Argomento: Barolo DOP

  • 17 Giugno 2013

    I vignaioli ricercano nuovi mercati al Vinexpo di Bordeaux

    La Stampa La prima volta che sono andato a Pechino per cercare di vendere delle bottiglie di Bordeaux, ho fatto cinque giorni di anticamera nella sala d'attesa di un funzionario. Oggi il mercato cinese per noi vale oltre 14 milioni di euro». A parlare è Bertrand Carles, «négociant» tra i più noti di Francia con la società Ginestet. Carles parla davanti a una bottiglia di Armagnac datata 1900, durante uno dei mille «fuori salone» che rendono il Vinexpo di Bordeaux inaugurato ieri non solo il più importante evento al mondo dedicato al vino, ma anche in assoluto il più mondano. Ma quel che stupisce non tanto è l'annata da favola dell'acquavite, quanto l'anno a cui risale il suo viaggio in Cina: il 1983. Trent'anni fa, quando il Barolo DOP e il Brunello di Montalcino DOP non avevano ancora neppure vissuto
  • 26 Gennaio 2013

    Anteprima Amarone – Verona

    Si terrà il 26 e 27 Gennaio 2013 a Verona l'edizione speciale di Anteprima Amarone che celebra il decennale e presenta l'annata 2009.
  • 18 Dicembre 2012

    Scoviamo il falso a tavola

    Club3 Voi comprate una pizza confezionata. L'involucro, con in bella vista i principali ingredienti, è allettante: pomodoro di San Marzano, cipolla di Tropea, mozzarella di bufala campana Dop. Non vedete l'ora di sedervi a tavola e gustarla. In realtà la cipolla non è di Tropea, Il San Marzano è coltivato in Cina, la mozzarella di bufala è lombarda. Oppure stappate una bella bottiglia di Barolo  per onorare, poniamo, un piatto di pasta al pesto e anche stavolta state bevendo un Barolo che viene non dal Pemonte ma da una polverina e gustando, si fa per dire, spaghetti provenienti anch'essi da Pechino. Un Vino e un piatto falsi. E di falsi,ahimè , la catena alimentare italiana è piena. Anzi,l'onda del made in italy contraffato sembra inarrestabile. Ecco del 2012 un'allarmante sequenza di imbrogli: migliai di litri d'olio,
  • 17 Dicembre 2012

    Se l’Arneis divorzia dal consorzio Barolo

    La Stampa In tempi di accorpamenti, c'è chi invece sceglie di andare da solo. Sono i produttori di vino del Roero che, stufi di restare all'ombra del Barolo e delle Langhe, ormai pronti a staccarsi da Alba e creare un Consorzio di tutela autonomo. Un divorzio che pare più consensuale che polemico. «Non stiamo organizzando una scissione» precisa Francesco Monchiero di Canale, consigliere per il Roero nell'attuale Consorzio che, oltre a Barolo e Barbaresco, ha il compito di tutelare ben dieci denominazioni del territorio albese. «Vogliamo sfruttare appieno le potenzialità offerte dalla nuova Ocm vino sulla gestione della denominazione e sulla promozione». Negli ultimi 15 anni le colline del Roero hanno conosciuto una grande crescita, soprattutto grazie al bianco Arneis che oggi ha una produzione superiore ai 5 milioni di bottiglie.
  • 3 Dicembre 2012

    Indagine su “re Barolo” riverito e incompreso

    La StampaI produttori: "Deve scendere dagli scaffali alti e proporsi di più". Se fosse un personaggio pubblico, sarebbe Mario Monti. Serio, rigoroso, autorevole, proprio come il Barolo. A dirlo è il professor Renato Mannheimer, che ieri pomeriggio al Museo del Vino di Barolo ha presentato i risultati di un'indagine sui consumi di questo vino, condotta con l'Ispo intervistando 50 importanti ristoratori e altrettanti enotecari italiani. Una ricerca commissionata dall'Accademia del Barolo per capire meglio le ragioni della scelta del «re dei vini» da parte del cliente, l'andamento dei consumi con l'individuazione del profilo degli acquirenti e l'impatto della crisi economica sulle vendite. I risultati un po' sorprendono, un po' confermano. Non stupisce il fatto che al ristorante i clienti preferiscano abbinare il Barolo alle «solite» carni rosse e formaggi.
  • 27 Novembre 2012

    Lo strano mix rossi-bollicine vince la sfida Paesi emergenti

    Il Sole 24 Ore Terra di grandi vini rossi e, insieme, di bollicine. Terra di cantine storiche, di produttori familiari, che ha aperto le porte a multinazionali e investitori esteri - da Gancia a Cinzano alla Martini & Rossi - senza però perdere la scorza dura dei vecchi vinaioli. Il distretto del vino di Langhe Roero e Monferrato - a cui fanno capo i 3/4 della produzione vitivinicola regionale - si gioca tutto su qualità ed export: il 95% della produzione è a denominazione grazie a 37 tra Doc e Docg (contro il 64% della media italiana), con l'Asti che pesa per il 33% in Piemonte, il Barbera per l'11% e il Barolo per il 5%, con oltre 97mila ettolitri prodotti l'anno scorso, il 7% in più dell'anno prima. Le performance sui mercati esteri, che assorbono circa il 70% del vino, sono nei numeri: in dieci anni, come racconta l'elaborazione curata dall'Osservatorio sui distretti di intesa Sanpaolo,