, J. &amp; Carbonneau, A. A multicriteria climatic classification system for grape-growing regions worldwide. Agr. For. Meteorol. 124, 81–97 (2004).</p></blockquote>
<p><em>A cura della redazione</em></p>
<p>Fonte: <a href="https://www.qualivita.it/pubblicazioni/consortium-2026-01/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consortium 2026 n°01</strong></a></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/05/Consortium-30_Vino-e-riscaldamento-globale_Candiago-Tscholl.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></p>
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