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	<title>agromafie &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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	<description>DOP IGP STG :: Prodotti agroalimentari e vitivinicoli IG</description>
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	<title>agromafie &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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	<item>
		<title>Allarme agromafie, business da 25 miliardi</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/allarme-agromafie-business-da-25-miliardi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 May 2025 07:31:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[AGROALIMENTARE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Agromafie, e, business che vale 25 miliardi. In dieci anni raddoppiato il volume d&#8217;affari dell&#8217;agricoltura criminale. Lollobrigida: «Inviato al Parlamento il Ddl Caselli con le nuove norme di contrasto alla criminalità» Sale a 25,2 miliardi [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Agromafie, e, business che vale 25 miliardi. In dieci anni raddoppiato il volume d&#8217;affari dell&#8217;agricoltura criminale. Lollobrigida: «Inviato al Parlamento il Ddl Caselli con le nuove norme di contrasto alla criminalità»</em></p>
<p>Sale a <strong>25,2 miliardi di euro in Italia il <a href="https://www.qualivita.it/argomento/agromafie/" target="_blank" rel="noopener">business delle agromafie</a></strong>, che nel giro di poco più di un decennio ha praticamente raddoppiato il volume d&#8217;affari, estendendo la sua azione a sempre nuovi ambiti, dal <strong>caporalato</strong> alla <a href="https://www.qualivita.it/argomento/contraffazione/" target="_blank" rel="noopener"><strong>falsificazione</strong> </a>dei prodotti alimentari, dal <strong>controllo della logistica</strong> all&#8217;<strong>appropriazione di terreni</strong> agricoli e <strong>fondi pubblici</strong>, fino all&#8217;<strong>usura</strong>, al <strong>furto</strong> e al <strong>cybercrime</strong>.</p>
<p>È questo il quadro emerso dall&#8217;<a href="https://eurispes.eu/rapporti/agromafie-rapporto-sui-crimini-agroalimentari-in-italia/" target="_blank" rel="noopener"><strong>ottavo Rapporto sui crimini agroalimentari in Italia</strong></a> elaborato da Coldiretti, Eurispes e Fondazione Osservatorio agromafie, che è stato presentato ieri a Roma. Lungo la filiera agroalimentare <strong>la criminalità organizzata usa sempre di più le pieghe della burocrazia per promuovere il credito illegale</strong>, acquisire aziende agricole e riciclare denaro, mentre gli imprenditori subiscono minacce e danni per cedere terre e attività.</p>
<p><strong>L&#8217;obiettivo principale sono i fondi pubblici</strong> e il controllo di mercati e appalti, ma le infiltrazioni si estendono a ristorazione, mercati ortofrutticoli e grande distribuzione, senz a dimenticare le frodi alimentari, con prodotti adulterati o senza etichetta, spesso venduti nei discount.</p>
<p>I <strong>settori più colpiti</strong> sono <strong>vino</strong>, <strong>olio</strong>, <strong>mangimi</strong> e <strong>riso</strong>, usando agrofarmaci vietati e false certificazioni bio da importazioni dell&#8217;Est Europa.</p>
<p>«La crisi internazionale e i cambiamenti climatici &#8211; ha detto <strong>Gian Maria Fara, presidente di Eurispes</strong> &#8211; stanno mettendo in crisi la filiera agroalimentare. Molte aziende agricole faticano a sostenere l&#8217;aumento dei costi e le mafie, grazie alla loro liquidità, offrono prestiti usurari o acquistano aziende agricole in difficoltà, seguendo un modello simile al <strong>land grabbing</strong>».</p>
<p>Quello delle agromafie è <strong>anche un problema europeo</strong>. Gruppi criminali organizzati che operano nel settore primario sarebbero stati individuati in Austria, Belgio, Germania, Slovacchia, Spagna e Paesi Bassi.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong>Il Sole 24 Ore</strong></p>
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		<title>Rapporto Agromafie, irregolare il 30% del lavoro in agricoltura</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/rapporto-agromafie-irregolare-il-30-del-lavoro-in-agricoltura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Dec 2024 08:20:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[agromafie]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Flai Cgil pubblicano il Rapporto Agromafie: in 200mila guadagnano poco più di 6mila euro l&#8217;anno; secondo Istat il fenomeno degli irregolari vale 73 miliardi. Nel 2023 sono 200mila i lavoratori irregolari occupati nel settore agricolo, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Flai Cgil pubblicano il Rapporto Agromafie: in 200mila guadagnano poco più di 6mila euro l&#8217;anno; secondo Istat il fenomeno degli irregolari vale 73 miliardi.</em></p>
<p>Nel 2023 sono <strong>200mila i lavoratori irregolari occupati nel settore agricolo</strong>, pari al 30% dei dipendenti. Nello specifico sono le <strong>donne lavoratrici le potenziali vittime di sfruttamento</strong>, 55mila persone per la maggior parte non intercettate dalle istituzioni.</p>
<p>Un fenomeno che caratterizza un <strong>settore che vale, secondo l&#8217;Istat, 73,5 miliardi di euro</strong>, a cui hanno compartecipato 872.100 lavoratori, di cui 472mila dipendenti e 423mila indipendenti. Donne e uomini che in media guadagnano poco più di 6mila euro l&#8217;anno, spesso sottoposti a fenomeni di sfruttamento e caporalato, con cospicui segmenti della &#8216;filiera dello sfruttamento&#8217; controllati dalla criminalità organizzata. Sono alcuni dei dati contenuti nel VII Rapporto Agromafie e caporalato di Flai Cgil, che fa il punto sull&#8217;illegalità che ancora oscura la filiera agroalimentare italiana.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong><a href="https://www.ansa.it/canale_terraegusto/notizie/mondo_agricolo/2024/12/04/rapporto-agromafie-irregolare-il-30-del-lavoro-in-agricoltura_ad1cc7bf-3019-4b6e-985c-167a2a0e9897.html" target="_blank" rel="noopener">Ansa.it</a></strong></p>
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		<title>Dai campi al cyber riciclaggio: quei 22 miliardi nelle mani delle Agromafie</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/dai-campi-al-cyber-riciclaggio-quei-22-miliardi-nelle-mani-delle-agromafie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Mar 2017 10:46:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[agromafie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Inizia con una prospettiva trasversale il quinto rapporto sulle Agromafie e i crimini agroalimentari presentato ieri a Roma e realizzato da Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalità nell&#8217;agricoltura e sul sistema agroalimentare (presieduto da Gian [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Inizia con una prospettiva trasversale il quinto rapporto sulle <strong>Agromafie</strong> e i crimini agroalimentari presentato ieri a Roma e realizzato da <strong>Coldiretti</strong>, <strong>Eurispes</strong> e <a href="http://www.osservatorioagromafie.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Osservatorio sulla criminalità</strong></a><br />
<a href="http://www.osservatorioagromafie.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong> nell&#8217;agricoltura</strong></a> e sul sistema agroalimentare (presieduto da <strong>Gian Carlo Caselli</strong>): si traccia il processo che dai campi arriva al cyberlaudering, il filo che collega l&#8217;<strong>agricoltura sfruttata dalle mafie</strong> silenti (quelle irriconoscibili, fatte dei gente comune edi basso profilo) al riciclaggio di denaro attraverso internet o con scambi in borsa ad altissima velocità. Sono agromafie all&#8217;avanguardia che, come mostrato anche nelle precedenti edizioni, non restano indietro: algoritmi, botnet, reti internet aprono scenari e dimensioni globali inimmaginabili se combinate con i tradizionali metodi della <strong>filiera</strong> <strong>criminale</strong>.</p>
<p>Il risultato è che il loro volume d&#8217;affari complessivo è salito a <strong>21,8 miliardi di euro</strong>, con un balzo del 30% nell&#8217;ultimo anno (l&#8217;ultima stima era di 16 miliardi) e che, come spiegato dal presidente di Coldiretti Roberto Moncalvo, oltre <strong>5 mila locali</strong> sono coinvolti in affari e profitti criminali. &#8220;La <strong>filiera del cibo</strong>, della sua produzione, trasporto, distribuzione e vendita &#8211; si legge nel rapporto &#8211; ha tutte le caratteristiche necessarie per attirare l&#8217;interesse di organizzazioni che via via abbandonano l&#8217;abito militare per vestire il doppiopettoe il colletto bianco, riuscendo così a scoprire e meglio gestire i vantaggi della globalizzazione, delle nuove tecnologie, dell&#8217;economia e del la finanza 10&#8243;.</p>
<p>Nessuna distinzione di metodo, nessuna di luogo: nella graduatoria provinciale dell&#8217;intensità del fenomeno nel <strong>settore agroindustriale</strong>, dopo il primo posto attribuito a Raggio Calabria, sul podio del 2016 ci sono Genova e Verona (prima di Palermo e Napoli). A Genova, si legge, dipende da diversi fattori: dal diffuso sistema di contraffazione e alterazione nella filiera olearia a un &#8220;vasto sistema di lavoro irregolare, nero e di caporalato&#8221; nelle operazioni marittime e portuali. E Verona? Allevamenti di suini importati dal Nord Europa e marchiati come nazionali e alterazione di vini e grappe.</p>
<p>Fonte: <strong>Il Fatto Quotidiano</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/new/2017/03/20170315_RS_IL-FATTO-QUOTIDIANO.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">SCARICA L&#8217;ARTICOLO STAMPA COMPLETO</a></p>
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		<title>Come superare le emergenze del lavoro agricolo</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/come-superare-le-emergenze-del-lavoro-agricolo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 May 2016 09:34:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicati]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
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		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La presentazione di questi giorni del terzo rapporto &#8220;Agromafie e caporalato&#8221; a cura dell&#8217;Osservatorio Placido Rizzotto di Flai Cgil ha rinnovato con forza il tema della tutela dei diritti e della dignità dei lavoratori in agricoltura. I dati del rapporto sono impietosi: 430mila tra [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">La presentazione di questi giorni del <strong><a href="http://www.flai.it/primo-piano/terzo-rapporto-agromafie-e-caporalato-la-sintesi/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">terzo rapporto &#8220;Agromafie e caporalato&#8221;</a></strong> a cura dell&#8217;<strong>Osservatorio Placido Rizzotto di Flai Cgil</strong> ha rinnovato con forza il tema della tutela dei diritti e della dignità dei lavoratori in agricoltura. I dati del rapporto sono impietosi: <strong>430mila tra italiani e stranieri</strong> sono i lavoratori vittime di sfruttamento, per una <strong>crescita di circa 30/50.000 unità</strong> all’ultima rilevazione. Ma non solo, se prima il fenomeno non aveva una struttura vera e propria ed era circoscritto solo in alcune aree del Paese adesso si può parlare di un vero e proprio sistema organizzato, collegato alle organizzazioni criminali e diffuso su più aree del territorio nazionale. “I dati che presentiamo &#8211; ha dichiarato <strong>Ivana Galli, Segretaria Generale Flai Cgil</strong> &#8211; ci consegnano una fotografia del Paese nel quale il fenomeno del caporalato e dello sfruttamento lavorativo in agricoltura sono elementi che si presentano in forma virulenta, aggressiva ed organizzata”.</p>
<p class="p1">Un fenomeno in grado di generare in Italia un <strong>giro di affari tra i 14 e i 17,5 Miliardi di euro</strong> che richiede subito la rapida adozione di almeno due misure di urgenza: una sempre più convinta adesione da parte delle imprese alla rete di qualità sul lavoro messa in piedi dal Ministero delle Politiche agricole e dall&#8217;Inps e una rapida approvazione della legge in discussione al Parlamento.</p>
<p class="p1">Una vera e propria piaga per il lavoro in agricoltura che si inserisce in un contesto dai forti segnali di cambiamento. A <strong>livello occupazionale</strong> si evidenziano segnali di ripresa,con un 2015 che si è chiuso con il +1,45% di occupati nel comparto e con una situazione media complessiva in deciso aumento in termini di reddito (secondo Eurostat +9,4% rispetto al 2014), anche se non è da ignorare l’emergenza che si trovano ad affrontare alcune filiere in termini di bassa remuneratività e crollo dei prezzi.</p>
<p class="p1">Rispetto al <strong>fattore sicurezza</strong> il comparto resta uno dei più rischiosi, con un’incidenza di infortuni più elevata rispetto agli altri settori (Istat 2014: tasso del 3,5% di settore contro il 2,1% complessivo). Detto questo, è evidente un netto e progressivo miglioramento nel tempo: il numero di denunce presso l’Inail è passato da oltre 50mila nel 2010 a 39mila nel 2014 per un calo del -22% in soli cinque anni, così come gli incidenti mortali, che rappresentano lo 0,4% degli infortuni in agricoltura, nel quinquennio hanno registrato una diminuzione del -10%.</p>
<p class="p1">Tra i numerosi temi che riguardano il lavoro in agricoltura, oltre a sfruttamento della manodopera, reddito agricolo e sicurezza, è urgente il tema del <strong>ricambio generazionale</strong>. Per quanto riguarda la nuova generazione agricola il trend è positivo sia in termini quantitativi (nel 2015 si registra un +12% dei lavoratori under 35 sul 2014) che in termini qualitativi, grazie agli evidenti segnali di innovazione delle “aziende giovani” riscontrabili per esempio nello sviluppo dell’agricoltura multifunzionale che porta con sé diversi nuovi mestieri.</p>
<p class="p1">Per dare risposte alle nuove emergenze, specialmente in fenomeni molto complessi come le agromafie e i redditi bassi, probabilmente sono necessari <strong>modelli di sviluppo virtuosi e nuove politiche di lungo periodo</strong>. “È necessario recuperare la vocazione originaria dell’agricoltura &#8211; afferma Alfonso Pascale esperto di agricoltura e sviluppo locale &#8211; che non risiede solo nella sua dimensione produttiva, ma anche nella promozione delle persone e delle comunità. È necessario superare il modello esclusivamente produttivistico e recuperare la funzione di innovazione socialedell’agricoltura, che significa recuperare quella dimensione orizzontale capace di sviluppare relazioni per creare condizioni di sviluppo dei territori. È un aspetto fondamentale della nuova ruralità, che non può essere lasciato alla spontaneità degli operatori, ma che ha bisogno di una politica attiva che interagisca con i territori”.</p>
<p class="p1">Un processo ambizioso e di lungo termine che potrebbe vedere un inizio con il recupero di una <strong>cultura agricola più legata alla dimensione territoriale e più capace di essere agricoltura di servizio</strong>, cioè funzionale alla crescita della collettività. In questo senso sarebbe auspicabile che si desse valore non solo al prodotto finale o allo chef che lo elabora, ma anche a tutte le figure professionali che contribuiscono alla sua realizzazione.</p>
<p><strong>Mauro Rosati</strong><br />
<em>Direttore Generale Fondazione Qualivita</em></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/new/2016/05/20150516_RS_LUNITA.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Mafia e cibo, business da 4,3 miliardi</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/mafia-e-cibo-business-da-43-miliardi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2015 10:06:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La mafia a tavola: il business dell&#8217;illegalità gastronomica, che aggredisce il Made in Italy, conta su un giro di affari che vale 4,3 miliardi di euro, registrando un incremento dell&#8217;840% rispetto allo scorso anno. Questa [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La mafia a tavola: il business dell&#8217;illegalità gastronomica, che aggredisce il <strong>Made in Italy</strong>, conta su un giro di affari che vale 4,3 miliardi di euro, registrando un incremento dell&#8217;840% rispetto allo scorso anno. Questa la fotografia di un nuovo fronte della criminalità scattata da Legambiente che anticipa, per FestambientExpo a Milano, i dati sulle &#8220;agromafie&#8221; del <strong>rapporto Ecomafie 2015</strong>. Uno scorcio di illegalità che nell&#8217;<strong>agroalimentare</strong> vede consumarsi più di 21 reati al giorno: in tutto 7.985 le infrazioni penali accertate nelle varie filiere agroalimentari, con 14.917 denunce penali e 126 arresti, a fronte di quasi 200 mila controlli effettuati dalle forze dell&#8217;ordine, e il sequestro di beni per un valore stimato di oltre 3,6 miliardi (cifra che schizza a più di 4,3 miliardi se si aggiungono anche il valore delle sanzioni e i contributi illeciti percepiti).</p>
<p>I dati di <strong>Legambiente</strong> sulla <strong>filiera illegale</strong> nell&#8217;agroalimentare nel 2014 fanno registrare «un&#8217;impennata d&#8217;affari» sporchi pari a «otto volte (4,3 miliardi) la cifra dell&#8217;anno precedente, che oscillavano intorno ai 500 milioni di euro». A spartirsi la torta ci sono «ben 30 clan mafiosi»; e seduto a tavola c&#8217;è «il gotha delle mafie: dai Gambino ai Casalesi, dai Mallardo alla mafia di Matteo Messina Denaro, dai Morabito ai Rinzivillo». Una vera e propria «scalata mafiosa» che «spesso approda nella ristorazione, dove gli ingenti guadagni accumulati consentono ai clan di acquisire ristoranti, alberghi, pizzerie, bar», trasformandoli in «posti ideali dove &#8220;lavare&#8221; denaro e continuare a fare affari».</p>
<p>Fonte: <strong>L&#8217;Avvenire</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/new/2015/06/20150608_RS_AVVENIRE.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></p>
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		<title>Agromafie: piaga da 9 miliardi</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/agromafiepiaga-da-9-miliardi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Jun 2014 07:18:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[agromafie]]></category>
		<category><![CDATA[imprese]]></category>
		<category><![CDATA[produzione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Sole 24 Ore Un esercito di 400 mila disperati &#8211; stranieri nell&#8217;8o% dei casi &#8211; disposti a sottostare a qualsiasi sopruso pur di lavorare. Sono le vittime del caporalato, fenomeno antico eppure ancora tristemente [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img class="remove-featured" src="./media/k2/items/src/9801f838a715dbed417025201ba2a865.jpg" alt="" /></p>
<p><strong>Il Sole 24 Ore</p>
<p></strong></p>
<p>Un esercito di 400 mila disperati &#8211; stranieri nell&#8217;8o% dei casi &#8211; disposti a sottostare a qualsiasi sopruso pur di lavorare. Sono le vittime del caporalato, fenomeno antico eppure ancora tristemente diffuso tra i campi d&#8217;Italia. Una piaga che viene analizzata a fondo dalla seconda edizione del rapporto &#8220;Agromafie e Caporalato&#8221; dell&#8217;osservatorio Placido Rizzotto di Flai Cgil che sarà presentato quest&#8217;oggi a Roma, in sede confederale. Sfruttamento della manodopera, ma al tempo stesso business a nove zeri che danneggia gli interessi delle aziende agricole serie</p>
<div>: supera i 9 miliardi, secondo lo studio, il valore aggiunto del fenomeno così da determinare un&#8217;evasione contributiva di circa 6oo milioni l&#8217;anno. Rispetto ai 40omila addetti agricoli che subiscono il caporalato sulla propria pelle, almeno 1oo mila vivono in condizioni di grande disagio abitativo e ambientale, tali da configurare la fattispecie giuridica di riduzione in schiavitù. E soprattutto dal bacino degli stranieri che i caporali attingono: il 62%io di quelli che vengono impegnati nelle stagionalità agricole non ha accesso ai servizi igienici, il 64%, non dispone di acqua corrente e il72° o deilavoratori che si sono sottoposti a unavisita medica dopo la raccolta riscontra patologie (nel 22% dei casi malattie osteomuscolari).</div>
<p> <a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/new/2014/06/il_Sole_24_Ore_29.pdf" alt="il_Sole_24_Ore_29.pdf">il_Sole_24_Ore_29.pdf</a></p>
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		<title>Agromafie e carceri, ai raggi X le affiliazioni</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/agromafie-e-carceri-ai-raggi-x-le-affiliazioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Apr 2014 07:26:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[agromafie]]></category>
		<category><![CDATA[CONTRAFFAZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[MADE IN ITALY]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Nuova Sardegna Perché la mafia sta approfittando della crisi per penetrare anche nell&#8217;imprenditoria legale e soprattutto nel settore dell&#8217;agricoltura? La risposta è stata data da Gian Maria Fara, presidente dell&#8217;Eurispes, l&#8217;istituto che, assieme alla [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img class="remove-featured" src="./media/k2/items/src/7cc7075dde6ff8bec5737264e0e8eac3.jpg" alt="" /></p>
<p><strong>La Nuova Sardegna</p>
<p></strong></p>
<p>Perché la mafia sta approfittando della crisi per penetrare anche nell&#8217;imprenditoria legale e soprattutto nel settore dell&#8217;agricoltura? La risposta è stata data da Gian Maria Fara, presidente dell&#8217;Eurispes, l&#8217;istituto che, assieme alla Coldiretti, elabora un rapporto annuale sui crimini agroalimentari: «A differenza di altri comparti, l&#8217;agroalimentare rimane un settore vivo», ha spiegato Fara, «perché del cibo, anche in tempi di difficoltà economica, nessuno potrà fare a meno quali che siano le circostanze e indipendentemente dalle congiunture economiche».</p>
<p>Affari, Le infiltrazioni mafiose sono, ovviamente, un problema differente dal «taroccamento» dei prodotti ai danni del consumatore: quei prodotti che dovrebbero essere sardi ma che invece si basano su ingredienti che provengono da altre parti del mondo; un problema ancora diverso da quello delle etichette che non rivelano la filiera originaria del prodotto. Qui si parla proprio delle infiltrazioni della malavita. Non c&#8217;è da stupirsi: la mafia si è sempre diretta laddove ci sono le possibilità di realizzare profitti. L&#8217;attività mafiosa, del resto, esprime una vasta gamma di reati: usura, racket estorsivo, furti di attrezzature e mezzi agricoli, abigeato, macellazioni clandestine, danneggiamento alle colture per arrivare alla contraffazione e all&#8217;agropirateria. L&#8217;Eurispes ha stimato il volume d&#8217;affari complessivo dell&#8217;agromafia in 14 miliardi di euro di cui ben tre realizzati in Sardegna.</p>
<p> <a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/new/2014/04/LA_NUOVA_SARDEGNA_2.pdf" alt="LA_NUOVA_SARDEGNA_2.pdf">LA_NUOVA_SARDEGNA_2.pdf</a></p>
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		<title>Caselli: «Le frodi dell&#8217;agropirateria sono in aumento»</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/caselli-le-frodi-a-tavola-sono-in-aumento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Apr 2014 07:08:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[agromafie]]></category>
		<category><![CDATA[agropirateria]]></category>
		<category><![CDATA[frodi alimentari]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Nuova Sardegna Giancarlo Caselli è il presidente del Comitato scientifico dell&#8217;Osservatorio sulla criminalità in agricoltura. E da ieri nel comitato è stato affiancato dal Procuratore Mauro Mura che ha accettato di farne parte. «Le [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img class="remove-featured" src="./media/k2/items/src/863b7b0794dfba221cd7d1146c96ea37.jpg" alt="" /></p>
<p><strong>La Nuova Sardegna</p>
<p></strong></p>
<p>Giancarlo Caselli è il presidente del Comitato scientifico dell&#8217;Osservatorio sulla criminalità in agricoltura. E da ieri nel comitato è stato affiancato dal Procuratore Mauro Mura che ha accettato di farne parte. «Le opacità nel mondo della produzione agroalimentare», spiega Caselli, «possono aprire brecce alla mafia e diventare una piattaforma per la criminalità organizzata». Qual è il fatturato dell&#8217;agromafia? «Il calcolo è dell&#8217;Eurispes: 14 miliardi di cui 3 in Sardegna». C&#8217;è un rapporto con la grande distribuzione? «Ho appena incominciato il lavoro e quindi preferisco mantenermi sul generico, però posso dire che le mafie non si negano nulla.</p>
<p>Ovunque vi sia una possibilità di riciclaggio o di investimenti si infilano. Si parla, infatti, di mafia liquida perché penetra come l&#8217;acqua». C&#8217;è un problema di etichette poco trasparenti? «Sì è un problema drammatico. Molti alimenti vengono importati dall&#8217;estero e messi sul mercato come made in Italy. Ma soprattutto non si può risalire all&#8217;origine degli ingredienti. Bisogna dare la possibilità di avere la tracciabilità e la trasparenza».</p>
<p> <a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/new/2014/04/LA_NUOVA_SARDEGNA_1.pdf" alt="LA_NUOVA_SARDEGNA_1.pdf">LA_NUOVA_SARDEGNA_1.pdf</a></p>
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		<title>Due miliardi di motivi contro le Agromafie</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/due-miliardi-di-motivi-contro-le-agromafie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Mar 2014 08:17:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[agromafie]]></category>
		<category><![CDATA[filiera agroalimentare]]></category>
		<category><![CDATA[food politics]]></category>
		<category><![CDATA[Mauro Rosati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;Unità. Una recente ricerca Nomisma, su dati Eurostat e Istat, indica che la filiera agroalimentare italiana pur valendo 119 mld di giuro e rappresentando, con l&#8217;indotto, il 14 % del Pil italiano dimostra ancora una [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img class="remove-featured" src="./media/k2/items/src/e2e731b480382e4bd82b14a2daf7d62e.jpg" alt="" />L&#8217;Unità.</p>
<p>Una recente ricerca Nomisma, su dati Eurostat e Istat, indica che la filiera agroalimentare italiana pur valendo 119 mld di giuro e rappresentando, con l&#8217;indotto, il 14 % del Pil italiano dimostra ancora una scarsa efficienza e una bassa competitività. Le cause dei problemi sono molte e, molto spesso, note. Si va dall&#8217;alta atomizzazione dell&#8217;offerta produttiva fino alla dipendenza strutturale dall&#8217;estero di produzioni agrolimentari. Tra queste caratteristiche ce n&#8217;è anche una che rimane solitamente più nascosta, ma che rappresenta una questione strettamente legata alle produzioni made in Italy: gli affari della criminalità organizzata nel settore agroalimentare. <br />I numeri non mentono. L&#8217;agroalimentare fa sempre più gola alle organizzazioni criminali. Se nel 2012 il business derivante questi affari, secondo le stime fatte della Cia, era sui 2 miliardi di euro, nei primi mesi di quest&#8217;anno i sequestri effettuati ai danni di società legate alla criminalità organizzata hanno raggiunto quasi il miliardo di euro. </p>
<p>Un&#8217;escalation, che nonostante la crisi, appare inarrestabile se si pensa che in un Paese in recessione, nel 2013, secondo il rapporto Agromafie Coldiretti/Eurispes, il volume d&#8217;affari complessivo è cresciuto del 12% rispetto a due anni prima. Fenomeno che richiede provvedimenti immediati. Un buon inizio è l&#8217;iniziativa varata in settimana proprio dalla Coldiretti, che ha istituito la Fondazione &#8220;Osservatorio sulla criminalità nell&#8217;agricoltura e sul sistema agroalimentare&#8221;, affidando la presidenza del Comitato Scientifico a Giancarlo Caselli.</p>
<p> Un altro punto da cui ripartire sono gli esempi virtuosi che in qualche modo mostrano come combattere efficacemente gli interessi criminali. Uno di questi è senza dubbio Libera Terra, costola dell&#8217;associazione &#8220;Libera&#8221; nata nel 2001 nel palermitano. L&#8217;obiettivo è quello di valorizzare zone tanto belle quanto difficili, partendo dal recupero sociale e produttivo dei beni liberati dalle mafie per ottenere prodotti di alta qualità . In questo processo, svolgendo un ruolo attivo nel territorio, si cerca di coinvolgere i produttori che condividono gli stessi valori. Il modello di sviluppo scelto prevede la creazione di aziende cooperative autonome e autosufficienti che riescano a creare posti di lavoro e indotto positivo all&#8217;interno di un sistema economico virtuoso, basato sulla legalità, sulla giustizia sociale e sul mercato.</p>
<p> Per diffondere questo cammino virtuoso potrebbero essere individuati compiti specifici anche per organizzazioni e istituzioni pubbliche. Le organizzazioni di settore, in particolare le associazioni di categoria, potrebbero ritagliarsi il ruolo di promuovere nei territori le aziende che hanno dimostrato la volontà di combattere la dura battaglia per affermare la legalità. Sostenere lo sviluppo di queste aziende su mercati fortemente competitivi può significare dare un supporto fondamentale alla costruzione di modelli in grado di resistere in territori caratterizzati da una forte presenza mafiosa. </p>
<p>Le istituzioni pubbliche dovrebbero invece assumersi con maggiore efficacia il doppio ruolo di sostegno di queste realtà e di vigilanza nei territori. Da una parte supportando con strumenti adeguati la nascita e lo sviluppo delle aziende soprattutto quelle caratterizzate da una forte presenza giovanile. In primis riuscendo a dotarsi di procedure efficaci e sicure per il reimpiego dei capitali sottratti alla organizzazioni criminali. È con questo tipo di azioni politiche che si formano imprenditori capaci di credere nella possibilità di cambiamento del Paese, volenterosi di impegnarsi nel diffondere e nel portare avanti i valori e i principi di legalità.</p>
<p> Dall&#8217;altra parte è necessario perseguire con decisione le zone grigie in cui si annidano le organizzazioni criminali. Penso per esempio allo sfruttamento della manodopera, specialmente quella immigrata, che tanta ricchezza fornisce alle cosche. Il pesante lavoro svolto dalle forze dell&#8217;ordine per presidiare e controllare i territori ha un naturale bisogno di trovare continuamente nuova linfa e nuova spinta che deve provenire anche da una volontà politica.</p>
<p> Citando dalla &#8220;Carta dei valori guida della cooperazione&#8221;, nel nostro Paese, in questo momento storico, la costruzione di una solida struttura morale, rappresenterebbe «un vantaggio competitivo, perché in grado di determinare i capisaldi all&#8217;interno dei quali gli scambi si realizzano più agevolmente. La possibilità di attrarre gli altri uomini con una visione sociale diverrebbe un potente punto di forza».<br /> <a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/new/2014/03/LUNITA_2.pdf" alt="LUNITA_2.pdf">LUNITA_2.pdf</a></p>
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		<title>Importante operazione Icqrf e Gdf contro falso Bio</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/importante-operazione-icqrf-e-gdf-contro-falso-bio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jan 2014 16:23:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[agromafie]]></category>
		<category><![CDATA[agropirateria]]></category>
		<category><![CDATA[BIOLOGICO]]></category>
		<category><![CDATA[CONTRAFFAZIONE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Operazione contro falso Bio da asia ed est europa: sequestri preventivi per 35 milioni di euro. Si chiama VERTICAL BIO l’operazione con cui l’Ispettorato Repressione Frodi e la Guardia di Finanza di Pesaro, con la [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img class="remove-featured" src="./media/k2/items/src/e98e75e023e2fa3e60ad0f8ff7eaf805.jpg" alt="" />Operazione contro falso Bio da asia ed est europa: sequestri preventivi per 35 milioni di euro. Si chiama VERTICAL BIO l’operazione con cui l’Ispettorato Repressione Frodi e la Guardia di Finanza di Pesaro, con la collaborazione del Corpo Forestale dello Stato hanno disarticolato stamane un’associazione per delinquere di carattere internazionale composta da diversi soggetti tra cui operatori inseriti nel settore dei prodotti da agricoltura biologica i quali, avvalendosi di un sistema collaudato di frode, importavano da Paesi terzi (Moldavia, Ucraina, India, ecc.) granaglie destinate al comparto zootecnico e, in taluni casi, all’alimentazione umana (in particolare, soia, mais, grano tenero e lino), falsamente certificate come “bio”, per poi rivenderle nell’ambito della Comunità europea a ignare aziende. L’attività si colloca nel quadro delle azioni di controllo promosse a tutela del made in Italy e della leale concorrenza, attuate per assicurare un adeguato livello qualitativo e di sicurezza delle derrate alimentari, garantendo i consumatori e gli operatori onesti. Nel corso delle indagini durate circa due anni sono stati utilizzati complessi metodi di investigazione tra cui intercettazioni telefoniche e analisi chimico-fisiche dei prodotti nonché ricostruzioni documentali. Tali strumenti hanno consentito di accertare che i responsabili di tale frode &#8211; capeggiati da un ultrasettantenne emiliano, chiamato dagli affiliati con il nome in codice di “maestro Joda” &#8211; hanno commercializzato prodotti dichiarati come biologici, mentre in realtà in alcuni casi erano stati ottenuti con il contributo di organismi geneticamente modificati (OGM) ovvero contaminati con principi attivi chimici vietati in agricoltura biologica (tra cui un diserbante come il glyphosate e brachizzanti come il clormequat). L’illecito in questione prevedeva addirittura che le società italiane coinvolte controllassero da un punto di vista tecnico e finanziario le realtà imprenditoriali operanti nei suddetti Paesi terzi sia gestendo i metodi di coltivazione dei prodotti che la certificazione biologica rilasciata dagli organismi di controllo preposti. Pertanto, gli esiti investigativi hanno portato all’esecuzione, in data odierna, di 9 ordinanze di misure cautelari degli arresti domiciliari e alla notifica di 4 misure interdittive del divieto di esercitare attività d’impresa nei confronti dei soggetti appartenenti all’associazione per delinquere. Contestualmente, sono stati eseguiti sequestri preventivi per “equivalente” per un ammontare complessivo di circa 35 milioni di euro corrispondenti all’illecito profitto derivante dall’attività fraudolenta; i sequestri sono stati eseguiti sui beni mobili, immobili, partecipazioni societarie e conti correnti riconducibili a 20 dei soggetti indagati, nonché sui beni aziendali di 6 società. L’accusa contestata è di associazione a delinquere finalizzata alla frode nell’esercizio del commercio, aggravata dalla transnazionalità del reato commesso a danno di un prodotto di qualità regolamentata. L’attività di polizia giudiziaria è stata delegata e coordinata dal Sostituto Procuratore della Repubblica di Pesaro, Dr.ssa Silvia Cecchi.</p>
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