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	<title>Parlano di noi &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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	<description>DOP IGP STG :: Prodotti agroalimentari e vitivinicoli IG</description>
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	<title>Parlano di noi &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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		<title>Dall’esperienza del viaggio alla valorizzazione del territorio</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Jul 2026 08:13:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>I punti vendita Avolta e Autogrill diventano spazi espositivi diffusi per valorizzare i vini e le eccellenze DOP e IGP grazie alla partnership con Fondazione Qualivita e al progetto Origini Edition C&#8217;è un filo che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>I punti vendita Avolta e Autogrill diventano spazi espositivi diffusi per valorizzare i vini e le eccellenze DOP e IGP grazie alla partnership con Fondazione Qualivita e al progetto Origini Edition</em></p>
<p>C&#8217;è un filo che unisce milioni di viaggiatori ogni giorno, dagli aeroporti alle autostrade, passando per stazioni ferroviarie e centri urbani. È quello costruito da <strong>Avolta</strong>, leader globale nel travel retail e nel food &amp; beverage, nato nel 2023 dall`integrazione tra Dufry, il maggiore retailer aeroportuale al mondo, e <strong>Autogrill</strong>, marchio che da oltre settant`anni accompagna gli spostamenti degli italiani.</p>
<p>Con circa <strong>5.100 punti vendita</strong> distribuiti in oltre 1.000 location, una presenza in 70 Paesi e 78.000 dipendenti, Avolta rappresenta oggi uno dei principali operatori internazionali nei servizi dedicati a chi viaggia.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Circa il<strong> 75% degli acquisti annuali di food &amp; beverage</strong>, destinati sia alla ristorazione sia al retail, proviene infatti da aziende che operano e producono in <strong>Italia</strong>. Una scelta che rafforza il legame con il territorio e contribuisce a sostenere il sistema economico nazionale.</p>
<p>La valorizzazione delle produzioni tipiche passa inoltre attraverso collaborazioni con partner istituzionali e realtà specializzate. Nei punti vendita Autogrill sono presenti oltre <strong>60 prodotti certificati</strong> <strong>DOP e IGP</strong> e altre denominazioni di qualità, espressione delle diverse tradizioni regionali. Tra le iniziative più significative dell&#8217;ultimo anno spicca “<strong>Origini Edition</strong>”, sviluppata insieme alla <strong>Fondazione <span class="highlight-word">Qualivita</span></strong> con il sostegno del Ministero dell&#8217;Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste e di Fipe, per promuovere lungo tutta la rete Autogrill le produzioni DOP e IGP italiane.</p>
<p>Un approccio che sintetizza la visione di Avolta: fare del viaggio non soltanto uno spostamento, ma un`esperienza capace di coniugare <strong>accoglienza</strong>, <strong>cultura</strong>, <strong>innovazione</strong> e <strong>valorizzazione</strong> delle <strong>eccellenze</strong> <strong>italiane</strong>.</p>
<p>Fonte: <strong>Avvenire</strong></p>
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		<title>&#8220;Dop economy eccellenza italiana&#8221;, al Bailo l&#8217;incontro con Mauro Rosati</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/dop-economy-eccellenza-italiana-al-bailo-lincontro-con-mauro-rosati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jul 2026 07:22:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mauro Rosati presenta il libro &#8220;La Filosofia della Dop economy&#8221; al museo Bailo di Treviso: &#8220;le filiere DOP e IGP fanno economia vera. I Consorzi riescono a migliorare le filiere ma la forza più importante [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Mauro Rosati presenta il libro &#8220;La Filosofia della Dop economy&#8221; al museo Bailo di Treviso: &#8220;le filiere DOP e IGP fanno economia vera. I Consorzi riescono a migliorare le filiere ma la forza più importante sono i produttori&#8221;.</em></p>
<p><strong>La Dop economy è il sistema economico e produttivo basato sui prodotti agroalimentari e vitivinicoli con certificazione di origine Dop, Igt e Stg</strong>. Un insieme di fattori che rappresenta il pilastro fondamentale del made in Italy (e del suo export), sostenuto soprattutto dalla coesione dei consorzi di tutela; crea valore non delocalizzabile e tutela tradizione, comunità, occupazione e territori.</p>
<p>L&#8217;Italia è un giacimento ricchissimo per la Dop economy, con oltre 180 mila imprese legate alle Dop e alle Igp, per un totale di oltre mille &#8220;tesori&#8221; agroalimentari certificati, assestando il nostro Paese al primo posto in Europa. Il Veneto fa la sua larga parte, con una quarantina di eccellenze tra formaggi, ortaggi, radicchi, asparagi. A cui si aggiungono le denominazioni vitivinicole e il fenomeno Prosecco, uno dei tanti &#8220;miracoli&#8221; italiani e un modello di successo. Ma non è un caso unico, se si pensa al boom planetario del Parmigiano Reggiano, della mozzarella di bufala campana o del cioccolato di Modica.</p>
<h4>I PRODOTTI</h4>
<p>Prodotti il cui valore non è più solo riconducibile al mero prezzo di mercato, ma che, invece, sono il frutto di una filiera di qualità, mantenendo un legame autentico con i territori e la cultura d&#8217;origine. Sistemi di sviluppo dinamici, sempre attenti all&#8217;evoluzione del mercato, con uno scopo primario: garantire al consumatore finale che quel che mangia e beve corrisponde, effettivamente, a ciò che si aspetta da un cibo e da un vino certificato.</p>
<p><strong>Se ne è parlato venerdì, nella sala Zanini del Museo Bailo di Treviso</strong>, alla presentazione del libro &#8220;<strong>La filosofia della Dop Economy. Come il cibo di qualità può generare cultura</strong>&#8221; (Treccani), <strong>scritto da Mauro Rosati</strong>, direttore della Fondazione Qualivita, esperto di politiche agroalimentari.</p>
<h4>L&#8217;APPUNTAMENTO</h4>
<p>Rosati, in un tour di quaranta date, sta presentando il suo saggio in tutta Italia; la tappa trevigiana è stata organizzata con il sostegno del Consorzio Prosecco Doc e del Comune di Treviso, in collaborazione con la Fondazione Qualivita. Sono intervenuti il direttore del Prosecco Doc, <strong>Luca Giavi</strong>, il sindaco <strong>Mario Conte</strong>, <strong>Giulia Casagrande</strong>, presidente di Fondazione Marca Treviso, <strong>Luca De Carlo</strong> presidente della Commissione agricoltura del Senato e <strong>Cesare Mazzetti</strong> a capo di Qualivita.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte:<strong> Il Gazzettino &#8211; Treviso</strong></p>
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		<title>La filosofia della Dop economy, il nuovo libro di Mauro Rosati al Museo Bailo</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/la-filosofia-della-dop-economy-il-nuovo-libro-di-mauro-rosati-al-museo-bailo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jul 2026 07:38:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il 24 luglio 2026 alle ore 17.30, presso il Museo Luigi Bailo di Treviso si terrà, in collaborazione con il Consorzio di tutela della DOC Prosecco, la presentazione del volume La filosofia della Dop economy [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il 24 luglio 2026 alle ore 17.30, presso il Museo Luigi Bailo di Treviso si terrà, in collaborazione con il Consorzio di tutela della DOC Prosecco, la presentazione del volume La filosofia della Dop economy di Mauro Rosati</em></p>
<p>Negli ultimi anni, il <strong>sistema delle Denominazioni di Origine Protette (DOP) e delle Indicazioni Geografiche Protette (IGP)</strong> ha modellato i territori italiani, dando forma a una nuova economia geografica, oggi definita con il neologismo <strong>Dop economy</strong>. Ha valorizzato patrimoni culturali e artistici, rafforzato le comunità e la riconoscibilità del made in Italy nel mondo, restituendo un senso più pieno ai nostri prodotti agroalimentari.</p>
<p>Il <strong>Consorzio di Tutela della DOC Prosecco porta al venerdì alle 17,30 al Museo Bailo la presentazione del libro &#8220;La filosofia della Dop economy</strong>. <strong>Come il cibo di qualità può generare cultura, comunità e futuro&#8221; di Mauro Rosati</strong>, edito da Treccani con la prefazione di Umberto Galimberti.<br />
L&#8217;iniziativa, promossa e ospitata dal Consorzio nella propria città sede, Treviso, si terrà in <strong>collaborazione con Fondazione Qualivita</strong> e con il patrocinio del Comune di Treviso.</p>
<p>La presentazione sarà preceduta dai saluti di <strong>Giancarlo Guidolin</strong>, Presidente Consorzio di Tutela della DOC Prosecco, <strong>Mario Conte</strong> — Sindaco della Città di Treviso e <strong>Cesare Mazzetti</strong>, Presidente Fondazione Qualivita. La presentazione del libro, moderata da <strong>Luca Ferrua</strong>, vedrà un talk con la partecipazione dell&#8217;autore, <strong>Mauro Rosati</strong>, di <strong>Giulia Casagrande</strong>, Presidente Fondazione Marca Treviso e <strong>Luca De Carlo</strong>, Presidente Commissione Agricoltura del Senato.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte:<strong> Il Gazzettino &#8211; Treviso</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/news/treviso-presentazione-del-libro-la-filosofia-della-dop-economy-di-mauro-rosati/" target="_blank" rel="noopener">PROGRAMMA COMPLETO</a></p>
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		<title>DOP e IGP al centro dell&#8217;offerta Autogrill: la collaborazione con Qualivita valorizza le filiere italiane</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/santoro-avolta-ricerca-sviluppo-e-filiere-locali-autogrill-e-litalia-sono-centrali-per-il-gruppo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jul 2026 07:15:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Santoro (Avolta): &#8220;Ricerca, sviluppo e filiere locali. Autogrill e l&#8217;Italia sono centrali per il gruppo&#8221;. Tra le novità di Avolta, le proposte nate con il progetto Origini Edition, realizzato in collaborazione con Fondazione Qualivita, che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Santoro (Avolta): &#8220;Ricerca, sviluppo e filiere locali. Autogrill e l&#8217;Italia sono centrali per il gruppo&#8221;. Tra le novità di Avolta, le proposte nate con il progetto Origini Edition, realizzato in collaborazione con Fondazione Qualivita, che valorizza i prodotto DOP e IGP.</em></p>
<p>L&#8217;estate significa viaggio. E ad ogni sosta, che sia in autostrada o in attesa di prendere l&#8217;aereo, è il momento del pranzo, del panino, del caffè con uno snack. II mondo dei travel retail è entrato nel periodo più bollente dell&#8217;anno e in questo contesto <strong>Avolta</strong> gioca un ruolo da leader. II colosso italo svizzero (presente in 70 Paesi con circa 5.100 punti vendita nei settori travel retail, food &amp; beverage e convenience) è al lavoro su nuove proposte commerciali e opera costantemente sui brand, che siano proprietari o frutto di partnership. L&#8217;Italia è centrale per il gruppo, essendo il Paese che contribuisce più di tutti ai ricavi di area Emea.</p>
<p><strong> Massimiliano Santoro, CEO Italy di Avolta</strong>, racconta in questa intervista novità e prospettive del gruppo per il prossimo futuro, a tre anni dalla storica fusione tra Autogrill e Dufry che ha dato vita all&#8217;attuale compagine.</p>
<h4>Sono passati tre anni dalla nascita di Avolta. Come procede?</h4>
<p>L&#8217;integrazione tra le due realtà sta procedendo secondo gli obiettivi prefissati: siamo riusciti a costruire un unico ecosistema integrato che, ad oggi, valorizza al meglio la componente del travel retail e del food&amp;beverage. Lavoriamo costantemente coni team localizzati nelle varie parti del mondo per creare sempre più sinergie tra Paesi, persone, format e, soprattutto, tra le due anime del nostro modello di business. Come Avolta stiamo realizzando un modello unico e competitivo, che nasce da un&#8217;attenzione costante ai processi di ricerca&amp;sviluppo orienti all&#8217;innovazione: stiamo creando concept ibridi e format all&#8217;avanguardia, lavoriamo per digitalizzare sempre di più l&#8217;esperienza dei viaggiatori e per leggere i loro comportamenti a fondo grazie all&#8217;uso di dati. L&#8217;obiettivo è integrare e far lavorare sempre di più insieme il retail e il F&amp;B, soprattutto alla luce delle nuove scelte di acquisto e consumo, che stanno evolvendo sempre più verso opzioni fluide e integrate.</p>
<h4>Ad aprile avete presentato il progetto Origini Edition, in cui Autogrill, componente F&amp;B di Avolta, gioca un ruolo di primo piano. Ce lo racconta?</h4>
<p><a href="https://www.qualivita.it/origini-edition/" target="_blank" rel="noopener"><strong> Origini Edition è un progetto che abbiamo presentato insieme a Fondazione Qualivita</strong></a>. Realizzata con il <strong>sostegno di MASAF e FIPE</strong>, l&#8217;iniziativa è volta a <strong>promuovere i prodotti DOP (Denominazione di Origine Protetta) e IGP (Indicazione Geografica Protetta)</strong> in tutta la nostra rete. Con questo progetto, vogliamo valorizzare gli ingredienti certificati, le tradizioni locali e il know-how dei produttori, aiutando i viaggiatori a scoprire l&#8217;eccellenza agroalimentare italiana durante i loro spostamenti.</p>
<p>Origini Edition ha debuttato con il <strong>nuovo panino Carpegna 1463</strong>, una ricetta esclusiva che celebra l&#8217;incontro tra il <strong>Prosciutto di Carpegna DOP</strong>, la <strong>Burrata di Andria IGP</strong> e l&#8217;<strong>olio EVO Terra di Bari DOP</strong>, simboli della maestria artigianale del Centro e del Sud Italia. Di recente abbiamo lanciato una seconda ricetta, che valorizza invece il connubio tra il Capocollo di Martina Franca, la <strong>Burrata di Andria IGP</strong> e l&#8217;<strong>olio EVO Toscano IGP</strong>, mentre una terza celebrerà la <strong>Mozzarella di Gioia del Colle DOP</strong> abbinata al pesto di <strong>Basilico Genovese DOP</strong>. il nostro ruolo in questo contesto è centrale, perché, proprio grazie alla forza della nostra rete, abbiamo l&#8217;opportunità di avvicinare gli ingredienti italiani certificati e i Consorzi che lì producono ai viaggiatori, facendo scoprire &#8211; specialmente ai turisti stranieri per cui spesso rappresentiamo il primo punto di incontro con i sapori che l&#8217;Italia ha da offrire &#8211; la ricchezza del patrimonio enogastronomico del nostro Paese.</p>
<h4>Quanti sono i fornitori al 100% italiani di Avolta?</h4>
<p>Con Autogrill, in Avolta ci impegniamo costantemente per ampliare la presenza di prodotti italiani nella nostra offerta di ristorazione e il nostro approvvigionamento riflette tale impegno: ad oggi, ìn Italia, circa ìl 75% degli acquisti annuali di prodotti alimentari e bevande, sia per la ristorazione sia per il retail, proviene da realtà che operano e producono in Italia.</p>
<h4>Qual è il contributo di Autogrill, come impatto economico, sulle filiere dei produttori italiani, specialmente per quanto riguarda i prodotti Dop-Igp?</h4>
<p>La valorizzazione della tipicità passa attraverso collaborazioni strategiche con partner nazionali e l&#8217;impiego di oltre 60 prodotti certificati (DOP, IGP; DOC, DOCG e altre denominazioni), a supporto dei sistemi produttivi regionali e degli standard di origine e qualità riconosciuti. Questo impegno per il Made in Italy si traduce anche in un impatto economico concreto sulla filiera nazionale e diventa ancor più significativo se consideriamo anche il lavoro di promozione e commercializzazione che facciamo con la rete di Avolta.</p>
<p>[…]</p>
<p>Fonte: <strong>Retail&amp;Food</strong></p>
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		<item>
		<title>Cinta Senese DOP: trema un sistema che vale 5,5 milioni di euro</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/cinta-senese-dop-trema-un-sistema-che-vale-55-milioni-di-euro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jul 2026 07:48:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cinta senese, un tesoro a rischio. La peste suina mette i brividi, il Consorzio di tutela: «Il rischio è reale, non più un&#8217;ipotesi lontana». E la Regione nomina un commissario speciale per gestire l&#8217;emergenza A [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Cinta senese, un tesoro a rischio. La peste suina mette i brividi, il Consorzio di tutela: «Il rischio è reale, non più un&#8217;ipotesi lontana». E la Regione nomina un commissario speciale per gestire l&#8217;emergenza</em></p>
<p>A rischio una filiera da cinque milioni e mezzo di euro, quello della cinta senese dop, un maiale parte della tradizione toscana e della storia di Siena nel tempo diventato simbolo del made in Italy. A lanciare l&#8217;allarme è il Consorzio di Tutela dopo i nuovi focolai in Toscana di peste suina, un&#8217;emergenza sanitaria che rischia di travolgere gli allevamenti allo stato brado e semi brado e di cancellare un patrimonio genetico costruito in decenni.</p>
<p><strong>I numeri parlano di 79 allevatori, 6 macelli e 18 imprese di trasformazione</strong> compongono l&#8217;intero sistema produttivo della razza suina autoctona toscana. <strong>Nel corso del 2025 sono stati certificati 3.135 capi macellati, per un totale di 617.423 chilogrammi di mezzene</strong>, oltre 617 tonnellate. Un dato che assume particolare rilievo se rapportato alla distribuzione territoriale degli allevamenti: su settanta aziende riconosciute dal sistema di controllo, ben 52 sono concentrate tre province, Siena (24), Firenze e Grosseto (14 ciascuna). Una concentrazione che, in caso di focolaio in una di queste aree, potrebbe avere effetti sproporzionati sull&#8217;intero comparto.</p>
<p><strong> Dopo i casi recenti</strong>, che non hanno riguardato solo cinghiali selvatici che abitano nei boschi ma anche maiali di allevamento, con un aggravarsi ella situazione, il presidente della Toscana Eugenio Giani ha deciso di <strong>nominare un commissario straordinario per gestire l&#8217;emergenza della peste suina africana</strong>: sarà il medico veterinario dell&#8217;Asl Toscana Sud Est Giorgio Briganti, direttore del dipartimento di prevenzione territoriale.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>«Siamo davanti a un pericolo reale, non più a un&#8217;ipotesi lontana», <a href="https://www.qualivita.it/news/peste-suina-africana-lallarme-del-consorzio-la-cinta-senese-rischia-di-scomparire/" target="_blank" rel="noopener">dichiara il presidente del Consorzio Nicolò Savigni</a>, ricordando che dall&#8217;agosto 2024 è al vaglio delle istituzioni un progetto per costituire, in un sito isolato e ad alta biosicurezza, un nucleo di riserva genetica composto da 12-15 femmine e 3 maschi riproduttori. A quasi due anni dal primo sopralluogo, però, il sito non è stato individuato, l&#8217;istruttoria sanitaria non è completa e il nucleo non è stato costituito.</p>
<p>Per <strong>Cesare Baldrighi, presidente di Origin Italia</strong>, la posta in gioco supera i confini toscani: «La Cinta Senese è un patrimonio storico, genetico, culturale ed economico dell&#8217;intero Paese. Perderla significherebbe un danno irreversibile».</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <strong>La Nazione &#8211; Pisa</strong></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Scatta l&#8217;allarme per la cinta senese: &#8220;Così la razza rischia l&#8217;estinzione&#8221;</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/scatta-lallarme-per-la-cinta-senese-cosi-la-razza-rischia-lestinzione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2026 07:43:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Le preoccupazioni del presidente del Consorzio di tutela Savigni e del direttore generale di Qualivita Rosati. «Da due anni aspettiamo di poter definire un progetto per la messa in sicurezza della specie» L&#8217;allarme, scattato già [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/scatta-lallarme-per-la-cinta-senese-cosi-la-razza-rischia-lestinzione/">Scatta l&#8217;allarme per la cinta senese: &#8220;Così la razza rischia l&#8217;estinzione&#8221;</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Le preoccupazioni del presidente del Consorzio di tutela Savigni e del direttore generale di Qualivita Rosati. «Da due anni aspettiamo di poter definire un progetto per la messa in sicurezza della specie»</em></p>
<p>L&#8217;allarme, scattato già da un paio di anni, è ora ai massimi livelli: la diffusione del<a href="https://www.qualivita.it/news/peste-suina-africana-lallarme-del-consorzio-la-cinta-senese-rischia-di-scomparire/" target="_blank" rel="noopener">l&#8217;epidemia di peste suina rischia di mettere a rischio gli allevamenti di cinta senese</a>.</p>
<p>«Rischiamo l&#8217;estinzione della razza», dice senza tanti giri di parole <strong>Nicolò Savigni, presidente del Consorzio di tutela della cinta senese Dop</strong>. Quella dei suini neri con la striscia bianca dalla carne pregiata, allevati in stato brado o semibrado.</p>
<p>«Stiamo lavorando da tempo a un progetto di salvaguardia della specie, ora che la situazione è così allarmante spero che si riesca ad accelerare», <strong>aggiunge Mauro Rosati, direttore generale di Qualivita</strong>.</p>
<p>Per capire i timori, bisogna partire dai numeri: il Consorzio raduna in tutta la regione 79 allevatori, 6 macelli, 18 imprese di trasformazione.</p>
<p>La stima è di circa 3.300 capi. «<strong>Sotto la soglia di tremila si rischia l&#8217;estinzione &#8211; sottolinea Savigni</strong> &#8211; e con la diffusione della peste suina il rischio è che qualcuno sia tentato di bloccare la riproduzione e vendere i capi. Spero che ora il commissario superi lentezze burocratiche e rimpalli di responsabilità che stanno bloccando i nostri progetti di tutela».</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte: <b>La Nazione &#8211; Siena</b></p>
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		<title>Peste suina, a rischio il Maialino di Cinta Senese</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/peste-suina-a-rischio-il-maialino-di-cinta-senese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2026 07:12:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Parlano di noi]]></category>
		<category><![CDATA[filiere produttive]]></category>
		<category><![CDATA[Mauro Rosati]]></category>
		<category><![CDATA[peste suina]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[Zootecnia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I primi casi di peste suina rinvenuti in Toscana hanno spinto all’abbattimento di 300 capi di Cinta Senese DOP, il 10% del patrimonio totale. L’allevamento allo stato brado espone gli animali al contagio Maialino di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>I primi casi di peste suina rinvenuti in Toscana hanno spinto all’abbattimento di 300 capi di Cinta Senese DOP, il 10% del patrimonio totale. L’allevamento allo stato brado espone gli animali al contagio</em></p>
<p>Maialino di Cinta Senese a rischio estinzione a causa della Peste suina africana. A dare l’<a href="https://www.qualivita.it/news/peste-suina-africana-lallarme-del-consorzio-la-cinta-senese-rischia-di-scomparire/" target="_blank" rel="noopener">allarme è lo stesso <strong>Consorzio di tutela della Cinta Senese DOP</strong></a> dopo i primi abbattimenti di capi avvenuti nei giorni scorsi. Il primo focolaio in un allevamento toscano è stato individuato a Comano, in provincia di Massa-Carrara, mentre nei giorni scorsi due suini rinvenuti morti in un allevamento di San Marcello Piteglio, in provincia di Pistoia, sono risultati positivi al virus.</p>
<h4>Abbattuto il 10% dell’intero patrimonio di 3mila capi</h4>
<p>Nei giorni scorsi sono stati abbattuti 300 capi circa il 10% di un patrimonio che è di circa 3mila capi in tutto.</p>
<p>Il maialino di Cinta Senese è <strong>allevato soprattutto allo stato brado o semibrado</strong> caratteristica fondamentale per la qualità delle sue carni ma che rende però i capi particolarmente esposti al contagio il cui veicolo principale è rappresentato dai cinghiali selvatici.</p>
<h4>Consorzio Dop: siamo davanti a un pericolo reale</h4>
<p>«Siamo davanti a un pericolo reale – ha commentato il <strong>presidente del Consorzio della Cinta Senese Dop,</strong> <strong>Nicolò Savigni</strong> -. Gli allevatori hanno rafforzato la biosicurezza interna, anche grazie ai contributi ricevuti, ma fuori dai confini aziendali il rischio resta al di fuori del loro controllo. Non possono essere lasciati soli: ogni allevamento di Cinta Senese deve essere considerato un presidio da difendere».</p>
<p>[…]</p>
<h4>Istituire un incubatore per preservare il patrimonio genetico</h4>
<p>«La principale ipotesi allo studio con il Commissario e le istituzioni – ha spiegato il <strong>direttore della Fondazione Qualivita</strong>, <strong>Mauro Rosati</strong> – è creare una sorta di incubatore nel quale inserire 12 verri e 12 scrofe in modo da assicurarsi un presidio di conservazione del patrimonio genetico. Con la peste suina alle porte il rischio estinzione è davvero reale».</p>
<p>[…]</p>
<p>Fonte: <strong><a href="https://www.ilsole24ore.com/art/per-peste-suina-rischio-estinzione-maialino-cinta-senese-AJvfd2M" target="_blank" rel="noopener">Il Sole 24 Ore.it</a></strong></p>
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		<title>DOP e IGP, l’Italia ratifica l’Atto di Ginevra: più tutela sui mercati esteri</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/dop-e-igp-litalia-ratifica-latto-di-ginevra-piu-tutela-sui-mercati-esteri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2026 07:44:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Parlano di noi]]></category>
		<category><![CDATA[Accordi Internazionali]]></category>
		<category><![CDATA[Atto di Ginevra]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[INTERNAZIONALIZZAZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[TUTELA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il nuovo quadro amplia la protezione internazionale dalle denominazioni di origine a tutte le indicazioni geografiche attraverso il Sistema di Lisbona. Per l’Italia entrerà in vigore il 14 ottobre 2026, rafforzando gli strumenti a disposizione [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il nuovo quadro amplia la protezione internazionale dalle denominazioni di origine a tutte le indicazioni geografiche attraverso il Sistema di Lisbona. Per l’Italia entrerà in vigore il 14 ottobre 2026, rafforzando gli strumenti a disposizione delle filiere agroalimentari contro imitazioni e abusi</em></p>
<p>L’Italia ha depositato presso l’Organizzazione Mondiale della Proprietà Intellettuale, la WIPO, lo strumento di ratifica dell’<strong>Atto di Ginevra dell’Accordo di Lisbona sulle denominazioni di origine e le indicazioni geografiche</strong>. La formalizzazione è avvenuta il 14 luglio a Ginevra, durante le Assemblee 2026 della WIPO, con la consegna del documento da parte del Sottosegretario al MASAF Patrizio La Pietra al Direttore generale dell’Organizzazione, Daren Tang.</p>
<p>Il deposito completa il percorso avviato con la <strong>legge 14 gennaio 2026, n. 13</strong>, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 5 febbraio, con la quale il Parlamento ha autorizzato la ratifica e l’esecuzione dell’Atto adottato a Ginevra il 20 maggio 2015. Per l’Italia le nuove disposizioni entreranno formalmente in vigore il <strong>14 ottobre 2026</strong>, tre mesi dopo il deposito dello strumento di ratifica.</p>
<h4>Dal vecchio Accordo di Lisbona a un sistema più ampio</h4>
<p>L’Accordo di Lisbona del 1958, del quale l’Italia è stata uno dei Paesi fondatori, era rivolto esclusivamente alle denominazioni di origine, ossia ai nomi riferiti a prodotti caratterizzati da un legame particolarmente intenso con il territorio di provenienza.</p>
<p>L’Atto di Ginevra modernizza questo impianto ed estende il sistema internazionale anche alle <strong>indicazioni geografiche</strong>, rendendolo maggiormente compatibile con i diversi modelli di tutela adottati a livello nazionale e regionale. Possono inoltre aderire anche organizzazioni intergovernative come l’Unione europea.</p>
<p>Il meccanismo consente di richiedere la protezione di una denominazione in più giurisdizioni attraverso <strong>un’unica procedura di registrazione presso la WIPO e il pagamento di un solo insieme di tasse</strong>, evitando di presentare domande separate in ciascun Paese interessato. Non si tratta, tuttavia, di una protezione universale valida indistintamente in tutto il mondo: la copertura opera nei territori delle Parti contraenti secondo le regole previste dal Sistema di Lisbona.</p>
<p>Dopo la ratifica italiana, l’Atto di Ginevra riunisce <strong>28 Parti contraenti e può offrire protezione in un massimo di 61 Paesi</strong>, mentre il Sistema di Lisbona nel suo complesso, considerando anche il precedente Accordo, copre fino a 73 Paesi. La distinzione è rilevante perché la reale efficacia dello strumento dipenderà anche dalla capacità di favorire nuove adesioni, ampliando progressivamente il numero dei mercati nei quali le denominazioni possono essere tutelate.</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Fonte:<a href="https://www.ruminantia.it/dop-e-igp-litalia-ratifica-latto-di-ginevra-piu-tutela-sui-mercati-esteri/" target="_blank" rel="noopener"><strong> Ruminantia.it</strong></a></p>
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		<title>Fondazione Banfi e Qualivita a confronto sulla Dop economy del vino</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/fondazione-banfi-e-qualivita-a-confronto-sulla-dop-economy-del-vino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 07:01:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Parlano di noi]]></category>
		<category><![CDATA[#DopEconomy]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[editoria]]></category>
		<category><![CDATA[filosofiaDopeconomy]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[Mauro Rosati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il “Modello Montalcino” protagonista della presentazione del libro “La filosofia della Dop economy“, di Mauro Rosati ed edito da Treccani, organizzata da Fondazione Banfi e Fondazione Qualivita. Il futuro delle Indicazioni Geografiche del vino, il ruolo delle [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il “Modello Montalcino” protagonista della presentazione del libro “La filosofia della Dop economy“, di Mauro Rosati ed edito da Treccani, organizzata da Fondazione Banfi e Fondazione Qualivita.</em></p>
<p>Il <strong>futuro delle Indicazioni Geografiche</strong> del vino, il ruolo delle filiere a denominazione nello <strong>sviluppo dei territori</strong> e le grandi trasformazioni che attendono il settore sono stati al centro della presentazione de “<strong><em>La filosofia della Dop economy</em></strong>“, il nuovo libro del Direttore della Fondazione Qualivita <strong>Mauro Rosati</strong>, edito da Treccani, ospitata venerdì 10 luglio a Montalcino nella prestigiosa cornice della <strong><em>Summer School Sanguis Jovis</em></strong>, il programma di alta formazione organizzato da <strong>Fondazione Banfi</strong>.</p>
<p>L’incontro si è tenuto presso la storica azienda <strong>Banfi</strong>, uno dei protagonisti del cosiddetto “<strong>Modello Montalcino</strong>” raccontato nel volume: l’impresa, infatti, ha avuto un ruolo determinante nell’affermazione internazionale del Brunello di Montalcino DOP, contribuendo all’apertura dei mercati internazionali, alla crescita di una moderna cultura del marketing del vino e alla valorizzazione del territorio attraverso ricerca, formazione e innovazione, facendo di Montalcino uno dei casi più emblematici della Dop economy italiana.</p>
<p>Insieme all’autore sono intervenuti alcuni tra i più autorevoli protagonisti del panorama vitivinicolo italiano: <strong>Rodolfo Maralli</strong>, Presidente dell’azienda Banfi e della Fondazione Banfi e protagonista dell’affermazione internazionale di uno dei marchi simbolo dell’enologia italiana; <strong>Alberto Mattiacci</strong>, docente della Sapienza Università di Roma ed esperto di marketing strategico; <strong>Attilio Scienza</strong>, tra i massimi studiosi italiani di viticoltura ed enologia; e <strong>Gabriele Gorelli</strong>, primo Master of Wine italiano e membro del Comitato Scientifico Fondazione Qualivita.</p>
<p>Nel corso del confronto sul modello italiano delle Indicazioni Geografiche come leva di sviluppo economico, culturale e sociale è emerso con forza il ruolo strategico delle<strong> filiere DOP IGP e </strong>dei<strong> Consorzi di tutela </strong>come<strong> motori di sviluppo economico, sociale e culturale dei territori</strong>. Una riflessione sviluppata a partire dal caso di Montalcino, considerato uno degli esempi più emblematici della capacità di una denominazione di origine di trasformare un territorio, creando valore economico, reputazione internazionale e un modello di crescita fondato sulla qualità, sulla tutela e sulla governance condivisa della filiera.</p>
<p>Fonte: <b>La Nazione &#8211; Siena</b></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/fondazione-banfi-e-qualivita-a-confronto-sulla-dop-economy-del-vino/">Fondazione Banfi e Qualivita a confronto sulla Dop economy del vino</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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		<title>DOP casearie, dagli USA una nuova offensiva sui “nomi comuni”</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/dop-casearie-dagli-usa-una-nuova-offensiva-sui-nomi-comuni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 07:02:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Parlano di noi]]></category>
		<category><![CDATA[formaggi]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[INTERNAZIONALIZZAZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIAN SOUNDING]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Senato americano torna a sostenere l’uso dei cosiddetti “nomi comuni” per i formaggi, riaprendo lo scontro con l’Europa sulle denominazioni d’origine. Al centro, il valore delle DOP italiane e la tutela della loro identità [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il Senato americano torna a sostenere l’uso dei cosiddetti “nomi comuni” per i formaggi, riaprendo lo scontro con l’Europa sulle denominazioni d’origine. Al centro, il valore delle DOP italiane e la tutela della loro identità</em></p>
<p>La sfida tra formaggi italiani e statunitensi non si gioca più soltanto sui tavoli di assaggio, ma anche sul terreno, molto più delicato, della politica commerciale internazionale. Dopo il confronto agli <strong>International Cheese &amp; Dairy Awards di Stafford</strong>, dove la Nazionale italiana Formaggi di CheeseItaly ha ottenuto un risultato significativo nel rapporto tra prodotti iscritti e premiati, il dibattito si è spostato negli Stati Uniti, dove <a href="https://www.qualivita.it/news/usa-lagricultural-act-2026-riapre-il-fronte-dei-common-names-contro-le-indicazioni-geografiche/" target="_blank" rel="noopener">torna centrale il tema dei cosiddetti <strong>“common names”</strong></a>, i nomi ritenuti generici dall’industria americana e invece legati, per l’Unione europea, a precise identità territoriali e produttive. L’edizione 2026 dell’ICDA si è svolta a Stafford dal 24 al 26 giugno.</p>
<p>Al centro della discussione c’è l’iniziativa legislativa statunitense nota nel dibattito di settore come prosecuzione della battaglia avviata con il SAVE Act e rilanciata nel 2025 con il <strong><a href="https://www.congress.gov/bill/119th-congress/house-bill/2558/text">SAFETY Act</a> – Safeguarding American Food and Export Trade Yields Act</strong>. Il testo, introdotto al Senato il 1° aprile 2025, punta a preservare i mercati esteri per i prodotti commercializzati con “common names” e affida al Governo statunitense il compito di difendere questo diritto nei negoziati commerciali internazionali.</p>
<p>La portata del provvedimento è rilevante per il settore lattiero-caseario europeo e in particolare per quello italiano. Tra i nomi che il testo considera utilizzabili come “comuni” compaiono infatti <strong>Asiago, Fontina, Gorgonzola, Grana, Parmigiano, Pecorino, Ricotta e Romano</strong>, accanto ad altri termini legati all’agroalimentare come Bologna, Mortadella, Prosciutto e Salami. Il disegno di legge prevede inoltre che il Segretario all’Agricoltura coordini le proprie azioni con lo USTR, il rappresentante statunitense per il commercio, per assicurare ai produttori americani la possibilità di usare tali denominazioni sui mercati esteri.</p>
<p><u>[&#8230;]</u></p>
<p>La questione non è soltanto giuridica. È economica e riguarda direttamente la tenuta delle filiere certificate. Secondo il <strong><a href="https://www.ruminantia.it/wp-content/uploads/2026/07/20251126_CS01_DATI-GENERALI.pdf">XXIII Rapporto Ismea-Qualivita</a></strong>, la <strong>Dop economy italiana</strong> ha raggiunto nel 2024 un valore alla produzione di <strong>20,7 miliardi di euro</strong>, con un peso pari al 19% del fatturato agroalimentare nazionale. Il comparto dei formaggi DOP e IGP è uno degli assi portanti di questo sistema: nel 2024 ha registrato una crescita del +10,5%, mentre l’export dei prodotti DOP IGP ha raggiunto 12,3 miliardi di euro, con gli Stati Uniti primo mercato di destinazione per le esportazioni italiane certificate.</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.ruminantia.it/dop-casearie-dagli-usa-una-nuova-offensiva-sui-nomi-comuni/" target="_blank" rel="noopener">Ruminantia.it</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/dop-casearie-dagli-usa-una-nuova-offensiva-sui-nomi-comuni/">DOP casearie, dagli USA una nuova offensiva sui “nomi comuni”</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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