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	<title>Editoriale &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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	<description>DOP IGP STG :: Prodotti agroalimentari e vitivinicoli IG</description>
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	<title>Editoriale &#8211; Fondazione Qualivita</title>
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	<item>
		<title>Le DOP come argine giuridico agli impianti energetici che minacciano il paesaggio e l’agricoltura</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 May 2026 13:57:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il TAR Veneto riconosce la centralità dell’Aglio Bianco Polesano DOP nel definire l’identità e il valore del territorio di origine. Una decisione che attribuisce rilievo culturale e giuridico alle Indicazioni Geografiche dell’agroalimentare. Editoriale di Mauro [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il TAR Veneto riconosce la centralità dell’Aglio Bianco Polesano DOP nel definire l’identità e il valore del territorio di origine. Una decisione che attribuisce rilievo culturale e giuridico alle Indicazioni Geografiche dell’agroalimentare.</em></p>
<blockquote><p><strong>Editoriale di Mauro Rosati</strong></p></blockquote>
<p>Ad aprile 2026 il TAR Veneto ha annullato l’autorizzazione regionale relativa all’impianto di biometano previsto a Sarzano, nel comune di Rovigo, riconoscendo che la presenza dell’<a href="https://www.qualigeo.eu/prodotto-qualigeo/aglio-bianco-polesano-dop/" target="_blank" rel="noopener">Aglio Bianco Polesano DOP</a> non è un elemento neutrale, ma parte integrante dell’ecosistema economico, agricolo e culturale del territorio. Una produzione DOP, per sua natura, non è delocalizzabile: vive del legame con il luogo che la genera, con la sua storia produttiva, con il paesaggio e con la comunità che la custodisce.</p>
<p>La decisione rappresenta un passaggio significativo per il <a href="https://www.agliodop.eu/" target="_blank" rel="noopener">Consorzio di tutela dell’Aglio Bianco Polesano DOP</a> e per il suo presidente Massimo Tovo, impegnati nella difesa di un territorio in cui la qualità agroalimentare non è soltanto un valore economico, ma anche un presidio culturale e identitario.</p>
<p>Negli ultimi anni diversi consorzi di tutela italiani si sono opposti a progetti energetici ritenuti incompatibili con i territori delle denominazioni. È accaduto, ad esempio, con il <a href="https://www.qualivita.it/news/eolico-nel-territorio-del-primitivo-di-manduria-dop-il-consorzio-servono-scelte-piu-equilibrate/" target="_blank" rel="noopener">Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria DOC</a>, contrario a un impianto eolico in Puglia ritenuto potenzialmente lesivo del paesaggio e dell’identità locale, e con il <a href="https://www.qualivita.it/news/il-consorzio-suvereto-e-val-di-cornia-si-schiera-a-difesa-del-terroir/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consorzio Vini Suvereto e Val di Cornia, in Toscana</strong></a>, contro un grande parco solare capace di ridisegnare profondamente il volto dell’area, incidendo sulla sua vocazione agricola, turistica e paesaggistica.</p>
<h4>Le Indicazioni Geografiche non sono spazi agricoli neutri</h4>
<p>La sentenza del TAR Veneto sull’impianto di biometano previsto a Rovigo rappresenta un passaggio importante nel percorso di maturazione giuridica e culturale del sistema italiano delle Indicazioni Geografiche. Non tanto per l’esito relativo all’impianto energetico, tema sul quale il dibattito resta aperto e complesso, quanto per il principio che afferma: i territori delle DOP e delle IGP non sono semplici superfici agricole disponibili a qualunque trasformazione.</p>
<p>Sono ecosistemi economici, culturali e sociali costruiti nel tempo attraverso regole condivise, investimenti collettivi, reputazione, paesaggio, biodiversità e comunità produttive.</p>
<p>Il TAR afferma infatti che, in presenza di produzioni DOP, non basta verificare la sola compatibilità urbanistica o tecnica di un impianto. Occorre valutare se l’intervento possa compromettere o interferire con le finalità di tutela e valorizzazione delle produzioni agroalimentari di qualità, nonché con le tradizioni agroalimentari locali previste dalla normativa nazionale. È un punto decisivo.</p>
<p>Per molti anni il sistema delle DOP e delle IGP è stato interpretato quasi esclusivamente come una disciplina commerciale o produttiva: uno strumento utile a certificare un prodotto, proteggerne il nome e garantirne l’origine. Oggi, però, questa visione appare insufficiente.</p>
<p>Le Indicazioni Geografiche sono diventate qualcosa di più profondo: infrastrutture territoriali che organizzano il rapporto tra economia, ambiente e identità locale.</p>
<p>La sentenza coglie esattamente questo aspetto. Il giudice non si limita a rilevare che nell’area esiste una produzione DOP, ma riconosce che la presenza dell’Aglio Bianco Polesano DOP contribuisce a definire la natura stessa del territorio. Non conta soltanto il singolo appezzamento interessato dall’impianto. Conta il contesto agricolo complessivo, il sistema produttivo, il paesaggio rurale, la funzione reputazionale dell’area.</p>
<p>È un passaggio culturale prima ancora che giuridico: significa riconoscere che le DOP non sono semplici marchi sovrapposti ai territori, ma elementi che, nel tempo, contribuiscono a modellare il territorio stesso.</p>
<h4>Transizione energetica e tutela delle DOP: serve un’istruttoria adeguata</h4>
<p>Naturalmente la sentenza non introduce alcun divieto assoluto rispetto agli impianti energetici nelle aree agricole interessate da produzioni DOP. Sarebbe una lettura sbagliata e ideologica, soprattutto di fronte a una priorità strategica come la transizione energetica, che richiede equilibrio, pianificazione e capacità di leggere la complessità dei territori.</p>
<p>Ed è proprio qui che emerge il punto centrale della decisione del TAR: l’obbligo di un’istruttoria adeguata.</p>
<p>Non è sufficiente autorizzare un intervento considerando esclusivamente gli aspetti tecnici dell’impianto. Bisogna comprendere se quell’opera possa alterare equilibri agricoli consolidati, interferire con produzioni di qualità o incidere sul valore identitario e competitivo di un territorio costruito in decenni di investimenti collettivi.</p>
<p>In fondo, è lo stesso principio che sta emergendo con sempre maggiore chiarezza anche a livello europeo. Il Regolamento (UE) 2024/1143 sulle Indicazioni Geografiche rafforza il legame tra IG, sostenibilità, ruolo dei gruppi di produttori, turismo e sviluppo territoriale. La decisione del TAR Veneto si inserisce in questa evoluzione culturale, che supera la semplice protezione del nome per affermare la tutela di un sistema territoriale complesso.</p>
<p>Per il mondo delle DOP e delle IGP italiane è un segnale importante. Non perché attribuisca una sorta di primato assoluto alle produzioni certificate, ma perché riconosce che esiste un interesse pubblico legato ai territori delle Indicazioni Geografiche: un interesse che merita valutazioni approfondite, equilibrio e responsabilità.</p>
<p>Per anni abbiamo raccontato le DOP come patrimonio economico. Oggi, forse, dobbiamo iniziare a considerarle sempre più come infrastrutture civili dei territori italiani.</p>
<p>Questa sentenza apre una strada nuova per la tutela delle Indicazioni Geografiche: una tutela che non si gioca soltanto sugli scaffali, nei ristoranti o sulle piattaforme digitali, ma parte dal territorio.</p>
<p>Fonte: <strong>Fondazione Qualivita</strong></p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/05/20260513_Editoriale_Le-DOP-come-argine-giuridico.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;EDITORIALE</a></p>
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		<item>
		<title>Mettere insieme divulgazione scientifica e racconto culturale</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/mettere-insieme-divulgazione-scientifica-e-racconto-culturale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 15:25:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[filosofiaDopeconomy]]></category>
		<category><![CDATA[Mauro Rosati]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo DOP]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Parto dalla fine. Con la pubblicazione del volume La filosofia della Dop ec onomy, edito da Treccani con la prefazione di Umberto Galimberti, si apre una nuova fase del nostro lavoro. Prende avvio un percorso [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Parto dalla fine. Con la pubblicazione del volume<a href="https://www.qualivita.it/la-filosofia-della-dop-economy-2/" target="_blank" rel="noopener"> <em>La filosofia della Dop ec onomy</em></a>, edito da Treccani con la prefazione di Umberto Galimberti, si apre una nuova fase del nostro lavoro. Prende avvio un percorso di promozione culturale nei territori, insieme a Origin Italia e ai Consorzi di tutela, per parlare di agricoltura, trasformazione e produzione attraverso un linguaggio più vicino ai cittadini, ai gio vani e agli s tudenti.</p>
<p>L’idea è chiara. Affiancare al lavoro di divulgazione scientifica che abbiamo portato avanti in questi anni attraverso Consortium, le pubblicazioni della Fondazione Qualivita e numerose iniziative, un nuovo progetto culturale fondato su una serie di incontri nei territori per la presentazione del volume, concepiti come veri e propri seminari sulla Dop economy. Occasioni utili a rafforzare il ruolo dei Consorzi di tutela e a rendere più comprensibile il valore delle Indicazioni Geografiche, un valore che riguarda l’economia, i territori, la qualità delle produzioni e la vita delle comunità.</p>
<p>L’obiettivo è tenere insieme due piani che devono procedere in modo coerente: il racconto scientifico e la narrazione culturale del mondo dei prodotti DOP e IGP. Da questo intreccio può nascere una rappresentazione ancora più credibile del lavoro svolto da imprese, filiere e Consorzi e può prendere forma un’idea di valore e di crescita capace di guardare avanti. Una prospettiva che tiene insieme futuro, ricerca, innovazione e tradizione. È questo il senso del nostro impegno.</p>
<p>Questo numero di Consortium è dedicato in larga parte al tema del Turismo DOP. A fine marzo abbiamo presentato il secondo Rapporto dedicato ai dati del 2025, che conferma un passaggio importante. Le attività promosse nei territori si presentano oggi con maggiore consapevolezza, con una narrazione più precisa, con un legame più forte con le Indicazioni Geografiche e con una crescente attenzione alla sostenibilità e alla qualità delle r elazioni istituzionali.</p>
<p>Accanto a questi dati, gli studi scientifici pubblicati insieme al Rapporto aiutano a leggere meglio questa evoluzione. Emergono con chiarezza gli effetti positivi del Turismo DOP sulla resilienza socioeconomica delle imprese e sulla valorizzazione dei territori. Si consolida soprattutto l’idea che ambiente e patrimonio culturale rappresentino una base comune sulla quale costruire progettazioni condivise, durature e credibili da parte di tutti gli att ori del territorio.</p>
<p>È una prospettiva positiva per il settore, che richiede però un lavoro serio, ordinato e senza scorciatoie. Perché, come in ogni ambito strategico dell’impresa, ciò che conta è la qualità dell’organizzazione, la chiarezza degli obiettivi e la capacità di dare continuità alle azioni. Anche il turismo legato alle Indicazioni Geografiche è chiamato oggi a compiere questo passaggio di maturazione e di c ostruzione.</p>
<blockquote><p><strong>Mauro Rosati</strong><br />
Direttore Editoriale Consortium</p></blockquote>
<div class="entry-content">
<p>Fonte: <a href="https://www.qualivita.it/pubblicazioni/consortium-2026-01/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consortium 2026 n°01</strong></a></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2026/05/Consortium-30_Editoriale.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></strong></div>
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		<item>
		<title>La crisi del multilateralismo e il futuro delle DOP IGP</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/la-crisi-del-multilateralismo-e-il-futuro-delle-dop-igp/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Feb 2026 11:56:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Accordi Internazionali]]></category>
		<category><![CDATA[DAZI]]></category>
		<category><![CDATA[Economia Geografica]]></category>
		<category><![CDATA[ForumQualivita2025]]></category>
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		<category><![CDATA[panorama internazionale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questo numero speciale di Consortium nasce con un intento semplice, lasciare una traccia or­dinata e leggibile delle iniziative che hanno accompagnato i 25 anni della Fondazione Qualivita. Un anniversario che è stato anche un’occasione per [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Questo numero speciale di Consortium nasce con un intento semplice, lasciare una traccia or­dinata e leggibile delle iniziative che hanno accompagnato i 25 anni della Fondazione Qualivita. Un anniversario che è stato anche un’occasione per misurare la strada fatta e, soprattutto, per rimettere a fuoco una nuova strategia per il futuro.</em></p>
<p>Occupa la parte centrale il resoconto del VII Forum Qualivita, tenutosi a Siena il 5 e 6 dicembre, con la partecipazione del Commissario europeo Christophe Hansen e del Ministro Francesco Lollobrigida. La sintesi degli interventi testimonia un confronto intenso, concreto che ha mes­so al centro i temi principiali delle Indicazioni Geografiche nel tempo che stiamo attraversando.</p>
<p>In quella sede è arrivata anche una dichiarazione di rilievo da parte del Commissario, l’avvio ufficiale del Piano d’Azione europeo sulle Indicazioni Geografiche, atteso nel 2027, con l’obiet­tivo di rafforzare il quadro delle IG nei Paesi membri e dare piena applicazione al Regolamento (UE) 2024/1143.</p>
<p>Questo annuncio arriva, però, dentro uno scenario globale che si sta complicando sempre più. Vi­viamo una crisi del multilateralismo senza precedenti dove e la logica di potenza torna a pesare nel­le scelte economiche e commerciali. Oltre alla decadenza degli organismi internazionali e il nodo dei dazi va in scena un’altra partita, più sottile e allo stesso tempo più dura, la “guerra dei nomi”. Negli ultimi mesi questa dinamica è diventata esplicita anche nei negoziati commerciali. L’ultimo accordo tra Stati Uniti e Cambogia (ottobre 2025) include clausole dedicate alla tutela dei cosiddet­ti common names, in particolare per formaggi e carni che vanno a impattare sui nostri Gorgonzola DOP, Parmigiano Reggiano DOP, Prosciutto Parma DOP solo per fare qualche esempio.</p>
<p>Vale allora la pena ricordare un dato storico essenziale, che spesso diamo per scontato. Le Indi­cazioni Geografiche nascono e crescono dentro il riconoscimento reciproco fra Stati e all’inter­no dell’impianto multilaterale della proprietà industriale, a partire dalla Convenzione di Parigi del 1883. Quindi questa crisi non deve lasciarci indifferenti. Se cadono i ponti il valore del siste­ma si affievolisce con conseguenze commerciali di non poco conto.</p>
<p>A questo si somma il rallentamento dei mercati esteri, soprattutto con il calo di alcol e di vino. Non è un fenomeno passeggero, ma il riflesso di cambiamenti negli stili di vita, nella sensibilità verso la salute e nel modo in cui le nuove generazioni interpretano il consumo.</p>
<p>Ecco perché oggi è più importante che mai dare avvio a una vera strategia delle Indicazioni Ge­ografiche. Il Piano d’Azione europeo non sarà la soluzione a tutti i mali, ma avrà il merito di rimettere al centro della discussione il mondo delle DOP e IGP, in una fase in cui il rischio più grande non è l’attacco frontale, ma l’erosione lenta delle tutele che va a impattare sulla fiducia dei consumatori.</p>
<div class="entry-content">
<p>Fonte: <a href="https://www.qualivita.it/pubblicazioni/consortium-2025-04" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consortium 29 / N° 04/2025</strong></a></p>
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>È scomparso Gennaro</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/e-scomparso-gennaro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Dec 2025 08:04:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un amico, un professionista, una persona mite. Una di quelle presenze discrete che non occupano la scena e proprio per questo la tengono in equilibrio. Se dovessi cercare un’immagine per dirlo senza enfasi, direi che [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="22" data-end="404">Un amico, un professionista, una persona mite. Una di quelle presenze discrete che non occupano la scena e proprio per questo la tengono in equilibrio. Se dovessi cercare un’immagine per dirlo senza enfasi, direi che era “squisito” come la <strong data-start="262" data-end="298">Mozzarella di Bufala Campana DOP</strong> che promuoveva in giro per il mondo: autentico, pulito, riconoscibile, senza bisogno di effetti speciali.</p>
<p data-start="406" data-end="997">La sua è una perdita improvvisa, e per questo ancora più difficile da mettere a fuoco. Colpisce una comunità – quella delle DOP e IGP italiane – che negli anni si è costruita anche attraverso una ritualità fatta di incontri e di luoghi: le fiere, le assemblee, le presentazioni, i momenti pubblici in cui ci si rivede e ci si riconosce. Penso alle occasioni che ritornano puntuali, come il <strong data-start="796" data-end="824">Rapporto Ismea-Qualivita</strong>, le assemblee di <strong data-start="842" data-end="859">Origin Italia</strong>, di <strong data-start="864" data-end="874">Afidop</strong>, e tanti altri appuntamenti in cui, anno dopo anno, una rete di persone diventa – quasi senza accorgersene – una comunità.</p>
<p data-start="999" data-end="1125">In quel tessuto, Gennaro era uno di quei fili che non si notano finché ci sono, ma di cui ci si accorge subito quando mancano.</p>
<p data-start="1127" data-end="1456">Lo voglio ricordare con il suo sorriso e soprattutto con la sua voce pacata: una voce che, ogni volta che lo incontravo, mi trasmetteva sicurezza e tranquillità. Non era soltanto gentilezza: era una forma di misura, di rispetto, di affidabilità. Una postura umana e professionale che oggi appare ancora più preziosa, perché rara.</p>
<p data-start="1458" data-end="1485" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Ciao Gennaro. Ci mancherai.</p>
<p><strong>Mauro Rosati</strong></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Ricerca e Indicazioni Geografiche: un rapporto da rafforzare</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/ricerca-e-indicazioni-geografiche-un-rapporto-da-rafforzare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Oct 2025 14:21:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[RapportoTurismoDOP]]></category>
		<category><![CDATA[RICERCAIG]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo DOP]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questo numero speciale di Consortium raccoglie le Soluzioni dello Spoke 9 di Agritech rilette in chiave di risultati e applicazioni concrete, con l’obiettivo di collegare sempre più le esigenze dei produttori DOP IGP agli esiti [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/ricerca-e-indicazioni-geografiche-un-rapporto-da-rafforzare/">Ricerca e Indicazioni Geografiche: un rapporto da rafforzare</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Questo numero speciale di Consortium raccoglie le Soluzioni dello Spoke 9 di Agritech </em><em>rilette in chiave di risultati e applicazioni concrete, con l’obiettivo di collegare sempre più le esigenze dei produttori DOP IGP agli esiti della ricerca</em></p>
<p>La <strong>ricerca scientifica</strong> è oggi uno dei fronti più decisivi per il futuro del sistema agroalimentare italiano. Il <strong>programma Agritech</strong>, finanziato con oltre 300 milioni di euro di fondi PNRR, sviluppa <strong>progetti dedicati a tecnologie innovative per un’agricoltura più sostenibile, competitiva e resiliente ai cambiamenti climatici</strong>. Tuttavia, l’esperienza degli ultimi anni mette in evidenza una criticità di fondo: il rapporto tra ricerca e imprese non è ancora solido, e la distanza si accentua soprattutto nella filiera agricola, che sconta un gap strutturale più ampio rispetto ad altri comparti produttivi.</p>
<p>Se nei settori più avanzati l’innovazione riesce a tradursi rapidamente in processi, strumenti e tecnologie, <strong>nel mondo agricolo il trasferimento dei risultati scientifici rimane spesso lento</strong>, frammentato e non sempre percepito come un valore strategico.</p>
<p><strong>È proprio qui che si misura la sfida delle Indicazioni Geografiche</strong>. Le DOP e le IGP non sono semplici marchi di qualità, ma sistemi complessi che tengono insieme comunità, territori e regole. Per questa ragione necessitano di un rapporto continuo e strutturato con la ricerca, in grado di trasformare il sapere scientifico in strumenti operativi per i Consorzi di tutela e per le imprese agricole.</p>
<p>Superare le complessità del nostro tempo significa affrontare questioni che non sono soltanto economiche o climatiche, ma anche strategiche. Per le IG si aggiunge un ulteriore livello: quello delle <strong>nuove norme comunitarie</strong>, che introducono <strong>obblighi sempre più stringenti in materia di sostenibilità, tracciabilità e rendicontazione</strong>. A questo si sommano i mercati in rapido mutamento, l’evoluzione dei consumi, i dazi, i conflitti e le nuove barriere commerciali. Servono strumenti solidi di analisi e la capacità di superare ostacoli burocratici e doganali: in questo senso anche l’intelligenza artificiale può diventare un alleato fondamentale.</p>
<p>Senza un supporto scientifico stabile e senza una ricerca capace di dialogare realmente con la filiera agricola, il percorso delle IG rischia di trasformarsi in un vincolo più che in un’opportunità. L’auspicio è che <strong>Agritech</strong> e gli altri programmi di settore diventino non solo centri di eccellenza, ma <strong>soprattutto strumenti di connessione diretta con il sistema delle IG</strong>. La ricerca deve diventare linguaggio condiviso, trasferimento tecnologico, supporto normativo e culturale.</p>
<p>Perché le Indicazioni Geografiche restino competitive, <strong>è indispensabile che la scienza si affermi come alleato quotidiano</strong>, capace di ridurre il divario e accompagnare le imprese agricole verso le nuove sfide. In questo numero di Consortium presentiamo alcuni progetti realizzati dallo <strong><span style="color: #00afea;">Spoke 9 di Agritech </span></strong>, coordinato dal <a href="https://santachiaralab.unisi.it/it/progetti/agritech-spoke-9" target="_blank" rel="noopener"><strong>Santa Chiara Lab di Siena</strong></a>, riletti in chiave di risultati e applicazioni concrete, con l’obiettivo di collegare sempre più le esigenze dei produttori agli esiti della ricerca.</p>
<div class="entry-content">
<p>Fonte: <a href="https://www.qualivita.it/pubblicazioni/consortium-2025-03" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consortium 28 / N° 03/2025</strong></a></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2025/10/Editoriale-Consortium-28.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L’ARTICOLO COMPLETO</a></strong></p>
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		<title>Editoriale &#8211; Turismo DOP: un nuovo orizzonte per il sistema delle IG</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/editoriale-turismo-dop-un-nuovo-orizzonte-per-il-sistema-delle-ig/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Jul 2025 14:23:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[RapportoTurismoDOP]]></category>
		<category><![CDATA[RICERCAIG]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo DOP]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questo numero speciale di Consortium, dedicato al Turismo DOP, raccoglie contributi di accademici, istituzioni e operatori del settore, emersi durante la presentazione del Rapporto a Roma. Completano il quadro le riflessioni emerse durante il Qualivita [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Questo numero speciale di Consortium, dedicato al Turismo DOP, raccoglie contributi di accademici, istituzioni e operatori del settore, emersi durante la presentazione del Rapporto a Roma. Completano il quadro le riflessioni emerse durante il Qualivita Festival, celebrativo dei 25 anni della Fondazione.</em></p>
<p>In un’Italia che cambia e riflette sul proprio futuro, il Turismo DOP si profila come uno degli asset strategici più promettenti per il rilancio delle aree interne, la valorizzazione delle filiere agroalimentari e la costruzione di una nuova identità territoriale condivisa.</p>
<p>Con la <strong>pubblicazio­ne del 1° Rapporto sul Turismo DOP</strong>, a giugno 2025, la Fondazione Qualivita – in collaborazione con Origin Italia e con il sostegno del MASAF – ha aperto per la prima volta una finestra struttu­rata su un fenomeno finora percepito ma mai sistematicamente analizzato: l’intersezione tra le Indicazioni Geografiche e l’esperienza turistica.</p>
<p>Un legame che non è soltanto economico, ma anche culturale, sociale e ambientale. Il <strong>turismo legato ai prodotti DOP e IGP</strong> non si esaurisce in una visita aziendale o in una degustazione: è una relazione profonda con il territorio, le sue storie, le sue comunità. <strong>Questo numero speciale di Consortium, interamente dedicato al Turismo DOP</strong>, raccoglie le riflessioni di accademici, rap­presentanti istituzionali e operatori del settore, offrendo uno strumento di confronto e analisi, capace di restituire la visione dinamica e multidisciplinare emersa nella presentazione ufficiale del Rapporto a Roma, alla presenza dei Ministri Francesco Lollobrigida e Daniela Santanchè: un segnale forte dell’interesse strategico del sistema Paese.</p>
<p>Il compito che ci attende non è solo quello di valorizzare il patrimonio esistente, ma di proget­tare un futuro in cui le IG siano protagoniste di un turismo sostenibile, autentico e inclusivo. Per riuscirci, servono politiche coerenti, una normativa aggiornata, ma anche un impegno culturale capace di mettere in relazione agricoltura e accoglienza, tradizione e innovazione.</p>
<p>In questa direzione si inseriscono anche i più recenti studi scientifici – raccolti in questo numero – realizzati nel 2024 da università e centri di ricerca italiani, che hanno affrontato il tema del Tu­rismo DOP da molteplici prospettive: dalla governance dei territori rurali all’impatto del turismo esperienziale sulla percezione dei prodotti tipici.</p>
<p>Accanto all’approfondimento scientifico, abbiamo voluto includere anche le riflessioni nate du­rante il <strong>Qualivita Festival</strong>, organizzato in occasione dei 25 anni della Fondazione. Con il sottotito­lo “Il gusto della cultura, la cultura del gusto”, il Festival – svolto in collaborazione con Treccani – si è proposto come un laboratorio culturale a cielo aperto, un luogo di incontro tra saperi e sensibilità diverse. Le schede concettuali qui pubblicate rappresentano il tentativo di connettere i temi culturali e filosofici sollevati dai nostri relatori con quelli del mondo delle IG, offrendo una lettura più profonda della cosiddetta Dop economy, che – talvolta inaspettatamente – è entrata in molti angoli della nostra società, contribuendo a rendere concreto quel concetto di qualità della vita a partire dalla qualità del cibo.</p>
<p>Perché se è vero che la qualità certificata è un valore economico, è altrettanto vero che la qualità della vita è un progetto collettivo. Un processo che si costruisce nel tempo e che richiede il coin­volgimento di tutti: cittadini, produttori, istituzioni, ricercatori. Solo così il nostro patrimonio agroalimentare potrà continuare a essere ciò che è sempre stato: una risorsa di senso, un ponte tra passato e futuro, una forza viva capace di generare coesione sociale e sviluppo sostenibile.</p>
<div class="entry-content">
<p>Fonte: <a href="https://www.qualivita.it/pubblicazioni/consortium-2025-02/#toggle-id-1-closed" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consortium 27 / N° 02/2025</strong></a></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2025/07/Consortium-27-Editoriale-Mauro-Rosati.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L’ARTICOLO COMPLETO</a></strong></p>
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		<title>Speciale Qualivita Festival, Mazzeti: la qualità della vita, tra cibo e cultura</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/speciale-qualivita-festival-mazzeti-la-qualita-della-vita-tra-cibo-e-cultura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Jul 2025 09:48:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[CONSORTIUM]]></category>
		<category><![CDATA[Qualivita Festival]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In occasione del 25° anniversario della Fondazione Qualivita, Siena si è trasformata nel cuore pulsante di un evento straordinario: il Qualivita Festival, “Il gusto della cultura, la cultura del gusto”, il Festival, organizzato in collaborazione con [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>In occasione del 25° anniversario della Fondazione Qualivita, Siena si è trasformata nel cuore pulsante di un evento straordinario: il <strong>Qualivita Festival</strong>, “Il gusto della cultura, la cultura del gusto”, il Festival, <strong>organizzato in collaborazione con Treccani &#8211; Istituto dell’Enciclopedia Italiana</strong>.</em></p>
<blockquote><p>Per i 25 anni della Fondazione Qualivita abbiamo voluto “regalare” alla comunità senese — e a noi stessi — un momento di riflessione culturale, intorno ai valori che in questo lungo percorso abbiamo cercato di coltivare: la valorizzazione e la tutela delle Indicazioni Geografiche. È proprio da questo intento che, nel dicembre del 2000, nacque il neologismo “Qualivita” e la Fondazione che ne porta il nome.</p>
<p>Il pensiero dei soggetti fondatori, fu che la qualità della vita fosse l’espressione più alta dell’atto di coltivare la terra per generare nutrimento — fisico, culturale, sociale — per le persone. In quest’ottica, la scelta ricadde sulle Indicazioni Geografiche come strumento concreto per dare forma a quel principio.</p>
<p>Proprio da questa idea di qualità della vita siamo partiti per costruire il Qualivita Festival, dando voce a ospiti d’eccezione e chiedendo loro di interpretare parole chiave tratte dal Vocabolario Treccani, offrendo un punto di vista personale, simbolico, narrativo. Abbiamo poi cercato, da ogni intervento, di trarre un significato utile per il nostro lavoro quotidiano e per il mondo delle IG: una sintesi forse interpretativa, ma sincera, funzionale, e soprattutto condivisibile da ogni attore della filiera agroalimentare e culturale.</p>
<p>Ne è nata una mappa concettuale — che qui introduciamo attraverso delle schede — dove parole e riflessioni si intrecciano per restituire una visione integrata: “la qualità della vita come capacità di una comunità di generare senso, benessere e futuro, attraverso la cura del proprio patrimonio naturale, culturale e sociale”.</p>
<p>Un processo continuo in cui ogni elemento — dal cibo alla storia, dal paesaggio alle politiche — partecipa alla costruzione di una vita buona, in cui il valore si trasforma in felicità condivisa.</p>
<p><em style="font-size: 18px; font-weight: 600;">Cesare Mazzetti, Presidente Fondazione Qualivita</em></p></blockquote>
<p>Fonte&gt; <a href="https://www.qualivita.it/pubblicazioni/consortium-2025-02/#toggle-id-1-closed" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consortium 27 / N° 02/2025</strong></a></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2025/07/Consortium-27-Editoriale-Mazzetti.pdf">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></strong></p>
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		<title>Trump, dazi e Indicazioni Geografiche: la strategia USA e la risposta europea</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/trump-dazi-e-indicazioni-geografiche-la-strategia-usa-e-la-risposta-europea/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Apr 2025 12:59:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[#DopEconomy]]></category>
		<category><![CDATA[AGROALIMENTARE]]></category>
		<category><![CDATA[DAZI]]></category>
		<category><![CDATA[EXPORT]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[INTERNAZIONALIZZAZIONE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dietro le tariffe, un piano politico che punta a ridisegnare gli equilibri commerciali mondiali, colpendo fortemente il made in Italy. Un’analisi e qualche proposta. Di Mauro Rosati – Direttore della Fondazione Qualivita I dazi non [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Dietro le tariffe, un piano politico che punta a ridisegnare gli equilibri commerciali mondiali, colpendo fortemente il made in Italy. Un’analisi e qualche proposta.</em></p>
<p><strong><em>Di Mauro Rosati – Direttore della Fondazione Qualivita</em></strong></p>
<p>I <a href="https://www.qualivita.it/argomento/dazi/" target="_blank" rel="noopener">dazi </a>non sono solo una questione di politiche tariffarie: dietro c’è una strategia globale che riflette la visione del mondo di Donald Trump, una visione che si abbatte anche sull’Italia.<br />
La politica di Trump si nutre di immagini forti, slogan semplici e parole dirette, senza mediazioni. Per questo è importante capire cosa comporta per l’Italia – e in particolare per il suo sistema agroalimentare – l’approvazione del nuovo rapporto tariffario degli Stati Uniti.</p>
<p>Gli Stati Uniti sono il <strong>primo mercato </strong>di destinazione della <a href="https://www.qualivita.it/argomento/dopeconomy/" target="_blank" rel="noopener">Dop economy italiana</a>: i <a href="https://www.qualivita.it/osservatorio/" target="_blank" rel="noopener">dati dell’Osservatorio Qualivita</a> rilevano esportazioni per <strong>2,5 miliardi di euro</strong> fra vino e cibo, il che significa che <strong>oltre un euro su cinque</strong> dell’export DOP IGP proviene dagli USA (21%). Il primo settore italiano DOP IGP verso gli Stati Uniti è il vino con 1.656 milioni €, seguito dai formaggi (456 milioni €), gli aceti balsamici (225 milioni €) i prodotti a base di carne (106 milioni €) e gli oli extravergine di oliva (30 milioni €).</p>
<p><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2025/04/CS-EXPORT-USA-scaled.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img class="adapt-img aligncenter wp-image-493055 size-blog-169" src="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2025/04/CS-EXPORT-USA-640x360.jpg" alt="" width="640" height="360" /></a></p>
<h4>Contro le regole giuste</h4>
<p>Occorre andare oltre i numeri e le dichiarazioni di facciata, leggendo con attenzione anche le pagine meno evidenti del documento. Colpisce, ad esempio, che un intero capitolo sia dedicato all’attacco verso l’Europa e, in particolare, contro il sistema delle DOP e IGP, mentre a settori ben più rilevanti in termini economici siano riservate solo poche righe. Questa sproporzione fa riflettere: cosa rappresentano, per Trump, i pochi miliardi di export europeo di vini e formaggi a denominazione d’origine?</p>
<p>Qualcuno potrebbe obiettare che l’ostilità verso le Indicazioni Geografiche non sia una novità: da anni, infatti, la lobby americana del CCFN (Consorzio per i Nomi Comuni dei Cibi) cerca di erodere quote di mercato ai danni dei prodotti italiani, promuovendo imitazioni come &#8220;<em>Parmesan</em>&#8220;, &#8220;<em>Fontina</em>&#8220;, “<em>Asiago</em>”, “<em>American Grana</em>” made in USA. Ricordiamo, per dovere di cronaca, che gli Stati Uniti non hanno mai aderito alla sezione degli accordi TRIPs relativa alla tutela delle Indicazioni Geografiche e agli accordi di Lisbona in sede WIPO. Anzi stanno facendo leva per togliere i fondi alle organizzazioni internazionali che si occupano di gestire le regole giuste nel mondo.</p>
<p>Ciò che preoccupa oggi, però, è il quadro politico più ampio: un’America trumpiana che non punta a costruire regole condivise, ma a imporre le proprie, rompendo gli equilibri internazionali. Basti pensare all’uscita dal trattato con l’OMS o alla proposta – tanto provocatoria quanto simbolica – di “acquistare” la Groenlandia. In questo scenario, l’Europa – con tutti i suoi limiti – è riuscita a costruire una politica agroalimentare coerente e riconosciuta globalmente, anche grazie agli accordi bilaterali che lo stesso report americano oggi intende mettere in discussione.</p>
<h4>Obiettivo: sostituire i prodotti italiani e francesi sugli scaffali globali</h4>
<p>Perché, allora, tanto spazio allo stop dei nostri prodotti? La risposta è semplice: nei prossimi mesi, sugli scaffali dei supermercati americani ci sarà più “Parmesan” e meno Parmigiano. Un effetto immediato e visibile, che Trump potrà sbandierare come successo politico a favore dei farmer statunitensi. Molto più facile da comunicare rispetto, ad esempio, agli effetti di un dazio sull’acciaio nascosto dentro una macchina.</p>
<p>Un altro elemento da sottolineare è la capacità di Trump di influenzare direttamente i grandi imprenditori della distribuzione americana – da <strong>Walmart</strong> a <strong>Costco</strong> – spingendoli ad assecondare questa strategia di sostituzione. In questo gioco politico-commerciale, il sistema distributivo americano diventa un alleato chiave.</p>
<p>Basta ricordare lo sguardo di <strong>Tim Cook</strong>, CEO di Apple, durante uno degli incontri pubblici con Trump: costretto a partecipare e a sorridere accanto al Presidente, pur sapendo che le politiche protezionistiche della sua amministrazione avrebbero inflitto danni enormi alla sua azienda.</p>
<p>In questo contesto, emerge anche un obiettivo più ambizioso: imporre perfino agli alleati più stretti l’accettazione di un <a href="https://www.qualivita.it/argomento/export/" target="_blank" rel="noopener">export</a> di prodotti agroalimentari “fake”, magari vestiti di tricolore, ma interamente prodotti negli Stati Uniti.</p>
<h4>Nello scaffale globale: conseguenze economiche e strategiche</h4>
<p>Nel dettaglio, la questione dei dazi porta con sé due considerazioni rilevanti da tenere a mente. La prima riguarda le aziende italiane, soprattutto quelle di prodotti a lunga stagionatura, che hanno già pianificato gli acquisti delle materie prime sulla base di stime di mercato e prezzi oggi completamente stravolti. Il rischio concreto è che il costo finale del dazio ricada sull’anello più debole della filiera: l’agricoltura. I trasformatori, infatti, potrebbero essere indotti ad abbassare i prezzi di acquisto per compensare l’extra-costo imposto dalle tariffe, scaricando così l’impatto sui produttori primari.</p>
<p>La seconda preoccupazione riguarda i mercati interni. Con il ritiro forzato di molti prodotti europei dagli scaffali americani, si creerà inevitabilmente un surplus di offerta in Europa. I distributori, approfittando della situazione, potrebbero spingere al ribasso i prezzi di acquisto, costringendo i produttori – con magazzini già pieni – a una sorta di svendita forzata per evitare il deperimento della merce o il blocco delle nuove produzioni.</p>
<p>Ma c’è anche una terza riflessione strategica, forse la più pericolosa. La politica commerciale di Trump non si limita a colpire i Paesi “nemici”, ma mira a utilizzare le nazioni “amiche” come strumenti per sostituire progressivamente i prodotti agroalimentari europei con alternative provenienti da altri mercati. Penso, ad esempio, alla competizione tra i vini italiani e francesi e quelli prodotti in Paesi terzi, promossi grazie a nuovi accordi di libero scambio. I nostri produttori sanno bene quanto tempo, lavoro e investimenti siano necessari per conquistare centimetri di scaffale all’estero: perderli in pochi mesi a causa di una strategia geopolitica aggressiva sarebbe un danno enorme e difficile da recuperare.</p>
<p><img class="adapt-img aligncenter wp-image-493128 size-blog-169" src="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2025/04/burrata-italian-sounding1-640x360.jpg" alt="" width="640" height="360" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>Una politica nuova per l’Europa</h4>
<p>In questo scenario, l’Europa è chiamata a una reazione forte, coesa e lungimirante. Non basta solo difendere il <a href="https://www.qualivita.it/argomento/indicazioni-geografiche/" target="_blank" rel="noopener">sistema delle Indicazioni Geografiche</a>: serve una vera politica agroalimentare internazionale che riconosca il valore strategico delle produzioni tipiche, non solo come motore economico, ma come leva culturale, diplomatica e ambientale.<br />
Trump sta riscrivendo le regole del commercio globale, e lo sta facendo a colpi di dazi, tweet e imposizioni unilaterali. L’Europa, se vuole restare al passo, dovrà rispondere con un nuovo protagonismo politico e <strong>con un’azione coordinata in difesa della qualità, della legalità e della sovranità alimentare.</strong></p>
<h4>Cosa fare subito in Italia</h4>
<p>Ci sono nel frattempo una serie di azioni strategiche che il nostro Paese può compiere per salvaguardare e promuovere un pilastro dell’economia agroalimentare, quale è il settore del cibo e del vino di qualità a <a href="https://www.qualigeo.eu/" target="_blank" rel="noopener">Indicazione Geografica</a>.</p>
<p>In primis, ad oggi l’Italia non ha ancora aderito all’<strong>Atto di Ginevra </strong>sul riconoscimento internazionale delle Indicazioni Geografiche: in questo scenario, è fondamentale che il Governo e il Parlamento si impegnino ad approvare al più presto il disegno di legge n. 1502, che sancisce l’adesione formale a questo strumento internazionale di tutela, ribadendo una posizione netta e decisa sul tema. Occorre, inoltre, semplificare e rendere meno oneroso il processo di registrazione dei marchi IG attraverso l’<strong>Agenzia dell’Unione Europea per la Proprietà Intellettuale </strong>(EUIPO), che oggi applica criteri complessi e costosi, penalizzando i produttori italiani. Si tratta di due passaggi non soltanto formali, ma che rappresentano un supporto politico e operativo al sistema di tutela e salvaguardia delle produzioni territoriali italiane. Questo dovrà essere coadiuvato, a livello nazionale, da un provvedimento strutturato per sostenere economicamente le spese legali e operative legate alla <strong>tutela dei marchi italiani all’estero</strong> – in particolare quelle sostenute dai Consorzi di tutela. Serve, infine, una misura straordinaria per la <strong>promozione dei prodotti nei Paesi terzi</strong>: uno strumento agile, privo dei vincoli burocratici imposti dalla normativa europea, che spesso risultano insormontabili per i produttori, specialmente per quelli di piccole e medie dimensioni. Solo così sarà possibile aprire nuovi mercati, rafforzare la presenza del made in Italy e difendere concretamente le nostre eccellenze agroalimentari.</p>
<p>Fonte: <strong>Fondazione Qualivita</strong></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2025/04/20250407_DAZI-EDITORIALE-MR.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA IL COMUNICATO STAMPA</a></strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/trump-dazi-e-indicazioni-geografiche-la-strategia-usa-e-la-risposta-europea/">Trump, dazi e Indicazioni Geografiche: la strategia USA e la risposta europea</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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		<title>Un numero speciale dedicato alla Conferenza Mondiale sulle prospettive delle Indicazioni Geografiche</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/editoriale-un-numero-speciale-dedicato-alla-conferenza-mondiale-sulle-prospettive-delle-indicazioni-geografiche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Apr 2025 14:04:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal 18 al 21 febbraio 2025, la sede della FAO a Roma ha ospitato la conferenza internazionale Worldwide Perspecti­ves on Geographical Indications: Innovations and Traditions for Sustainability, un evento chiave che ha riunito ricercatori, policy [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/editoriale-un-numero-speciale-dedicato-alla-conferenza-mondiale-sulle-prospettive-delle-indicazioni-geografiche/">Un numero speciale dedicato alla Conferenza Mondiale sulle prospettive delle Indicazioni Geografiche</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dal 18 al 21 febbraio 2025, la sede della FAO a Roma ha ospitato la conferenza internazionale Worldwide Perspecti­ves on Geographical Indications: Innovations and Traditions for Sustainability, un evento chiave che ha riunito ricercatori, policy maker e operatori del settore per discutere il futuro delle Indicazioni Geografiche (IG) in un contesto globale in continua trasformazione.</p>
<p>Organizzata dalla FAO, dal Ministero dell&#8217;Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, in collabora­zione con Origin, Origin Italia e Fondazione Qualivita, la conferenza ha registrato la partecipazione di oltre 500 esperti provenienti da più di 50 Paesi. Nel corso dell’evento sono stati presentati circa 150 studi e progetti, esplo­rando temi centrali come innovazione, sostenibilità e governance delle IG a livello internazionale. In questo numero speciale della nostra rivista abbiamo voluto raccogliere i principali spunti emersi, raccogliendo gli interventi sia dei principali relatori istituzionali, ma anche facendo una sintesi di tutti i contributi presentati dalla comunità scientifica, dalle università e dai rappresentanti della filiera produttiva, a testimonianza della viva­cità e della complessità del dibattito sulle IG.</p>
<p><strong>Un Ponte tra Tradizione e Innovazione </strong></p>
<p>Le Indicazioni Geografiche non sono solo strumenti di tutela della qualità e dell&#8217;autenticità dei prodotti agroali­mentari, ma rappresentano anche un&#8217;opportunità per sviluppare modelli di produzione e consumo sostenibili. Durante le sessioni plenarie, il Direttore Generale della FAO,<strong> Qu Dongyu</strong>, e il Ministro dell’Agricoltura italiano, <strong>Francesco Lollobrigida</strong>, hanno evidenziato come le IG possano contribuire a bilanciare le sfide della globalizza­zione con la necessità di preservare l’identità territoriale e la biodiversità.</p>
<p><strong>La sostenibilità al centro del dibattito </strong></p>
<p>Uno dei temi cardine della conferenza è stato il ruolo delle IG nella promozione della sostenibilità. Numerosi in­terventi hanno illustrato come queste denominazioni possano diventare leve di innovazione sociale, economica e ambientale. Sono stati presentati casi concreti che dimostrano come la certificazione IG possa incentivare prati­che agricole più rispettose dell’ambiente e modelli economici più inclusivi, rafforzando al contempo la resilienza delle comunità locali.</p>
<p><strong>Sfide globali e opportunità </strong></p>
<p>Il cambiamento climatico rappresenta una delle principali minacce per le filiere delle IG, come evidenziato dagli studi presentati da esperti giapponesi e francesi sulle strategie di adattamento nella produzione casearia e vi­nicola. Le sessioni tecniche hanno approfondito il potenziale delle IG nel contrastare la perdita di biodiversità, l’erosione del suolo e l’adozione di pratiche agricole più resilienti. In questo contesto, il concetto di governance adattiva è emerso come un elemento chiave per garantire la competitività e la sopravvivenza delle IG in un mer­cato sempre più esigente.</p>
<p><strong>Il ruolo della cooperazione internazionale </strong></p>
<p>La conferenza ha offerto anche una piattaforma strategica per il rafforzamento della cooperazione internaziona­le sulle IG. Rappresentanti dell’Unione Africana, della Commissione Europea e di organizzazioni latinoamericane hanno sottolineato la necessità di accordi transnazionali per armonizzare le politiche di protezione e valorizza­zione delle IG, rendendo più efficace la loro tutela su scala globale.</p>
<p><strong>Conclusioni e prospettive future </strong></p>
<p>La conferenza si è chiusa con una riflessione sulla necessità di integrare ulteriormente la ricerca scientifica con le pratiche produttive locali per migliorare la sostenibilità e la resilienza delle IG. Le raccomandazioni finali hanno sottolineato l’importanza di politiche pubbliche lungimiranti e di strumenti innovativi per garantire un pieno svi­luppo del settore a livello globale. In un mondo sempre più interconnesso, le IG si confermano strumenti essenziali non solo per valorizzare le pro­duzioni tipiche, ma anche per costruire un sistema agroalimentare più equo e sostenibile. Tuttavia, la strada trac­ciata dalla conferenza si presenta ancora lunga e complessa, in un panorama globale segnato da nazionalismi, dazi e protezionismo, che ostacolano il pieno sviluppo delle IG. Le sfide sono molte, ma il valore delle Indicazioni Geografiche come motore di crescita sostenibile e inclusiva è oggi più evidente che mai.</p>
<p><strong><em>Mauro Rosati<br />
</em></strong>Direttore Editoriale Consortium</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.qualivita.it/pubblicazioni/consortium-2025-01/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consortium 2025_01</strong></a></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2025/04/Consortium-26-editoriale.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;EDITORIALE COMPLETO</a></strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it/news/editoriale-un-numero-speciale-dedicato-alla-conferenza-mondiale-sulle-prospettive-delle-indicazioni-geografiche/">Un numero speciale dedicato alla Conferenza Mondiale sulle prospettive delle Indicazioni Geografiche</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.qualivita.it">Fondazione Qualivita</a>.</p>
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		<title>Editoriale &#8211; Un buon lavoro a tutti i partecipanti alla II Conferenza FAO</title>
		<link>https://www.qualivita.it/news/editoriale-un-buon-lavoro-a-tutti-i-partecipanti-alla-ii-conferenza-fao/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Laschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Feb 2025 13:54:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[INDICAZIONI GEOGRAFICHE]]></category>
		<category><![CDATA[RICERCAIG]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con questo numero di Consortium, desideriamo dare un caloroso benvenuto e augurare buon lavoro a tutti i partecipanti alla II Conferenza FAO sulle prospettive globali delle Indicazioni Geografiche, organizzata a Roma dal 18 al 22 [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Con questo numero di Consortium, desideriamo dare un caloroso benvenuto e augurare buon lavoro a tutti i partecipanti alla II Conferenza FAO sulle prospettive globali delle Indicazioni Geografiche, organizzata a Roma dal 18 al 22 febbraio. L’evento, realizzato in collaborazione con il Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste (MASAF), la Fondazione Qualivita, Origin Italia e altre importanti organizzazioni del settore, rappresenta un momento di grande rilievo per il sistema delle Indicazioni Geografiche.</em></p>
<h3>Interdisciplinarità e interconnessioni: le chiavi per il futuro delle IG</h3>
<p>Portare in Italia la II Conferenza FAO sulle prospettiva globali delle Indicazioni Geografiche è un risultato significativo, frutto del costante impegno della Fondazione Qualivita, ma anche della visione e del supporto del MASAF, guidato dal Ministro <strong>Francesco Lollobrigida</strong> – da sempre promotore convinto delle Indicazioni Geografiche come leva strategica per il futuro agroalimentare italiano – e della sensibilità e competenza del Direttore Generale FAO <strong>QU Dongyu</strong>, che in molte occasioni ha manifestato vicinanza e attenzione verso questo settore.</p>
<p>Dal 2020 la Fondazione Qualivita si è distinta nel promuovere il dialogo tra il mondo della ricerca scientifica e le filiere IG attraverso due iniziative chiave: la pubblicazione di una rivista scientifica innovativa come Consortium, realizzata in collaborazione con l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato (IPZS), e la creazione della piattaforma ITALIA NEXT DOP, che nel 2022 ha ospitato il primo simposio scientifico delle Filiere DOP IGP. Grazie al supporto di Origin Italia, l’evento ha visto la partecipazione di circa 800 ricercatori e rappresentanti dei Consorzi di tutela, consolidando il ruolo dell’Italia come punto di riferimento nella ricerca scientifica applicata alle IG.</p>
<p>Le esperienze maturate dimostrano che in Italia esiste un forte attivismo negli studi dedicati ai prodotti DOP IGP, grazie soprattutto al ruolo fondamentale svolto dai Consorzi di tutela. Questi ultimi, oltre a coordinare le attività di ricerca, hanno contribuito all’implementazione pratica dei risultati scientifici nelle imprese, favorendo l’innovazione e la crescita delle filiere. Secondo il nostro osservatorio sta emergendo un nuovo approccio alla ricerca, già capace di generare risultati significativi, come confermato dai dati economici del settore. Tuttavia il lavoro da fare è ancora tanto e noi continueremo a collaborare con i Consorzi e le istituzioni per favorire ulteriori progressi.</p>
<h4>Il panorama scientifico internazionale</h4>
<p>Il contesto globale della ricerca sulle Indicazioni Geografiche è in rapida espansione. Secondo i dati forniti da Elsevier, negli ultimi cinque anni sono stati pubblicati oltre 1.800 articoli scientifici sul tema, firmati da quasi 6.000 autori di istituti provenienti soprattutto da Italia, Spagna, Cina, India, Francia, Stati Uniti e Brasile. Dal 2000 a oggi, il numero di pubblicazioni scientifiche sulle IG è cresciuto costantemente, raggiungendo circa 400 articoli all’anno dal 2021.</p>
<h4>Verso un approccio olistico della ricerca</h4>
<p>La ricerca accademica tradizionale è spesso suddivisa in ambiti disciplinari rigidi, ma lo studio delle IG richiede un approccio olistico e interdisciplinare. È necessario integrare prospettive economiche, normative, tecnologiche, agronomiche e sociali per analizzare e valorizzare il sistema DOP IGP in tutte le sue dimensioni. In parallelo, lo sviluppo delle interconnessioni è un altro aspetto cruciale. Le IG, per loro natura, creano legami tra produttori locali e mercati globali, tra comunità territoriali e ambiente, tra tradizioni e nuove tecnologie. Questi ponti rendono le IG non solo strumenti di tutela, ma veri e propri catalizzatori di innovazione e sostenibilità.</p>
<h4>Un’occasione di svolta</h4>
<p>Siamo convinti che la II Conferenza FAO rappresenti un momento decisivo per rafforzare queste dinamiche. La consapevolezza che collaborazione e coesione siano fondamentali per affrontare le sfide del settore è sempre più condivisa. L’obiettivo è fornire a Consorzi, filiere e imprese strumenti concreti per innovare e valorizzare le Indicazioni Geografiche, assicurandone sostenibilità e competitività su scala globale. Per questo, nel prossimo numero di Consortium riporteremo i punti salienti e i risultati principali emersi nel corso della conferenza da diffondere e divulgare.</p>
<p>Auguriamo a tutti i partecipanti buon lavoro per questa importante occasione di confronto e crescita!</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.qualivita.it/pubblicazioni/consortium-2024-04/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consortium 2024_04</strong></a></p>
<p><strong><a href="https://www.qualivita.it/wp-content/uploads/2025/02/Consortium-25_Editoriale-II-Conferenza-FAO-IG.pdf" target="_blank" rel="noopener">SCARICA L&#8217;ARTICOLO COMPLETO</a></strong></p>
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