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	<title>big data &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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	<description>DOP IGP STG :: Prodotti agroalimentari e vitivinicoli IG</description>
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		<title>XXIII Rapporto Ismea-Qualivita: Dop economy da 20,7 miliardi e +25% dal 2020</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/xxiii-rapporto-ismea-qualivita-dop-economy-da-207-miliardi-e-25-dal-2020/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Feb 2026 11:01:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[#RAPPORTODOPIGP2023]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Presentato il XXIII Rapporto Ismea-Qualivita sui prodotti italiani DOP IGP STG e le bevande spiritose IG: l&#8217;export supera i 12 miliardi €, record sia per cibo che per vino Continua il trend positivo della Dop [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Presentato il XXIII Rapporto Ismea-Qualivita sui prodotti italiani DOP IGP STG e le bevande spiritose IG: l&#8217;export supera i 12 miliardi €, record sia per cibo che per vino</em></p>
<p>Continua il trend positivo della Dop economy italiana: secondo l’analisi del XXIII Rapporto Ismea-Qualivita il settore raggiunge 20,7 miliardi € di valore alla produzione nel 2024 (+3,5% su base annua), registrando una crescita del +25% rispetto al 2020 e contribuendo per il 19% al fatturato complessivo dell’agroalimentare nazionale. Prosegue per il quarto anno con­secutivo l’aumento del comparto del cibo che con un +7,7% supera i 9,6 miliar­di €, mentre il vino imbottigliato si conferma stabile a 11,0 miliardi. Ottimi i ri­sultati dell’export dei prodotti DOP IGP, che nel 2024 raggiunge i 12,3 miliardi € (+8,2%) grazie al “doppio record” del settore cibo (per la prima volta sopra i 5 miliardi) e del settore vino (prima volta oltre 7 miliardi). Cresce nell’anno an­che il numero di Consorzi di tutela autorizzati dal Ministero dell’agricoltura: 328 realtà attive in tutta Italia che coordinano il lavoro di 184.000 operatori dei comparti cibo, vino e bevande spiritose generando lavoro per oltre 864.00 occupati.</p>
<p><strong>Intro metodologica</strong></p>
<p>Il Rapporto Ismea-Qualivita dal 2003 offre ogni anno un quadro dettaglia­to del settore italiano del cibo e del vino a Indicazione Geografica, con dati produttivi ed economici, analisi sulle ricadute territoriali, sulle evoluzioni nel mercato nazionale ed estero. Il Rapporto, unico studio in Europa sull’im­patto economico delle Indicazioni Geografiche a livello nazionale, è frutto dell’integrazione delle competenze sviluppate da Ismea e dall’Osservato­rio Qualivita. Il lavoro si basa sulla raccolta di dati attraverso indagini di­rette presso gli operatori del settore (Consorzi di tutela, Associazioni dei produttori e Organismi di controllo), fonti istituzionali (ICQRF, Istat, Inps, Commissione UE) e altri enti (NielsenIQ). I dati raccolti vengono controllati, normalizzati e inseriti nelle banche dati Ismea e Qualivita, integrando le se rie storiche relative al settore, prima di essere sottoposti alle elaborazioni.</p>
<p><strong>Export DOP IGP</strong></p>
<p>Le esportazioni del comparto DOP IGP raggiungono 12,3 miliardi €, in crescita del +8,2% sul 2023 e del +24% rispet­to al 2020. Crescita più consistente per il settore cibo che sale a 5,15 miliardi € (+12,7% in un anno), evidenziando un incremento a doppia cifra per formaggi, ortofrutticoli e cereali, oli di oliva. Bene anche il vino che con un +5,2% su base annua raggiunge 7,19 miliardi €, rappresentando l’88% dell’export vinicolo italiano. Complessivamente, per cibo e vino, l’export cresce sia nei Paesi UE (+5,9%) che nei Paesi Extra-UE (+10,4%), con gli USA primo mercato di destinazione con oltre un quinto (22%) delle esportazioni italiane DOP IGP. Un focus realizzato con Origin Italia evi­denzia che, a ottobre 2025, il 48% delle filiere avverte gli effetti negativi dei dazi statunitensi e il 61% dei Consorzi ha avviato strategie di diversificazione dei mercati, seb­bene solo uno su tre preveda un impatto significativo dei dazi nel lungo periodo.</p>
<p><strong>Filiera produttiva</strong></p>
<p>Alla base delle filiere DOP IGP vi sono 183.823 operatori (175.358 produttori e 31.724 trasformatori) in calo del -5,6% sul 2023. L’elaborazione dei dati Inps sui rapporti di lavoro nella fase agricola e di trasformazione mostra, in­vece, per il 2024 una stima di 864.441 occupati nel setto­re IG, pari al +1,6% sul 2023. Un inedito approfondimen­to dell’Istat sulle aziende della Dop economy in Italia, delinea un sistema produttivo guidato da imprenditori più giovani della media, con maggiore formazione spe­cialistica, propensione all’innovazione e alla multifun­zionalità: fattori che si traducono in risultati economici migliori, con una produzione standard media superiore di oltre tre volte rispetto al complesso delle aziende agri­cole nazionali.</p>
<p><strong>Cibo DOP IGP STG</strong></p>
<p>L’agroalimentare DOP IGP STG nel 2024 cresce per il quarto anno di fila, con un valore alla produzione di 9,64 miliardi € (+7,7% in un anno e +48% dal 2014) e un fatturato al consumo finale di 18,57 miliardi €. I primi 10 prodotti per valore (<strong>Figura 2</strong>) mostra no un andamento molto variegato fra le varie IG, come avvenuto comples­sivamente nel settore. Si mantiene piuttosto stabile il valore alla produzione per i prodotti di panetteria e pa­sticceria (+0,7%) e per i prodotti a base di carne (-0,9%), a fronte della crescita, in certi casi anche a doppia cifra, di tutte le altre categorie: formaggi (+10,5%), ortofrutticoli (+6,0%), aceti balsamici (+7,9%), paste alimentari (+11%), oli di oliva (+46,9%) e carni fresche (+4,3%). L’export su­pera per la prima volta i 5 miliardi € (+12,7% su base an­nua +91% dal 2014) con un incremento del +9,4% in UE e del +17,8% Extra-UE. Il sistema conta 86.346 operatori, 597mila occupati (+2,0%), 189 Consorzi di tutela autoriz­zati dal Masaf e 36 Organismi di controllo.</p>
<p><strong>Vino DOP IGP</strong></p>
<p>Dopo la battuta d’arresto del 2023, il settore del vino DOP e IGP torna a mostrarsi stabile nel 2024, sia per pro­duzione sia per valore, mentre le esportazioni riprendo­no a crescere , come evidenziano anche i dati relativi ai primi dieci pro dotti per valore (<strong>Figura 3</strong>). Il valore del vino imbottigliato raggiunge 11,04 miliardi €, con anda­menti eterogenei tra aree e denominazioni: tra le prime dieci DOP e IGP, cinque registrano un aumento e cinque un calo su base annua, mentre a livello territoriale nove regioni su venti hanno variazione positiva. L’export del vino IG per la prima volta supera 7 miliardi € (+5,2% in un anno e + 66% dal 2014) rappresentando l’88% dell’export complessivo vinicolo italiano. La filiera conta 97.236 ope­ratori, 331mila occupati (-0,6%), 138 Consorzi di tutela autorizzati dal Masaf e 12 Organismi di controllo.</p>
<p><strong>Bevande spiritose IG</strong></p>
<p>Con il nuovo Regolamento UE 2024/1143 sulle Indicazioni Geografiche, le bevande spiritose entrano a far parte del medesimo impianto normativo che disciplina le DOP e IGP dei settori agroalimentare e vitivinicolo. Alla luce di questa importante novità, l’Osservatorio Ismea-Qualivita ha, per il primo anno, realizzato la fotografia del comparto.</p>
<p>Le Bevande spiritose IG comprendono 36 Indicazioni Geografiche, di cui 2 a carattere nazionale (Grappa IG e Brandy Italiano IG) e 34 distribuite in 11 regioni. La re­gione con il maggior numero di denominazioni è il Tren­tino-Alto Adige (18 IG), seguita da Friuli Venezia Giulia e Piemonte (6 IG ciascuna). Un sistema produttivo che, composto da 241 operatori e 7.346 occupati, ha prodotto complessivamente circa 152.000 ettolitri idrati nel 2024. Inoltre, il 28 ottobre 2025 è stato riconosciuto dal Masaf il primo Consorzio di tutela delle bevande spiritose: il Consorzio nazionale per la tutela della Grappa.</p>
<p><strong>GDO italiana</strong></p>
<p>Nel 2024 la spesa per i prodotti DOP IGP nella GDO italia­na è cresciuta del +1,1% ed è pari a 6,2 miliardi €, di cui 4,3 miliardi € in prodotti alimentari (+1,2%) e 1,9 miliardi € in vino (+0,9%). La dinamica delle DOP IGP è migliore dei pro­dotti generici nei comparti più rilevanti, come ad esempio formaggi (+1% DOP IGP, stabili generici), prodotti a base di carne (+1,3% DOP IGP, -0,4% generici) e vino (+0,9% DOP IGP, +0,1% generici). Sono ancora i discount il canale con i più alti tassi di crescita (+1,9%) mentre a livello territoriale il Sud è l’area con l’incremento maggiore (+4,7%). Nei primi nove mesi del 2025, la spesa degli italiani per DOP IGP nella GDO continua ad aumentare con un +1,0% su base annua, di cui +1,2% per i prodotti alimentari e +0,3% per il vino.</p>
<p><strong>Impatti territoriali</strong></p>
<p>Il Rapporto Ismea-Qualivita riporta ogni anno un’analisi economica territoriale, attraverso l’elaborazione di indicatori di impatto stimati secondo una metodologia che con­sidera, per ogni denominazione, il valore alla produ zione, l’areale di riferimento, il numero di operatori per provincia (settore cibo) e il dato relativo alla superficie vitata per pro­vincia (settore vino). Osservare l’effetto della Dop economy nei territori italia ni è un’operazione particolarmente em­blematica: non si gnifica semplicemente calcolare il ritorno economico di un settore produttivo, ma misurare il valore che “appar tiene” a quei territori, frutto di filiere non delo­calizzabili, espressione di un patrimonio collettivo e di un insieme di fattori ambientali, storici e culturali.</p>
<p>Il 2024 si conferma un anno di crescita diffusa e capillare per la Dop economy regionale che mostra valori più alti rispetto al 2023 in quattordici regioni italiane su venti. Anche a livello provinciale i dati evidenziano una crescita in valore per due province su tre (65%), con oltre una pro­vincia su quattro (26%) che mette a segno un incremento a doppia cifra.</p>
<p>Le quattro regioni del Nord-Est si confermano “motore pulsante” dalla Dop economy nazionale, con un valo­re di 11,24 miliardi € (+2,8% sul 2023) che rappresenta il 54% del settore nazionale delle DOP IGP: cresce il Vene­to (+2,2%), che sfiora i 5 miliardi di fatturato alla produ­zione (4,94 mld €), insieme a Emilia-Romagna (+3,0%) e Fiuli Venezia Giulia (+8,1%), mentre arretra leggermente il Trentino-Alto Adige (-0,9%).</p>
<p>Molto bene nel complesso il Nord-Ovest (+7,1%) in cui la Dop economy vale 4,58 miliardi €, trainato per il secondo anno di fila dalla Lombardia, che raggiunge i 2,9 miliardi € e con il +13,1% registra una crescita per il quarto anno consecutivo; frena il Piemonte (-2,8%), mentre registrano un incremento rispetto al 2023 sia la Liguria (+18,8%), sia la Valle d’Aosta (+3,5%).</p>
<p>L’area Sud e Isole raggiunge complessivamente 3,16 mi­liardi €, con un aumento del +3,4% su base annua. Trai­nano la Campania (+3,1%), la Puglia (+12,2%) e la Sicilia (+4,0%), in un contesto positivo anche per Abruzzo (+4,1%) e Calabria (+8,2%). Segnali flessivi arrivano invece dalla Sardegna (-6,5%) e dal Molise (-17%).</p>
<p>Il Centro, dopo il calo del 2023, cede un ulteriore 0,9%, malgrado il lieve recupero della Toscana (+0,5%) e la cre­scita dell’Umbria (+3,4%).</p>
<p>Fra le prime venti province per valore, i risultati migliori del 2024 in termini assoluti sono quelli di Mantova (+121 mln €), Modena (+65 mln €), Treviso (+64 mln €) e Brescia (+63 mln €). In calo, rispetto al 2023, Parma (-4,3%), Vero­na (-2,0%), Cuneo (-3,4%), Trento (-4,7%) e Caserta (-3,8%).</p>
<p><strong>Regioni – impatto economico DOP IGP</strong></p>
<p>Come riportato nella <strong>Tabella 1 </strong>il Veneto (4,94 mld €) e l’E­milia-Romagna (3,99 mld €) si confermano prime regio­ni per valore economico, seguite dalla Lombardia (2,90 mld €), che cresce per il quarto anno consecutivo, e dal Piemonte (1,56 mld €). Seguono la Toscana (1,33 mld €) e le altre due regioni del “Nord-Est”: Friuli Venezia Giulia (1,30 mld €) e Trentino-Alto Adige (1,01 mld €). La ripar­tizione “Sud e Isole” è trainata dalla crescita di Campania (+3,1%), Puglia (+12,2%) e Sicilia (+4,0%). In tutto 14 regio­ni segnano un incremento della Dop economy sul 2023.</p>
<p><strong>Province – impatto economico DOP IGP</strong></p>
<p>I dati sulle province riportati nella <strong>Tabella 2 </strong>mostrano Treviso (2,26 mld €) in testa, seguita da Parma (1,61 mld €), Verona (1,40 mld €) e Brescia (1,03 mld €) che supera il mi­liardo di euro. Vicina a questa soglia anche Cuneo (923 mln €). Fra le prime dieci province bene anche Modena (+8,4%), Udine (+8,2%), Reggio Emilia (+8,0%) e Mantova (+20,9%), che supera Siena, sostanzialmente stabile rispetto al 2023 (-0,1%). Tra le prime dieci province per valore del cibo e del vino, sono rappresentate 12 regioni italiane.</p>
<p><em>A cura della redazione</em></p>
<div class="entry-content">
<p>Fonte: <a href="https://www.qualivita.it/pubblicazioni/consortium-2025-04" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consortium 29 / N° 04/2025</strong></a></p>
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>I big data cambiano l&#8217;agricoltura ma costano troppo</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/i-big-data-cambiano-lagricoltura-ma-costano-troppo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Jun 2025 07:42:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura di precisione]]></category>
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		<category><![CDATA[Innovazione digitale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Big data e intelligenza artificiale in agricoltura: opportunità strategiche ma costi elevati frenano l’innovazione digitale in Europa L&#8217;uso delle nuove tecnologie dell&#8217;informazione e comunicazione, &#8220;big data&#8221; e intelligenza artificiale, sta diventando sempre più importante anche [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Big data e intelligenza artificiale in agricoltura: opportunità strategiche ma costi elevati frenano l’innovazione digitale in Europa</em></p>
<p>L&#8217;uso delle <strong>nuove tecnologie dell&#8217;informazione e comunicazione</strong>, &#8220;big data&#8221; e intelligenza artificiale, sta diventando sempre più importante anche per le imprese agricole. Di fronte all&#8217;aumento dell&#8217;incertezza e volatilità dei mercati, alle crisi climatica e geopolitica l&#8217;<a href="https://www.qualivita.it/news/strategie-di-digitalizzazione-nel-sistema-agroalimentare-il-caso-del-parmigiano-reggiano-dop/" target="_blank" rel="noopener">accesso rapido alle informazioni diventa un fattore di produzione fondamentale</a>.</p>
<p>Spesso però <strong>questo accesso è a pagamento</strong>: migliorarlo e, laddove possibile, renderlo pubblico dovrebbe essere una priorità della politica UE per tutelare le imprese agricole nel nuovo scenario. È questo, in sintesi, il <strong>messaggio contenuto in uno studio svolto da <a href="https://www.areteagrifood.com/" target="_blank" rel="noopener">Areté</a></strong>, società di consulenza italiana specializzata nell&#8217;agribusiness, per la Commissione UE sulle tecnologie dell&#8217;informazione e comunicazione applicate all&#8217;agroalimentare.</p>
<p>Si tratta del primo (e finora unico) studio ad ampio raggio sul potenziale delle tecnologie Icts, dei &#8220;<a href="https://www.qualivita.it/argomento/big-data/" target="_blank" rel="noopener"><strong>big data</strong></a>&#8221; e dell&#8217;<a href="https://www.qualivita.it/news/identificare-labbandono-degli-oliveti-con-dati-satellitari-e-intelligenza-artificiale/" target="_blank" rel="noopener"><strong>intelligenza artificiale</strong></a> per migliorare l&#8217;attuale sistema informativo Ue sui mercati agroalimentari. Condotto con la collaborazione di S&amp;P Global Commodity Insights, Ecorys, Università di Wageningen e Cogea, ha coperto i 27 Paesi dell&#8217;Ue più Usa, Canada, Australia e Regno Unito, con l&#8217;obiettivo di individuare i sistemi con le maggiori potenzialità &#8220;<em>nell&#8217;ottica della costruzione di un sistema a servizio dell&#8217;Unione e dei suoi operatori</em>&#8220;.</p>
<p>Oltre a Eurostat (l&#8217;ufficio statistico dell&#8217;Unione europea), la Commissione Ue fornisce dati sul settore agroalimentare e mercati collegati tramite il sito Agri-food data portal e una serie di osservatori su specifici mercati. Questi sistemi sono pubblici, e il 90% degli utenti considera complessivamente affidabili i dati gestiti dalla Commissione Ue, anche se non sempre aggiornati con la necessaria frequenza e velocità.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.ilsole24ore.com/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Il Sole 24 Ore</strong></a></p>
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		<title>La Dop economy vale 20 miliardi, in crescita del +0,2% con 850.000 occupati</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/la-dop-economy-vale-20-miliardi-in-crescita-del-02-con-850-000-occupati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jan 2025 11:39:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[#RAPPORTODOPIGP2023]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il XXII Rapporto Ismea-Qualivita descrive il settore dei prodotti DOP IGP con valori in crescita per quasi tutte le filiere La Dop economy italiana, malgrado le varie criticità del sistema produttivo agricolo e dei mercati, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/la-dop-economy-vale-20-miliardi-in-crescita-del-02-con-850-000-occupati/">La Dop economy vale 20 miliardi, in crescita del +0,2% con 850.000 occupati</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il XXII Rapporto Ismea-Qualivita descrive il settore dei prodotti DOP IGP con valori in crescita per quasi tutte le filiere</em></p>
<p>La Dop economy italiana, malgrado le varie criticità del sistema produttivo agricolo e dei mercati, si mostra in buona salute. I dati del <a href="https://www.qualivita.it/rapporto-ismea-qualivita-2024/" target="_blank" rel="noopener">XXII Rapporto Ismea-Qualivita</a> descrivono un <strong>settore da 20,2 miliardi €</strong> di valore alla produzione nel 2023 (+0,2% su base annua), per una crescita del +52% in dieci anni e un contributo del 19% al fatturato complessivo dell’agroalimentare italiano.</p>
<p>Cresce del +3,5% il comparto del cibo che supera per la prima volta i 9 miliardi €, mentre il vino imbottigliato frena sia come quantità (-0,7%) che come valore (-2,3%) e si attesta su 11 miliardi €. Bene l’export, con i prodotti DOP IGP leva del made in Italy nel mondo, che conferma un valore di 11,6 miliardi € con trend positivo nei Paesi UE. Il sistema della Dop economy italiana si fonda su 317 Consorzi di tutela autorizzati dal Ministero dell’agricoltura che coordinano il lavoro di oltre 194.000 imprese delle filiere cibo e vino capaci di generare lavoro per quasi 850.000 occupati (Figura 1).</p>
<p>[&#8230;]</p>
<blockquote><p><strong>Titolo</strong><br />
<em>Rapporto Ismea-Qualivita 2023</em><br />
<strong>Fonte</strong><br />
<em>Fondazione Qualivita</em></p></blockquote>
<p><em>A cura della redazione</em></p>
<p>Fonte: <strong>Consortium 2024_04</strong></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2025/01/Consortium25_rapportoismea-qualivita.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/la-dop-economy-vale-20-miliardi-in-crescita-del-02-con-850-000-occupati/">La Dop economy vale 20 miliardi, in crescita del +0,2% con 850.000 occupati</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Distretti agroalimentari motore dell&#8217;agri-food</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/distretti-agroalimentari-motore-dellagri-food/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Burroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Feb 2024 08:33:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
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		<guid isPermaLink="false">https://www.qualivita.it/?p=450619</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il Monitor di Intesa Sanpaolo rivela le performance dei principali comparti del Made in Italy Export a quota 19,7 mld (+6% ) nei primi 9 mesi del 2023 Cresce nei primi nove mesi del 2023 [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/distretti-agroalimentari-motore-dellagri-food/">Distretti agroalimentari motore dell&#8217;agri-food</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<header>
<p class="article__subtitle"><em>Il Monitor di Intesa Sanpaolo rivela le performance dei principali comparti del Made in Italy</em></p>
<p class="article__subtitle"><em>Export a quota 19,7 mld (+6% ) nei primi 9 mesi del 2023</em></p>
<p>Cresce nei primi nove mesi del 2023 l&#8217;export dei distretti agroalimentari italiani e arriva a 19,7 miliardi di euro (+4,5%). A rivelarlo è il <strong>Monitor dei distretti agro-alimentari italiani</strong> al 30 settembre 2023 di Intesa Sanpaolo; l&#8217;andamento è in linea con il trend dell&#8217;agro-alimentare italiano, di cui i 51 distretti monitorati dalla Direzione studi e ricerche della banca rappresentano il 43% in termini di export.</p>
<p>Più in generale, la totalità dei distretti agroalimentari italiani segna una crescita del 6% nei primi nove mesi dell&#8217;anno. Se si guarda nel dettaglio, la filiera del vino continua a essere prima per valori esportati, con oltre 4,8 miliardi di euro, anche se è in leggera flessione (-1%); nel settore, a pesare è il calo della domanda in Usa e Canada.</p>
<p>Tra i principali distretti, spicca il Prosecco di <strong>Conegliano Valdobbiadene</strong> (+3,7%), mentre sono in flessione i vini di <strong>Langhe</strong>, <strong>Roero</strong> e <strong>Monferrato</strong> (-3,5%), quelli del <strong>veronese</strong> (-2,8%), e dei <strong>Colli</strong> <strong>fiorentini</strong> e <strong>senesi</strong> (-7,1%).</p>
<p>I distretti agricoli (commodity) superano i 2,8 miliardi di euro di export, ma chiudono in leggero calo i primi nove mesi del 2023 (-0,7%), a causa di eventi climatici avversi e agenti patogeni.</p>
<p>In Romagna il distretto dell&#8217;ortofrutta risente degli effetti dell&#8217;alluvione, ma tiene (+0,7%), mentre quello barese è in flessione (-12,1%). In calo anche le<strong> mele dell&#8217;Alto Adige</strong> (-6,7%).</p>
<p>Vanno meglio, invece, l&#8217;ortofrutta dell&#8217;Agro pontino (+12,3%), l&#8217;agricoltura della Sicilia sud-orientale,<strong> Pomodoro di</strong> <strong>Pachino IGP</strong> incluso (+37,8%), e il comparto agricolo dell&#8217;ortofrutta e conserve del foggiano (+43,8%). In crescita, rispetto all&#8217;anno precedente, la filiera della pasta e dolci, che sfiora i 3,4 miliardi di euro (+7,1%), anche se il trend non è omogeneo.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong>Italia Oggi</strong></p>
</header>
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		<title>Calo consumi e crisi export, l’enoturismo può salvare la wine industry?</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/calo-consumi-e-crisi-export-lenoturismo-puo-salvare-la-wine-industry/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Burroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Feb 2024 08:55:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[big data]]></category>
		<category><![CDATA[consumatore]]></category>
		<category><![CDATA[enoturismo]]></category>
		<category><![CDATA[EXPORT]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo DOP]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo Enogastronomico]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In Spagna si fa leva sulla promozione del vino come bene culturale, spingendo per campagne di marketing rivolte ai visitatori stranieri Da una parte un generalizzato calo dei consumi a livello mondiale, dettato da ragioni [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>In Spagna si fa leva sulla promozione del vino come bene culturale, spingendo per campagne di marketing rivolte ai visitatori stranieri</em></p>
<p>Da una parte un generalizzato calo dei <strong>consumi</strong> a livello mondiale, dettato da ragioni salutistiche e generazionali, dall’altra una crisi economica congiunturale che impatta fortemente sull’<strong>export:</strong> di fronte a questo complicato momento storico, <strong>l’enoturismo</strong> può rappresentare un’ancora di salvezza per la wine industry?.</p>
<p>La riflessione arriva dalla Spagna, dove le associazioni di categoria spingono per la promozione del vino come bene culturale, facendo pressione affinché vengano attuati investimenti pubblici in <strong>marketing</strong>, in particolare rivolti all’estero, per mostrare le peculiarità del vino spagnolo e le <strong>esperienze</strong> offerte dalle cantine.</p>
<p>I dati (dicembre 2023) rivelano una<strong> tendenza preoccupante</strong> per l’industria del vino in Spagna: l’<strong>Organizzazione Interprofessionale Spagnola del Vino</strong> ha registrato un magro aumento dello 0,5% su base annua nel consumo interno.</p>
<p>Ancora più allarmante, le esportazioni al di <strong>fuori dell’Unione Europea</strong> sono <strong>crollate del 31%</strong> sul 2022. Un calo che, come è noto, non riguarda solo la Spagna ma è un fenomeno globale, a testimonianza che sono tempi difficili per i produttori di vino di tutto il mondo.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <a href="https://winenews.it/it/calo-dei-consumi-e-crisi-dellexport-lenoturismo-puo-essere-la-salvezza-per-la-wine-industry_517849/?utm_source=newsletter&amp;utm_medium=email&amp;utm_campaign=winenews-1&amp;utm_content=la-prima" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>WineNews.it</strong></a></p>
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		<title>Vino, in un anno crollano volumi e ricavi nel mercato mondiale</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/vino-in-un-anno-crollano-volumi-e-ricavi-nel-mercato-mondiale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Burroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Feb 2024 08:19:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[big data]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[EXPORT]]></category>
		<category><![CDATA[GDO]]></category>
		<category><![CDATA[inflazione]]></category>
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		<category><![CDATA[vino]]></category>
		<category><![CDATA[volumi produttivi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Report Oemv (tra settembre 2022 e settembre 2023): Italia leader in volume, la Francia prima in valore e con prezzi che si sono alzati Una discesa che sembra non conoscere freno e con un 2024, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Report Oemv (tra settembre 2022 e settembre 2023): Italia leader in volume, la Francia prima in valore e con prezzi che si sono alzati</em></p>
<p>Una discesa che sembra non conoscere freno e con un 2024, da affrontare, che non promette, al momento, di sognare in grande.</p>
<p>Il commercio internazionale del vino fa fatica, sia in valore, ad eccezione della Francia che, però, ha alzato notevolmente i <strong>prezzi</strong>, che in <strong>volumi</strong>, con un 2023 complicato, e una progressione in negativo che fa riflettere.</p>
<p>Paesi come <strong>Francia</strong> e <strong>Italia</strong> tutto sommato, va detto, <strong>reggono il colpo</strong>, e ci sono anche dei dati interessanti che lasciano ben sperare, come, ad esempio, la crescita della spumantistica del Belpaese. Ma i fasti degli anni d’oro del mercato enoico, a livello generale, sono lontani.</p>
<p>Come conferma l’<a href="https://oemv.es/principales-exportadores-mundiales-de-vino-septiembre-2023" target="_blank" rel="nofollow noopener">Oemv &#8211; Observatorio Español del Mercado del Vino</a>, il commercio mondiale di vino è sceso del 2,1% in termini di valore su base annua fino a settembre 2023, toccando quota <strong>36,5 miliardi di euro</strong>; giù anche <strong>l’export</strong> (-7,2%) che va sotto la “soglia psicologica” dei 10 miliardi di litri (9,9 miliardi), non succedeva dal 2014.</p>
<p>Una performance che ha trovato nel settembre il suo punto più basso, nonostante<strong> l’aumento dei prezzi</strong> (+5,4%, +18 centesimi la media mondiale) con una media di 3,67 euro al litro (solo lo sfuso è calato) che hanno permesso di restare a galla in termini di valore.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <a href="https://winenews.it/it/in-un-anno-il-mercato-del-vino-mondiale-ha-perso-802-milioni-di-euro-e-crollano-i-volumi_517031/?utm_source=newsletter&amp;utm_medium=email&amp;utm_campaign=winenews-1&amp;utm_content=la-prima" target="_blank" rel="noopener"><strong>Winenews.it</strong></a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/vino-in-un-anno-crollano-volumi-e-ricavi-nel-mercato-mondiale/">Vino, in un anno crollano volumi e ricavi nel mercato mondiale</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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		<title>Dop economy prima volta sopra 20 miliardi, in crescita del +6,4% con 890.000 occupati</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/dop-economy-prima-volta-sopra-20-miliardi-in-crescita-del-64-con-890-000-occupati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Burroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jan 2024 17:08:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[#RAPPORTODOPIGP2023]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[big data]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[EXPORT]]></category>
		<category><![CDATA[GDO]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[malattie]]></category>
		<category><![CDATA[RICERCA]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il XXI Rapporto Ismea-Qualivita descrive il settore dei prodotti DOP IGP con valori in crescita per quasi tutte le filiere Il settore delle DOP e IGP, rileva il Rapporto Ismea-Qualivita 2023, vola oltre la soglia [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/dop-economy-prima-volta-sopra-20-miliardi-in-crescita-del-64-con-890-000-occupati/">Dop economy prima volta sopra 20 miliardi, in crescita del +6,4% con 890.000 occupati</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il XXI Rapporto Ismea-Qualivita descrive il settore dei prodotti DOP IGP con valori in crescita per quasi tutte le filiere</em></p>
<p>Il settore delle DOP e IGP, rileva il <a href="https://www.qualivita.it/rapporto-ismea-qualivita-2023/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Rapporto Ismea-Qualivita 2023</strong></a>, vola oltre la soglia dei 20 miliardi € di valore alla produzione nel 2022 (+6,4% su base annua) assicurando un contributo del 20% al fatturato complessivo dell’agroalimentare italiano. Una crescita in continua progressione che fa segnare un valore quadruplicato in 20 anni, dai 5 miliardi del settore nel 2003 ai 20 miliardi del 2023 (Fig. 1).</p>
<p>Il comparto <strong>cibo</strong> sfiora i <strong>9</strong> <strong>miliardi</strong> € (+9%), mentre quello <strong>vitivinicolo</strong> supera gli <strong>11 miliardi</strong> € (+5%). Risultati importanti, seppure in parte condizionati dalla spinta inflattiva, che testimoniano la grande solidità della Dop economy nazionale: un sistema organizzato, che conta 296 Consorzi di tutela autorizzati dal Ministero dell’agricoltura e oltre 195.000 imprese delle filiere cibo e vino, con un numero di rapporti di lavoro stimati per la prima volta in 890.000, 580.000unità nella fase agricola e 310.000 nella fase di trasformazione.</p>
<p>Di seguito sono illustrati alcuni dei principali risultati presenti nel Rapporto, organizzati secondo brevi paragrafi descrittivi. In calce all’articolo sono riportati i riferimenti per consultare la pubblicazione completa.</p>
<p><strong>Intro metodologica</strong></p>
<p>Il Rapporto Ismea-Qualivita dal 2003 offre ogni anno un’analisi dettagliata del settore italiano del cibo e del vino a Indicazione Geografica, con dati produttivi ed economici, analisi sulle ricadute territoriali, sulle evoluzioni nel mercato nazionale ed estero.</p>
<p>Il Rapporto, unico studio in Europa sull’impatto economico delle Indicazioni Geografiche a livello nazionale, è frutto dell’integrazione delle competenze sviluppate da ISMEA e dall’Osservatorio Qualivita e si basa sulla raccolta, l’analisi e l’elaborazione dei dati rilevati con indagini dirette presso fonti istituzionali e operatori del settore.</p>
<p><strong>Export DOP IGP</strong></p>
<p>Il rapporto evidenzia un balzo in avanti dell’export che nel 2022, grazie al contributo delle due componenti cibo e vino, raggiunge quota 11,6 miliardi € (+8% sul 2021), rappresentando il 19% del giro d’affari all’estero dell’agroalimentare nazionale. La filiera del cibo realizza 4,7 miliardi € di fatturato evidenziando un +6% in un anno e un +66% nel decennio, per effetto soprattutto del recupero dei mercati Extra-UE (+10%).</p>
<p>Il comparto vino sfiora i 7 miliardi €, registrando una progressione del +10% sul 2021 e +80% rispetto al 2012 (+116% considerando solo i vini DOP). Le DOP e IGP vinicole rappresentano a valore quasi il 90% delle esportazioni delle cantine italiane.</p>
<p><strong>Impatto sull’occupazione</strong></p>
<p>Il XXI Rapporto Ismea-Qualivita fotografa per la prima volta l’impatto sull’occupazione del settore delle Indicazioni Geografiche italiane, con un numero di rapporti di lavoro stimati in 890.000, suddivisi come descritto di seguito.</p>
<p><em>Fase agricola</em>. Nel settore agricolo si stima un numero di rapporti di lavoro dipendente a tempo determinato pari a 430.000 (di cui 211.000 nel vino e 219.000 nel cibo) e a 50.000 a tempo indeterminato (di cui 20.000 nel vino e 30.000 nel cibo), a cui vanno aggiunti poco meno di 100.000 lavoratori autonomi, tra imprenditori agricoli e coltivatori diretti.</p>
<p><em>Fase industriale.</em> Nella fase industriale il sistema IG genera oltre 250.000 rapporti di lavoro a tempo indeterminato (di cui 210.000 nel cibo e 43.000 nel vino) e circa 60.000 rapporti a tempo determinato o stagionali (di cui 45.000 nel cibo e 15.000 nel vino). Da considerare, nella valutazione complessiva, che i dati si riferiscono al numero di rapporti di lavoro, che è superiore al numero effettivo di lavoratori dipendenti, a causa della possibilità per un lavoratore di avere contratti con più aziende.</p>
<p><strong>Cibo DOP IGP STG</strong></p>
<p>Nel 2022 il comparto del cibo DOP IGP sfiora i 9 miliardi € di valore all’origine (+9% la crescita annua, +33% il trend in dieci anni) per un fatturato al consumo finale che supera i 17 miliardi € (+6%). Numeri record che testimoniano l’impegno di 85.584 operatori, 550.000 occupati, 168 Consorzi di tutela autorizzati dal Masaf e 41 Organismi di controllo. L’export del comparto raggiunge 4,6 miliardi € ( +6% su base annua e +66% sul 2012), grazie soprattutto al recupero dei mercati Extra-UE (+10%).</p>
<p><strong>Vino DOP IGP</strong></p>
<p>La produzione di vino imbottigliato DOP IGP, dopo il forte balzo nel 2021, si attesta a 26 milioni di ettolitri nel 2022, in ridimensionamento sull’anno precedente (-4%). I dati in valore indicano invece, sulla base delle stime aggiornate, una crescita per l’imbottigliato (+5% a 11 miliardi €) e per lo sfuso (+13% a 4 miliardi €). Tra le prime 10 denominazioni per valore ben 9 fanno registrare una crescita rispetto al 2021.</p>
<p>Risultati frutto dell’impegno quotidiano di 109.823 operatori che danno lavoro a oltre 340.000 persone, grazie anche al coordinamento di 128 Consorzi di tutela autorizzati dal Masaf e seguiti dall’attività di 12 Organismi di controllo. A fronte di volumi esportati simili al 2021, gli introiti crescono del +10%, arrivando a sfiorare i 7 miliardi € nel 2022, per un trend del +80% rispetto al 2012 e risultati positivi soprattutto per i vini DOP (+12%) e in particolare per gli spumanti (+21%).</p>
<p><strong>Fig. 1</strong> Valori Dop economy italiana</p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2023/12/Infografica-CS01-Dati-generali.jpeg"><img class="aligncenter wp-image-444912 size-full" src="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2023/12/Infografica-CS01-Dati-generali.jpeg" alt="" width="1098" height="471" /></a></p>
<p><strong>GDO italiana</strong></p>
<p>Negli ultimi due anni gli italiani hanno speso mediamente di più per gli acquisti alimentari domestici e ciò vale anche per il cibo e vino DOP IGP: le vendite dei principali prodotti IG a peso fisso e variabile nella Grande Distribuzione Organizzata hanno oltrepassato nel 2022 i 5,4 miliardi € (+3% su base annua), con una dinamica più sostenuta per il cibo (+5,6%) rispetto al vino (-2,5%) che risente della ripresa del “fuori casa”. I dati relativi ai primi nove mesi del 2023 indicano un ulteriore balzo in avanti del +10% della spesa alimentare nella GDO, a fronte di un incremento lievemente più contenuto per gli acquisti di prodotti a marchio DOP e IGP (+8%). Cresce la rilevanza del canale Discount per una fetta significativa di prodotti DOP IGP e resta forte, per quanto in calo, l’incidenza delle vendite in promozione per i prodotti IG nella GDO (21,5%).</p>
<p><strong>Impatti territoriali</strong></p>
<p>Il Rapporto Ismea-Qualivita riporta ogni anno un’analisi economica territoriale, attraverso l’elaborazione di<strong> indicatori di impatto</strong> stimati secondo una metodologia che considera, per ogni denominazione, il <strong>valore alla produzione, l’areale di riferimento, il numero di operatori</strong> per provincia (settore cibo) e il dato relativo alla <strong>superficie</strong> <strong>vitata</strong> per provincia (settore vino).</p>
<p>Osservare l’effetto della Dop economy nei territori italiani è un’operazione particolarmente emblematica: non significa semplicemente calcolare il ritorno economico di un settore produttivo, ma misurare il valore che “appartiene” a quei territori, frutto di filiere non delocalizzabili, espressione di un patrimonio collettivo e di un insieme di fattori ambientali, storici e culturali.</p>
<p>L’analisi sull’impatto economico territoriale delle filiere del cibo e del vino DOP IGP nel 2022 mostra, per il secondo anno consecutivo, una crescita del valore per 18 regioni su 20. Tra le 107 province italiane, 84 hanno incrementato il valore delle loro produzioni a marchio comunitario e per 40 di queste la crescita viaggia a due cifre (Tab. 1).</p>
<p>Le quattro regioni del Nord-Est, capitanate da Veneto ed <strong>Emilia-Romagna</strong>, con 11 miliardi € valgono da sole il 55% del comparto, con una crescita di quasi il +6% sul 2021. In termini relativi è però il Nord-Ovest (4,3 miliardi €) a mostrare l’incremento maggiore (+12%), trainato dal Piemonte e, soprattutto, dalla Lombardia che è la regione con la crescita più alta in termini assoluti nel 2022 (+318 mln € pari al +15%).</p>
<p>Le regioni del Centro (1,8 miliardi €), guidate dalla <strong>Toscana</strong>, avanzano mediamente del +4%, mentre l’area “Sud e Isole” (3 miliardi €), dopo i progressi messi a segno nel 2020 e nel 2021, registra un ulteriore +3%, sintesi della dinamica particolarmente positiva di Campania (+9%), Sardegna (+19%) e Abruzzo (+9%) e della flessione della Puglia (-16%).</p>
<p>Fra le prime province i risultati migliori del 2022 in termini assoluti sono quelli di <strong>Brescia</strong> (+153 mln €), Treviso (+142 mln €), Parma (+116 mln €), Cuneo (+91 mln €) e Mantova (+88 mln €), mentre considerando le crescite relative, si riscontrano risultati positivi per Udine (+10,4%), Piacenza (+11,8%), Napoli (+9,7%) e Pordenone (+9,1%).</p>
<p><strong>Tabella 1.</strong> Impatto economico settore DOP IGP per regione italiana</p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/01/Dati-Regioni-Italia-Rapporto-Ismea-Qualivita-2023.jpg"><img class="aligncenter wp-image-447674 size-full" src="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/01/Dati-Regioni-Italia-Rapporto-Ismea-Qualivita-2023.jpg" alt="" width="919" height="454" /></a></p>
<p>* &#8220;Peso DOP IGP&#8221; è il rapporto calcolato sulla Produzione agricola regionale a prezzi base + Stima del valore aggiunto regionale dell’industria alimentare</p>
<p><strong>Le emergenze e le azioni dei Consorzi per lo sviluppo sostenibile delle IG</strong></p>
<p>Alla luce delle numerose complessità e delle sfide che a vari livelli coinvolgono il settore della produzione agroalimentare e vitivinicola, Origin Italia e Fondazione Qualivita hanno svolto un’indagine presso i Consorzi di tutela e le Associazioni dei produttori italiani delle DOP IGP per valutare quali sono i principali effetti legati ai cambiamenti climatici e allo scenario economico avvertiti dalle filiere e quali azioni e progetti sono stati attivati per promuovere uno sviluppo sostenibile delle IG<strong> (Fig. 2)</strong>.</p>
<p>In merito ai cambiamenti climatici vi sono diversi effetti avvertiti come emergenziali da parte di un’ampia quota delle filiere DOP IGP, a partire dalla siccità (86%) e dall’innalzamento delle temperature (86%), passando per l’alterazione del microclima negli areali di produzione (68%) e l’impatto di eventi come grandine (55%) e alluvioni (42%).</p>
<p>Questi effetti, inoltre, inducono una più ampia diffusione di patologie e contribuiscono a una maggiore vulnerabilità delle produzioni agroalimentari DOP IGP: la peronospora, la flavescenza dorata, l’oidio, il mal dell’esca per il vino; la mosca, la lebbra e la rogna dell’olivo per l’olio; la peste suina per i prodotti a base di carne; la lingua blu e la brucellosi per i formaggi; la cimice asiatica e le malattie fungine per gli ortofrutticoli. Infine tra le emergenze di grande impatto si rilevano anche quelle legate ai predatori e in particolare la diffusione del granchio blu, causa di danni enormi agli ecosistemi locali.</p>
<p>A queste difficoltà, si aggiungono gli effetti del complesso scenario socio-economico che si riflettono nelle dinamiche produttive delle filiere. La quasi totalità dei Consorzi di tutela segnala il problema dovuto all’incremento dei costi delle materie prime (98%) e dei mangimi (93%), ma vi sono ostacoli anche in merito alla mancanza di manodopera specializzata (82%) e all’urgenza legata alla necessità di efficientamento energetico (77%); il tutto a fronte di un quadro che vede alcune DOP IGP che da una parte devono far fronte alle richieste di prodotti a prezzi bloccati o più bassi da parte della GDO (70%), e dall’altra combattere la concorrenza sleale (59%).</p>
<p>Per rispondere a questa congiuntura particolarmente complessa i Consorzi hanno messo in campo nell’ultimo anno una serie di investimenti e progetti speciali. Le azioni si sono concentrate in particolare sugli ambiti della ricerca (52%) e della formazione (50%), ma un peso significativo hanno avuto anche lo sviluppo di nuovi mercati (49%), i progetti di turismo enogastronomico (45%) e le attività culturali (41%) legate ai prodotti IG e ai territori.</p>
<p>A guidare l’azione dei Consorzi di tutela vi è, inevitabilmente, il grande tema ambientale: nell’ultimo anno il 51% delle filiere DOP IGP ha promosso o partecipato a progetti di sostenibilità ambientale, in oltre la metà dei casi attivati direttamente dai Consorzi.</p>
<p><strong>Figura 2.</strong> Emergenze filiere DOP IGP</p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/01/Consortium-202401-Figura-2.-Emergenze-filiere-DOP-IGP.jpg"><img class="aligncenter wp-image-447676 size-full" src="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/01/Consortium-202401-Figura-2.-Emergenze-filiere-DOP-IGP.jpg" alt="" width="915" height="472" /></a></p>
<blockquote><p><strong>Titolo</strong><br />
<em>Rapporto Ismea-Qualivita 2023</em><br />
<strong>Fonte</strong><br />
<em>Fondazione Qualivita</em></p></blockquote>
<p><em>A cura della redazione</em></p>
<p>Fonte: <strong>Consortium 2023_04</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/01/2bis.-Analisi-Rapporto-Ismea-Qualivita-2023-Dop-economy.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA IL COMUNICATO STAMPA</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/dop-economy-prima-volta-sopra-20-miliardi-in-crescita-del-64-con-890-000-occupati/">Dop economy prima volta sopra 20 miliardi, in crescita del +6,4% con 890.000 occupati</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La blockchain come strumento di marketing per le Indicazioni Geografiche</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/la-blockchain-come-strumento-di-marketing-per-le-indicazioni-geografiche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Burroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jan 2024 16:19:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[big data]]></category>
		<category><![CDATA[Blockchain]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
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		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[MARKETING]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La ricerca condotta da un team interateneo approfondisce il ruolo di marketing della tecnologia blockchain applicata alle produzioni DOP e IGP, identificando le principali opportunità e sfide legate alla sua adozione da parte di Produttori [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>La ricerca condotta da un team interateneo approfondisce il ruolo di marketing della tecnologia blockchain applicata alle produzioni DOP e IGP, identificando le principali opportunità e sfide legate alla sua adozione da parte di Produttori e Consorzi</em></p>
<p>Lo studio si inserisce nell’ambito del dibattito accademico sull’adozione delle tecnologie di Industria 4.0 del settore agroalimentare. L’obiettivo dell’indagine è quello di arricchire la conoscenza di blockchain e della sua applicazione ai <strong>prodotti DOP e IGP</strong>, fornendo una prospettiva circa gli impatti di marketing e le principali opportunità e sfide per i produttori e i Consorzi.</p>
<p><strong>Blockchain</strong>, o catena di blocchi, è un database condiviso e immutabile, che viene gestito in modo non centralizzato. I sistemi blockchain sono costruiti attorno a diversi nodi che rappresentano i partecipanti ai blocchi, e che consentono la registrazione, l’archiviazione e la condivisione di documenti e beni in forma digitale. Nell’agroalimentare la blockchain può essere utilizzata per disintermediare i processi, ottimizzare la tracciabilità delle fasi di produzione e aumentare la trasparenza delle informazioni condivise lungo tutta la filiera.</p>
<p>Durante la pandemia da <strong>COVID-19</strong>, la richiesta da parte dei consumatori al livello globale di una accresciuta sicurezza e trasparenza alimentare ha accelerato l’adozione della tecnologia blockchain. Recenti stime evidenziano che gli investimenti globali in soluzioni blockchain da parte delle imprese agroalimentari cresceranno a due cifre nei prossimi anni e raggiungeranno circa 1,4 miliardi di dollari entro il 2028. In Italia aumentano le sperimentazioni di soluzioni blockchain, le quali coinvolgono anche le produzioni di Indicazioni Geografiche, tuttavia le barriere alla sua adozione, soprattutto nella filiera delle DOP, sono ancora rilevanti.</p>
<p>È in questo contesto che si inserisce lo studio, che si propone di accrescere la comprensione delle applicazioni di blockchain nell’ambito delle produzioni DOP e IGP, mostrando il ruolo di blockchain come asset competitivo e leva per la creazione di valore di mercato, e presentando al contempo le principali sfide relative alla sua applicazione, al fine di fornire una guida ai produttori e ai <strong>Consorzi</strong> DOP e IGP per una gestione ottimale di progetti che coinvolgono questa tecnologia.</p>
<blockquote><p><strong>Enrico Bonetti </strong>Ph.D è professore ordinario di Marketing presso il Dipartimento di Economia dell’Università della Campania Luigi Vanvitelli, dove insegna Marketing e Comunicazione e dei Servizi e Social Media Marketing</p>
<p><strong>Chiara Bartoli </strong>Ph.D è Research Fellow presso l’Università LUISS Guido Carli, Dipartimento di Business and Management, e Fellow presso il Centro di Ricerca in Strategic Change “Franco Fontana”</p>
<p><strong>Alberto Mattiacci</strong> Ph.D è professore ordinario di Management e Marketing alla Sapienza Università di Roma e Senior Fellow alla Luiss Business School di Roma e Milano. Alberto Mattiacci è presidente del Comitato Scientifico dell’Eurispes</p></blockquote>
<p><strong>Metodologia</strong></p>
<p>Lo studio ha adottato un approccio qualitativo all’analisi, attraverso interviste in profondità a rappresentanti di Consorzi, Grande Distribuzione, società di consulenza e produttori DOP e IGP già coinvolti in progetti di blockchain. Le interviste sono state successivamente analizzate attraverso la tecnica delle mappe cognitive (Fig. 1), mediante la quali è stato possibile ricostruire il contenuto delle interviste in chiave sistemica, individuando i fenomeni rilevanti e le relazioni di causa-effetto tra i fenomeni stessi.</p>
<p><strong>Risultati</strong></p>
<p>Lo studio ha consentito di comprendere come blockchain sia un potente strumento di marketing a servizio delle produzioni di Indicazione Geografica, capace di intervenire su cinque dimensioni rilevanti, quali: la valorizzazione del prodotto, il posizionamento di brand, la relazione con il consumatore, l’accesso al mercato e le relazioni di filiera.</p>
<p>Nella valorizzazione del prodotto, blockchain si rivela capace di agire come sistema integrato in grado di aumentare la qualità percepita e la sicurezza del prodotto attraverso la raccolta, la condivisione e la trasparenza dei dati, aumentando da un lato la sostenibilità percepita del prodotto, dall’altro creando un sistema che ostacola le frodi.</p>
<p>Blockchain svolge anche una funzione di supporto alla narrativa del prodotto, potenziando le attività di comunicazione dei produttori. Blockchain rappresenta inoltre un alleato del brand system delle DOP, integrando le etichette e rafforzando il loro significato di segnaletica di valore per il consumatore. Infatti blockchain supporta le attività di branding delle DOP migliorando la comprensione da parte dei consumatori circa gli attributi differenziali del prodotto DOP, come l’origine e la qualità, e aumentando in tal modo l’appeal, il valore percepito e la <strong>willingness</strong> <strong>to</strong> <strong>pay</strong>.</p>
<p>Nella dimensione della relazione con il consumatore emerge inoltre come blockchain rappresenti un nuovo punto di contatto dinamico a disposizione dei produttori per condividere offerte e messaggi sempre più personalizzati, e stabilire una relazione diretta con il consumatore che accresce engagement, fiducia e lealtà di marca.</p>
<p>Nelle relazioni di filiera, blockchain agisce come una “macchina della fiducia” che da un lato certifica la credibilità di aziende e agricoltori, e dall’altro facilita la conoscenza delle caratteristiche dei prodotti DOP e IGP, consentendo ai produttori di posizionarsi in mercati di nicchia guidati dalla domanda di autenticità e qualità superiore.</p>
<p>Lo studio conferma inoltre che blockchain rafforza i legami tra gli attori della filiera, aumentando la costruzione di relazioni collaborative e promuovendo una gestione condivisa ed efficiente del sistema di dati agricoli. In questa prospettiva, blockchain promuove lo sviluppo di ecosistemi DOP, dove gli attori di filiera sono tutti interconnessi, creando interazioni e scambi continui che vengono abilitati digitalmente.</p>
<p>La ricerca, infine, sistematizza le principali sfide che sono legate all’<strong>adozione della blockchain in agricoltura</strong>, e che hanno una natura sia tecnologica che non tecnologica, perché coinvolgono anche la dimensione organizzativa e le competenze delle imprese, e richiedono sinergie con partner esterni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p><em>La blockchain è un registro digitale decentralizzato che immagazzina transazioni in modo sicuro e trasparente. Ogni blocco di dati è collegato in modo crittografico al precedente, formando una catena indissolubile. Questo sistema elimina la necessità di intermediari, garantendo sicurezza e integrità delle informazioni. La blockchain trova applicazioni nel settore alimentare per garantire tracciabilità e autenticità. Ad esempio, può essere utilizzata per registrare l’intero percorso di produzione e distribuzione degli alimenti, consentendo ai consumatori di verificare la provenienza e la qualità. Inoltre, la blockchain facilita la gestione delle catene di approvvigionamento, riducendo il rischio di frodi alimentari e garantendo maggiore fiducia nel sistema alimentare.</em></p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Conclusioni</strong></p>
<p>Il lavoro offre una visione olistica del ruolo di blockchain, che va oltre la trasparenza e la tracciabilità, e che la identifica come piattaforma digitale di supporto ai Produttori DOP e IGP nei processi di costruzione di un vantaggio competitivo duraturo e di relazioni di mercato basate sul valore e sulla qualità</p>
<p>La blockchain rappresenta quindi un’etichetta aggiuntiva a disposizione delle produzioni di Indicazione di Origine per rafforzare il posizionamento della marca e sfruttare gli elementi intangibili della propria offerta di prodotto. Inoltre, blockchain fornisce ai produttori un punto di contatto aggiuntivo con il consumatore per veicolare il valore del prodotto in maniera continuativa ed interattiva, e promuovere in tal modo relazioni basate sulla fiducia e sul coinvolgimento.</p>
<p>Questo lavoro evidenzia anche le sfide che i produttori devono affrontare per sfruttare appieno il potenziale di marketing della blockchain e che richiedono non soltanto l’investimento in infrastrutture digitali adeguate, ma anche nuovo modelli organizzativi, basati su competenze digitali consolidate che implicano non solo attività di upskilling e reskilling del personale, ma anche la creazione di partnership con imprese digitali, e soprattutto approcci collaborativi con la propria filiera, basati sulla trasparenza nell’approccio al mercato e sulla volontà di condivisione dei dati.</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p><strong>Titolo</strong><br />
<em>Applying blockchain to quality food products: a marketing perspective</em></p>
<p><strong>Autori</strong><br />
<em>E. Bonetti, C. Bartoli, A. Mattiacci</em></p>
<p><strong>Fonte</strong><br />
British Food Journal (2023) <a href="https://doi.org/10.1108/BFJ-12-2022-1085" target="_blank" rel="noopener">https://doi.org/10.1108/BFJ-12-2022-1085</a></p></blockquote>
<p><em>A cura della redazione</em></p>
<p>Fonte: <strong>Consortium 2023_04</strong></p>
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			</item>
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		<title>Impronta chimica e reti neurali artificiali per l’autenticità dell’olio EVOO: il caso studio Taggiasca Ligure</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/impronta-chimica-e-reti-neurali-artificiali-per-lautenticita-dellolio-evoo-il-caso-studio-taggiasca-ligure/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Burroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jan 2024 16:02:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[big data]]></category>
		<category><![CDATA[CONTRAFFAZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[frodi alimentari]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[RICERCA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La ricerca del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Alimentari dell’Università Cattolica del sacro Cuore ha utilizzato reti neurali artificiali (ANN), accoppiate all’analisi dell’impronta chimica, per il riconoscimento dell’olio prodotto a partire dalla varietà Taggiasca Ligure, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>La ricerca del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Alimentari dell’Università Cattolica del sacro Cuore ha utilizzato reti neurali artificiali (ANN), accoppiate all’analisi dell’impronta chimica, per il riconoscimento dell’olio prodotto a partire dalla varietà Taggiasca Ligure, raggiungendo una sensibilità prossima al 100%</em></p>
<p>La qualità dell’EVOO dipende da diversi attributi <strong>determinati geneticamente ma influenzati dalle condizioni del terreno, dalla gestione agronomica, dalla maturazione del frutto e dal tipo di produzione</strong>. In particolare, la varietà “Taggiasca Ligure” è una tipica varietà, sostanzialmente limitata alle province di Imperia e Savona, che non mostra il marchio di certificazione DOP nonostante sia riconosciuta come prodotto costoso e di alta qualità. Grazie al suo elevato valore di mercato, l’EVOO è potenzialmente esposto a frodi quali la miscelazione con altri oli o l’etichettatura fraudolenta con false dichiarazioni.</p>
<p>Pertanto, l’implementazione di strumenti analitici che garantiscano la tracciabilità e l’autenticità e assicurino la protezione dei consumatori e la concorrenza leale sono diventati di grande interesse sia in ambito scientifico che commerciale. A questo proposito, la metabolomica non target (impronta chimica), abbinata a statistiche multivariate e chemometria, può essere uno strumento utile per garantire la qualità e l’integrità degli alimenti.</p>
<p>La grande quantità di informazioni fornite dalla metabolomica richiede un adeguato trattamento dei dati, dove le reti neurali artificiali (ANN) stanno mostrando un<strong> enorme potenziale contro le frodi alimentari</strong>. Il presente lavoro combina impronta chimica e reti neurali per garantire l’autenticità dell’EVOO, utilizzando la cultivar Taggiasca come modello studio.</p>
<blockquote><p><strong>Luigi Lucini</strong> è laureato in Scienze e tecnologie alimentari, ha un Master in Sicurezza alimentare e il Dottorato di ricerca in Chimica, biochimica ed ecologia dei pesticidi. Professore ordinario di chimica agraria presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore. È coordinatore della piattaforma di metabolomica e direttore del centro di ricerca interdipartimentale CRAST.</p></blockquote>
<p><strong>Metodologia</strong></p>
<p>Campioni EVOO. Per l’analisi sono stati selezionati oli georeferenziati da diverse aree e altitudini, forniti direttamente dal consorzio dei produttori “<strong>Consorzio per la Tutela dell’Olio Extra-Vergine di Oliva DOP Riviera Ligure</strong>” (Imperia, Italia). Complessivamente, sono stati utilizzati 408 campioni, 282 dei quali erano Taggiasca originari dell’area di riferimento (province di Imperia e Savona), dalla Riviera dei Fiori ed extra-Italia. Gli altri 126 campioni erano caratterizzati principalmente dalle varietà Lavagnino, Leccino e Pignola. Da questi, 39 campioni aggiuntivi sono stati preparati in laboratorio mescolando oli Taggiasca con diverse percentuali di altre varietà (Biancolilla, Coratina, Leccino e Ogliarola &#8211; ciascuna al 10%, 50% e 80%, in volume).</p>
<p><em>Estrazione e analisi dei campioni.</em> Il profilo dei composti fenolici e fitosterolici è stato ottenuto tramite un approccio di metabolomica basato sulla cromatografia liquida ad alta pressione (UHPLC) accoppiata a spettrometria di massa ibrida.</p>
<p><em>Statistica multivariata e reti neurali.</em> Per quanto riguarda le reti neurali, l’architettura feed-forward multistrato è stata applicata al dataset per costruire un modello di previsione in grado di discriminare gli oli Taggiasca dagli oli non-Taggiasca basandosi sui metaboliti selezionati. Una rappresentazione semplificata dell’architettura dell’ANN in cui la rete è stata addestrata attraverso un algoritmo di retropropagazione. Infine, 32 oli Taggiasca e 30 oli non-Taggiasca indipendenti, dalla stagione di raccolta del 2022 sono stati utilizzati per convalidare il modello, e una matrice di confusione è stata creata per valutarne le prestazioni e per convalidare le differenze tramite l’analisi di transvariazione.</p>
<p><strong>Risultati</strong></p>
<p>È noto che diversi fattori come il clima, la varietà, la zona geografica e le pratiche agronomiche, le condizioni di estrazione e lavorazione, nonché la conservazione possono influenzare il profilo degli steroli e dei fenoli dell’olio d’oliva.</p>
<p>Di conseguenza, l’analisi metabolica è stata condotta per investigare in modo completo le differenze nei profili fitochimici quando: 1) si ottengono oli Taggiasca da oliveti a diverse altitudini (0-800 m s.l.m.) nella stessa area di produzione; 2) si confrontano gli oli Taggiasca con altre varietà liguri; 3) si adulterano gli oli Taggiasca mescolandoli con diverse percentuali di oli di altre varietà; 4) si confrontano gli oli d’oliva Taggiasca con altri oli d’oliva non Taggiasca.</p>
<p>Considerando l’effetto dell’altitudine, tirosoli come l’idrossitirosolo, la demetiloleuropeina e l’aglicone dell’oleuropeina, il 3,4-DHPEA-EDA e il 3,4-DHPEA-EA erano i principali marcatori che caratterizzavano i campioni in esame, come mostrato nel grafico OPLS-DA (Fig. 1).</p>
<p>Per valutare ulteriormente l’effetto terroir, le impronte chimiche degli oli Taggiasca dell’area di coltivazione di riferimento (Imperia e Savona, definiti “autentici”) sono state confrontate con la stessa varietà proveniente da regioni diverse e con diverse varietà ma della stessa regione (Liguria). Gli oli d’oliva autentici sono stati caratterizzati da valori più elevati di lignani (pinoresinolo), mentre le altre varietà hanno registrato un maggiore contenuto di acidi fenolici, tra cui acidi benzoici, cinnamici e fenilacetici, nonché flavoni (Fig. 2).</p>
<p>Inoltre, oleuropeina, ligstroside e i loro agliconi, insieme a tirosolo, idrossitirosolo e loro derivati erano i composti più abbondanti negli EVOO <strong>Taggiasca Ligure</strong> di Imperia e Savona. Per quanto riguarda la miscelazione dell’EVOO Taggiasca con altri olii non-Taggiasca, i marcatori principali erano flavonoidi (16% dei marcatori), di acidi fenolici (14% dei VIP), tra cui acidi idrossibenzoici e idrossicinnamici e 32 steroli (41% dei marcatori VIP).</p>
<p>Il concetto di terroir è tradizionalmente utilizzato per il vino, nonostante sia chiaro che tutte le colture siano influenzate dalle condizioni pedo-climatiche. I composti fenolici e gli steroli sono metaboliti secondari con processi di biosintesi non correlati e una grande diversità chimica tra le loro sottoclassi e come altri metaboliti secondari, non sorprende che subiscano una modulazione specifica della varietà in relazione alla stagionalità, alle condizioni del suolo e del clima, e alle pratiche agronomiche. I composti fenolici sono già stati associati al concetto di “terroir” in diverse colture, compresi l’uva lo zafferano, la nocciola e il cacao sottolineando come l’impronta chimica è essenziale per catturare la diversità chimica di questi composti nei prodotti alimentari di origine vegetale.</p>
<p><em>Reti neurali ANN</em>. Il modello a reti neurali ha mostrato come, dei 62 campioni indipendenti utilizzati nella fase di validazione, 29/30 dei non autentici (Veri Negativi &#8211; TN) e 32/32 Taggiasca Ligure (varietà e territorio) siano stati classificati correttamente (Veri Positivi &#8211; TP). La sensibilità, definita come il numero di TP (32) diviso per il numero totale effettivo di campioni Taggiasca (32), è stata del 100%.</p>
<p>Il rapporto tra il numero di TN (29) e il numero totale effettivo di campioni non Taggiasca (30), chiamato specificità, è stato invece del 96,7%. Pertanto, ANN è stata in grado di modellare specificamente il tratto desiderato (cioè Taggiasca dalla zona di riferimento) anche in presenza di altri fattori (stagionalità, blending) in un modo che è quasi indifferente agli altri fattori confondenti.</p>
<p>È importante sottolineare come la modellazione delle classi come ANN si riferisca a una sola classe di interesse alla volta (nel nostro caso, Taggiasca Ligure dell’areale di riferimento). Per quanto l’impronta chimica tramite metabolomica abbia un enorme potenziale nella autenticità, indipendentemente dall’approccio chemometrico utilizzato, è essenziale un set di addestramento completo e un’appropriata convalida del modello.</p>
<p><strong>Figura 1.</strong> OPLS-DA score plot di olivi a diverse altitudini. Grafico OPLS-DA basato sul profilo metabolomico degli oli ottenuti da ulivi a diverse altitudini.</p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/01/Figura-1.-OPLS-DA-score-plot-di-olivi-a-diverse-altitudini.jpg"><img class="aligncenter wp-image-448729 size-full" src="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/01/Figura-1.-OPLS-DA-score-plot-di-olivi-a-diverse-altitudini.jpg" alt="" width="992" height="455" /></a></p>
<p><strong>Conclusioni</strong></p>
<p>Gli studi sull’autenticità alimentare spesso si basano su segnali analitici che comprendono un gran numero di variabili (da centinaia a migliaia) rendendo essenziale la riduzione delle variabili e/o l’identificazione di un numero di predittori (marcatori). Il nostro lavoro si è basato sull’utilizzo della metabolomica non mirata per la cattura dell’impronta chimica (nella fattispecie, per la profilazione di fenoli e steroli) includendo un numero relativamente elevato di fattori, tutti potenzialmente influenti sul profilo dell’EVOO.</p>
<p>I nostri risultati hanno evidenziato che per lo sviluppo di un approccio all’integrità alimentare, un insieme così ampio di “fattori confondenti” e le dimensioni del campione, devono essere presi in considerazione nello sviluppo di un approccio di tutela dell’autenticità, affinché i risultati siano spendibili in termini realistici e non rimangano collocati all’interno della ricerca scientifica.</p>
<p>Da una parte, la metabolomica UHPLC/QTOF-MS abbinata al modello OPLS-DA è stata uno strumento promettente per il riconoscimento dei pattern, consentendo di verificare gli effetti della cultivar, dell’altitudine, delle condizioni pedoclimatiche e della miscelazione sull’EVOO e per la scoperta di biomarcatori (tramite l’approccio VIP). Dall’altra, l’analisi ANN ha rappresentato un modo diretto per identificare l’autentico EVOO Taggiasca, indipendentemente dal contributo specifico degli altri fattori (cultivar, altitudine, condizioni pedoclimatiche miscelazione). Pertanto, l’impronta chimica può essere utilizzata come approccio di selezione delle caratteristiche, e i marcatori “candidati” per l’autenticità essere convalidati su un ampio set di campioni.</p>
<p><strong>Figura 2.</strong> Grafico OPLS-DA basato sul profilo metabolomico di oli d’oliva Taggiasca, definiti “autentici” e oli provenienti da altre cultivar liguri, definiti “altri”.</p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/01/Figura-2.-Grafico-OPLS-DA-basato-sul-profilo-metabolomico-di-oli-doliva-Taggiasca.jpg"><img class="aligncenter wp-image-448730 size-full" src="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/01/Figura-2.-Grafico-OPLS-DA-basato-sul-profilo-metabolomico-di-oli-doliva-Taggiasca.jpg" alt="" width="992" height="451" /></a></p>
<blockquote><p><strong>Titolo</strong><br />
<em>Combining untargeted profiling of phenolics and sterols, supervised multivariate class modelling and artificial neural networks for the origin and authenticity of extra-virgin olive oil: A case study on Taggiasca Ligure</em></p>
<p><strong>Autori</strong><br />
<em>B. Senizza, P. Ganugi, M. Trevisan, L. Lucini</em></p>
<p><strong>Fonte</strong><br />
Food Chemistry, Volume 404, Part A, 2023 <a href="https://doi.org/10.1016/j.foodchem.2022.134543" target="_blank" rel="noopener">https://doi.org/10.1016/j.foodchem.2022.134543</a></p></blockquote>
<p><em>A cura della redazione</em></p>
<p>Fonte: <strong>Consortium 2023_04</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/01/9.-Analisi-Impronta-chimica.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Tradizione e innovazione: superare il paradosso attraverso le reti sociali</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/tradizione-e-innovazione-superare-il-paradosso-attraverso-le-reti-sociali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Burroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jan 2024 16:02:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[big data]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[RICERCA]]></category>
		<category><![CDATA[tradizioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo studio dell’Università di Napoli Federico II evidenzia come l’appartenenza a un Consorzio di tutela (Pasta di Gragnano IGP), inteso come rete sociale, migliori la performance operativa, finanziaria e sociale, riducendo il paradosso tra tradizione [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Lo studio dell’Università di Napoli Federico II evidenzia come l’appartenenza a un Consorzio di tutela (Pasta di Gragnano IGP), inteso come rete sociale, migliori la performance operativa, finanziaria e sociale, riducendo il paradosso tra tradizione e innovazione</em></p>
<p><strong>L&#8217;imprenditorialità</strong> nel settore agroalimentare è caratterizzata da diversi fattori di contesto, tra cui la <strong>famiglia</strong> e <strong>l’identità</strong> degli <strong>individui</strong>. La dimensione familiare e quella identitaria sono fortemente interconnesse e la loro combinazione produce “tradizione”.</p>
<p>La tradizione è una prospettiva rilevante per indagare il modo in cui le imprese agroalimentari innovano, perché è spesso considerata come un patrimonio di conoscenze appartenente al passato e un ostacolo che limita l’innovazione: da qui nasce il cosiddetto “paradosso tra innovazione e tradizione”.</p>
<p>Solo pochi studi hanno indagato di recente questo tema, riscontrando che le strategie di innovazione basate su una programmazione di <strong>investimenti in ricerca e sviluppo</strong> non hanno risvolti positivi in un contesto tradizionale come quello dell’industria agroalimentare. Precedenti studi, invece, hanno suggerito che la capacità di fare rete può rivelarsi un elemento cruciale per colmare il divario tra queste forze apparentemente opposte.</p>
<p>Capitale umano, organizzativo e sociale rappresentano le tre componenti principali del capitale intellettuale di un’azienda che opera in un settore tradizionale come quello agroalimentare. Nello specifico il capitale sociale si riferisce alla conoscenza radicata negli individui e condivisa tra loro attraverso un modello di interazioni e reti di collaborazioni: studi precedenti hanno prestato particolare attenzione a questa componente che si concentra sul ruolo delle reti nel migliorare la condivisione, la creazione e l’utilizzo della conoscenza.</p>
<p>La rete è un fattore critico del capitale sociale, che migliora la capacità dell’organizzazione di generare, condividere e applicare la conoscenza in modo efficace. Altri studi hanno considerato la rete come un mezzo di condivisione della conoscenza, poiché consente all’organizzazione di sfruttare il proprio capitale intellettuale fornendo l’accesso all’ambiente esterno e facilitando la creazione di nuova conoscenza sotto forma di capacità innovativa.</p>
<p>In particolare, ci si riferisce alla <strong>capacità di un’impresa di passare dalla conoscenza codificata alla conoscenza tacita</strong>. Studi precedenti hanno affermato che il capitale intellettuale di un’impresa consiste nell’applicazione delle sue conoscenze tacite ed esplicite, che sono responsabili della generazione di innovazione. Pertanto, le imprese agroalimentari possono valutare se e come possono innovare attraverso la tradizione mediante processi di internalizzazione e reinterpretazione di fonti di conoscenza sia passate che nuove o esterne, al fine di metabolizzare il modo in cui il capitale intellettuale viene creato e trasformato.</p>
<p>Sulla base delle considerazioni precedenti, questo lavoro si propone di <strong>esplorare in che modo la rete potrebbe risolvere il paradosso della tradizione e dell’innovazione</strong> nel settore agroalimentare. Sebbene la letteratura esistente abbia indagato questo paradosso attraverso diversi studi qualitativi basati su casistiche aziendali, ad oggi non esistono studi che forniscano evidenze empiriche utilizzando un approccio quantitativo.</p>
<p>Per colmare questa lacuna, tale ricerca ha analizzato le aziende appartenenti al Consorzio di tutela della Pasta di Gragnano IGP (di seguito abbreviato “Consorzio”), essendo quest’ultimo una rete di produttori di pasta situati nel Sud Italia e certificati con Indicazione Geografica Protetta dall’Unione Europea.</p>
<blockquote><p><strong>Andrea Rey</strong> è Ricercatore di Economia Aziendale presso il Dipartimento di Economia, Management, Istituzioni dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, dove attualmente insegna Valutazione delle startup e delle imprese innovative.</p>
<p><strong>Giovanni Catello Landi</strong> è Ricercatore di Economia Aziendale presso il Dipartimento di Economia, Management, Istituzioni dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, dove attualmente insegna Gestione finanziaria e Finanza Sostenibile.</p></blockquote>
<p><strong>Metodologia</strong></p>
<p>Questo articolo adotta un approccio esplorativo e si basa su uno studio empirico del Consorzio sopra indicato, che è una rete regolamentata, certificata e promossa dall’UE. Per comprendere in che modo performano le imprese che operano in una rete, sono state formulate le seguenti ipotesi di ricerca che tengono conto della prospettiva manageriale (H1), degli azionisti (H2) e degli impatti sociali e ambientali (H3):</p>
<p><strong>H1</strong>. L’appartenenza ad un consorzio a marchio IGP ha un impatto positivo sulla performance operativa delle imprese consorziate che operano in un contesto tradizionale.</p>
<p><strong>H2</strong>. L’appartenenza ad un consorzio a marchio IGP ha un impatto positivo sull’andamento patrimoniale delle imprese consortili che operano in un contesto tradizionale.</p>
<p><strong>H3</strong>. L’appartenenza ad un consorzio a marchio IGP ha un impatto socio-economico positivo sull’ambiente in cui operano i consorziati. Per testare le tre ipotesi sviluppate, è stata utilizzata una metodologia quantitativa: la panel data analysis.</p>
<p><strong>Tabella 1</strong>. Panel data analysis</p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/01/Consortium-Tabella-1.-Panel-data-analysis.jpg"><img class="aligncenter wp-image-447825 size-full" src="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/01/Consortium-Tabella-1.-Panel-data-analysis.jpg" alt="" width="928" height="362" /></a></p>
<p><strong>Risultati</strong></p>
<p>Per quanto riguarda l’ipotesi H1, il coefficiente della variabile CONSORTIUM è positivo e statisticamente significativo (3.290*), il che suggerisce che l’appartenenza al Consorzio ha un impatto positivo sul ritorno sulle vendite dei consorziati, consentendo ai membri di incrementare la propria performance operativa, condizione fondamentale per garantire l’efficienza del modello di business nel lungo periodo (Tab. 1). Per ciò che concerne l’ipotesi H2, i risultati supportano l’ipotesi.</p>
<p>Il coefficiente per la variabile CONSORTIUM è risultato positivo e significativo (7.438**), coerente con l’ipotesi. I risultati hanno suggerito che quando le aziende agroalimentari incluse nel campione hanno deciso di consorziarsi, esse hanno migliorato la loro performance finanziaria: questa evidenza empirica potrebbe incoraggiare soci e potenziali nuovi investitori esterni a intraprendere iniziative in queste società, quando quest’ultime sono consorziate.</p>
<p>Infine, si è osservato che la variabile CONSORTIUM ha un impatto positivo e significativo (0,161***) sulla variabile dipendente LnEMP nell’ultima regressione, validando l’ipotesi H3. Questo risultato ha evidenziato che i membri del Consorzio sono stati in grado di aumentare la propria forza lavoro nel tempo. Questo risultato va contestualizzato in una situazione socioeconomica difficile come quella di Gragnano, dove il tasso di disoccupazione è cinque volte superiore alla media italiana. La decisione di aderire al Consorzio, quindi, ha avuto anche un impatto sociale, dimostrando come i consorziati abbiano avuto un effetto positivo sul territorio in termini di numero di dipendenti impiegati nella loro attività.</p>
<blockquote><p><strong>Paradosso tradizione-innovazione</strong></p>
<p>Alcuni autori identificano la conoscenza tradizionale come una minaccia per l’efficacia dell’innovazione, individuando il paradosso che sussiste tra innovazione e tradizione. Secondo questo paradosso, il passato (ovvero la tradizione) è considerato un ostacolo che può limitare le strategie di innovazione, che rappresentano il futuro. Le strategie di innovazione convenzionali si basano su attività di ricerca e sviluppo; la letteratura accademica ha tuttavia rivelato come le strategie di innovazione basate su ricerca e sviluppo non funzionino nel settore agroalimentare. Pertanto, le imprese agroalimentari sono incoraggiate a introdurre strategie di innovazione diverse da quelle basate su programmi di ricerca e sviluppo, come ad esempio network per la condivisione della conoscenza tradizionale.</p></blockquote>
<p><strong>Conclusioni</strong></p>
<p>Esplorando il paradosso tra innovazione e tradizione, le evidenze empiriche di questo lavoro suggeriscono che il network, inteso come fattore capitale intellettuale, è un fattore critico del cosiddetto “capitale sociale”, che permette alle imprese agroalimentari di condividere, creare e utilizzare la conoscenza che, a loro volta, consente loro di innovare e rimanere competitive sul mercato. Il network funge da mezzo di condivisione della conoscenza, in particolare della conoscenza tacita, dove i membri di un network possono assorbire la conoscenza esterna.</p>
<p>In aggiunta, i risultati hanno rivelato che l’adesione al Consorzio consente alle aziende agroalimentari di aumentare le proprie prestazioni operative, economiche e sociali. In particolare, i risultati di H1 e H2 confermano un aumento del ROS (ritorno sulle vendite) e del ROE (return on equity) da parte dei membri del Consorzio dopo che questi hanno deciso di farne parte. Tali evidenze sono in linea con la letteratura previgente.</p>
<p>Testando l’ipotesi H3, è stato notato che la decisione di consorziarsi è positivamente associata ad un aumento della forza lavoro dei membri del Consorzio; pertanto, questa decisione può avere un impatto sociale positivo su un territorio specifico in cui il tasso di disoccupazione è elevato.</p>
<p>Questo risultato consente di rispondere alle critiche di Chalmers (2021, p. 1370), il quale affermava che “gli imprenditori sociali possono e creano importante valore sociale [&#8230;] Sarebbe anche un grave errore scoraggiare qualsiasi individuo dall’impegnarsi in attività creative e socialmente imprenditoriali che in qualche modo migliorino la propria comunità”.</p>
<p>Ovviamente, questi risultati hanno anche delle potenziali implicazioni ulteriori. Per quanto riguarda le implicazioni manageriali, è chiaro che le imprese agroalimentari possono preservare le proprie tradizioni attraverso la condivisione della conoscenza con imprese che operano nello stesso network.</p>
<p>Le imprese appartenenti ad un network possono condividere obiettivi quali essere etichettati con una certificazione di qualità, approvvigionarsi di input critici a costi bassi, ottenere un vantaggio competitivo sul mercato e proteggere le proprie tradizioni. Quando la ricerca e lo sviluppo comportano costi significativi, l’utilizzo delle relazioni sociali delle reti consente a un’azienda anche di spostarsi da una fonte di conoscenza a un’altra, migliorando la flessibilità strategica.</p>
<p>I risultati, inoltre, offrono implicazioni teoriche per la comunità, dimostrando che far parte di un network migliora la capacità di generare, condividere e applicare la conoscenza in modo efficace. In particolare, il network può essere visto come un fattore del capitale intellettuale, inteso come mezzo di condivisione della conoscenza e di fonte della conoscenza. Gli stessi risultati hanno evidenziato che le imprese agroalimentari del Consorzio sono in grado di innovare attraverso la tradizione, implementando processi di internalizzazione e reinterpretazione della conoscenza, sia codificata che tacita.</p>
<p>Secondo le evidenze della presente ricerca, dunque, l’adesione al Consorzio porta vantaggi non solo alle singole imprese ma anche alle comunità locali, in termini di aumento dell’occupazione. Pertanto, i risultati forniti in questo studio potrebbero incoraggiare i policymakers ad attuare nuove riforme che facilitino la formazione di network, soprattutto in contesti socio-economici in cui il tasso di disoccupazione è elevato.</p>
<p>Infine, sarebbe opportuno sollecitare l’UE ad applicare regole più severe riguardo al riconoscimento di un’Indicazione Geografica, per evitare che in futuro questi marchi perdano significato. Infatti, i risultati hanno confermato che l’UE fornisce supporto esterno al processo di reinterpretazione delle imprese agroalimentari e che l’etichetta IG può essere considerata una nuova categoria di proprietà intellettuale, associata alla conoscenza del passato, che le imprese agroalimentari possono sfruttare per migliorare le proprie prestazioni finanziarie ed economiche.</p>
<blockquote><p><strong>Titolo</strong><br />
<em>Managing the tradition and innovation paradox of the agribusiness industry: the impact of the network on operating, financial and social performance</em></p>
<p><strong>Autori</strong><br />
<em>A. Rey, G. C. Landi, F. Agliata, M. Cardi</em></p>
<p><strong>Fonte</strong><br />
<i><a href="https://www.emerald.com/insight/publication/issn/1469-1930">Journal of Intellectual Capital</a></i>, Vol. 24 No. 6, pp. 1447-1463. <a class="intent_doi_link Citation__identifier__link" title="DOI: https://doi.org/10.1108/JIC-04-2023-0087" href="https://doi.org/10.1108/JIC-04-2023-0087">https://doi.org/10.1108/JIC-04-2023-0087</a></p></blockquote>
<p><em>A cura della redazione</em></p>
<p>Fonte: <strong>Consortium 2023_04</strong></p>
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