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	<title>Interviste &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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	<description>DOP IGP STG :: Prodotti agroalimentari e vitivinicoli IG</description>
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	<title>Interviste &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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		<title>Obiettivo 2030: coordinare i Consorzi verso la piena sostenibilità del sistema IG</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Apr 2024 14:41:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[RiformaIG]]></category>
		<category><![CDATA[RiformaIG2024]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Intervista a Cesare Baldrighi, presidente di Origin Italia. Quello della sostenibilità è tra i principali temi dell’agenda di Origin Italia, l’Associazione Italiana Consorzi Indicazioni Geografiche che riunisce 78 realtà consortili delle produzioni DOP IGP e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Intervista a Cesare Baldrighi, presidente di Origin Italia.</em></p>
<p>Quello della sostenibilità è tra i principali temi dell’agenda di Origin Italia, l’Associazione Italiana Consorzi Indicazioni Geografiche che riunisce 78 realtà consortili delle produzioni DOP IGP e un’Associazione dei Consorzi, Afidop (Associazione formaggi italiani DOP e IGP) e rappresenta oltre il 95% delle produzioni italiane a Indicazione Geografica.</p>
<p><strong>Rispetto agli obiettivi internazionali, a livello italiano i Consorzi di tutela a che punto si trovano?</strong></p>
<p>La maggior parte dei Consorzi ha già dimostrato una particolare sensibilità sul tema, ma quello che manca è un coordinamento generale ed è quello che ci stiamo sforzando di organizzare come Associazione. La necessità di andare verso un modello di sostenibilità condiviso e certificabile ci aiuta a evidenziare due elementi da sempre presenti nel mondo delle IG: il forte legame con il territorio, quindi l’aspetto di sostenibilità sociale, perché difendiamo una cultura, un modo di operare, e nello stesso tempo valorizziamo la forte incidenza economica che i prodotti DOP IGP hanno in zone spesso marginali rispetto ai grandi centri produttivi.</p>
<p><strong>La Riforma delle IG quanto inciderà su questo tema?</strong></p>
<p>Quello di rafforzare il concetto di sostenibilità è stato non a caso uno dei punti che Origin Italia ha sollecitato fin dai primi tavoli di confronto. La Riforma europea oggi rende ancora più concreto il nostro impegno in questo senso perché specifica con molta chiarezza che questa è la strada che il mondo produttivo deve percorrere e naturalmente aiuta nel rendere più sensibili anche gli operatori. Lavoriamo perciò a un percorso che consenta di oggettivare la sostenibilità del sistema dei prodotti DOP IGP e che porti, in una fase successiva, verso una certificazione da parte terza in modo da dare garanzie a tutti sui requisiti di sostenibilità.</p>
<p><strong>La sostenibilità obiettivo fra i molti di Origin Italia.</strong></p>
<p>Quello della sostenibilità è un elemento di grande importanza, sarà strategico per il futuro delle produzioni di qualità e rientra nell’impegno quotidiano di Origin Italia. Abbiamo deliberato un impegno preciso e definito una roadmap che entro il 2030 vuole definire una base comune di requisiti e di priorità di sostenibilità per il sistema delle IG. Il focus principale della nostra organizzazione è quello di offrire a tutte le realtà che rappresentiamo, anche a quelle meno strutturate, tutti gli strumenti per sfruttare al massimo le potenzialità del valore che racchiude in sé ogni singola IG. Lo facciamo con diversi strumenti, uno di questi che con particolare orgoglio citiamo è L’Executive Master per direttore di consorzi: la formazione al primo posto, perché le idee e le attività corrono sulle gambe degli uomini e questo è il valore che dobbiamo coltivare insieme in un progetto condiviso di valorizzazione della cultura del made in Italy agroalimentare.</p>
<p>Fonte: <strong>Consortium 2024_01</strong></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/04/02-Consortium-22-Intervista-Baldrighi.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></strong></p>
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		<title>Un’alleanza mondiale per le Indicazioni Geografiche sui temi della sostenibilità</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/unalleanza-mondiale-per-le-indicazioni-geografiche-sui-temi-della-sostenibilita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Apr 2024 14:40:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[RiformaIG]]></category>
		<category><![CDATA[RiformaIG2024]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[SSGI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Intervista a Riccardo Deserti, presidente di oriGIn. Quale ruolo ricopre la sostenibilità per le Indicazioni Geografiche? L’evoluzione dei valori “sociali”, la percezione dei consumatori e le normative commerciali stanno spingendo tutti i settori economici a [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Intervista a Riccardo Deserti, presidente di oriGIn.</em></p>
<p><strong>Quale ruolo ricopre la sostenibilità per le Indicazioni Geografiche?</strong></p>
<p>L’evoluzione dei valori “sociali”, la percezione dei consumatori e le normative commerciali stanno spingendo tutti i settori economici a ripensare il proprio modello di creazione del valore tenendo conto allo stesso tempo di obiettivi sociali e ambientali. In questo contesto, la sostenibilità è sicuramente uno dei temi cruciali dei nostri tempi. Le Indicazioni Geografiche, in quanto prodotti legati al territorio e basati sulla reputazione costruita, negli anni, sul rapporto di fiducia con il consumatore, catalizzano spontaneamente le aspettative dei consumatori non solo sulla qualità organolettica ma anche sulla visione sostenibile dei propri modelli. Quindi la “sostenibilità”, intesa nel concetto economico/sociale/ambientale, è un pilastro fondamentale per tutte le IG.</p>
<p><strong>In quale modo oriGIn ha lavorato al progetto sostenibilità IG?</strong></p>
<p>Per aiutare i gruppi e le organizzazioni IG ad affrontare con un approccio coordinato la sfida della sostenibilità, dal 2016 abbiamo avviato la collaborazione con l’Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) delle Nazioni Unite per sviluppare una “Strategia di sostenibilità per le Indicazioni Geografiche”. In questo percorso la pubblicazione congiunta presentata in marzo 2024 è un punto di arrivo, ma vuole essere un trampolino per dare slancio all’azione del numero più elevato di filiere IG nel mondo.</p>
<p><strong>Quali obiettivi si pone oriGIn per lo scenario a medio termine?</strong></p>
<p>oriGIn è l’alleanza mondiale delle Indicazioni Geografiche, e oggi rappresenta oltre 600 Indicazioni Geografiche e organizzazioni di 40 Paesi. Riteniamo che gli strumenti messi a punto assieme a FAO saranno utili ai gruppi IG di tutto il mondo nelle diverse fasi del loro percorso verso la sostenibilità. In Europa, in particolare, alla luce degli importanti passi compiuti verso la sostenibilità con il recente Regolamento sulle IG, promuoviamo tramite le “oriGIn nazionali” la definizione di schemi di lavoro dettagliati e calati nelle realtà locali seguendo gli indirizzi della cornice fornita dal lavoro oriGIn-FAO. In questo modo ogni IG, e pensiamo anche alle tante migliaia ancora non associate a oriGIn, potrà elaborare la propria roadmap di sostenibilità o semplicemente confrontare e valutare la propria strategia attuale, attraverso un processo partecipativo e inclusivo che coinvolge gli stakeholder rilevanti nelle aree geografiche. Ogni passo compiuto verso questo obiettivo rafforzerà il ruolo delle IG come modello virtuoso di sviluppo locale e rurale, senza distinzione di continenti e aree mondiali.</p>
<p>Fonte: <strong>Consortium 2024_01</strong></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/04/03-Consortium-22-Intervista-Deserti.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></strong></p>
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		<title>La sostenibilità è una necessità, occorre trovare equilibrio tra tradizione e innovazione</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/la-sostenibilita-e-una-necessita-occorre-trovare-equilibrio-tra-tradizione-e-innovazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Apr 2024 14:40:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[RICERCA]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’INAO ha fatto del tema della sostenibilità un asse portante della sua riflessione. Si occupa soprattutto di aiutare i Comitati e i gruppi di produttori ad affrontare le future sfide climatiche e di mercato. Il [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>L’INAO ha fatto del tema della sostenibilità un asse portante della sua riflessione. Si occupa soprattutto di aiutare i Comitati e i gruppi di produttori ad affrontare le future sfide climatiche e di mercato.</em></p>
<p>Il mondo sta cambiando e sempre più velocemente, che si tratti di turbative dei mercati, di cambiamento climatico o novità legislative come la recente riforma delle Indicazioni Geografiche, le DOP IGP devono adattarsi per esistere ancora in futuro, mantenendo il legame con il territorio e la tipicità dei prodotti. La strategia dell’INAO si basa su una stretta collaborazione tra i professionisti raggruppati nelle organizzazioni di difesa e gestione (ODG), gli organismi di controllo riconosciuti e i servizi governativi dello Stato e dell’Istituto.</p>
<p><strong>Carole Ly</strong>, attuale Direttrice di INAO, ingegnere di ponti, acqua e foreste, ha ricoperto in Francia numerosi incarichi amministrativi, sulla multifunzionalità dell’agricoltura, sulla politica agricola comune (PAC) e sullo sviluppo agricolo; è stata a capo della missione per gli affari europei e internazionali presso FranceAgriMer.</p>
<p><strong>INAO da sempre ha rappresentato un istituto all’avanguardia per le Indicazioni Geografiche di tutto il mondo e non solo per quelle francesi. Cosa pensa del nuovo regolamento europeo sulle Indicazioni Geografiche? Potrà rappresentare un punto di svolta e di rilancio del sistema DOP IGP europeo? In particolare potrà aiutare anche altri Paesi &#8211; oltre a Francia, Italia e Spagna &#8211; a utilizzare molto di più le Indicazioni Geografiche? Il nuovo regolamento potrà avvicinare il mondo del vino con quello del cibo da sempre “separati in casa” anche se facenti parte del mondo delle Indicazioni Geografiche? </strong></p>
<p>Il nuovo regolamento europeo, grazie al REFIT (acronimo che indica il programma di controllo dell’adeguatezza e dell’efficacia della regolamentazione della Commissione europea), consolida il sistema delle denominazioni che ha dimostrato la sua efficacia in termini di conservazione del patrimonio agricolo, vitivinicolo e culinario europeo e per la creazione di valore per i produttori, le filiere e i territori. Tiene inoltre conto dei diversi sistemi organizzativi, emersi in ciascun Paese nell’ambito di normative comuni, il che rappresenta un vantaggio, fornendo anche un quadro d’insieme, ad esempio sulle organizzazioni dei produttori per i Paesi meno impegnati nei confronti delle IG. Questa normativa infatti, molto fortunatamente, mantiene la specificità del sistema e la sua distinzione dal sistema dei marchi. Segna anche qualche progresso in termini di protezione su Internet. Infine, apre nuove strade, ancora da chiarire e consolidare, in termini di sostenibilità. Per quanto riguarda l’OCM del vino e le sue relazioni con la revisione REFIT, questo presenta una coerenza complessiva che non deve essere chiarita; le sue misure costituiscono infatti un insieme idoneo a garantire la sostenibilità delle denominazioni vitivinicole. Tocca adesso agli altri prodotti prenderne ispirazione! L’esito delle discussioni REFIT mantiene questa coerenza.</p>
<p><strong>Anche la riforma delle Indicazioni Geografiche introduce il tema della sostenibilità nelle filiere DOP IGP. Quale attività ha messo in campo INAO per sensibilizzare sul tema della sostenibilità le imprese aderenti agli schemi di qualità DOP IGP? Quale è l’atteggiamento dei produttori?</strong></p>
<p>I temi della sostenibilità, nelle sue tre componenti – economica, ambientale e relativa al benessere animale e quella sociale – vengono discussi all’interno dei segni identificativi di qualità e provenienza in Francia e all’interno dell’Istituto. Le problematiche contemporanee che le DOP IGP (i SIQO, acronimo francese che indica i segni ufficiali di qualità e di origine) si trovano di fronte le costringono ad affrontare questi problemi direttamente. Il mondo sta cambiando e sempre più velocemente. Che si tratti di turbative dei mercati, legate ad esempio all’inflazione o a nuove abitudini di consumo; che si tratti del cambiamento climatico, che incide direttamente sui metodi e sui livelli di produzione e i cui effetti sono sempre più rapidi, o anche delle aspettative sociali in termini di ambiente o benessere degli animali &#8211; che stanno diventando condizioni per l’accesso al mercato &#8211; le DOP IGP devono comunque adattarsi per esistere ancora in futuro. Ma con una specificità: rispettare i fondamenti di questi prodotti, che sono in particolare il legame con l’origine, la conservazione del patrimonio o la tipicità dei prodotti. La sostenibilità è una necessità e gli operatori delle filiere IG lo hanno capito bene. Su questo tema occorre trovare un equilibrio tra tradizione e innovazione, ed è ciò a cui stiamo lavorando. L’INAO ha quindi fatto del tema della sostenibilità un’asse portante della sua riflessione. Si occupa innanzitutto, di aiutare i Comitati (OP) a chiarire i metodi di valutazione dei fascicoli che la trattano; poi, li aiuta ad adattare le proprie procedure e, infine, sostiene i gruppi di operatori (in Francia, Organizzazioni di Difesa e Gestione – ODG) per affrontare queste sfide, in connessione col sistema amministrativo e di ricerca. L’obiettivo è innanzitutto quello di adattare le nostre procedure per avere un approccio più globale ai dossier attraverso l’interrogazione dei sistemi di produzione sulla base di una griglia di analisi dei punti chiave essenziali, pur cercando di rimanere in un sistema semplice e pragmatico. D’altra parte, si tratta di consentire una maggiore flessibilità nei disciplinari di produzione di fronte a un contesto in evoluzione. Si tratta soprattutto di testare, inizialmente su piccola scala, i nuovi metodi i cui impatti vengono monitorati scientificamente per periodi adeguati, e se si rivelano efficaci, di integrarli nei disciplinari. Si tratta anche di consentire lo scambio tra gruppi perché l’agricoltura e la viticoltura non si sono mai evolute così tanto come guardando “oltre la siepe”. Si tratta quindi di mobilitare l’intelligenza collettiva per trovare insieme soluzioni. Ad esempio, l’INAO ha organizzato la scorsa estate una serie di incontri regionali che hanno riunito tutte le ODG &#8211; organizzazioni di difesa e gestione francesi &#8211; per discutere le azioni/riflessioni messe in atto nelle ODG per soddisfare le aspettative della società. Questi incontri hanno permesso di mostrare il dinamismo di queste organizzazioni che cercano nuove soluzioni nel rispetto delle loro tradizioni, testimoniando così un’incredibile modernità.</p>
<p><strong>Avete già individuato una strategia nazionale per la sostenibilità delle Indicazioni Geografiche francesi? Come ad esempio degli indicatori comuni a tutte le DOP IGP per misurare e comunicare meglio la sostenibilità verso i consumatori?</strong></p>
<p>Questa “strategia” non è ancora completa ma c’è la volontà collettiva di affrontare questo tema. Come spiegato in precedenza, le sfide attuali rendono imprescindibile tenere conto della sostenibilità. Tuttavia è difficile trovare indicatori comuni, da un lato, perché il disciplinare da solo non trascrive tutte le pratiche di una denominazione e, dall’altro, per la grandissima diversità delle DOP IGP, che sono frutto di storie e territori diversi. Tuttavia, le discussioni in seno all’INAO si concentrano, da un lato, sullo sviluppo di griglie di analisi delle pratiche basate su punti chiave (esempi: pratiche di fertilizzazione, lavorazione del terreno, ecc.) che permettano di dialogare con le ODG e alle quali queste ultime possano rispondere sia attraverso i disciplinari, sia attraverso approcci adottati al di fuori dei disciplinari (sul piano ambientale ad esempio con l’agricoltura biologica). Queste discussioni devono consentire di riferire in modo globale sui passi compiuti, pur rimanendo semplici e pragmatiche. Perché non dobbiamo rendere le IG un esercizio tecnocratico! L’approccio dal basso verso l’alto, basato sulla volontà delle organizzazioni, deve rimanere. Dall’altro lato si tratta di fornire strumenti che consentano alle ODG di testare e scambiarsi esperienze, come spiegato nel paragrafo precedente.</p>
<p><strong>Negli ultimi anni il cambiamento climatico ha messo a dura prova tutto il sistema produttivo agricolo. Anche le Indicazioni Geografiche stanno entrando in crisi per gli effetti del cambiamento climatico. Quali sono le maggiori emergenze che le filiere francesi DOP IGP stanno affrontando? Come INAO gestisce queste emergenze che impongono molte volte le modifiche dei disciplinari?</strong></p>
<p>Su questa questione ci sono due tempi: l’urgenza e il medio termine. L’emergenza si può risolvere concedendo modifiche temporanee, come previsto dalle normative comunitarie, garantendo però che queste non incidano sulla tipicità dei prodotti. Ma non è soddisfacente. Ecco perché viene effettuata una riflessione complessiva sulle filiere. La filiera vitivinicola ha precorso i tempi e già nel 2015 ha condotto, con l’aiuto di INAO e FranceAgriMer, sulla base di un programma di ricerca guidato dall’INRAe (programma LACCAVE), un’ampia consultazione per definire gli assi su cui lavorare per adattare la vite al cambiamento climatico (Scheda 1). Ne è emersa una strategia comune e la definizione di linee guida per i vitigni, i metodi di gestione della vite (potatura, ecc.), la lavorazione del terreno, la gestione delle acque, le pratiche enologiche, la formazione, ecc. Lo slogan di questa strategia è “innovare per restare”. Questa strategia oggi viene attuata soprattutto nel contesto della ricerca e molte ODG stanno, ad esempio, testando nuovi vitigni su piccola scala, più resistenti alla siccità o alle malattie, con un monitoraggio scientifico che consenta loro di valutarne l’impatto sul piano ambientale e sulla tipicità del prodotto. Al termine di queste prove, tali vitigni potranno essere (o meno, a seconda dei risultati) introdotti nel disciplinare. Programmi di questo tipo sono in corso anche per quanto riguarda l’allevamento, con percorsi che coinvolgono la ricerca ma anche le ODG, in collegamento con le federazioni delle ODG. Si tratta, ad esempio, della RMT “Formaggi Locali” impegnata nella sperimentazione di nuove pratiche , o di uno studio sulla sostenibilità dei formaggi DOP IGP, che ha visto coinvolti i produttori di Maroilles DOP (Scheda 2).</p>
<p><strong>Il ruolo della ricerca scientifica sarà fondamentale per la transizione green e per la sfida delle emergenze climatiche. INAO ha un ruolo di coordinamento fra gli attori delle filiere DOP IGP e le università e centri di ricerca? Ipotizzare un’alleanza fra Francia, Italia e Spagna per risolvere problemi comuni alle Indicazioni Geografiche attraverso dei progetti di ricerca condivisi potrebbe aiutare l’evoluzione delle imprese?</strong></p>
<p>Sì, il contributo della ricerca, così come anche lo studio diretto sul territorio portato avanti da viticoltori o agricoltori innovativi, è fondamentale. L’INAO segue un certo numero di programmi di ricerca, in collaborazione con le federazioni di produzioni DOP IGP &#8211; anch’esse molto coinvolte &#8211; e con istituti tecnici, come l’Istituto francese della Vigna e del Vino o l’INRAe. L’appropriazione delle pratiche e la loro applicazione massificata dipende dal dialogo tra organizzazioni di ricerca, sviluppo e ODG. Queste sfide sono infatti comuni a Francia, Italia e Spagna; esistono già legami scientifici tra questi Paesi, che devono essere rafforzati. Quindi lo sviluppo di programmi condivisi è davvero una buona idea. Inoltre, per quanto riguarda la viticoltura, il tema del cambiamento climatico sarà affrontato al prossimo congresso dell’OIV a Digione il prossimo ottobre 2024. Discutiamone insieme!</p>
<p><em>A cura della redazione</em></p>
<p>Fonte: <strong>Consortium 2024_01</strong></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/04/06-Consortium-22-INAO.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/la-sostenibilita-e-una-necessita-occorre-trovare-equilibrio-tra-tradizione-e-innovazione/">La sostenibilità è una necessità, occorre trovare equilibrio tra tradizione e innovazione</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Una viticoltura in equilibrio con l’ecosistema per garantire la qualità</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/una-viticoltura-in-equilibrio-con-lecosistema-per-garantire-la-qualita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Apr 2024 14:39:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La strategia del Comité Champagne per lo sviluppo sostenibile della filiera attraverso l’approccio condiviso e la certificazione ambientale. La regione della Champagne è da anni impegnata in progetti di sostenibilità che l’hanno resa una regione [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/una-viticoltura-in-equilibrio-con-lecosistema-per-garantire-la-qualita/">Una viticoltura in equilibrio con l’ecosistema per garantire la qualità</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>La strategia del Comité Champagne per lo sviluppo sostenibile della filiera attraverso l’approccio condiviso e la certificazione ambientale.</em></p>
<p><strong>La regione della Champagne è da anni impegnata in progetti di sostenibilità che l’hanno resa una regione pioniera in Europa, qual è l’origine di questo spirito “sostenibile”? Qual è la filosofia che sta alla base dell’impegno degli attori dell’industria vinicola?</strong></p>
<p>Nella prima metà del XX secolo, la Champagne è stata duramente colpita da una serie di eventi drammatici, dalla fillossera, alle due guerre mondiali fino alla crisi economica degli anni Trenta. Solo a partire dagli anni ‘60 la regione è riuscita a reimpiantare i suoi vigneti, a sviluppare i mercati e a stabilire solide relazioni interprofessionali. Al tempo stesso, i progressi tecnologici come l’innesto delle viti, l’introduzione dei trattori e la selezione clonale hanno contribuito ad assicurare la produzione permettendo alla Champagne di avviare una fase di crescita economica. In questo nuovo contesto, Vigneron e Maison si sono posti la domanda di come fare a preservare questo patrimonio per trasmetterlo alle generazioni future. Negli anni ‘80, sono stati avviati i primi programmi di tutela dell’ambiente che ha riguardato ad esempio la gestione responsabile degli effluenti, il controllo dell’erosione o l’impiego della tecnica della confusione sessuale. Questi impegni hanno avuto un loro primo punto di svolta nel 2001, quando la filiera ha avviato una strategia di viticoltura “raisonnée” allo scopo di promuovere buone pratiche sempre più rispettose dell’ambiente.</p>
<p><strong>La sostenibilità è un concetto complesso che va declinato e adattato al territorio, in un certo senso va “costruito”. Come è stato costruito e valorizzato il concetto di sostenibilità in Champagne e con quali attori scientifici avete collaborato al progetto?</strong></p>
<p>Il primo passo fondamentale per gli Champenois è stato di effettuare un’analisi ambientale dell’intera filiera e di tutte le sue pratiche. Questa valutazione ha permesso di individuare quattro questioni principali su cui focalizzarsi, ovvero la riduzione degli input e il controllo dei rischi per la salute e l’ambiente; la conservazione e la valorizzazione dei terroir, della biodiversità e dei paesaggi; la gestione responsabile dell’acqua, degli effluenti, dei sottoprodotti e dei rifiuti e, naturalmente, la sfida energetica e climatica. Sulla base di questa analisi estremamente approfondita, è stato elaborato un ampio programma di sviluppo sostenibile globale articolato su tre assi portanti: il piano per la riduzione delle emissioni di CO2 e di gas serra e per promuovere la ricerca e l’innovazione varietale; il piano per l’acqua, focalizzato sul miglioramento della gestione idrica sia nei vigneti sia nelle cantine; il piano sulla biodiversità, dedicato alla conservazione della flora e della fauna di particolare interesse dal punto di vista paesaggistico, agronomico e funzionale. Il Comité Champagne occupa naturalmente un ruolo centrale nell’implementazione di questi piani, collaborando attivamente con molti altri enti come ad esempio l’INRAE, l’Agence de l’Eau Seine-Normandie o il Service Régional de la Protection des Végétaux.</p>
<p><strong>Come sono stati coinvolti tutti i produttori in questo processo e, in particolare, quali attività di formazione e informazione sono state necessarie per promuovere una cultura della sostenibilità nella filiera?</strong></p>
<p>Il Comité Champagne con oltre 80 anni di storia è abituato a comunicare con i suoi 16mila aderenti e dispone di una vasta gamma di strumenti e di iniziative: dalla extranet dedicata alle newsletter periodiche, dagli incontri organizzati in tutti i vigneti a una rivista di settore e ad articoli sulla stampa locale. Inoltre, il Comité Champagne ha stabilito una rete di corrispondenti distribuiti in ogni villaggio all’interno della zona di denominazione. Questi collaboratori svolgono un ruolo fondamentale nel facilitare incontri e scambi di conoscenze tra i viticoltori delle varie aree, garantendo una trasmissione efficiente delle informazioni e delle iniziative interprofessionali. I vigneti sperimentali gestiti dal Comité rappresentano poi una preziosa “vetrina” per le attività di ricerca e i produttori sono regolarmente invitati per essere formati sulle nuove pratiche e sui nuovi materiali o semplicemente per uno scambio su temi specifici. Infine, il Comité collabora attivamente con i sindacati professionali che rappresentano Vigneron, cooperative e Maison, oltre naturalmente a essere sempre disponibile a recepire le esigenze e le domande dei professionisti del settore, offrendo supporto e visite ai vigneti in caso di necessità.</p>
<p><strong>A oggi lo Champagne ha sviluppato un sistema di certificazione della sostenibilità – il marchio VDC – come si è evoluto e su quali indicatori si è basata la sua creazione? Quali erano gli obiettivi iniziali e quali sono quelli attuali? Come funziona e quali sono i vantaggi? A cosa è dovuto il suo successo?</strong></p>
<p>La grande diffusione delle certificazioni ambientali e il fatto che non fossero adatte a un vigneto specifico hanno portato i Vigneron e le Maison della Champagne a chiedere al Comité Champagne di sviluppare uno standard ambientale equivalente all’Haute Valeur Environnementale (HVE) del Ministero dell’Agricoltura francese ma appositamente ritagliato sulle esigenze specifiche della denominazione. La certificazione Viticulture Durable en Champagne (VDC), introdotta nel 2014, ha avuto il duplice vantaggio di mobilitare più facilmente la filiera e creare valore per le aziende che lo applicano, offrendo un riferimento affidabile per il pubblico. Il processo di sviluppo della certificazione ha permesso di definire un quadro tecnico di riferimento composto da 125 misure specifiche. Gli enti di certificazione indipendenti sono responsabili dell’audit e del rilascio della certificazione, oltre che, naturalmente, del controllo dei rinnovi periodici (Scheda 1). Attualmente, quasi il 50% dei vigneti della Champagne ha ottenuto la certificazione VDC. Se aggiungiamo le altre certificazioni biologiche e Terras Vitis, il risultato è che quasi il 70% dei vigneti della regione è in possesso di una certificazione ambientale.</p>
<p><strong>A oggi molti produttori vantano il marchio VDC, quale è stato il percorso intrapreso dal Comité per trasmettere i valori della sostenibilità agli attori stessi della filiera? È stato sviluppato un percorso di formazione ad hoc per i produttori visto che hanno una parte predominante nel processo di certificazione? E come vengono supportati i Vigneron in questo processo di transizione verde?</strong></p>
<p>Il percorso è quello consolidato ed è finalizzato ad accompagnare i viticoltori con strumenti e iniziative utili. Per molti anni, il Comité Champagne ha pubblicato e distribuito annualmente una guida che copre tutti gli aspetti della viticoltura della Champagne. Nel 2014, con la creazione della VDC, ha deciso di trasformare questa guida in un manuale dedicato alle pratiche sostenibili. L’obiettivo è di informare e formare tutti i viticoltori su queste pratiche, rendendole comuni e ordinarie, anche al di fuori del contesto della certificazione. Per quanto riguarda il processo di certificazione, il Comité ha pubblicato numerose guide per aiutare i produttori a prepararsi. Ha anche creato appositamente una extranet dove sono disponibili gli strumenti utili per fare un bilancio delle azioni intraprese, per fornire mappe e informazioni di dettaglio, calcolare alcuni indicatori e monitorare i progressi. Inoltre, è stato istituito un team dedicato all’assistenza dei produttori impegnati nella certificazione.</p>
<p><strong>Comunicare la sostenibilità ai consumatori è uno degli aspetti più importanti per realizzare una filiera a basso impatto, quali sono gli strumenti e quale messaggio trasmette oggi il Comité? E quali azioni concrete ha già messo in atto la Champagne?</strong></p>
<p>Il Comité Champagne svolge un ruolo importante nella comunicazione degli impegni sulla sostenibilità assunti dai Vigneron e dalle Maison della Champagne, attraverso la stampa, i social media e i Bureau dello Champagne presenti in tutto il mondo, inclusa l’Italia. Va sottolineato che la comunicazione verso i consumatori spetta principalmente ai produttori che stabiliscono un legame diretto con i propri clienti. La sostenibilità non deve però essere una semplice risposta alle richieste dei consumatori. Si tratta di garantire la produttività e la sostenibilità del vigneto dello Champagne e di progettare e promuovere una viticoltura in equilibrio con l’ecosistema, con l’obiettivo di produrre con continuità uve di qualità e in quantità adeguate.</p>
<p><strong>Come immagina il Comité lo “Champagne del futuro”? Quali valori dovrà comunicare nel mondo?</strong></p>
<p>I vigneti sono fragili, soggetti ai cambiamenti climatici e stanno fronteggiando lo sviluppo di malattie che causano il deperimento delle viti, come la flavescenza dorata che si sta configurando come la fillossera del XXI secolo. In questo scenario, i Vigneron e le Maison della Champagne stanno affrontando con il consueto approccio collettivo queste nuove sfide. La filiera si doterà di un nuovo centro di ricerca, sviluppo e innovazione. Questo nuovo sito, che sarà operativo entro il 2028, aumenterà del 40% la superficie dei laboratori esistenti e ospiterà attrezzature all’avanguardia come una cantina sperimentale più ampia, una nuova sala di degustazione due volte più grande dell’attuale e una nuova piattaforma sperimentale di un ettaro. La Champagne è sempre stata all’avanguardia nello sviluppo sostenibile della filiera, ma le ambizioni della denominazione includono anche altre sfide come il rafforzamento della resilienza del settore nel suo insieme, e dell’attrattività complessiva della regione. È una priorità assoluta garantire che lo Champagne continui a essere riconosciuto come un vino eccezionale, sostenuto da una filiera unita, responsabile e impegnata.</p>
<p><strong>Ci sono altri progetti nel territorio anche in collaborazione con altri prodotti AOP che state portando avanti?</strong></p>
<p>Oltre alle iniziative per combattere la contraffazione e promuovere la formazione sulla denominazione, la Champagne è coinvolta in quasi 50 progetti dedicati esclusivamente alla sostenibilità. Tra questi, vorrei evidenziare il progetto QANOPÉE, un’iniziativa innovativa e ambiziosa che punta a salvaguardare la salute delle viti. Tre regioni vinicole francesi – Beaujolais, Borgogna e Champagne – hanno collaborato per creare l’associazione QANOPÉE, con l’obiettivo di realizzare una serra per la pre-moltiplicazione del materiale vegetale. Nel villaggio di Oger, in Champagne, sta prendendo forma una serra “insect-proof” progettata per garantire la produzione di viti in linea con il Piano nazionale contro il declino della vite. Non va dimenticato poi il progetto Cepinnov, che mira a garantire la disponibilità e la qualità dei vini di Champagne nel lungo periodo. La filiera sta esplorando nuove varietà di uve, per sviluppare tecniche di contrasto alle varie forme di deperimento dei vigneti, e definendo nuovi metodi di gestione del suolo e nuove strategie enologiche, sia per anticipare gli effetti del cambiamento climatico sia per rispondere alle esigenze dell’agro-ecologia.</p>
<p><em>A cura della redazione</em></p>
<p>Fonte: <strong>Consortium 2024_01</strong></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/04/07-Consortium-22-Champagne.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></strong></p>
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		<title>Con questa Riforma il sistema delle Indicazioni Geografiche guarda al futuro</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/con-questa-riforma-il-sistema-delle-indicazioni-geografiche-guarda-al-futuro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Burroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jan 2024 16:29:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Un nuovo testo unico per un agroalimentare IG più competitivo, sostenibile e integrato Dopo decine di triloghi, tra tecnici e politici, è giunto al termine con l’approvazione del testo unico il percorso di Riforma del [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Un nuovo testo unico per un agroalimentare IG più competitivo, sostenibile e integrato</em></p>
<p>Dopo decine di triloghi, tra tecnici e politici, è giunto al termine con l’approvazione del testo unico il percorso di Riforma del settore delle Indicazioni Geografiche. Un risultato non scontato, che ha visto il mondo dei Consorzi di tutela italiani in prima linea per ottenere l’inclusione nel Regolamento di alcuni punti fondamentali. Più flessibilità di gestione, maggiore controllo, più tutela e un passo in avanti anche nella sostenibilità, sono solo alcuni degli elementi della Riforma.</p>
<p>Intervista a Paolo De Castro, Parlamentare europeo Relatore della Riforma. Economista, agronomo e accademico italiano, ha ricoperto numerosi incarichi politici in Italia e in Europa. È presidente del Comitato Scientifico della Fondazione Qualivita.</p>
<p><strong>On. De Castro, la Riforma è un successo per il sistema?</strong></p>
<p>È un risultato molto importante anche perché viene in una legislatura dove grandi novità per il settore agroalimentare non se ne sono viste e vengono lasciati tanti capitoli ancora aperti, penso ad esempio alla direttiva emissioni, al regolamento sul packaging, a quello sull’utilizzo dei fitofarmaci. Tutti provvedimenti che difficilmente vedranno la luce entro questo mandato politico. Ciò che abbiamo dimostrato con l’accordo sul nuovo Regolamento per le Indicazioni Geografiche è il frutto di più di due anni di lavoro, quattro triloghi politici, venti triloghi tecnici, un percorso arduo che ci ha consentito di determinare un vero e proprio passo avanti nel sostegno e nello sviluppo dell’agroalimentare europeo di qualità.</p>
<p><strong>Qual è stato l’obiettivo di questa Riforma? </strong></p>
<p>Innanzitutto arrivare finalmente a un vero e proprio testo unico della qualità a livello europeo con un regolamento che mette insieme per la prima volta tutte le produzioni IG del mondo del vino e dell’agroalimentare. Il tutto riunito in un’unica base legislativa di riferimento che dà più forza ai Consorzi di tutela, che sono e rimangono il motore delle IG e che avranno vari vantaggi che fino a ora non erano possibili. Penso all’opportunità di gestire la tematica legata al turismo enogastronomico, oltre ad arricchire gli strumenti sulla programmazione produttiva, una delle leve più importanti introdotte dalla legislazione europea e che ha permesso ad esempio al mondo dei formaggi, ma non solo, di gestire l’immissione del prodotto sul mercato e garantire prezzi più remunerativi per gli allevatori.</p>
<p><strong>Il Consorzio sempre più centrale nella Governance?</strong></p>
<p>La Riforma dà maggiore ruolo ai Consorzi, ma soprattutto ne valorizza l’esistenza: saranno infatti favoriti quelli registrati, che in qualche modo sono stati oggetto di una certificazione a livello dei singoli Stati membri. Questa è una fondamentale differenziazione perché vede alcuni Paesi che hanno più tradizione all’interno delle IG, come Francia, Spagna e Italia, avvantaggiati rispetto ad altri. Sarà rafforzata la tutela dei prodotti IG, sia sul mercato, vedi i casi come il Prosek o l’aceto balsamico sloveno e cipriota, ma soprattutto rispetto ai domini internet, una novità assoluta perché sarà uno strumento “ex officio” obbligatorio per tutti gli Stati membri e come provvedimento verranno oscurati i portali che evocano nomi di Indicazioni Geografiche senza autorizzazione del Consorzio. A questo seguirà la creazione di un Registro Europeo delle IG e quindi un alert system per individuare immediatamente quei pirati che copiano o evocano marchi registrati.</p>
<p><strong>Uno dei temi più attesi è lo snellimento delle pratiche</strong>.</p>
<p>E ci siamo arrivati con la Riforma: le semplificazioni ci saranno eccome, grazie ai tempi certi per le modifiche dei disciplinari. Non più quindi attese incerte e tempi non definiti, ma 6 mesi per avere una risposta definitiva da parte della Commissione, eventualmente rinnovabili in un massimo di altri 5 mesi, e questo significa veramente una risposta concreta alle tante richieste del mondo dei Consorzi circa le lungaggini infinite che si portavano dietro le modifiche dei disciplinari.</p>
<p><strong>Sono quasi cento pagine di testo unico, ci sono anche elementi innovativi?</strong></p>
<p>La Riforma è per la gran parte innovativa. Porto ad esempio il tema dei codici doganali: fino a ora nell’export erano considerati codici riferiti a macrosettori (formaggi, vino, ortofrutta, ecc), mentre con la Riforma ogni singola DOP IGP potrà avere un proprio codice di identificazione e questo sarà fondamentale sia per la tracciabilità, sia per un riscontro diretto dei dati. Un altro esempio è che per la prima volta il produttore sarà obbligatoriamente inserito in etichetta. Ci sono tanti elementi interessanti e sarà fondamentale che il Masaf, nel caso dell’Italia, rediga un vademecum per rendere più immediato ogni passaggio del testo unico.</p>
<p><strong>È stato introdotto anche il tema della sostenibilità.</strong></p>
<p>Si tratta della richiesta ai Consorzi di un rapporto di sostenibilità. Nell’accordo finale è stato introdotto come volontario, anche se sono sicuro che diventerà una pratica comune di fatto perché quando saranno pubblicati i rapporti di sostenibilità sul Registro Unico è evidente che i Consorzi che non lo faranno verranno in qualche modo penalizzati. Nel Rapporto i Consorzi dovranno evidenziare ciò che i produttori fanno in materia di sostenibilità ambientale, economica e sociale, per far conoscere ai consumatori quanto un prodotto DOP IGP ricade sul territorio d’origine.</p>
<p><strong>Quali sono adesso gli ultimi passaggi?</strong></p>
<p>Il regolamento è arrivato ai giuristi linguisti per le traduzioni nelle varie lingue dei Paesi dell’UE; il passaggio successivo sarà la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea che prevedo entro il mese di marzo 2024.</p>
<p><em>A cura della redazione</em></p>
<p>Fonte: <strong>Consortium 2023_04</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/01/4.-Intervista-Paolo-De-Castro.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></p>
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		<title>Un successo del Sistema Italia</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/un-successo-del-sistema-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Burroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jan 2024 16:20:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Lollobrigida]]></category>
		<category><![CDATA[governance]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[Patrimonio Unesco]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dop economy asset strategico del sistema produttivo italiano Il sistema italiano delle Indicazioni Geografiche è un modello di riferimento a livello europeo e il nuovo Regolamento rappresenta il risultato del grande lavoro svolto in sinergia [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Dop economy asset strategico del sistema produttivo italiano</em></p>
<p>Il sistema italiano delle Indicazioni Geografiche è un modello di riferimento a livello europeo e il nuovo Regolamento rappresenta il risultato del grande lavoro svolto in sinergia fra gli operatori e i rappresentanti del settore delle DOP IGP italiane, i referenti delle istituzioni nazionali e comunitarie.</p>
<p>Intervista a Francesco Lollobrigida, Ministro dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste.</p>
<p><strong>Ministro Lollobrigida, quanto è importante questa Riforma per il settore delle Indicazioni Geografiche italiane?</strong></p>
<p>La Dop economy è tra gli asset strategici del sistema produttivo italiano. Eccellenze che devono essere raccontate nella loro specificità, anche territoriale, e tutelate. L’approvazione della Riforma delle Indicazioni Geografiche è un risultato di primaria importanza per questo comparto. Per questo ringrazio il relatore Paolo De Castro e chi, da subito in Europa, al di là delle differenze politiche, ha vestito la maglia azzurra per difendere le produzioni di qualità e il patrimonio di ogni singolo territorio: tratti distintivi di una Nazione, la nostra, unica.</p>
<p><strong>Un risultato frutto di un lavoro di squadra, quindi.</strong></p>
<p>Il nuovo Regolamento rappresenta un successo del Sistema Italia che, lavorando in sinergia, ha avanzato delle proposte concrete per evitare casi di imitazione come il Prosek croato, che evoca il nostro Prosecco, tra i vini più venduti a livello mondiale, o l’aceto balsamico cipriota. Saranno anche valorizzati i Consorzi di tutela, che rappresentano il motore di sviluppo delle IG e possono essere un volano per le economie dei territori. Con 855 prodotti certificati, la nostra Nazione è prima in Europa per DOP IGP e STG. Un valore economico da difendere e far crescere. Perché l’Italia deve continuare a puntare sulla qualità, proteggendo le Indicazioni Geografiche dal mercato del falso.</p>
<p><strong>Qual è la visione del Ministero legata alle Indicazioni Geografiche?</strong></p>
<p>Vogliamo prediligere i prodotti del territorio per sostenere l’economia di prossimità, valorizzando la stagionalità e i cibi tipici che sono alla base della Cucina Italiana, definita tra le migliori al mondo e che abbiamo candidato a Patrimonio UNESCO. Il nostro è un modello che vogliamo esportare per garantire una buona e sana alimentazione per tutti. La difesa delle denominazioni, che descrivono una struttura complessa, rispettosa dell’ambiente e del lavoro che nasce da millenni di ricerca, è un passaggio fondamentale. L’Italia, infatti, ha giocato una partita comune per raggiungere questo obiettivo che va in sostegno del Sistema Italia. Lo abbiamo fatto, lavorando insieme agli operatori del comparto e anche con esponenti di forze politiche diverse, per proteggere la nostra Nazione.</p>
<p><em>A cura della redazione</em></p>
<p>Fonte: <strong>Consortium 2023_04</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/01/5.-Intervista-Francesco-Lollobrigida.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA IL COMUNICATO STAMPA</a></p>
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		<title>Comunicazione e informazione per tutelare la qualità italiana</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/comunicazione-e-informazione-per-tutelare-la-qualita-italiana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Burroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jan 2024 16:19:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[AtlanteQualivita2024]]></category>
		<category><![CDATA[COMUNICAZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[CONTRAFFAZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIAN SOUNDING]]></category>
		<category><![CDATA[Passaporto Digitale]]></category>
		<category><![CDATA[qualità]]></category>
		<category><![CDATA[TUTELA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra innovazione e tracciabilità, IPZS al servizio delle filiere IG italiane Tutelare i prodotti made in Italy, difenderli dai falsi e dal fenomeno dell’Italian Sounding, richiede collaborazione e velocità per un’azione efficace. L’Istituto Poligrafico e [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Tra innovazione e tracciabilità, IPZS al servizio delle filiere IG italiane</em></p>
<p>Tutelare i prodotti made in Italy, difenderli dai falsi e dal fenomeno dell’<strong>Italian Sounding</strong>, richiede collaborazione e velocità per un’azione efficace.</p>
<p>L’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato è in prima linea nel combattere la contraffazione dei prodotti DOP IGP, grazie a soluzioni come il contrassegno di Stato e il Passaporto Digitale, strumento innovativo che combina elementi fisici in <strong>etichetta e tracciabilità digitale</strong>.</p>
<p>La sfida non è solo comunicare, ma soprattutto informare il consumatore, sia italiano sia internazionale, sulla qualità delle nostre eccellenze. Intervista a Francesco Soro, amministratore delegato dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato.</p>
<p><strong>Dott. Soro, il fenomeno dell&#8217;Italian Sounding non conosce sosta. Che ruolo gioca l&#8217;Istituto in questa partita?</strong></p>
<p>L’obiettivo dello Stato italiano è contrastare ogni fenomeno di Italian Sounding e tutelare le produzioni di qualità. Per questo ha impiegato l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, massima espressione dello Stato nella garanzia della qualità e della fede pubblica. Parlando di ruolo, se mi passa la metafora calcistica, l’Istituto è il centrale di difesa e il Ministro Lollobrigida è il regista.</p>
<p><strong>Che vuol dire, in concreto, tutelare la qualità?</strong></p>
<p>È un gioco di squadra, in cui occorre unità d’intenti e, al tempo stesso, velocità di azione. Questo perché i signori della contraffazione, mi lasci dire “del falso”, elaborano continuamente menzogne in grado di danneggiare le aziende italiane. Per fare tre esempi di atti efficaci di tutela: il lavoro di Paolo De Castro in UE per la Riforma DOP e IGP, la fondamentale azione degli organismi di certificazione e il continuo impulso che Cesare Mazzetti e Mauro Rosati offrono con la Fondazione Qualivita.</p>
<p><strong>E dal punto di vista del Poligrafico?</strong></p>
<p>Noi siamo chiamati ad evolvere e implementare le soluzioni di sicurezza. Già oggi utilizziamo, per l’anticontraffazione, le tecniche con cui viene tutelato il bene pubblico più importante, che è l’identità degli italiani (passaporti e carte di identità elettroniche, ndr), e con cui viene realizzata la carta per le banconote dalla società che abbiamo con Banca d’Italia. Dall’altra parte, ed è questo l’aspetto su cui ci stiamo impegnando più a fondo, dobbiamo diventare sempre più un partner dinamico dei produttori, comprendendone le esigenze produttive. Andando noi verso di loro e non viceversa.</p>
<p><strong>Quanto conta, in questa battaglia contro il falso, l&#8217;azione di comunicazione?</strong></p>
<p>Molto, come ha recentemente dimostrato il caso del <strong>Consorzio di tutela del Prosecco DOP</strong>, che ha raggiunto la sua migliore tutela attraverso una combinazione tra il contrassegno di Stato fornito dal Poligrafico e la comunicazione del valore del contrassegno. Ma più che di comunicazione parlerei di comunicazione e informazione, perché la qualità italiana è frutto di processi e di disciplinari affinati nel tempo dalle nostre eccellenze produttive e occorre che i consumatori, italiani e internazionali, comprendano “perché” la qualità italiana non è avvicinabile. In questo senso vanno anche le partnership sul “Passaporto Digitale”, realizzate, tra gli altri, con il <strong>Consorzio Cioccolato di Modica IGP</strong>, con il <strong>Consorzio Olio di Roma IGP</strong> e con il <strong>Consorzio Aceto Balsamico di Modena IGP</strong>.</p>
<p><strong>Ci spieghi meglio cos’è il Passaporto Digitale.</strong></p>
<p>È un sistema realizzato dall’Istituto che combina un elemento fisico, un contrassegno personalizzato in base alle richieste del Consorzio su cui vengono applicati i più elevati standard di sicurezza, e un elemento digitale, che assicura la tracciabilità del prodotto e il controllo puntuale della produzione, consentendo al tempo stesso di verificare l’autenticità dei dati riportati in etichetta e offrire al produttore la possibilità di comunicare con il consumatore finale. È uno strumento che stiamo evolvendo, anche ragionando insieme a Qualivita su come sfruttare al meglio le potenzialità della tecnologia, dalla blockchain all’intelligenza artificiale. Un’occasione importante, in questa prospettiva, è offerta dall’attuazione della Riforma del Regolamento UE su DOP e IGP, là dove lavorando assieme con Origin, Qualivita e gli organismi di certificazione, potremo assicurare al Ministero il più efficace funzionamento della filiera della tutela pubblica, anche attraverso un utilizzo mirato della blockchain.</p>
<p><strong>Durante la presentazione dell’Atlante Qualivita lei ha ricordato l’importanza che riveste, in tema di anticontraffazione, l’uso sul contrassegno dell’emblema della Repubblica</strong>.</p>
<p>Certo, perché per combattere i falsi e tutelare le eccellenze italiane scende in campo lo Stato. Il codice penale punisce severamente (fino a 12 anni, ndr) chi è coinvolto in alterazioni o detenzione non autorizzata di carte valori. E il contrassegno del Poligrafico, quando è così definito dalla legge, come per DOC/DOCG e come si prevede nel DDL Made in Italy, gode di questa tutela rafforzata. L’art. 6-ter della Convenzione di Parigi per la protezione della proprietà intellettuale, d’altronde, stabilisce il divieto assoluto di utilizzare gli emblemi di Stato dei Paesi dell’Unione senza l’autorizzazione dell’Autorità competente. Naturale che una tutela così severa rappresenti un elemento di garanzia fondamentale per aziende e produttori.</p>
<p><em>A cura della redazione</em></p>
<p>Fonte: <strong>Consortium 2023_04</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2024/01/7.-Intervista-Francesco-Soro.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></p>
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		<title>Abituiamoci a pensare l’agricoltura in funzione del clima che cambia</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/abituiamoci-a-pensare-lagricoltura-in-funzione-del-clima-che-cambia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Burroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Sep 2023 09:48:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[RICERCA]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I cambiamenti climatici e la convivenza con le produzioni agricole L’agricoltura è fortemente esposta all’impatto dell’aumento delle temperature globali: le crescenti fluttuazioni della stagionalità perturbano i cicli agricoli, i cambiamenti delle precipitazioni e gli eventi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>I cambiamenti climatici e la convivenza con le produzioni agricole</em></p>
<p><strong><em>L’agricoltura è fortemente esposta all’impatto dell’aumento delle temperature globali: le crescenti fluttuazioni della stagionalità perturbano i cicli agricoli, i cambiamenti delle precipitazioni e gli eventi meteorologici estremi pongono sfide considerevoli. Anche la nuova Politica Agricola Comune mira a garantire che gli agricoltori possano adattarsi all’incertezza climatica, ridurre le emissioni e mitigare i cambiamenti climatici. Gli effetti si riscontrano ancor più sulle produzioni legate al territorio e a tempi imposti dai disciplinari di produzione. Intervista a Luca Mercalli, meteorologo, climatologo, docente e saggista, presidente della Società Meteorologica Italiana, fondatore e direttore della rivista Nimbus e collaboratore di molte testate.</em></strong></p>
<p><strong>Prof. Mercalli, in Italia come è sentito il tema del cambiamento climatico?</strong></p>
<p>L’Italia è definita ormai un hot spot, ovvero uno di quei Paesi in cui il cambiamento climatico si sta facendo sentire in maniera più determinante rispetto ad altre aree geografiche. Consideriamo gli aumenti di temperature con medie di circa due gradi in più rispetto al passato, da Sud a Nord, ma soprattutto fenomeni atmosferici di proporzioni ingovernabili, imprevedibili e raramente visti prima di oggi. Secondo il rapporto delle Nazioni Unite entro la fine del secolo l’aumento potrebbe superare i cinque gradi di media. Questo è il quadro a cui ci dobbiamo abituare e andrà peggiorando nei prossimi anni.</p>
<p><strong>Da cosa dipende quanto sta succedendo al clima?</strong></p>
<p>Il motivo dei cambiamenti climatici è principalmente l’uomo, con le emissioni di gas a effetto serra che da oltre duecento anni sono aumentate e che non vengono ridotte, nonostante le raccomandazioni degli Accordi di Parigi. Il Segretario Generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha definito questo uno “scenario catastrofico”. Sicuramente si potrebbe ancora far qualcosa per fermare, non certo tornare più di tanto indietro, questo fenomeno considerando che l’anidride carbonica resta nell’atmosfera per secoli. Per il momento mi pare che stiamo assistendo a molte chiacchiere e pochi fatti a livello internazionale.</p>
<p><strong>Una visione preoccupante per un Paese in cui l’agricoltura rappresenta una voce importante dell’economia.</strong></p>
<p>Certo. In maniera particolare considerando che gran parte dell’agricoltura italiana è legata al territorio d’origine. I disciplinari che determinano il luogo e i tempi di produzione rappresentano già oggi un limite rispetto al cambiamento climatico e non è un caso assistere a richieste di proroghe sui tempi o sui modi di produzione da parte dei Consorzi di tutela. Se fino a oggi le filiere delle Indicazioni Geografiche hanno giovato del clima di determinate zone, oggi purtroppo il ragionamento da fare è quasi all’opposto: dobbiamo immaginare dove produrre determinati ortaggi, frutti o allevare razze possa essere di giovamento a quel prodotto stesso.</p>
<p><strong>Uno dei principali problemi è il fattore acqua: si passa da estrema siccità a estrema abbondanza.</strong></p>
<p>Gli eventi atmosferici non sono più di tanto controllabili, però fenomeni come quello accaduto di recente in Emilia-Romagna, dove dal problema siccità si è passati a quello alluvionale, saranno sempre più frequenti. Dobbiamo cominciare a pensare da un lato a come limitare il danno, dall’altro a come ottimizzare le precipitazioni, oggi inferiori in continuità, ma determinanti in quantità. In Italia perdiamo metà della risorsa idrica a causa di un sistema di rete obsoleto, oltre a politiche di accumulo che stanno iniziando ad arrivare ora, quando siamo già dentro al problema. Finché il cambiamento climatico resterà un discorso tra tecnici la politica difficilmente ne prenderà atto e quindi misure. Ci stiamo arrivando, ma con ritardo.</p>
<p><strong>Tornando all’agricoltura, cosa dobbiamo aspettarci per i prossimi anni?</strong></p>
<p>Lo dico da anni: dobbiamo cominciare a pensare nell’ottica dell’adattamento. Sembra paradossale, purtroppo non lo è più. Pensiamo al Sud Italia dove anche produzioni tradizionali come il pomodoro rischiano oggi di essere bruciate da un clima che è sempre più simile a quello del Nord Africa. La viticoltura, che forse è uno dei settori agricoli più conosciuti in Italia, ha cominciato a spostarsi in quota per compensare l’aumento eccessivo delle temperature. È inevitabile che questo avvenga anche per altre produzioni legate per disciplinare a determinati territori e determinate pratiche. Gli stessi disciplinari, dunque, dovranno essere più facilmente adattabili e flessibili al cambiamento climatico.</p>
<p><strong>Da poco l’UE a ha aperto allo studio delle pratiche genetiche in agricoltura. Cosa ne pensa?</strong></p>
<p>La scienza ci aiuta a capire se ci potranno essere soluzioni di adattamento al nuovo clima per le colture, ma è chiaro che per certi aspetti, culturali soprattutto, l’arrivo di nuove cultivar potrà non essere compatibile con alcune produzioni storiche. Insieme all’approccio sull’agricoltura è importante rendere più flessibile anche la nostra mentalità, oggi basata sul marketing territoriale, pensando più in generale a produzioni italiane di qualità e non necessariamente a tradizioni alimentari troppo rigide che potrebbero essere spazzate via.</p>
<p><em>A cura della redazione</em></p>
<p>Fonte: <strong>Consortium 2023_03</strong></p>
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		<title>Il Sistema delle IG come modello per la gestione sostenibile delle risorse idriche</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/il-sistema-delle-ig-come-modello-per-la-gestione-sostenibile-delle-risorse-idriche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Burroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Sep 2023 09:39:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[RICERCA]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il rapporto tra l’agricoltura di qualità e un utilizzo moderno dell’acqua Quello della gestione dell’acqua è un tema sempre più al centro del dibattito nazionale, complice anche il cambiamento climatico che spinge a fenomeni opposti, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il rapporto tra l’agricoltura di qualità e un utilizzo moderno dell’acqua</em></p>
<p><em><strong>Quello della gestione dell’acqua è un tema sempre più al centro del dibattito nazionale, complice anche il cambiamento climatico che spinge a fenomeni opposti, da siccità prolungata a precipitazioni fuori controllo dell’uomo. L’agricoltura è uno dei settori che maggiormente risente di questa instabilità e a livello italiano le infrastrutture sono da rivedere nell’ottica di un progetto unitario. Eppure proprio le produzioni agricole di qualità potranno essere un modello di gestione delle risorse idriche. Intervista a Nicola Dell’Acqua, Commissario straordinario per l’emergenza idrica. Laureato in Scienze delle produzioni animali, Dell’Acqua è direttore di Veneto Agricoltura oltre che già Commissario per la siccità in Veneto. In precedenza ha diretto l’Agenzia per l’ambiente della Regione Veneto.</strong></em></p>
<p><strong>In Italia la ricerca, a partire dalle Università, è tra le più blasonate al mondo. A livello di gestione delle risorse idriche esistono studi o innovazioni da mettere in atto, o che magari già sono in via di sperimentazione?</strong></p>
<p>Non c’è dubbio, si sta facendo tantissimo nello sperimentare nuovi modelli per l’utilizzo di alcune tipologie di acque a oggi poco utilizzate come, ad esempio, quelle di scarico dei depuratori o quelle derivanti dall’utilizzo di desalinizzatori. Si stanno facendo anche molte sperimentazioni nelle agricolture moderne per riuscire a coltivare in maniera più sostenibile perché ancora oggi quello primario è il settore maggiormente colpito dalle crisi idriche. Tanto è stato fatto nel passato ad esempio con i sistemi di irrigazione di precisione o con modelli di previsione collegati a sensori, sonde, igrostati e termoigrostati per la misura dell’umidità e a mappe satellitari che aiutano l’uso intelligente delle risorse idriche.</p>
<p>È importante precisare però che oggi in Italia le pratiche agricole sono ancora fortemente legate all’utilizzo di irrigazione e per quanto siano importanti queste sperimentazioni, da qui a breve non potranno dare le stesse garanzie di qualità e quantità di prodotto che oggi i nostri imprenditori agricoli forniscono.</p>
<p><strong>Troppa o poca: quest’anno l’acqua è stata uno dei problemi per l’agricoltura di qualità. Quali sono a riguardo i progetti da mettere in campo?</strong></p>
<p>Negli ultimi venti anni il cambiamento climatico ci ha insegnato che stiamo utilizzando più acqua rispetto a quella che riusciamo a immagazzinare e che non sempre le opere realizzate sono in grado di raccogliere acque quando queste sono in eccesso. Per questo motivo diventa fondamentale portare politiche economiche anche in agricoltura facendo ogni inizio anno un bilancio idrico corretto, coinvolgendo i portatori di interesse più esposti alla crisi idrica come il settore agricolo, turistico e industriale. Bilanci che individuino con precisione le necessità dei portatori di interesse ma anche che ci facciano comprendere le capacità di ogni distretto idrogeologico. Gli agricoltori devono sapere in anticipo quali sono le quantità d’acqua a loro disposizione cosi che possano anche loro pianificare correttamente le loro annate senza trovarci come spesso accade in uno scenario dove alcune zone d’Italia hanno più acqua di quella che gli serve e altre che ne rimangono sprovviste. Questo non può e non deve capitare perché si avvantaggerebbe un settore per reprimerne un altro.</p>
<p>Senza dimenticare che un bilancio idrico completo ci deve sempre mettere nelle condizioni di comprendere quando l’irrigazione in agricoltura ha effetti positivi sulle falde e avvantaggia ad esempio il settore idropotabile che si basa al 90% su acqua di sottosuolo.</p>
<p>La cosa importante da capire è che siccità e crisi idrica sono due cose diverse. La siccità è un evento meteorologico che si manifesta quando piove poco. In annate come questa, dove è piovuto tanto, si può comunque avere una crisi idrica perché si sta utilizzando più acqua di quella che è stata immagazzinata. Questo è il motivo per il quale diventa fondamentale fare un bilancio idrico preciso ogni inizio anno.</p>
<p><strong>A livello di gestione delle attuali risorse idriche qual è il suo obiettivo da Commissario?</strong></p>
<p>La prima cosa che, in accordo con la cabina di regia, sto facendo è quella di recuperare tutti i volumi d’acqua che oggi riusciamo a immagazzinare con i sistemi attuali, prevederne l’adeguamento con opere di manutenzione dove necessario e programmare nuove strutture solo dove si presenti una necessità oggettiva.</p>
<p>L’Italia centrale e del sud sono ben organizzate dal punto di vista dell’immagazzinamento, ma risentono di necessarie opere di manutenzione per recuperare volumi di acqua ben superiori a due miliardi di metri cubi.</p>
<p>Nel Nord Italia i bacini idrici già presenti non sono più sufficienti. Le grandi nevicate invernali, lo scioglimento dei ghiacciai e delle nevi estive non ci sono più come un tempo e quindi tutta quell’acqua a cui era abituato il Nord Italia non c’è più, motivo per il quale, se vogliamo mantenere certi approvvigionamenti idrici e se i bilanci idrogeologici lo evidenzieranno, bisognerà progettare nuovi sistemi di accumulo.</p>
<p><strong>Il cambiamento climatico è in atto: l’agricoltura di qualità come si deve porre secondo il suo punto di vista?</strong></p>
<p>Attualmente ci sono nuove tecniche come le agricolture rigenerative conservative che, usate all’interno di una visione generale e non estremizzate, hanno permesso di capire, ad esempio, che la quantità di carbonio nel terreno è fondamentale per il risparmio idrico e va preservata. Chi ha iniziato con queste tecniche innovative, negli ultimi cinque anni, non solo ha migliorato la qualità del prodotto, ma ha aumentato anche la redditività rispetto all’agricoltura tradizionale. Minor uso di concimi, acqua e trattamenti portano benefici anche alla qualità dei prodotti.</p>
<p>Questo è un tema che con il mondo agricolo, insieme alla cabina di regia che il Governo attuale ha costituito e di cui io sono Commissario, dovremo affrontare per capire quali porzioni di agricoltura possono modificare le loro tecniche culturali attuali, trasformandole in agricolture che utilizzino meno acqua in modo da lasciare nel terreno una maggiore quantità di sostanze organiche.</p>
<p><strong>DOP IGP: un patrimonio enorme in termini economici, ma anche sociali e di biodiversità: come potranno convivere queste produzioni con il clima di domani?</strong></p>
<p>La qualità dei prodotti della nostra agricoltura passa da precisi percorsi di certificazione che rendono il sistema più sicuro per i consumatori di tutto il mondo: questo ha fatto sì che gran parte delle nostre filiere produttive siano già oggi tra le più moderne e flessibili.</p>
<p>Gli agricoltori e i trasformatori legati alle Denominazioni di Origine hanno già imparato quali sono i sacrifici per ottenere prodotti di qualità garantita e quali sono i vantaggi economici che se ne ricevono ma penso che in un futuro ormai prossimo le certificazioni più prestigiose come DOP IGP possano essere mantenute e valorizzate anche aumentando l’attenzione all’uso di una giusta quantità d’acqua e un corretto flusso con il quale questa deve arrivare all’agricoltura.</p>
<p>Queste eccellenze italiane dovranno farsi carico di essere il faro di tale cambiamento innalzando la qualità delle politiche di utilizzo idrico, ad esempio con l’inserimento nei disciplinari di attività come la tutela della biodiversità attraverso tecniche di agricoltura rigenerativa o conservativa.</p>
<p>Le DOP IGP sono un modello di successo nella definizione di una qualità molto alta, rappresentativa del sistema Italia e riconosciuta in tutto il mondo. La sfida da affrontare ora è l’introduzione di un concetto di sostenibilità a tutto tondo, in linea con le strategie comunitarie. Le IG non possono sottrarsi a tale sfida che sarà un volano fondamentale per tutto il sistema agroalimentare italiano così come lo è stato per la qualità.</p>
<p><em>A cura della redazione</em></p>
<p>Fonte: <strong>Consortium 2023_03</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2023/09/6.-Intervista-Nicola-DellAcqua.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></p>
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